Volevo soltanto giocare a Galaga: Le 10 cose che non sapevi e che forse ne potevi fare anche a meno

TEMPO DI LETTURA: 6 minuti

optimized-maxW950-3d-pixel-illustratie-voxel-illustration_namco-galaga-8-bit-gameCi sarebbe piaciuto fare i pompieri o gli astronauti, ci sarebbe piaciuto guidare un carroarmato o un jumbo jet. In gioventù immaginavamo che in un futuro molto remoto le nostre speranze si sarebbero concretizzate regalandoci un lavoro da sogno, di quelli che facevamo cose eccitanti ma pericolose, tipo Tom Cruise in Top Gun, oppure non facevamo una beata minchia ma guadagnavamo un sacco di soldi, e lì la mente spaziava nella sezione dedicata ai fancazzisti dove c’erano due tipi di lavoro da sogno a cui una persona poteva ambire. Uno di questi poteva essere fare il notaio, l’altro era  infilarsi in un generico impiego statale. Poi c’era un terzo tipo di lavoro da sogno, che era un po’ così, sospeso tra mito, leggenda, e spinelli, tipo il collaudatore di materassi, il verificatore di preservativi, l’ispettore dei bikini, o diventare uno scrittore famoso (ah-ah-ah).
Il mio lavoro da sogno sarebbe stato il collaudatore di videogiochi. Non credo che esistesse una professione del genere a quei tempi là, adesso forse sì, ma nei primi anni ’80 anche no. Beh, tutto questo per dirvi che nella vita volevo soltanto giocare a Galaga.

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Quelli di voi che ebbero la fortuna di conoscere le sale giochi, e quelli che hanno un po’ di cultura videoludica, sapranno che la storia di Galaga in realtà non inizia con Galaga, ma con Galaxian.
Galaga è il sequel di Galaxian, un gioco uscito sul mercato nel 1979, due anni prima. Un gioco che aveva un forte debito di popolarità verso Space Invaders, che ne ricalcava la logica di gioco e che è stato uno dei primi, se non il primo gioco in assoluto, ad avere uno schermo a colori SENZA usare quel trucchetto/poverata di appiccicarci sopra le pellicole colorate e quant’altro. Aveva anche un chip audio avanzato per degli effetti sonori migliori, e nonostante gli sforzi dei designer, l’astronavina ricordava il pene di un quarantenne proprio perchè si poteva sparare un solo colpo alla volta.

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A fine partita l’astronavina si addormentava

Come già accennato in precedenza, Galaxian si ispirò pesantemente al gameplay di Space Invaders ma introdusse anche nuovi elementi; uno dei quali era il fatto che gli alieni non se ne stavano lì, in formazione ordinata a scendere lentamente, ma si tuffavano giù in picchiata e in ordine sparso per attaccare. Sì, lo so. Al giorno d’oggi non è questo gran ché, ma a quel tempo anche un piccolo cambiamento poteva fare una differenza enorme. Era l’introduzione ufficiale dell’ “elemento squalo” nel mondo dei videogiochi.
Dice: Cazzo è l’elemento squalo?
Beh, cari corridori, in questo caso l’elemento squalo era rappresentato dai capi alieni in agguato nella parte superiore della formazione. Quando si tuffavano giù, si portavano dietro un paio di alieni di scorta rossi che sparavano tipo una tonnellata di proiettili, e puntavano verso l’astonavina del giocatore come uno squalo puntava una preda sanguinante.

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Galaxian ebbe un buon successo in sala giochi, per tutto il 1980 insidiò da vicino il primato di Asteroids e convinse la sua casa produttrice, la NAMCO, a scommettere ancora su quel cliché pubblicando un sequel nel 1981, GALAGA.
In Galaga il gameplay di Galaxian veniva riproposto in versione anabolizzata. La grafica era stata migliorata, c’erano più colori, e l’astronavina non era più il pene di un uomo di mezza età, ma una vera astronave corazzata con la potenza di fuoco del pene di un ventenne, infatti poteva arrivare a sparare ben 3 colpi alla volta.

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A fine partita l’astronavina si fumava una sigaretta

Un nuovo elemento squalo era stato aggiunto e divenne un vero e proprio marchio di fabbrica che caratterizzò anche i sequel futuri: a volte il capo alieno veniva giù per risucchiare la vostra astronavina con un raggio traente. Era facile evitarlo, ma se non lo si faceva l’astronave veniva catturata dai nemici. Non finiva lì. Se il capo alieno se ne tornava giù con l’astronave al seguito, facendolo fuori si liberava nuovamente la nave che si andava automaticamente ad accoppiare con quella del giocatore, e formava una super astronavona doppia con doppia potenza di fuoco. Il prezzo di questo innesto era la perdita della disponibilità di una vita (e il conseguente matrimonio, figli, mutuo etc.), ma volete mettere in cambio di quella extra potenza di fuoco? Con l’accoppiamento della nave, superare i livelli bonus in modo perfetto era molto più semplice e, almeno teoricamente, gli iniettori erano sempre spurghi, sempre se l’altra astronavina non ci marciava sopra con quella vecchia storia del mal di testa.

