Explorers: come ti mando in orbita con un Apple IIc

wkzQ28WCxuk4ISqirk2cYsTzDZ7Vedete corridori, Explorers è uno dei tanti film di fantascienza prodotti nel decennio ’80. Io al tempo non l’avevo visto, e siccome mi dicono che in quanto a brufolo-figaggine facesse il paio con Navigator (che non ho visto neanche quello, tra l’altro) ho lanciato un sondaggio nella redazione di RGM su quale dei due fosse il più meritevole. Quando la polvere si è depositata e le radiazioni sono scese sotto il livello di guardia, i superstiti si sono contati ed è venuto fuori che il vincitore era Explorers.
Allora che dovevo fare? Ho fatto galoppare il mulo e me lo sono visto, no?! Beh, che dire adesso? È un film anniottantaro che più anniottantaro non si può, ed è fatto da dodicenni per un pubblico di dodicenni. Cioè, roba che se eravate dodicenni a quei tempi là vi avrebbe mandato fuori di testa tanto l’avreste trovato fico. Se invece siete dodicenni adesso, mi dispiace tanto perché una roba del genere non riuscireste a buttarla giù neanche con l’imbuto.
Vi basti solo pensare che un Apple IIc vi sparava in orbita per farvi incontrare una razza aliena. No, dico, se non era una figata questa…

Basta un cacciavite per entrare in paradiso...

Basta un cacciavite per entrare in paradiso

Anche se, come impianto di base, Explorers ricorda molto quell’altro bellerrimo filmetto che è stato Stand By Me, bisogna considerare il fatto che ‘sto film ci arriva da un’epoca in cui i computer erano ancora visti come delle macchine mistiche che potevano fare praticamente tutto. Quello del computer onnipotente era un pensiero molto diffuso negli eighty, e accuratamente documentato da filmetti come D.A.R.Y.L., WarGames e molti altri che troverete nell’apposita  sezione “Film Videogiocosi” cliccabile nella colonna del blog.

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La storia di Explorers parte da molto prima del 1985, anno del suo rilascio. La leggenda narra che la sceneggiatura del film stesse circolando per gli uffici di Hollywood già da alcuni anni e fosse stata proposta addirittura a, udite-udite, LUI: Steven “Rockerduck” Spielberg, che però, non si sa bene il perché, la rifiutò. Ciò non toglie che big Steven fosse rimasto affascinato da alcuni aspetti di quella storia, soprattutto dall’idea dei “ragazzini volanti” che poi avrebbe attuato in E.T. ma in versione enhanced, cioè con l’ausilio della BMX.
Come impronta Explorers è decisamente un film ingabbia famiglie Spielberghiano nonostante il regista sia un certo Joe Dante, ovvero colui che appena l’anno prima aveva diretto quel super blockbuster siderale che era stato Gremlins.

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soldi, soldi, soldi. Chi ha tanti soldi vive come un pascià. E a piedi caldi se ne sta. la-la-la

La cosa è abbastanza insolita perché se Gremlins era stato un film piuttosto cupo e atipico nonostante la produzione di Spielberg con la sua Amblin Entertainment, Explorers, che NON era stato prodotto dalla Amblin, è risultato invece molto Spielberghiano. Vabbè che Joe Dante era praticamente una creatura di big Steven però…bah…Queste sono seghe mentali mie, andiamo avanti.

Dicevo, Dante ci dette dentro con questa storia genuinamente fantascientifica, e lo fece cercando comunque di rimanere fedele a se stesso. Inserì molti omaggi ai classici della fantascienza derivanti dal suo sconfinato amore verso i B-movie, i cartoni animati, e i programmi televisivi degli anni ’50, e avrebbe voluto avere un approccio più cupo e riflessivo verso la trama…AVREBBE VOLUTO, appunto. Sì, perché a un certo punto della realizzazione la Paramount Picture sfilò la pellicola dalle mani di Dante per farne un prodotto preconfezionato da lancio estivo, e il regista non la prese bene. No, per niente bene.

