In offerta alla Lidl : ATARIBOX alla Game Developers Conference 2018

Questo articolo ha una precisa funzione sociale. Come voi, anch’io ho una figlia, diversi nipoti, persone care di svariata natura, e sono molto preoccupato dalla loro completa estraneità al fatto che Atari presenti Ataribox al GDC 2018. Pensate che la mia bimba, che ha 7 anni suonati, non ha ancora provato a tenere in mano un vero joystick Atari, o fatto brillare un’asteroide in Asteroids, o contemplato la poesia di un carro armato che esplode in Battlezone. Mi contorco dialetticamente da mesi cercando di convincere i frequentatori del blogghino che giochi come Centipede o Gauntlet siano fondamentalmente degli educational pieni di importanti lezioni di vita. Ho provato anche a dirgli: «Oh dai, ragazzi. Se avete creduto in Ouya, Ataribox farà proprio al caso vostro. È più o meno la stessa cosa, ma con un marchio prestigioso sopra!»
Ma niente. Non se la sono bevuta.
SPOT!


Buonasera. Va ora in onda un approfondimento in merito a una console vaporware forse meritevole, ma non indispensabile, che hanno deciso di vendervi in una comoda confezione tascabile dal convenientissimo prezzo di circa 300 paperdollari.  Potevano fare di peggio? Sì. Potevano fare di peggio. Ma, ATTENZIONE! Tenete d’occhio la Games Developers Conference 2018 (che inizia oggi). Le sorprese potrebbero non essere finite. Restate con noi dopo l’intermezzo pubblicitario.

 

Vi ricordate a che punto eravamo rimasti? Atari era tornata! All’E3 dello scorso anno annunciava tracotante di avere una nuova console in uscita sul mercato dopo 25 anni di assenza, ma dopo qualche mese ci faceva intendere chiaramente di non avere i soldi per produrla e avviava una campagna di crowdfunding. Seguiva un’intensa promozione via social che svelava i dettagli del prodotto col contagocce, e lo sbandieramento della data di avvio dei preordini al 14 dicembre. I sottoscrittori ricevevano una email di warning 3 giorni prima dello start con l’invito ad affilare le loro carte di credito, poi, incredibilmente, la campagna non partiva! L’azienda ritirava i piani di preordine all’ultimo minuto sospendendo tutto e adducendo giustificazioni legate ai ritardi sullo sviluppo dell’hardware.
Il mese scorso, anche il sito web di Ataribox se ne andava offline, provocando speculazioni sul fatto che l’idea fosse stata abbandonata.

 

Beh? C’eravate cascati, eh?! Apparentemente non è così. Non ancora, perlomeno.
Atari persevera, e annuncia la presenza del prototipo di Ataribox alla Games Developer Conference (GDC) di San Francisco, da oggi fino al 23 marzo. Tuttavia, prima che voi fighette cominciate a bagnarvi, l’annuncio è accompagnato dalle ormai consuete fanfare seguite dagli altrettanto consueti scarsi dettagli sul prodotto. Nessuna nuova oltre le poche già note, nessuna specifica aggiuntiva, nessuna informazione su cosa abbia causato i ritardi o se i problemi siano stati superati. Insomma, Ataribox avrà pure una linea stilosa da restare a bocca aperta, ma è tutto lì.


C’è da dire che al momento dell’annuncio dell’uscita di Ataribox si era verificato un precedente illustre: il NES Classic Mini era stato rilasciato l’anno prima ed era andato stra-esaurito. Complice o no la produzione sottostimata della sua prima edizione, era stato un successone. Ecco il perché dell’urgenza di giocarsi subito la carta della console con forte retro appeal anche se il prodotto, in definitiva, non era ancora pronto.
Atari, comunque, non sarà solo Ataribox. Al GDC sarà impegnata anche sul fronte del videogioco promuovendo l’arrivo di Tempest 4000, ennesimo capolavoro del grande Jeff Minter in rilascio questa estate su PlayStation 4, XboX One e PC; RollerCoaster Tycoon convertito per Nintendo Switch, e una compilation flashback di classici Atari anni’80. Un po’ di carne al fuoco, quindi. E se il vecchio Nolan Bushnell non fosse stato ingiustamente esautorato da un premio ritenuto indegno di lui, Atari avrebbe goduto anche di un maggior traino pubblicitario.

 

Ciò che è importante capire è che Atari ( non mi stancherò mai dirlo ) non è più la società di cui si leggeva nei libri di storia dei videogiochi. Ha meno di 10 dipendenti e non crea realmente nulla. Gestisce semplicemente un marchio e delle proprietà intellettuali che veicola, di volta in volta, da una parte piuttosto che da un’altra, a un terzista piuttosto che a un altro. Non ha neanche lontanamente i soldi per sviluppare un prodotto che possa trainare la guerra delle console moderne verso una nextgen, altrimenti non avrebbe bisogno di ricorrere al crowdsourcing ogni volta che lancia qualcosa di nuovo. Recentemente ha annunciato il lancio di una propria criptovaluta da utilizzare nell’ambito dei giochi d’azzardo virtuali ma gli unici modestissimi successi che ottiene sono quando rilascia i vecchi giochi Atari per le nuove console, oppure quando io e te, affezionato corridore, ci compriamo la Mug con il logo Atari stampato sopra.
Ataribox, comunque, è il primo sforzo dell’azienda per proporre una sua moderna incarnazione hardware, riuscirà Atari a mettere insieme i pezzi di un prototipo killer per la manifestazione che ha inizio oggi? Se così fosse, il GDC 2018 passerebbe alla storia come l’eucarestia di Atari, dove i giocatori sarebbero disposti a perdonarle tutti i suoi moderni peccati in nome di un gameplay classico in ambiente moderno. Questo, almeno, fino a quando non dovranno mettere mano al portafoglio e capire se ne vale la pena.

Invito gli Atariani a seguire gli eventi del GDC 2018 e segnalarmi le novità sulla questione nei commenti di questo articolo. Ne potrebbe nascere una bella discussione. Grazie.

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