‘O famo con du’ spicci: Capitan Fathom, Space Angel e Clutch Cargo

clutchcargoQuando noi vecchietti scaviamo nel profondo della memoria, scopriamo cose che avevamo scelto di dimenticare. Cose che un tempo ci avevano affascinato ma che erano obiettivamente orripilanti. Scopriamo i mostri.
In particolare mi riferisco a dei cartoni animati statici e super-impostati, realizzati con il minimo di animazione che più minimo non si può: “Clutch Cargo”, “Space Angel” e “Capitan Fathom” erano i loro nomi, e noi ce li siamo sciroppati a nastro sulle emittenti locali dei primi anni ’80 mentre stavamo seduti sulla poltrona del salotto con la testa al posto dei piedi. Questi cartoni sono adesso elevati allo status di CULT e, di fatto, hanno bruciato le sinapsi dei bambini della prima generazione televisiva. Una generazione che andava lenta, che sapeva aspettare e che magari si sforzava di seguire il filo logico di una storia colmandone le lacune con la propria immaginazione. Erano altri tempi quelli. C’erano altri ritmi e prospettive che ci hanno fatto crescere come uomini retti, pacati, coscienziosi. Cittadini probi sempre pronti a spezzare una lancia e tendere la mano al prossimo, che nell’intima tranquillità del loro studio sorseggiano tè caldo mentre vengono cullati da delicate sinfonie come questa:

A riguardarli adesso, questi vecchi cartoni della Cambria Production appaiono leeentiii, staticiiii, ed in pratica noiosissimi. Un po’ è anche vero, per carità. La palpebra cala già dopo pochi minuti mentre si fissa rapiti quelle bocche inquietanti che con il loro movimento plastico stridono con tutto il resto. Ma questo perché lo spettatore moderno ha occhi abituati alle animazioni ultra-spettacolari da dodicimila frames al secondo, con gente giapponese che s’incazza talmente tanto da prendere fuoco e mena cazzotti oltremodo violenti a velocità smodata, distruggendo città, nazioni, pianeti interi con il semplice gesto della mano, mentre il tutto si consuma nell’arco temporale di 2 – 3 secondi.

tumblr_n7p923pqG61r72ht7o1_500

Questi cartoni invece sono degli anni ’60, sono figli del loro tempo e abbastanza ricicloni da rasentare la pezzenteria. Bisogna avere pazienza. Bisogna sorbirli con metodo, sorseggiandoli lentamente, altrimenti gli schizzi della vostra diarrea potrebbero imbrattare il muro.

tumblr_inline_mjkbqe0Tv71r8bfg4

Dunque, alla fine degli anni ’50 erano tempi di magra, soldi non ce n’erano e si cercava di lavorare in tutti i modi, un po’ come succede anche adesso, del resto. Oltretutto i network facevano pressione perché i cartoni animati fossero prodotti nel lasso di tempo più breve possibile, per questo motivo alla Cambria Production ebbero un’idea brillante: utilizzare un innovativo metodo di stampa ottica nelle animazioni denominato “Syncro-Vox”. E ‘mo vi spiego cos’è il Syncro-vox:

L'esperto ti insegna

L’esperto ti insegna

Alla Cambria c’era questo tale, Edwin Gillette, che non passava il tempo a fare la barba alla gente ma bensì a fare il cameraman, e diceva di aver inventato un metodo meraviglioso per risparmiare soldi e lavorare di meno. In pratica proponeva di sovrapporre vere bocche umane sui volti dei personaggi dei cartoon in modo da risparmiare sui disegni che sarebbero stati necessari per animare in maniera credibile un viso parlante.

clutch-cargo-o

Per ridurre ulteriormente i costi, Gillette e soci introdussero molti altri accorgimenti al processo, tipo quello di spostare fisicamente i personaggi e le cose mantenendole nel contesto dell’animazione, in modo da risparmiare sui disegni necessari per simulare il movimento. In questo modo riuscivano a produrre animazioni con circa un quinto del budget che impiegavano i concorrenti della “Hanna & Barbera”.
Con tutti questi continui inserimenti di movimenti reali nell’animazione, e con gli accorgimenti più agghiaccianti per evitare di produrre animazioni VERE (memorabile è lo strategico posizionamento del microfono, esattamente davanti alla bocca, quando un personaggio parlava via radio), la Cambria Pruduction, con meno di una dozzina di uomini, riusciva a produrre l’equivalente di un film di mezz’ora ogni settimana, mica pizza e fichi!

CLUTCH CARGO

Siamo nel Marzo del 1959 quando la prima serie “animata” targata Cambria Production impatta il pubblico americano. È subito un sorprendente successo, complice anche la tematica d’avventura tipica di quegli anni.

