L’estate di menare e spaventare: quando i film scarsi venivano relegati a fine stagione

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Il cinema, così come lo conoscevamo, è pericolosamente vicino all’estinzione. Questa affermazione può sembrare esagerata, ma in realtà esprime una possibilità molto reale. I costi medi dei film e i budget consentiti sono esageratamente grandi, gli studi cinematografici sono particolarmente attenti ai profitti, tutto viene preventivamente studiato, meditato, e programmato seguendo degli algoritmi ben precisi, le direttive dei focus group.
Inoltre, gli studios sfornano film incredibilmente costosi uno dopo l’altro, ad un ritmo così rapido che il pubblico difficilmente può tenere il passo; ci sono sempre più film ad altissimo budget in uscita ogni anno rispetto a quello precedente, mentre la frequentazione dei cinema è in continua diminuzione. Con tutta questa concorrenza, anche i film che presumibilmente dovrebbero essere blockbuster e attirare folle, il block non lo acchiappano più, e sono a forte rischio flop come l’ultima delle produzioni di Cinecittà quando riesce ad accattarsi i fondi europei.
In questo clima di concorrenza selvaggia è logico che i produttori hollywoodiani siano sempre più riluttanti a sperimentare, a fidarsi di un progetto innovativo, o di un cineasta sconosciuto, poiché è un enorme rischio investirci sopra una cifra con 8 zeri. Questo è il motivo per cui vediamo così tanti sequel e reboot di franchise stanchi mentre quando appare qualcosa di anche lontanamente originale viene trascurato e relegato ai margini della promozione.
Ma come siamo arrivati a questo punto? Perché dobbiamo vivere in un tempo in cui le indagini di mercato decidono quali e quanti film posso uscire al cinema?
Appena una ventina di anni fa si andava forse a intuito, e c’era una fascia temporale ben precisa dove i dirigenti cinematografici ficcavano i film che apparivano più scarsi: Maggio-Giugno.
Con l’estate, arrivavano i filmacci horror più pretenziosi. Passavano le pellicole premiate del Sundance Festival, e quando i cinema non chiudevano direttamente, sognando l’aria condizionata si poteva assistere a robe troppo avanti (o indietro) per essere classificate.
Andiamo a vedere.

 

Matrix maggio 1999

Nel 1999, The Matrix è uscito al cinema ed ha mandato fuori di testa il mondo con le sue folli sequenze d’azione, le sue rivoluzionarie tecniche cinematografiche e, soprattutto, una trama mind-fuck che ha lasciato ogni spettatore pieno di intense domande filosofiche.
Quello che in pochi hanno notato è il fatto che fosse uscito nelle sale americane a Marzo, e avesse riscosso un incredibile quanto inaspettato successo che qui in Italia venne a malapena percepito.
Forse colpevole del fatto di essere un film di fantascienza, categoria cinematografica tradizionalmente bistrattata e sottovalutata qui nello stivale, la sua uscita nei cinema italiani venne programmata in quella che un tempo si poteva definire la fine della stagione cinematografica: Maggio.
Questo, però, non gli impedì di riscuotere un meritevole successo e di segnare profondamente la programmazione estiva dei cinema all’aperto nelle località balneari, dove in molti si riversarono per recuperarlo sull’onda di un più che positivo passaparola.

 

El Mariachi Agosto 1993

Ormai Robert Rodriguez si è fatto un nome con film tipo Machete, Sin City, e il più recente Alita, ma ci fu un tempo (negli anni ’90) in cui Rodriguez era un eroe cinematografico indipendente ammirato da tutti per aver fatto El Mariachi. El Mariachi era un microscopico film super-economico (realizzato con circa 7.000 paperdollari, dicono) interpretato da alcuni tizi che Rodroguez conosceva e prodotto con tanti di quegli espedienti per risparmiare che Paperon De’ Paperoni a confronto era un fottuto trapper che andava in giro impellicciato tirando in faccia alla gente banconote da 500 euro.
Rodriguez diventò un’ispirazione per ogni studente di cinema e/o impiegato di videoteca che sognava di realizzare un film alle proprie condizioni, senza dover vendersi alle major.
Ma fino a che punto arrivò pur di racimolare i soldi per fare il suo piccolo film d’azione? Mettiamola così: la cosa implicava il fare da cavia per gli esperimenti medici.
Nel suo libro “Rebel Without a Crew: Or How a 23-Year-Old Filmmakerwith $7,000 Became a Hollywood Player “, Rodriguez racconta di essersi sottoposto a vari test antidroga e studi medici per guadagnare abbastanza denaro e finanziare i suoi cortometraggi e alla fine il suo primo lungometraggio. Lo so. È una di quelle cose che sembra troppo bella per essere vera, ma solo se non hai mai visto un film dell’orrore.
Comunque, il suo El Mariachi uscì nei cinema italiani nell’Agosto del 1993, che per come funzionavano le cose a quei tempi equivaleva tranquillamente a NON USCIRE.

