Enrico di Stefano: La fantascienza italiana e il fatto che non gli abbiano ancora fatto sceneggiare una serie

enricoIo con Enrico di Stefano c’ho mangiato insieme, però non sapevo che era Enrico di Stefano.
Alla ITALCON/STICCON di quest’anno, seduto al tavolo con tutta la mia famiglia, sentivo questo signore sulla cinquantina che parlava con la grinta e la simpatica verve di un ventenne appena tornato dal servizio militare e pensavo: “Iocristo, a cinquant’anni spero di arrivarci come lui. Battagliero, pimpante e assolutamente non rincoglionito dalla TV”.
Poi, mentre il dibattito si era spostato sulle effettive proprietà nutritive del cannolo siciliano, la voce dello speaker è risuonata per tutta la sala:
…e il vincitore del premio Vegetti 2013 è ENRICO DI STEFANO!
Applausi scroscianti. Dal lato della sala dove stavano seduti quelli del Corriere della Fantascienza sono partiti pure 3 bengala e 4 miniciccioli.
Quel signore così gagliardo che sedeva al nostro tavolo si è alzato e ha detto hai commensali: “Scusate, vado a ritirare il premio e poi continuiamo questa interessante conversazione
Ecco, questo è Enrico di Stefano. Uno che dal ’99 a questa parte è stato finalista nei maggiori premi letterari di fantascienza, vincendo il premio “Akery” nel 2002 e il Premio “Space Prophecies” nel 2005. Uno che ha vinto 2 volte il Premio Italia nel 2008/2009 e una volta il Premio “Vegetti” quest’anno. Uno che ha visto i suoi racconti pubblicati su numerose riviste professionali e fanzine. Uno che poi ha fondato delle fanzine a sua volta, contribuendo a tanti altri webmagazine. Uno che è indubbiamente tra i massimi esponenti della fantascienza in Italia. Ecco perchè, proprio in Italia, non riuscirà mai a fare tutto quello che realmente potrebbe fare.

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Nella mente di Enrico di Stefano

La fantascienza in generale non se la passa tanto bene. In televisione è strangolata dagli altissimi costi di produzione e così succede che a Hollywood, invece di rischiare producendo una serie sci-fi che avrebbe bisogno di costumi, scenografie e un botto di dollaroni in effetti speciali, si preferisca dare i natali a una decina di serie procedurali tipo CSI, che vengono a costare parecchio lo stesso, ma sono pur sempre una decina, fanno più “ciccia”, piacciono alle massaie, e vuoi che almeno una su dieci non vada bene?
Al cinema le cose non vanno meglio. La fantascienza è stata relegata a genere adolescenziale, vive nella dimensione del blockbuster e quindi deve avere come protagonisti degli adolescenti problematici che fronteggiano minacce cosmiche. Alla fine, quando tutto è saltato per aria, l’adolescente acchiappa la ragazza, con buona pace di Kubrik e le sue polverose introspezioni filosofiche da odissea nello spazio.
La fantascienza sopravvive sulla carta stampata anche se, per dire la verità, da quando nella grande mela quelle due torri son venute giù, c’è molta meno gente disposta a sognare di spazi infiniti e tanta più gente pronta a sprangare la porta di casa.
Se poi in generale la fantascienza non va bene, in Italia va malissimo. Con tutti questi preti investigatori che passano il tempo in TV a dare le dritte a carabinieri rincoglioniti, il palinsesto televisivo italico è ingessato e ridotto ai minimi termini.

Non parliamo poi della fantascienza nel cinema italiano. Quella è morta-mortissima da più di vent’anni e forse l’ultimo grido dell’impiccato è stato quel “Nirvana” di Salvatores tanto criticato e bistrattato. Prima o poi, quando me ne ricorderò, a “Nirvana” gli dedicherò un post ma è indubbio che ormai al cine, quando non c’è Zalone, c’è un Natale da qualche parte.

E voi direte: alla luce di quest’ampia e barbosa riflessione, dove si inserisce Enrico di Stefano?
Semplice. Si inserisce poco o nulla, o almeno non quanto meriterebbe.
Nonostante l’Italia sia una delle nazioni che annovera gli scrittori di fantascienza più in gamba d’Europa.
Nonostante Enrico Di Stefano sia uno degli scrittori di fantascienza più in gamba d’Italia.
Nonostante tutto.
E questo mi disturba assai.

