Han Solo e’ una puttana : Come i Fanboys salvarono Fanboys

Giuro che non ho scelto di rivedere Fanboys perché voglio cavalcare l’onda della popolarità di Ernest Cline. È vero, Ready Player One è praticamente ovunque in questo momento, e chiunque sull’internet vi ha già fatto sapere la sua opinione a riguardo nel bene e nel male. Ma, a conti fatti, io è dal 2013 che non mi annoio più, e considero Ernest Cline un po’ responsabile di questa cosa.
Giuro che non c’entra neanche il fatto che la regia di RPO sia di Steven Spielberg, uno dei miei registi adolescenziali, il quale, con la trasposizione cinematografica del romanzo di Cline è passato istantaneamente da ex-re Mida di tempi andati e incerto produttore televisivo a rassicurante garanzia di qualità dietro la macchina da presa.
Ho scelto di rivedermi Fanboys per un altro motivo. Per capire da dove arriva tutta questa mia curiosità per quello che accade all’interno del cervello di Ernest Cline. Uno che nella vita vera va in giro con una DeLorean, sta in fissa da anni per la fantascienza, i videogiochi, i fumetti, un severo contorno di cazzate adolescenziali e, magari (spero per lui) qualche tetta clandestina.

Siamo nel 1998 e la saga di Star Wars sta per ritornare nei cinema con Episodio I: La Minaccia Fantasma, a più di 15 anni di distanza da Il Ritorno Dello Jedi. Contemporaneamente, in una galassia lontana lontana sita a Austin, in Texas, l’aspirante giovane scrittore Ernest Cline inizia la sua personale saga, quella dei Fanboys di George Lucas, che lo avrebbe condotto a una battaglia feroce con il grande produttore cinematografico Harvey Weinstein, poi conclusasi con la soffertissima uscita di un film 10 anni dopo.
Tanto per chiarirsi, il 1998 è ancora un’epoca buia per i nerd di tutto il mondo. Al liceo sono ancora costretti a nascondersi, la loro vicinanza è motivo di imbarazzo, e, soprattutto, non sono ancora riconosciuti come grande categoria di avidi consumatori. Col passare del tempo molte cose cambieranno e l’essere “nerd”, l’essere un “geek”, diverrà motivo di orgoglio senza bisogno di nascondere alcunché. Ora i geek dirigono il mondo con la loro conoscenza dell’uso dei computer, la loro capacità di muovere il mercato, e perfino i film vengono prodotti su misura per compiacerli rivelandosi investimenti molto remunerativi ( quelli basati sui fumetti sono anche quelli che incassano di più, per dire ), quindi non c’è più nulla per cui si debbano vergognare, anzi, strillano il loro Nerd Pride dall’alto dei tetti.

Un giovane Ernest con la 501esima Legione che ha recitato gratis nel suo film

Dicevamo che, nel 1996, la famiglia di Ernest Cline si trasferisce ad Austin dall’Ohio e il giovane Ernesto si innamora della città trovandoci dentro tanti spiriti affini. Lui è un pesantissimo fan di Star Wars e George Lucas ha da poco annunciato la famigerata trilogia prequel tanto attesa e sempre rimandata. L’Internet 1.0 (la primissima internet di quei pionieristici tempi) esplode, e ogni giorno aprono nuovi siti dedicati a Star Wars, quasi a testimoniare quanto tutti i fan di Star Wars sparsi in giro per il mondo stessero impazzendo nell’attesa. Per molti di loro La Minaccia Fantasma è il film più atteso della storia del cinema, e un’intera generazione si è già messa virtualmente in fila per vederlo nelle sale di tutto il paese, con settimane di anticipo, impazzendo all’idea di ottenere i biglietti prima di tutti gli altri. Sarebbero stati disposti a fare di tutto.

Gente tipo lui

Cline, però, sta passando un brutto momento. Sua madre è morta l’anno prima e il suo stato d’animo non è dei migliori, anzi, l’idea della fragilità della vita e della facilità con cui si possono perdere i più grandi affetti fa spesso capolino nei suoi pensieri.
Così, in men che non si dica, si ritrova a pensare: «E se qualcosa mi accadesse, tipo un incidente d’auto, e morissi prima di vedere il film?». L’idea è alquanto ridicola ma non banale. Confrontandosi con altri turbofan di Star Wars come lui realizza che molti di loro condividono la sua stessa paura. «E se mi ammalassi di un male brutto che mi conducesse alla tomba nel giro di pochissimo tempo, cosa farei?»
Proprio da questa catena di pensieri nasce la trama di Fanboys: un malato terminale che riunisce intorno a sé i suoi amici turbonerd, guida attraverso tutto il paese e irrompe nello Skywalker Ranch per vedere il film di Star Wars in anteprima.
Sì, sì. Sarebbe stato un gran film ed Ernesto decide di realizzarlo, farne un film indie. Che ci voleva, in fondo? Non ci erano forse già riusciti Kevin Smith e Robert Rodriguez con Clerks ed El Mariachi pochi anni prima?

