Scheletri di celluloide: FIREFOX Volpe Di Fuoco. Dal film al lasergame

TEMPO DI LETTURA: 7 minuti

firefox volpe di fuocoIl rapporto che mi lega ai film ambientati per aria e nello spazio è lo stesso che lega uno squalo al suo pesce pilota, è simbiosi parassitaria, e si può facilmente riassume nella frase: «AH AH AH GODO!». Guardo quindi sempre volentieri i film di fantascienza, di fanta-politica, e di fanta-laqualsiasi dove ci sono un sacco di situazioni che mi possono allietare, e ogni tanto ce ne scappa pure uno bello o, almeno, godibile.
Ma non pretendo di sapere cosa spinga voi, cari corridori, a guardare un film come questo. Io lo guardo con lo stesso spirito con cui mia madre guarda “Il Segreto” e mia moglie legge i libri di Dan Brown. Mi rallegra, mi rilassa, mi permette di deriderne la scarsa qualità imposta dall’epoca in cui è stato girato, mi fa ricordare i tempi in cui le cose importanti (per me) non erano i soldi e la figa, insomma, mi offre una gamma di emozioni importantissime.
Questo per me, ma per voi? Perché avete visto o dovreste rivedere un film come questo? C’entra per caso il lasergioco di mamma Atari, oppure è solo Clint Eastwood?

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Se vi state chiedendo com’era Clint Eastwood negli anni Ottanta, ve lo dico io. Un po’ sfiammato. Si muoveva cercando di capire che direzione far prendere alla sua carriera dopo i successi degli anni ’70, e cercando di replicarli negli ’80 alternava luci e ombre, successoni, flop e film MEH. Esattamente come il suo burbero Dirty Harry, sembrava disposto, quasi ansioso, di provarle tutte per riuscire a sapere la verità. E allora, orgogliosamente e dignitosamente superati i cinquant’anni, eccolo che nel 1982 si cimenta a produrre e dirigere questo film techno-thriller un po’ spy story, un po’ sci-fi, e un po’ thriller, appunto. Lo so, sembra che vi abbia fatto una supercazzola, vero? Invece no, Firefox Volpe Di Fuoco ha veramente tutte queste pretese, ma come spesso succede nelle alchimie complesse, non sempre si riesce a trovare il giusto bilanciamento degli ingredienti.

chi siete

Gli ingredienti

Negli anni ’80 il cinema è stato definito da poliziotti col mullet e allenamenti serrati con ammicchi omoerotici.

My Nigga

My Nigga

I film erano ancora influenzati dai soggetti e dalla narrazione che avevano dominato negli anni ’70, ma contemporaneamente cercavano di battere strade nuove che neanche loro sapevano dove portavano. Firefox Volpe Di Fuoco è uno di questi, e in particolare ci porta nella grande madre Russia, al tempo patria del Demonio come ebbe a definire Ronny Reagan poco dopo il suo insediamento, per rubare un aviogetto iper-tecnologico che al giorno d’oggi potremmo tranquillamente definire “Stealth”.

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Felice

Basato sul romanzo di Craig Thomas (che era una sorta di proto-Tom Clancy, prima che Tom Clancy venisse inventato) Firefox ci mostrava come la grUande tecnologia rOussa, anzi, dell’U.R.S.S. ( i giovani ignoranti possono googlare quest’acronimo e tremare) fosse riuscita a mettere a punto un nuovo caccia, il MiG-31 Firefox appunto, che era in grado di fare tante di quelle cose che si faceva prima a dire cosa NON fosse in grado di fare. Poteva raggiungere una velocità massima di quasi Mach 6, era invisibile ai radar, e disponeva di un sistema di armamenti che si controllava COL PENSIERO.
Capirete che, nel 1982, tutto questo suonasse estremamente avveniristico e, sopratutto, pericolosissimo per gli alleati occidentali che, di contro, decidono di fare la cosa più logica per rimettere in pari la bilancia della guerra fredda: mandare Clint Eastwood a rubarlo.

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Triste

Fino a qui può anche andar bene, Eastwood ci poteva stare ancora tutto nell’anno in cui Stallone e Swarzy emettevano i primi vagiti superomistici con Rambo e Conan. Il posto di portabandiera contro il nazional-socialismo era ancora vacante. Il fatto è che il personaggio di Eastwood, Mitchell Gant, è un filino complicato a livello tecnico, anzi, diciamo pure che è un concentrato di MACCOSA incredibili per far filare la sceneggiatura. Eastwood è, nell’ordine:

  1. Un asso del Vietnam pluridecorato afflitto dalla sindrome da stress post traumatico.
  2. Sua madre era un’immigrata sovietica e ciò gli permette di parlare il russo.
  3. È il miglior capo addestratore dei piloti americani per quanto riguarda le tattiche di volo contro i MIG sovietici.
  4. Ha la corporatura IDENTICA a quella del pilota russo che deve collaudare il Firefox durante il suo primo volo.

Converrete con me che Mitchell Gant abbia sbagliato film, e il suo posto sia rimasto vacante tra i Cavalieri di Hong Kong di Buckaroo Banzai.