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Le gioie di un ragazzo prima di scatenare una guerra atomica

Nel corso degli anni Galaxian ha avuto un sacco di sequel ma nessuno di essi si è avvicinato alla grandezza di Galaga. Ecco alcune curiosità riguardanti questo bellerrimo giochino:

1) Galaga ebbe una forte presa sulla cultura pop del tempo, ma non riuscì a vendere più cabinati del suo predecessore. Negli States Galaxian piazzò 50.000 unità, mentre Galaga si fermò a 40.000. Nonostante questo, NAMCO ha festeggiato il 30° anniversario di Pac-man e Galaga, dimenticandosi completamente di Galaxian.

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2) Quando venne rilasciato, Galaga non fu uno smash-hit come Pac-man o Donkey Kong. Ebbe però una permanenza più lunga sul mercato rispetto alla maggior parte degli altri giochi e la sua popolarità crebbe negli anni.

3) La prima conversione ufficiale per console domestiche arrivò soltanto nel 1987, quando Atari licenziò il gioco per il suo sfortunato Atari 7800. Originariamente il gioco doveva essere rilasciato nel 1984 ma, a causa della crisi del mercato, Atari ripose le sue console 7800 nei magazzini in attesa di tempi migliori, facendo seguire lo stesso destino anche alla conversione di Galaga. Quando poi Nintendo trovò il successo con il suo NES rianimando il mercato, Atari tornò a vendere le sue 7800 a lungo conservate e finalmente portò Galaga nelle case dei giocatori.

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4) A causa della forte richiesta, molte macchine originali di Galaga vennero ottenute convertendo i cabinati di Bosconian invenduti. I due giochi avevano hardware e cabinet simili, e questo permise ai ragazzi della Bally/Midway (il distributore ufficiale in USA) di effettuare rapidamente le conversioni.

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Bosconian

5) Nel 1995, Galaga ritornò in sala giochi nella Namco Classic Collection Volume I, un kit di conversione arcade che conteneva anche Mappy e Xevious. Fu la prima vera riedizione del gioco e bruciò sul tempo anche Pac-Man che ritornò in sala dopo di lui, nel volume II di questa breve serie di collection.

6) Come Donkey Kong, Pac-Man e Ms. Pac-Man, anche Galaga ha un livello finale oltre il quale il gioco impazzisce. Ciò che il giocatore vede al termine del livello 255 dipende dalle impostazioni. Se il gioco viene settato alla massima difficoltà, allora si può continuare a giocare a oltranza, altrimenti l’astronavina va alla deriva nello spazio per tipo, SEMPRE, e l’unico modo per sbloccare la situazione e spegnere e riaccendere tutto .

7) Nel 1984, comparve in sala giochi GAPLUS, il terzo gioco della serie e sequel di Galaga. Dopo il suo rilascio iniziale, Midway modificò il titolo del gioco da Gaplus a Galaga 3, nella vana speranza che il riconoscimento del nome potesse aiutarlo nelle vendite e nei guadagni.

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un sequel sfortunello

8) Nel tentativo di confondere ulteriormente i giocatori, Galaga ’88 uscì nel 1987 e a un certo punto venne rinominato Galaga ’90, per poi essere cambiato di nuovo in Galaga ’88.

9) Galaxian 3 venne rilasciato nel 1994, molto dopo Galaga’88, e fu l’ultimo in versione coin-op. Era il quinto gioco della serie che contava Galaxian, Galaga, Gaplus/Galaga 3, Galaga’88/’90, e infine Galaxian 3.

10) Nel gioco TEKKEN per PS1 esiste un livello segreto dove si può giocare a Galaga.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Come ho fancazzeggiato io tra i 18 e i 25 anni sognando di diventare scrittore credo nessuno al mondo. Poi un giorno è successo che leggendo un libro di Bukowski, rimasi folgorato da una frase che pressapoco sentenziava: “è lo scrivere che sceglie te, non tu che scegli lo scrivere”. Ecco, ci volle quello schiaffo del vecchio Hank per farmi tornare con i piedi per terra. Fu così che smisi di sognare di diventare scrittore e iniziai a sognare di ricevere un giorno la telefonata di un notaio che mi avvisava che ero l’unico erede di una fantastica eredità di un mio prozio ricchissimo del Texas di cui non conoscevo l’esistenza perchè in realtà non è mai esistito un prozio del Texas ma la spranza è l’ultima a morire. L’ottimismo è il profumo del fancazzismo!

    • Simone Guidi ha detto:

      Grande Ste, anch’io ho fancazzato molto nella mia vita terrena, poi una volta sono morto ed è cambiato tutto. Fidati, conviene, te lo dice a tuo cuggino. Duahahah. Oh Ste, ma parliamo di cose serie. C’ho WILLOW nella pennetta USB! Piano piano ci arrivo, vai tranquillo. 🙂

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