 

Ernest Cline termina la sceneggiatura di Fanboys alla fine del 1998, e ha la folle pretesa di poterlo realizzare e farlo uscire nei cinema PRIMA dell’arrivo di Episodio I, meno di un anno dopo. Ovviamente è impossibile. Ci scommette tutto sopra. Lascia il lavoro, vende il suo amato furgone, e ci investe fino all’ultimo spicciolo dei suoi risparmi. Prova a girarlo lui stesso nei dintorni di Austin usando attori disposti a lavorare gratis. Senza una buona telecamera, senza esperienza, senza una troupe, il progetto fallisce misermente, ma una cosa il buon Cline riesce a farla bene, fa avere la sceneggiatura a Harry Knowles, il boss del sito Ain’t It Cool, e questi se ne innamora. Anche Knowles è un grande fan di Star Wars e ama le stesse cose che piacciono a Cline, così scrive una lunga e calorosa recensione della sceneggiatura sul suo sito web, e improvvisamente cambia tutto.

Harry Knowles e il disagio

Grazie alla entusiastica recensione di Harry Knowles, lo scrittore di Fanboys acquista un’inaspettata credibilità. Newsweek chiama per intervistarlo, pure il Village Voice di New York vuole parlare con lui, anche gli studi cinematografici di Hollywood chiamano. All’improvviso l’idea di Cline diventa di grande attualità, e un produttore lo chiama proponendogli di trarne un film opzionando la sceneggiatura. Anche lui è un grande fan di Star Wars e aggiunge Fanboys all’elenco dei film che cercherà di portare nelle sale.
Passano tre o quattro anni e non succede niente. Nel frattempo esce Episodio I e Cline inizia a lavorare a Ready Player One, ma poi esce anche Episodio II, e solo quando esce Episodio III Kevin Spacey viene coinvolto nel progetto. In tutti quegli anni la sceneggiatura era rimbalzata ai quattro angoli di Hollywood ma nessuno aveva avuto il coraggio di produrla per paura delle licenze Lucasfilm. Kavin Spacey non ha paura di nulla tant’è che twitter non lo usa ancora nessuno. Prende il toro per le corna e chiama George Lucas dicendogli: « Oh, ciccio! Sto cercando di fare un film intitolato Fanboys… », e Lucas, sorprendetemente, lo sapeva già! Ne aveva già sentito parlare. Questo per darvi un’idea di quanto la sceneggiatura abbia girato nel corso degli anni.

Oh che ridere

A Ernesto dicono che George ha detto sì e il film finalmente si fa. Addirittura Steven Spielberg si è portato a casa la sceneggiatura per leggersela. Cline è in estasi e manco ci crede, difatti, per un qualche sconosciuto motivo, la DreamWorks alla fine dice no ma, non si sa come, la sceneggiatura continua a viaggiare e arriva tra le mani di Harvey Weinstein che se la legge nel giro di una notte e poi chiama il produttore di Cline dicendogli una roba tipo: «Voglio fare questo cazzo di film con voi, ragazzi!». È il 2005, e nel giro di quattro mesi le riprese iniziano; sono riprese VERE con un regista VERO e, pensate, c’è anche la troupe!
Improvvisamente si cominciano a fare grossi nomi nel cast come Carrie Fisher, Lando Calrissian ( Billy Dee Williams, ma se scrivo il suo nome vero nessuna persona normale lo riconosce), Danny Trejo, Seth Rogen e William Shatner. Per la presenza di tutta questa gente nel film a Ernest parte un embolo dall’emozione, e si ritaglia una comparsata con l’unico scopo di poter incontrare di persona Shatner. Fregacazzi se gli tocca indossare una divisa di Star Trek a lui che è ultrafan di Star Wars. Il capitano è il capitano, e bisogna stringergli la mano.

Basta internet! Adesso facciamo cose più serie.