IL CREPUSCOLO DEL NAZISMOilcrepuscolo
Dopo aver avuto un primo approccio con lui grazie a questo libro liberamente scaricabile QUI, sono rimasto molto impressionato dalla fluidità della narrazione e dalla freschezza delle idee dei suoi racconti. Enrico non solo è un ottimo scrittore ma è anche un eccellente storico, e proprio attraverso questa padronanza della storia e degli eventi che la funestano riesce a tessere delle trame molto dettagliate, che lasciano il lettore interdetto sulla loro ipotetica veridicità.
Nella raccolta di racconti in oggetto troviamo 4 storie che hanno come comune denominatore i nazisti, ma non nel classico modo come ce li ricordiamo. Io che poi per i nazi ho sempre avuto un’insana passione, ci sono andato a nozze.
Ecco che nel racconto “Lebensraum” scopriamo che a seguito di un rudimentale quanto esoterico esperimento di teletrasporto, un’intero reggimento corazzato tedesco, di quelli con i PANZER per intenderci,  invece che alla periferia di Mosca, viene fatto materializzare su di un mondo sconosciuto.
Oppure, nel racconto “U-Boot 3157”, un sommergibile ultra-tecnologico nazista, in fuga dopo la caduta di Hitler, si incaglia sul fondo vicino alle coste argentine e starà alla marina argentina svelare il mistero della morte del suo intero equipaggio e, soprattutto, della sconosciuta tecnologia di propulsione.

 

ed._vigna_-_passi_nel_tempoPASSI NEL TEMPO
Dopo il test su strada della raccolta precedente, Enrico di Stefano ci riprova con questa seconda opera che racchiude tutti i migliori racconti da lui pubblicati fino al 2008, e che andrà fieramente a vincere il Premio Italia dello stesso anno.
Quello che colpisce maggiormente in questo libro è la “morbidezza” con cui Di Stefano trasporta il lettore attraverso personaggi, luoghi e tematiche così differenti. “Morbidezza” che si addice di più ad un prodotto televisivo piuttosto che letterario, e che non avrebbe difficoltà ad essere sceneggiato per un qualsiasi episodio di una serie tipo “Ai confini della realtà”. Inoltre questa raccolta si rivela essere un vero e proprio biglietto di presentazione per il “Di Stefano-verso”. In essa troveremo elementi “seminali” poi implementati in pieno nella sua opera successiva e più recente, il romanzo “L’ultimo volo di Guynemer” vincitrice del premio Vegetti 2013.

In questo libro si leggerà di:
1) Soldati romani durante la campagna di Britannia che dovranno affrontare la resistenza della popolazione locale fiancheggiato da un potente druido con le sue arti magiche in “Adquireret Britanniam“.

2) Cavalieri Ospedalieri dell’ordine di San Giovanni assediati dai musulmani nel loro inespugnabile castello. La svolta arriverà inaspettata con la scoperta di una potentissima arma seppellita in una cripta segreta che ospita le spoglie di uno dei padri costruttori del castello stesso. Il racconto si intitola “Krak des Chevaliers“.

3) L’ammiraglio Frobisher, di ritorno in Inghilterra con la sua flotta dopo una campagna di conquiste coloniali, incappa in una strana nebbia che inghiotte tutte le sue navi. Uscito dalla coltre il mondo non sembra più lo stesso: Il sole ha cambiato posizione, mostri marini nuotano minacciosi tra le onde e un’inattesa isola si staglia all’orizzonte promettendo amare sorprese in “L’isola di Frobisher

4) Prima della “Voskov uno” di Jurij Gagarin c’è stata la “Voskov  zero“. Missione sfortunata dove il pilota, l’astronauta Bondarenko, morì per un guasto all’impianto di ossigenazione. La navicella rientrò ma il cadavere di Bondarenko non venne mai ritrovato.

Questi sono solo 4 dei 9 racconti contenuti nella raccolta, e solo loro potrebbero essere tranquillamente trasformati in altrettanti episodi di una mini-serie fantasy che, sono sicuro, darebbe la polvere a quel “Black Mirror” inglese che tanto ha fatto discutere di recente.

GIUDIZIO:

arroganza

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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