Frederic Chesnais presenta: i buoni propositi di Atari nel 2019

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L’Atari di adesso è un affare dannatamente curioso. Una volta, nei primi giorni delle sale giochi e delle console, regnava incontrastata. Ora, l’iconica pesantezza del suo marchio viene spesa per concedere in licenza le sue proprietà intellettuali e rilasciare videogiochi come Rollercoaster Tycoon.
Chiariamoci. I guadagni di Atari nell’anno celeste 2018 non sono certo titanici, e neanche si avvicinano lontanamente a quelli delle tre madri: Sony, Microsoft, Nintendo; i suoi introiti si addicono di più a una piccola azienda che ha trovato la sua comoda nicchia di mercato nella quale galleggia tranquillamente cercando di percorrere sempre rotte sicure.
Nel suo ultimo semestre contabile, quello terminato il 30 settembre 2018, quella che adesso è Atari ha realizzato solo 12,7 milioni di paperdollari in guadagni totali, ma la vera novità è che lo ha fatto con un incremento del 27% rispetto al bilancio dell’anno precedente. I proventi operativi sono aumentati, mentre il capitale azionario è salito di un astronomico 194% fino a raggiungere i 23,1 milioni di euromerkel. Per avere una prospettiva su questi numeri, pensate che il crowdfunding per il nuovo Atari VCS ha generato 3 milioni di dollari su Indiegogo, ovvero circa un quarto del suo fatturato semestrale.
Bene, capito l’antifona? Adesso approfondiamo.


Una volta certificato che i numeri di Atari sono immensamente piccoli in confronto ai suoi diretti concorrenti che fatturano centinaia di milioni OGNI TRE MESI, poniamoci la domanda definitiva: come fa Atari a guadagnare e restare a galla in questo mercato tempestoso dove prenderlo nel culo è un lampo? Le risposte ce le dà l’attuale amministratore delegato di Atari Interactive, Frederic Chesnais ( è francese. Si pronuncia Frederìc Scenè) che, nonostante abbia rilevato quel cumulo di macerie fumanti rimaste dalla bancarotta finanziaria del 2013, sembra avere trovato la formula magica per riportare l’azienda – se non a correre- perlomeno a stare in piedi con le proprie gambe.

Dai Fred, bello convinto così ti vogliamo…

Frederic Chesnais ( mi raccomando rammentatevi il suo nome perché ho come il sentore che in questo neonato 2019 ci regalerà delle emozioni ), dicevo, rileva la baracca dopo il patatrak del 2013 e la trova messa malissimo. Atari, nel 2013, ha 34 milioni di paperdollari di debiti a fronte di un solo milione di guadagno ALL’ANNO, e cosa fa il buon Frederic? Come prima cosa manda a casa 190 dipendenti su 200, scommette tutto sulla ricchezza di giochi classici in catalogo, e va all’arrembaggio del nuovo settore dedicato al gaming portatile con piccoli giochi tipo Roller Coaster Tycoon Touch che portano un sacco di monetizzazione e raggiungono un pubblico enorme. Poi una licenza qui, un merchandising là, ecco che i numeri tornano a quadrare, tant’è che adesso Atari ha più che raddoppiato i suoi dipendenti e si è addirittura organizzata internamente in 4 divisioni: Atari Games, Atari Casino, Atari VCS (la divisione console) e Atari Partners.

Una licenza qui, un merchandising là…

Quindi, allo stato attuale Atari è tornata redditizia e la cosa è stata in un certo qual modo certificata con il suo ingresso nel listino NASDAQ lo scorso novembre.  Ma cosa sta trainando veramente l’azienda adesso? Qual’è il core di questa ritrovata redditività?
Beh, la divisione più grande che rappresenta la maggior parte delle attività è Atari Games. Il catalogo giochi offre ottime produzioni che hanno ancora un discreto parco di estimatori e la divisione si occupa anche e soprattutto dello sfruttamento delle licenze.
La seconda divisione aziendale ritenuta più importante è Atari Casinò, la quale si occupa appunto dei casinò online e delle varie regolamentazioni alle quali devono sottostare i prodotti software dedicati a quel settore. Questo tipo di attività richiede tempo per essere perfezionata e la divisione sarà pienamente operativa solo nel corso del 2019.
La terza divisione, ovviamente, è quella console. Al momento al lavoro sullo sviluppo della nuova console VCS coperta dalla massima segretezza, non si sa esattamente quello che faccia e il riserbo e totale. Di certo si sa che Rob Wyatt è entrato in forze nel team di sviluppo portandosi dietro il suo eccellente curriculum come architetto di sistema della prima XBOX e sviluppatore dei sistemi grafici della PS3, salvo poi fracassarsi al suolo durante un lancio col paracadute spezzandosi una gamba subito dopo (true story).

Il sapore della polvere

Un altro modo per guadagnare soldi, però, Frederic sembra lo abbia trovato nello sviluppo di videogiochi blockchain.
Dice:  che cos’è il blockchain? E bravo lettore che te ne sei accorto. Speravo che non ci facessi caso e invece ti dimostri TROPPO attento (taccitua). Fammi provare a sintetizzare. Il blockchain è una struttura dati condivisa. Una specie di enorme database distribuito su tutti i nodi della rete. Le principali caratteristiche delle sue tecnologie sono l’immutabilità del suo registro (quindi la difficile manipolabilità), la tracciabilità delle sue transazioni, e la sicurezza basata su tecniche crittografiche (bitcoin, please). Si prevede che nel prossimo futuro avrà un enorme impatto sugli sviluppatori di videogiochi, e ognuno di loro sarà in grado di taggare, identificare, e tracciare ogni risorsa creata.
Va da sé che per quanto riguarda la protezione del copyright, questo tipo di tecnologia si riveli mooolto interessante. È per questo che Atari ha firmato un accordo di sviluppo per 2 giochi blockchain con Animoca Brands, una società che sviluppa videogiochi e App per dispositivi mobili creata da un ex-ragazzino prodigio che ha fatto il tirocinante nella vecchia Atari della Warner, il Sig.Yat Siu.

Il primo gioco coinvolto nella conversione al Blockchain è proprio Rollercoaster Tycoon Touch, un gioco iconico su piattaforma mobile che ha registrato oltre 19 milioni di download. Il gioco ruota intorno alla costruzione e alla gestione di un parco divertimenti, con l’obiettivo di attirare più visitatori possibile per garantire il suo continuo successo.
Il secondo gioco in questione è Goon Squad, un gioco che implica l’essere dei bravi mafiosi. Il giocatore spera di passare da umile “Goon” a rispettato “Padrino” scalando il mondo criminale.
La partnership tra Atari e Animoca Brands prevede il pagamento in azioni da parte di Animoca per la licenza di sviluppo e pubblicazione dei giochi concordati, permettendo, quindi, ad Atari di diventare un suo azionista strategico. Se non è un’acquisizione questa, poco ci manca, ma intanto l’uscita sul mercato dei 2 giochi è prevista per la seconda metà del 2019.
Tutto questo e un ben determinato interesse per il mercato cinese e coreano (dallo scorso novembre i giochi Atari sono disponibili anche negli App store dei due paesi) rendono Frederic molto ottimista per il futuro che, in uno slancio di impareggiabile ottimismo, non esita a definire “promettente”. Per il momento; testa bassa sul nuovo VCS e pedalare. Ulteriori novità, forse, dopo il GDC 2019.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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