Eravamo soltanto amici PREQUEL: SUPERTELE parte 2 di 5

SuperTele

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Seconda parte del prequel al romanzo “Eravamo soltanto amici” di prossima pubblicazione. La prima, chi non l’avesse ancora letta, la può trovare cliccando sul pulsantone nuovo di trincia che è compraso, come per magia, nella colonna laterale. Dove eravamo rimasti? Ah si, i nostri quattro eroi sono diretti verso un fantomatico albero dove hanno intenzione di costruire una capanna. Chissà che bel posta sarà? Lo scopriremo solo vivendo. HEY! OH! LET’S GO!

2. L'albero

Come spesso succedeva, per noi costruttori non era importante la qualità della capanna, ma il fatto stesso di costruirla.
La costruzione era un momento di aggregazione unico: nel periodo necessario all’edificazione (che poteva durare qualche giorno fino a un massimo di alcune settimane), si stabiliva un campo base attorno al quale coordinare l’intero cantiere.
Insieme al reperimento del materiale, attrezzi e tutto il resto, cominciavano anche i bivacchi, le merende improvvisate e i turni di sorveglianza per proteggere la nostra opera dalle incursioni degli “ostili”.
E proprio sulla definizione di questi ultimi occorre fare chiarezza.
Per noi, tutti coloro che volevano impedire il completamento della capanna potevano rientrare solo in due categorie: i proprietari del terreno sul quale si stava edificando che si vedevano spuntare una baracca sui loro possedimenti senza esserne informati, oppure, più probabilmente, i temutissimi componenti della banda della strada di là, che agivano per invidia e rivalità diretta.
Ovviamente, nonostante tutti i nostri sforzi di sorveglianza, non riuscimmo mai a cogliere in flagranza di reato nessuna di queste due categorie. Ma quando ci recavamo al cantiere e lo trovavamo preda di atti vandalici e devastazione, noi sapevamo. Sapevamo con un margine di errore prossimo allo zero che erano stati loro.
E tutto ciò non poteva fare altro che andare ad accrescere il mito, la leggenda degli epici costruttori di capanne che, nonostante le avversità e l’invidia dei nemici, continuavamo nella loro opera.
Quando Tommaso ci condusse all’albero che aveva scoperto, capii subito che quello era il posto giusto per iniziare un’altra nuova epopea.
«È bellissimo!» riuscii soltanto a dire guardandolo da sotto.
Era un tiglio alto almeno una decina di metri, con rami bassi e robusti. Le numerose foglie larghe sulle fronde impedivano ai raggi del sole di filtrare, regalando un fresco cono d’ombra nel quale ci eravamo radunati.
«Ve l’avevo detto io che era bello», ribadì orgoglioso Tommaso. Se ne stava accanto a me con la stessa espressione di Mosè quando mostrò al popolo di Giudea il cammino attraverso le acque aperte del Mar Rosso. Neanche si accorgeva del rivolo di sangue che gli colava giù dal ginocchio sbucciato a causa della repentina fuga dal giardino della Susini. Ma a pensarci bene, per noi quel tipo di ferite erano poco più di una consuetudine a quel tempo.
«Sì, proprio bello. Chissà quanti anni ha» aggiunse Marco che, sceso dalla bici, toccò la corteccia del tronco con il palmo della mano.
«Bello è bello. Ma sarà mica di qualcuno? Non è che poi appena cominciamo viene il padrone a farci smettere eh?!» fece giustamente notare Gianni dietro di me. Anche lui era sceso dalla bici e si era messo a sedere sul pallone guardano la pianta, con la testa tra le mani e i gomiti poggiati sulle ginocchia. Il suo peso aveva deformato il super-tele facendolo assomigliare a un pallone da rugby.
«Eh sì. Ha ragione Gianni. Di chi sarà quest’albero?» chiesi.
«DI NESSUNO!» esclamò Tommaso.
«Di nessuno!», gli fece eco da dietro Gianni parodiandone la voce.
Tommaso gli spedì un’occhiataccia ma non raccolse la provocazione, continuò invece nella difesa del suo progetto. «Dev’essere nato da sé. È troppo distante dalla casa e da tutto il resto perché sia stato piantato. Guardate, è l’unico! E poi lo sanno tutti che nella casa ci sta solo una vecchia contadina mezza cieca. Che problemi ci può dare? Perché si accorga di noi bisogna andare a suonare il campanello!»
Effettivamente Tommaso aveva ragione, quell’albero era cresciuto in solitaria nell’angolo estremo del lotto, proprio sulla fossa di confine che separava il terreno dalla massicciata della ferrovia. Così immerso nella campagna e distante dalla strada che era più probabile ci vedessero i passeggeri dei treni piuttosto che la vecchia da una delle finestre del casolare. Poi dicevano che era pure cieca come una talpa…
«Bè… sinceramente non so se possiamo provare, non ne abbiamo mai fatte così» disse Marco sorridente. Poi provò ad abbracciare il tronco ma era indubbiamente troppo grosso per essere cinto completamente.
«Bisognerebbe capire bene» tentennai.
«Sì, sì, ok banda, noi non abbiamo mai costruito una capanna su un albero, è vero. Ma non è mica impossibile? Basta cominciare!» fece Gianni.
«Di sicuro dobbiamo salirci sopra per vedere se i rami tengono. Io legherei una corda al ramo più basso, da lì potremmo arrampicarci fino in cima. Ne ha una mio padre in garage. Poi semmai, dopo, potremmo procurarci una scala per fare su e giù» proposi.
«La scala la porto io!» esclamò Tommaso, sovrapponendosi in parte al mio discorso.
«Visto com’è facile in fondo? La nostra banda non si è mai tirata indietro di fronte a niente, e in qualche maniera costruiremo anche questa, vero ragazzi?», spronò Gianni alzandosi in piedi e cercando l’approvazione di tutti.
Un piccolo coro di assenso seguì le sue parole.
«Certo che sì!»
«Sicuro!»
«Sììì!»
Inutile dire che la voce più forte di tutti fu quella di Tommaso, che ammirava il suo albero in estrema adorazione.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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