Il cartone era incentrato sulle vicissitudini di Clutch Cargo, un robusto pilota/scrittore con i capelli bianchi e un mento che non era uno, ma tre. Clutch veniva inviato in giro per il mondo per assolvere a pericolosi incarichi, accompagnato dal giovane pupillo Spinner e il suo cane bassotto “Rasoterra”. Quest’ultimo, con quel nome lì, dette inizio a una moda e a una generazione di bassotti che vennero chiamati come lui.
In tutto vennero prodotti ben 52 episodi di “Clutch”, serializzati in cinque capitoli da cinque minuti ciascuno. I primi quattro capitoli di ogni blocco terminavano con un cliffhangerone, e il quinto concludeva l’avventura. Le storie venivano strutturate in questo modo per permettere alle emittenti televisive di proporne uno al giorno nei giorni feriali, e poi chiudere il tutto di Sabato, con uno spettacolo di mezz’ora comprendente il Recap più il finale. La cosa funzionava molto bene.

SPACE ANGEL

Tre anni dopo, visto il successo riscontrato, la Cambria Production ci riprovò, e nel 1962 partì la serie “Space Angel”.

spaceangel
“Space Angel” era un cartone animato di fantascienza ambientato in un futuro non molto lontano in cui l’umanità aveva iniziato a colonizzare altri pianeti. La serie raccontava le avventure del capitano guercio della nave spaziale “Starduster”, Scott McCloud, e dei membri del suo equipaggio appartenenti alla Forza Interplanetaria Spaziale. Scott e i suoi uomini se ne andavano in giro per l’universo tipo vigili urbani intergalattici, e quando non passavano il tempo al bar o a transennare qualcosa, si dedicavano anche all’esplorazione. Il metodo di somministrazione al giovane pubblico era lo stesso di “Clutch Cargo”: 52 episodi totali divisi in 5 episodi da 5 minuti con il discorso dei giorni feriali e il finalone al sabato.
Esiste anche un fumetto disegnato dal disegnatore ufficiale della serie, Alex Toth. Era una storia di sei pagine pubblicata sulla rivista per bambini “Jack & Jill” nel 1963. Serviva per promuovere il cartone animato.

CAPTAIN FATHOM(Avventure negli abissi)

“Capitan Fathom” fu  l’ultima o la penultima produzione dei Cambria Studios, questo dipende dal fatto di riuscire a capire se è uscito prima o dopo il 1965. Ma dal momento che la produzione successiva al ’65 consisteva semplicemente nel ri-confezionamento in forma animata dei “Tre Stooges”, si può dire con ragionevole certezza che sia stato l’ultimo sussulto creativo dello studio.
A parte i suoi soliti difetti praticamente identici a quelli riscontrati nelle serie precedenti, per questa produzione lo studio si era sforzato di proporre qualcosa di originale e nuovo agli occhi degli spettatori, con macchine e dispositivi dal design avveniristico.

600full-captain-fathom-screenshot

“Capitan Fathom” aveva una risorsa in comune con “Space Angel”: entrambi erano stati disegnati e progettati da Alex Toth, i cui crediti includevano l’impiego presso la DC Comics per “Eclipso” e “Green Lantern”. Dopo la Cambria, Toth passò alla concorrenza della “Hanna & Barbera”, dove il suo tocco si fece vedere nei cartoni di “Shazzan”,”Gli erculoidi” e “The Mighty Mightor”.

Bill Fathom è il comandante dell’Argonauta, un sottomarino iper-tecnologico. Con il suo equipaggio, che includeva anche un delfino, viveva avventure in lungo e in largo sui sette mari.
Questa serie fu la più sfortunata di quelle sfornate dalla Cambria Studios e durò solo 17 episodi prima di essere abbandonata.

RICAPITOLANDO

La tecnica del “Syncro-vox” fu rapidamente superata nel giro di pochi anni. Le animazioni di fascia più alta costavano di più ma avevano l’indubbio merito di incontrare un maggiore gradimento del pubblico.
La Cambria Productions, pur operando con budget ridottissimi, fu in grado di produrre serie animate che molti spettatori ricordano con affetto, vuoi per le loro storie fantasiose e divertenti, vuoi per i modi creativi impiegati per compensare le limitazioni di bilancio.
Ammettiamolo, questi cartoni sono una pizza ma, per noi giovani spettatori di quegli anni, sono stati divertenti. Erano a loro modo “pionieristici” e, soprattutto, altamente immaginifici e limitati solo dalla nostra ingenuità.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *