Hai paura della morte? Kiefer Sutherland no. Flatliners Linea Mortale

In TV vanno di moda le serie ospedaliere coi dottori, la gente le ama, e insieme alle serie procedurali coi poliziotti non posso pensare ad un’altra professione che sia stata tanto sfruttata televisivamente fino all’assoluto sovraccarico. Sul grande schermo, però, la musica cambia. Il mondo della medicina non è mai stato rappresentato con l’adeguata competenza e, col passare degli anni, il miglior film a tema medico rimane sempre e comunque Frankenstein.
Visto questa grossissima Sindrome di Lazzaro che colpisce tutti i blockbusters degli anni ’80 per farceli riavere redivivi al cinema adesso, mi è parso il momento giusto per andarmi a rivedere questo Flatliners Linea Mortale del 1990, che al tempo vantava una Julia Roberts in piena ascesa da Pretty Woman, un Kiefer Sutherland in piena ascesa da una vagonata di teen movie anniottantari, un Kevin Bacon nell’anno di Tremors, e un Baldwin a caso. Non so se il remake/reboot di prossima uscita si meriterà di essere visto, fatto sta che se aveste paura di morire sappiate che Kiefer Sutherland non ce l’ha per niente, e Joel Schumacher vuol portare di moda pure l’aldilà.
E adesso una canzoncina a tema:

La sindrome di Lazzaro impazza per le strade di Hollywood e riporta in vita tutti quei film che hanno segnato gli anni ’80, ma se per roba tipo Ghostbusters o Terminator il discorso ha economicamente un senso, per questo Flatliners – Linea Mortale rimango un po’ così: stranito. Non ha mai generato un franchise, non ha mai avuto neanche un sequel! Sì, certo, il suo incasso è stato onorevole, ma a parte questo me lo ricordo più per il cast stellare che per la sua qualità intrinseca.
Già dal titolo, FLATLINERS, uno si potrebbe porre un seria domanda: che vuol dire? Beh, lasciate che indossi lo stetoscopio con il mio camice migliore e vi dica che quando un paziente collegato a un monitor per il rilevamento dei segni vitali non ne mostra più, il monitor visualizza una linea continua ed emette un tono, anch’esso continuo, ben noto a noi voraci utilizzatori del media televisivo e cinematografico. Questa condizione è conosciuta dagli anglofoni come flat-lining, cioè, in italico volgo, c’hai la linea piatta, cioè, non stai a emettè un battito, cioè, sei proprio morto stecchito. La parola Flatliners, quindi, sta ad indicare della gente che si dedica ad azzerare i segni vitali e portare il monitor alla linea piatta. Capito il giochetto?

Appiattitori belli

Rilasciato nel 1990, è diretto da quello Joel Schumacher che giusto tre anni prima ci aveva donato Ragazzi Perduti e che da lì a quattro anni avrebbe meticolosamente iniziato l’opera di distruzione del franchise di Batman.
Io a Schumacher non l’ho mai capito fino in fondo, prima ti manda in sollucchero con i teen movie modaioli e poi ti sfascia un’icona come Batman mettendogli i capezzoli sulla tuta, infine, produce House of Cards che è una delle più popolari serie televisive del momento. Veramente, corridori, non so che dire di Joel Schumacher, è come Paul Gascoigne: un talentuoso della sua generazione che se è in giornata ti risolve la partita tutto da solo, ma se gli gira brutto perdi 7 a zero col Casalpusterlengo.