L’esorcista 3 Giugno 1991

La persona che stava dietro a L’esorcista III, William Peter Blatty (il tizio che aveva scritto il romanzo su cui si basava il primo film de L’Esorcista), non voleva nemmeno la parola “Esorcista” nel titolo. E l’unica ragione per cui c’è una scena di esorcismo è perché lo studio lo spinse ad aggiungerla. La pretesero perché il film aveva a che fare con il possesso demoniaco e quindi il marchio del franchise poteva essere sfruttato, il che suona un po’ come chiamare “bagno” un parcheggio perché, un giorno, abbiamo visto lì uno che cagava.
Ma a prescindere dalle pretese dello studio e dalle reali intenzioni del regista, il film non era poi così malaccio. Nel 1991, però, la fotta per gli esorcismi era già bella e che svaporata e quindi il demonio omicida venne parcheggiato nei cinema a Giugno, e in pochissime copie. Giusto in tempo per passare direttamente nel circuito dei cinema all’aperto.

La casa Agosto 1984

La ragione per cui noi tutti conosciamo Bruce Campbell e il motivo per cui il regista Sam Raimi (Spider-Man) ha una carriera di cui vantarsi è che, nel 1981, Raimi e il produttore Rob Tapert decisero di realizzare un film horror a costo zero chiamato The Evil Dead, uscito qui in Italia con il nome “La Casa”.
Si imbarcarono nel progetto senza una solida conoscenza di come fare un film, e certamente non sapevano come girare folli acrobazie e gore in modo sicuro. Siccome quando si parla di sicurezza bisogna necessariamente parlare anche di costi, e visto che proprio di costi non si riusciva per niente a parlare, Raimi pensò che per creare l’illusione che gli attori fossero in pericolo bisognasse metterli in pericolo per davvero, quindi le riprese furono altamente rischiose e costellate di infortuni.
Visto il budget a disposizione, nessuno si preoccupò di spiegare a Raimi la differenza tra “recitazione” e “pronto soccorso”, ma questo non gli impedì di realizzare una delle pellicole più importanti e di successo della storia dell’horror. Qui da noi dovette aspettare ben 3 anni per uscire nei cinema, proprio a causa dei suoi contenuti altamente gore, ma nonostante il suo debutto nelle sale fosse stato fissato per il 31 Agosto 1984, la sua consolidata fama e il serrato passaparola tra gli appassionati ne decretarono un grandissimo successo.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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4 Responses

  1. MikiMoz ha detto:

    Ottimo excursus!
    Vero, diciamo che solo da qualche anno, pure da noi, l’estate significa qualcosa a livello di blockbuster. Ad esempio ricordo di aver visto un Harry Potter (il quinto o sesto) in piena e calda estate, quando il primo venne quasi presentato come film natalizio.
    Insomma, le cose stanno forse cambiando, ma resta che d’estate, al cinema, sembra non si senta la necessità di andare…

    Moz-

    • Simone Guidi ha detto:

      Dal 2000 in avanti l’aspirazione degli operatori italiani è quella di allinearsi alla programmazione americana, Infatti abbiamo visto uscire blockbuster tranquillamente anche in luglio e d’agosto. La tendenza ormai è quella. Dispiace un po’ perché a farne le spese è stato il circuito dei cinema all’aperto che, vuoi anche il calo del pubblico causa streaming, è praticamente morto. Mi ricordo che ai cinema all’aperto potevi recuperare il blockbuster che ti era sfuggito d’inverno e il filmaccio che era uscito in due-sale-due, ed entrambi venivano messi in programma con la stessa dignità.

  2. Ste84 ha detto:

    Azz ma qua siamo al cospetto di due filmazzi che amo alla follia. Su La Casa è già stato detto di tutto (non sapevo che fosse uscito da noi il 31-8-84, a quell’epoca avevo ben 24 ore di vita!) ma l’Esorcista III nessuno se lo è mai filato di striscio mentre io l’ho sempre ritenuto un bellissimo film, rovinato in parte dalle forzature che imposero a Blatty. Gran peccato davvero.
    Mi ricordo che da ragazzini a volte alla sera ci si raccontava storie horror e in un’occasione tirai fuori alcune citazioni dal film (che aveva dialoghi anche abbastanza lunghi che sapevo praticamente a memoria) facendone una specie di racconto improvvisato. Quella volta realizzai davvero il grande potenziale di quel film, la pelle d’oca sulle braccia dei presenti era lì a dimostrarlo!

    • Simone Guidi ha detto:

      Ma infatti Blatty voleva un suo film che non era neanche malaccio. Fu lo studio a imporgli il collegamento col franchise, ma la pellicola sarebbe stata tranquillamente in piedi con le proprie gambe. Ne ho un ricordo nebuloso ma non negativo. Non era un filmissimo ma neanche una ciofeca. Una cosa che se toglievi l’esorcismo avrebbe raggiunto ugualmente la sufficienza.

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