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Perplesso

Ma Clint Eastwood non poteva semplicemente incrociare due fili rubandosi l’aereo, no, sarebbe stato obiettivamente troppo facile. Eccolo quindi che entra in contatto con una rete di spionaggio capeggiata da scienziati ebrei russi che stanno lavorando sul Firefox, e quindi la prima ora e 15 minuti di questo film (su un ora e 55) è un thriller di spionaggio della Guerra Fredda fatto in stile di quei tempi in cui i film di spionaggio non avevano bisogno della parola “Bourne” o “Impossible” nel titolo, e in cui il buon Clintone parlerà sì e no un pugno di battute.

Ma non perdiamo di vista lo scopo finale di questo film. Sapete che Clint Eastwood deve rubare l’aereo, giusto? E infatti Clint ci riesce, trasformando l’ultima parte del film in un mix tra Star Wars e Top Gun dove lui deve pilotare il Firefox fuori dallo spazio aereo sovietico, rifornirsi di carburante su un lastrone di ghiaccio e, infine, fare la battaglia con l’altro prototipo di Firefox. Proprio questa parte, fatta rigorosamente con modellini e mock-up, sembrerebbe quella che potrebbe soffrirne di più in un confronto con le tecniche attualmente impiegate a Hollywood, e invece no. È difficile da spiegare, ma i modellini riescono a trasmettere un maggior senso di realismo rispetto a tanta CGI che c’è in giro oggi.

 

Quando pilota, Gant indossa una tuta nera apparentemente progettata per ricordare Darth Fener, e come tale il suo trionfo pare sempre scontato, preordinato, ineludibile solo a patto che un Luke Skywalker qualsiasi non si metta di mezzo, purtroppo qui di figli abbandonati non ce n’è neanche l’ombra. Tuttavia, se la conclusione del film è piuttosto spiccia e mai in dubbio, possiamo vedere questa pellicola come uno dei primi tentativi del nostro amato regista/attore di scrollarsi di dosso la propria eredità cinematografica violenta, quella fatta di sguardi contratti, ringhi, sberle e pistolettate che tanto successo gli aveva regalato nel decennio precedente. Possiamo apprezzare Clint anche per questo.

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Il Lasergame di Mamma Atari

Il Film Firefox venne girato nel 1982 e prodotto dalla, guarda caso, Warner Brothers, non ci furono quindi problemi di copyright quando nella primavera del 1984, e dopo molti mesi di sviluppo, Atari riuscì finalmente a rilasciare il suo primo laserdisc game basato proprio su quel soggetto.

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Con quella mossa Atari arrivò finalmente sul mercato dei Lasergiochi ma entrò in un momento in cui si cominciava già a sentire la puzza di bruciato, e una crescente resistenza a quel tipo di giochi si stava delineando pian piano proprio tra quegli operatori che ci avevano già speso sopra migliaia di paperdollari e ancora attendevano un ritorno del loro investimento.

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Sulla base del film, due sviluppatori, Mike Hally e Moe Shore, passarono al setaccio miglia di scene e alla fine ne ricavarono un selezione dell’ultima parte, quella relativa alla fuga di Eastwood alla guida del Firefox, dove gli inseguimenti sopra la Scandinavia e i paesaggi della Groenlandia erano i veri protagonisti.

Come i suoi due predecessori, Star Wars e The Empire Strikes Back, anch’essi sparatutto in prima persona ma vettoriali, Firefox usufruiva dello stesso tipo di cabinato (uno verticale e uno con la cabina di guida) e della stessa cloche di comando.

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Con questo gioco Atari riuscì ad operare una funzionalissima fusione tra grafica tradizionale e immagini lette dal laser disc, creando uno dei giochi laser più impressionanti del suo tempo. Purtroppo, nonostante tutta la magia tecnica che Atari aveva dimostrato nella creazione di Firefox, e a discapito di tutta la creatività aziendale impiegata per adattare la trama del film allo scopo, quello che ne venne fuori fu un banale gioco di tiro a segno molto elaborato. I momenti cui il giocatore si sentiva realmente coinvolto nell’esperienza di pilotare il Firefox erano troppo pochi, e il tutto si risolveva come un lunghissimo esercizio di reazione.
Il punto era che non appena un obiettivo radar compariva sullo schermo, gli si doveva sparare immediatamente per evitare il rilevamento e il conseguente attacco dei nemici. Poiché questa era la premessa di base di tutto il gioco, un giocatore molto abile riusciva a sparare a tutti i bersagli radar e portare a termine la missione senza essere rilevato, il che non rendeva certo il gioco emozionante.

La partita perfetta
 

Nonostante tutto, Firefox di Atari rimane uno dei lasergiochi più belli della sua era, e offre alcuni tocchi di classe tipici dei giochi arcade della casa di Sunnyvale, come ad esempio la voce di Clint Eastwood digitalizzata, il suono stereo, il controllo del volume di gioco. Tuttavia, dal punto di vista della giocabilità resta inchiodato nella media dei lasergiochi di quel periodo.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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