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Senti Joe, vorremmo lanciare il tuo film a luglio, per te va bene, no?

Nelle interviste Dante si mostra spesso amareggiato per come andarono le cose con Explorers, e alla fine della fiera, nonostante che il film sia un prodotto dignitoso, le parole che rammenta più spesso sono «mancanza di controllo creativo», «tagli ingiustificati», e «trama poco introspettiva».

 

In Explorers seguiamo l’avventura di 3 stereotipi adolescenziali degli anni ’80 (il cervellone, il duro, e il sognatore) che vengono contattati in sogno da una razza aliena, istruiti a costruire una nave spaziale con dei rottami di lavatrice e una giostra del luna park, e volare nello spazio per incontrarli con un sacco di belle aspettative.
Sia Ethan Hawke che River Phoenix recitarono per la prima volta da protagonisti in una produzione cinematografica. Ovviamente erano giovanissimi.

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Ragazzi, se crescerete bene potrete avere degli occhiali fighi come i miei.

Phoenix, appena quindicenne e distante ancora 8 anni dal morire marcio su quel marciapiede del Sunset Boulevard, recitava nell’atipico (per lui) ruolo del nerd Wolfgang, un ragazzino super-intelligente che amava vestirsi un po’ da bancario e un po’ da ispettore Gadget, e che appunto realizzava un MACCOSISSIMO circuito collegato al suo Apple IIc che permetteva lo svilupparsi di un campo di forza sferico in grado di muoversi a velocità incredibile. Ah, quasi dimenticavo, all’interno della bolla energetica l’effetto delle forze d’inerzia era nullo. (tiè Einstein, prendi e porta a casa)

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Programmazione MACCOSA in atto

Ethan Hawke, anche lui coetaneo di Phoenix, era invece il personaggio principale attorno al quale ruotava tutto il film. Era lui quello che riceveva la chiamata in sogno, era lui quello che coinvolgeva tutti gli altri, era lui che somigliava in maniera inquietante a Daryl Hanna in versione travo, era ancora lui che aveva l’importantissimo compito di tenere costantemente sgranati gli occhi, spalancare la bocca ogni sempre e, nel complesso, rompere i coglioni a chicchessia per andare ad incontrare questi benedetti alieni.

Chiudi...quella...dannata...bocca

Chiudi…quella…dannata…BOCCA!

Jason Presson, invece, faceva la parte del terzo componente del gruppo: lo spaccaculi. Il suo ruolo aveva ben poca utilità nell’economia del film se non quella di rappresentare il classico ragazzino disagiato col padre ubriacone che SEMBRAVA cattivo, SEMBRAVA irrecuperabile, ma se gli si dava una possibilità si dimostrava intelligente, perspicace, e con un cuore grosso così. Questo tipo di personaggio era presente in tantissimi filmetti di quegli anni là, anzi, probabilmente era sempre Jason Presson che lo truccavano, lo cambiavano d’abito e lo mandavano in giro sui set di Hollywood per recitare quella parte che gli riusciva tanto bene.

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Explorers venne rilasciato in USA nel luglio 1985, e si rivelò subito un concreto floppone. In molti non riuscirono a spiegarselo, forse perché durante quel fine settimana stavano trasmettendo in mondovisione il Live Aid e la gente disertò i cinema? Forse perché la pellicola si andò ad inserire in un mercato già saturo di film Spielberghiani e il pubblico era stufo? Non si sa. Fatto sta che concluse la sua corsa nelle sale amerrigane guadagnando meno di 10 milioni di paperdollari, che erano molti meno di quanti ne furono impiegati per produrlo.
Come però accadde a molti altri bei film sottovalutati, Explorers se la cavò meglio in videocassetta e DVD, talmente meglio che molti in America non si vergognarono ad affibbiargli l’etichetta di CULT tra le opere di Dante, e di STRA-CULT nell’ambito della fantascienza per ragazzi.