È il 2006 quando le riprese terminano e inizia la post-produzione. «Wow! Il mio film finalmente uscirà», si masturba mentalmente Cline, ma non è così.
La cultura Nerd ancora non è esplosa in tutta la sua magnificenza e The Big Bang Theory inizierà solo l’anno seguente tra i mille dubbi dei suoi stessi produttori. Weinstein ci ripensa e, nonostante che il budget investito sia estremamente risicato, non crede più che il film, così come è stato impostato, possa mai trovare una platea. «È troppo benevolo nei confronti dei fan di Star Wars», dice. «I fan di Star Wars sono solo una piccola parte del pubblico pagante. Sarebbe molto meglio se prendesse in giro i fan di Star Wars e basta, e poi cos’è quella cosa dell’amico morente? No. Non va bene. Fa troppo brutto, ché poi dopo la gente non ride e non viene neanche al cinema. E il cast dei protagonisti? Tutto sbagliato. Ci vogliono attori diversi, più riconoscibili.»
Cline, ovviamente, ci rimane di merda. Adesso che era giunto all’ultimo miglio vedeva di colpo il traguardo allontanarsi per delle motivazioni che non condivideva assolutamente. Così come lo voleva Weinstein, Fanboys non aveva senso e non avrebbe mai funzionato, e lì Cline cala l’asso.

Come detto prima, il budget messo a disposizione da Weinstein è molto basso, talmente basso che la produzione non ha abbastanza soldi per acquistare i costumi di Star Wars, ed essendo un film sul fandom di Star Wars, capirete che il problema è veramente grosso. Cline si mette in contatto con vari gruppi di cosplayer tra cui la 501esima Legione, unico gruppo riconosciuto e autorizzato dalla Lucasfilm a livello mondiale, e chiede loro aiuto per riuscire a farcela; chiunque accetti di comparsare in costume gratis sarà automaticamente nel film. Ne consegue che tutti gli oggetti di scena, i props di Star Wars che compaiono nella pellicola siano utilizzati per gentile concessione di qualche appassionato, e tutte le comparse in costume siano fan decisamente accaniti assolutamente non pagati. Cosa succede se a queste persone si va a dire che il film al quale hanno concesso così tanto adesso si prefigge l’intento di percularli tutti?

Succede che i fan di Star Wars si radunano su Internet e iniziano la campagna “Stop Darth Weinstein” scrivendo email incazzatissime allo studio (nel 2006 i social non sono ancora quello che sono oggi, purtroppo, altrimenti un hashtag dedicato non glielo toglieva nessuno) . In pochissimo tempo la Weinstein Company ricevere oltre 300.000 email ributtanti odio e distruzione che in sostanza dicono: « Se vi azzardate a modificare Fanboys, noi fan boicotteremo tutti i film della Weinstein Company da qui all’eternità ». Conscio di quanto possano essere tremendi i fan americani di Star Wars , Weinstein è costretto a fare marcia indietro, ferma la lavorazione, e si accontenta di qualche reshooting per marcare l’aspetto comico della pellicola ma… ben un anno e mezzo dopo! Ernest Cline aveva vinto ma era una vittoria di Pirro. Dopo quasi 3 anni dalla fine delle riprese, nel 2009, Fanboys esce nei cinema assolutamente non supportato o promosso dallo studio. È un fiasco totale al botteghino, ma resta nel cuore di tutti i nerd del mondo.

La cosa più sorprendente di tutta questa storia è che il mix audio del film viene fatto allo studio Skywalker Sound dentro lo Skywalker Ranch, e il regista di Fanboy è presente portandosi dietro Ernest Cline. Così, loro due, i più grandi fan di Star Wars al mondo, sono riusciti ad entrare nello Skywalker Ranch, circondati da tutti gli oggetti di scena che avevamo sognato da quando erano piccoli.  Il tutto accadeva dopo quasi 10 anni dalla stesura della sceneggiatura che lo auspicava.

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2 risposte a Han Solo e’ una puttana : Come i Fanboys salvarono Fanboys

  1. Lorenzo scrive:

    Storia divertente, non la conoscevo. Pensavo fosse un documentario sui fans di Guerre Stellari. Se riesco questa settimana vado a vedere Ready Player One!

    • Simone Guidi scrive:

      Sotto un certo punto di vista Weinstein aveva ragione. Fanboys non è un film per tutti. Se non si è dentro a un determinato ambiente difficilmente si possono cogliere tutte le citazioni e le battute e, anzi, si rimane con un grosso punto interrogativo sulla testa. Mi fa piacere che vai a vedere RPO. Ricorda di abbassare il tuo io interiore a quando avevi 14-16 anni. Il target a cui è destinato è quello.

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