Ciaone

Beh, fatto sta che pochi anni dopo aver lavorato insieme in Ragazzi Perduti, Joel Schumacher e Kiefer Sutherland tornano insieme. E questa volta, invece di un vampiro rocker, Sutherland è uno studente medico ribelle con un sacco di scheletri nell’armadio e disposto a sperimentare la morte per farsi un nome nell’ambiente. Come per Ragazzi Perduti, i Flatliners sono tutti attori giovani, belli, e con la fama in fase di ascesa esponenziale. Ognuno di loro interpreta un personaggio stereotipato abbastanza banale ma indispensabile quando viene confezionato un wolf pack cinematografico come questo.
Kiefer Sutherland è Nelson, il capo branco organizzatore disposto a tutto pur di raggiungere lo scopo ma con un passato oscuro e tanti segreti da nascondere.
Kevin Bacon è David, il talentuoso anarchico e ateo incapace di sottostare alle regole e propenso a fare sempre la cosa giusta al momento giusto.
Julia Roberts è Rachel, la figa religiosa che tutti si vorrebbero fare ma non la da a nessuno. La quota rosa del gruppo.
William Baldwin è Joe, il bellone della scuola che tromba come un riccio e pensa solo e unicamente a quello.
Oliver Platt è Randy, il ciccione nerd che ha il compito di fare il grillo parlante del gruppo. Critica, moralizza, discute, ma alla fine è complice come tutti gli altri.

 

La premessa è semplice, cinque amici studenti di medicina accettano di morire per tot tempo e subito dopo farsi rianimare per verificare di persona cosa c’è dopo la morte e tornare per raccontarlo. Provano a turno rimanendo morti per sempre più tempo e scoprono che dalla morte tornano anche i fantasmi del passato.
Oh, ecco. Avete letto? Bene. Accertato che la premessa è decisamente assurda, quello che colpisce e allo stesso tempo stona in Flatliners Linea Mortale è il suo stile gotico e i suoi set troppo elaborati. Non nego che l’impatto visivo sia notevole, con tutte quelle luci al neon e murales scuri che riempono intere pareti lo spettatore già vede sprazzi di quello che Schumacher combinarà con i suoi film di Batman, però, tutti i crocifissi, i riferimenti religiosi della scenografia, sembrano abbastanza fini a sé stessi e sprecati per realizzare un film che di religioso e filosofeggiante non offre praticamente niente se non una morale un po’ scarna alla fine.


Più che altro, la domanda interessante a cui rispondere è se di Flatliners Linea Mortale sarebbe interessato qualcosa a qualcuno se non avesse avuto quel cast. Personalmente non ne sono sicuro. Sostituire quegli attori così iconici, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, con altri, magari sconosciuti, avrebbe tolto molta lucentezza al film.
Seriamente, Flatliners può essere carino ma non è eccezionale. A parte i momenti in cui i protagonisti si autoinfliggono la morte, il resto della pellicola è abbastanza lento. I singoli personaggi non sono esattamente simpatici e per di più si comportano come ragazzetti capricciosi che frequentano una scuola gestita da suore molto cattive. Giocano letteralmente con la vita e la morte con un’idiozia incredibile.

Bravo. Sei proprio bravo.

Insomma corridori, Flatliners è lento? Sì. Flatliners è datato? Sì. Ci sono le pettinature tremende di fine anni ’80? Direi proprio di sì. Tante pettinature terribili.

Preso pari pari da Tremors e buttato lì. Anche vestito uguale.

Molto di questo film è ormai incrostato di ruggine e non si può più recuperare, ma l’idea dell’esplorazione della vita dopo la morte è, tutto sommato, buona, e potrebbe essere sfruttata molto meglio nel prossimo sequel. Il suo strepitoso cast lo tenne a galla più che onorevolmente e Joel Schumacher riuscì a sfangarla usando bene un sacco di neon blu e rossi. Rivedendolo adesso, rimane una meteora che ha solcato il cielo del 1990 con un forte debito di riconoscenza verso gli attori che lo hanno interpretato.

Questo lo dici tu…

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2 risposte a Hai paura della morte? Kiefer Sutherland no. Flatliners Linea Mortale

  1. Lorenzo scrive:

    Poco tempo fa avevo visto il trailer del remake e mi aveva incuriosito. Solo in seguito ho scoperto che si trattava di un remake. Vorrei vedere entrambi, ma forse andrà a finire che non vedrò nessuno dei due 😛
    Oh, comunque sono messo malissimo: qualche giorno fa ti ho sognato 😀

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