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CUUULT

COSA NE PENSO
Beh, mentre la trama di Explorers è terribilmente semplicistica, riesce comunque a mantenere una certa dose di simpatia attraverso le buone caratterizzazioni dei personaggi che, se pur banali, divertono.
Con questo film Dante si discosta completamente dai toni cattivelli visti in Gremlins cercando di far leva sull’innocenza adolescenziale, e come altri millemila film influenzati da Spielberg, anche questo è tutto incentrato sulla realizzazione dei propri sogni d’infanzia in un momento in cui tutti, ma proprio TUTTI, credevamo che TUTTO potesse accadere.
Purtroppo queste buone valutazioni cominciano a scemare quando vengono introdotti gli alieni, decisamente troppo stupidi, e il ritmo del film rallenta vistosamente proprio mentre stanno lì a vomitare gag né divertenti né necessarie. Sì, la parte degli alieni (e quindi il finale) è decisamente la più debole. Anche la stessa caratterizzazione dei goffi mostrilli sembra più attenta al marketing delle action-figures piuttosto che alla funzionalità della pellicola. Aggiungeteci un paio di personaggi totalmente inutili come un pilota di elicottero che gira a vuoto, e l’immancabile fighetta inutile che nel finale limona duro con il protagonista, e la frittata è fatta. Però non mi sento di incolpare Dante per questo. Sembra abbastanza evidente una precisa scelta politica della produzione in fase di montaggio piuttosto che un passo falso del regista.
Concludendo, è un buon film da vedere, perfettamente in linea con la policy del tempo, peccato per il finale.

E adesso qualche Trivia pescato in giro sul net.

1) I 3 ragazzi frequentano la “Scuola media inferiore Charles M. Jones “. Il nome della scuola è un chiaro omaggio all’animatore di cartoon Chuck Jones.

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Ciao Ralph. Ciao Sam.

2) Gli effetti sonori del film che viene proiettato al drive-in sono stati presi paro-paro dal videogioco Atari YAR’S REVENGE.

3) Il computer che Wolfgang utilizza per controllare la bolla energetica è un Apple IIc, un computer rilasciato da Apple nell’aprile 1984, e che aveva un processore da 1.4MHz incredibilmente veloce per i tempi, con ben 128 kilobyte di RAM (brividi)

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4) In realtà, a dire dello stesso Joe Dante, il film non è mai stato realmente terminato. La Paramount lo rilasciò come un work in progress, congelandolo e pubblicandolo così com’era quando decise di cambiare la data di uscita nelle sale.

5) Il topino “parlante” Di Wolfgang è stato chiamato Heinlein in onore dello scrittore di fantascienza Robert A. Heinlein, che scrisse molte storie di ragazzi che sperimentavano voli spaziali.

6) A un certo punto del film i ragazzi fluttuano con la loro astronave sopra un Drive-In. Il film che viene proiettato ha come protagonista un eroe spaziale di nome Starkiller. Era un omaggio a George “Paperon de Paperoni” Lucas che aveva dato originariamente quel nome al protagonista delle sue Guerre Stellari, per poi all’ultimo minuto cambiarlo da Starkiller a Skywalker.

Luke Starkiller

Luke Starkiller

7) Altro omaggio: nel seminterrato di Wolfgang, sopra una mensola vicino alle scale, c’è una scimmia giocattolo identica a quella che si vede nel film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

8) Anche se Robert Picardo ricevette il credito di attore per aver interpretato il padre alieno sotto quella montagna di trucco, nella versione originale anche la sua voce era doppiata.

Il Robert Picardo che ci ricordiamo meglio

Il Robert Picardo che ci ricordiamo meglio

9) River Phoenix doveva originariamente interpretare il ruolo di Darren Woods, ovvero lo spaccaculi inutile.

10) Quando Robert Picardo era completamente truccato e in costume, la sua bocca era l’unica parte scoperta (anche se ugualmente indistinguibile da tutto il resto).

Il Robert Picardo che ci ricordiamo peggio

Il Robert Picardo che ci ricordiamo peggio

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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