Quel poco che vi rimane ancora da sapere su Ghostbusters 1984

ghostbustersCari corridori, qui o si fanno i podcast o si muore, o si parla tanto di Ghostbusters per via di quel reboot che uscirà a fine mese, ma tenete a mente che il successo astronomico riscosso da Ghostbusters 1984 fu tutt’altro che scontato. Fin dall’inizio il nostro eventuale campione d’incassi affrontò innumerevoli ostacoli, incomprensioni, ed emergenze. Il budget dedicato al film scandalizzò e divise i dirigenti della Columbia Pictures che sulle prime considerarono il progetto un «terribile e costoso rischio sulle spalle di attori televisivi e un regista relativamente inesperto». Insomma, capitemi quando vi dico che questo film è stato una grande, grandissima scommessa che per fortuna è andata bene. Si meritano o non si meritato un podcast cose del genere? Noi Cuginetti del Terribile pensiamo di sì.

Ghostbusters 1984 partiva male, premettendo che uno dei principali protagonisti per il quale la sceneggiatura era stata scritta non c’era più, morto di overdose senza tanti fronzoli, il plot richiedeva decine di effetti speciali dei quali, in quel momento, tutte le aziende competenti non si potevano occupare perché impegnate in altri progetti. Inoltre, a tutta la crew che si doveva occupare del film era stato dato solo un misero annetto per riscrivere la sceneggiatura, girarla, e consegnarla nei cinema, questo anche se nessuno di loro aveva mai tentato un progetto di tale portata prima. Ciliegina sulla torta / special bonus: l’allora presidente della Columbia, Frank Price, che aveva dato via libera all’intera operazione, si mangiava le mani sostenendo di aver fatto un terribile errore.

Ghostbusters 1984

Fidati

La storia ci racconta che, incredibile a dirsi, la missione fu portata a termine con splendido esito e alla fine Ghostbusters uscì nelle sale riportando un plauso mondiale con tanto di omaggio a John Belushi, compianto e mancato protagonista, sotto le spoglie del verde e gelatinoso fantasma Slimer, a detta di Aykroyd basato sulla fisionomia e i modi del povero John.

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All’indomani della dipartita di Belushi, però, era allarme rosso. Aykroyd si rivolse a Bill Murray, al tempo suo collega nel Saturnday Night Live Show, proponendogli il progetto e mettendogli in mano una sceneggiatura scritta a metà. Si dice che Murray non ebbe particolari problemi ad unirsi al cast, almeno in quella fase iniziale, anche se va notato che Bill fosse già famoso per essere uno che non amava impegnarsi sulle cose fino all’ultimo momento, tant’è che nell’ambiente si era guadagnato il soprannome di “Murricane”, che riassumeva perfettamente l’attitudine dell’attore sotto tutti i punti di vista.

Per quanto riguarda il regista, Ivan Reitman, fu la scelta più logica in quanto reduce dall’enorme successo americano di Animal House, Stripes, e Meatballs, un filotto di film che lo fecero diventare uno dei registi di commedie più ricercati a Hollywood. Metteteci anche che aveva già lavorato con metà degli attori protagonisti e, bravo che fosse, Ivan era fondamentalmente nel posto giusto al momento giusto.

Ricevuta la luce verde, quello che attese Aykroyd, Ramis, e Reitman fu un terrificante crunck-mode di 2 settimane dove lavorarono h24 per riuscire a redigere la sceneggiatura e renderla compatibile con il budget e i protagonisti.
Il primo ordine del giorno: rielaborare i personaggi principali che nella prima bozza erano ben lungi dall’essere le icone che conosciamo. Guardando alla propria esperienza familiare e alla lunga storia degli archetipi Hollywoodiani nelle commedie coi fantasmi, Aykroyd e Ramis immaginarono Peter Venkman, Raymond Stantz e Egon Spengler.
Aykroyd si dedicò con passione alla storia e Harold Ramis si concentrò sulle gag e i dialoghi divertenti. In sostanza, i due scrissero separatamente e poi si scambiarono i lavori riscrivendoli l’un l’altro.

Temo possa sentirti, Ray

– È un aborto di tubero, vero? – Temo possa sentirti, Ray

Ma mentre Aykroyd e Ramis si svenavano per far quadrare il cerchio, cosa faceva Bill Murray? Grande assente dalla stesura della sceneggiatura, era in India per completare le riprese de “Il filo del rasoio”, film adattamento cinematografico di un romanzo del 1944 e del quale era anche co-sceneggiatore. L’allora presidente della Columbia Pictures, Frank Price, sottoscrisse quel progetto con la tacita intesa che Murray avrebbe a sua volta fatto parte del cast di Ghostbusters. Ufficialmente, però, Murray rifiutava di legare il proprio nome a entrambi i film. Quello fu l’unico modo per avere a bordo Murray nella produzione di Ghostbusters: un accordo segreto senza impegno ufficiale da perte dell’attore. Di fronte a quel “dilemma”, Price concluse che se “Il filo del rasoio” fosse andato male, tutto sommato avrebbe fatto perdere alla Columbia pochi soldi rispetto al budget che era in ballo per Ghostbusters. Sarebbe stato un sacrificio ammortizzabile.

Quando Murray tornò di nuovo a New York, Ramis e Reitman lo aspettavano direttamente al terminal dell’aeroporto La Guardia per mostrargli lo script rielaborato. Bill scese dal suo aereo in ritardo di un’ora e con un megafono da stadio in mano, di quelli che potevano suonare un sacco di canzoni pre-registrate, si rivolgeva a tutti quelli che incontrava per rispondere a qualsiasi domanda. Strappatogli il megafono di mano, Ramis e Reitman lo trascinarono in un ristorante nel Queens dove finalmente riuscirono a fare il punto della situazione.
All’inizio Murray contribuì ben poco alla sceneggiatura, ma si fece perdonare durante le riprese quando tirò fuori il meglio di sé e lo mise a disposizione della squadra.

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I personaggi e la trama erano a buon punto, ma ancora molti sacrifici dovevano essere fatti prima di arrivare alle versioni che il mondo vide nei cinema. Venne tagliato un bel po’ di materiale, sia durante la maratona di riscrittura iniziale, sia più tardi, durante le riprese e il montaggio. Ad esempio: Aykroyd, nella prima versione della sceneggiatura, aveva immaginato l’impianto di stoccaggio degli spettri piazzato illecitamente in un distributore di benzina della Sunoco abbandonato da qualche parte nel nord del New Jersey, innegabilmente un purgatorio per punire i fantasmi catturati. Durante la riscrittura invece si optò per metterlo in una caserma dei vigili del fuoco di New York.

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La squadra di riscrittura dovette affrontare un’altra sfida disperata: il nuovo script di Ghostbusters 1984 richiedeva quasi 200 scene con effetti speciali e in quel momento tutte le principali aziende che se ne occupavano erano impegnate in altri importanti progetti, tipo Indiana Jones e il Tempio Maledetto e Il Ritorno Dello Jedi. Reitman propose una soluzione ambiziosa: « Creiamo una nostra azienda per gli affetti speciali!» Fu un colpo di straordinaria fortuna che il premio Oscar Richard Edlund (già famoso per il suo lavoro sui film di Star Wars, I predatori dell’arca perduta, e Poltergeist) stesse cercando di mettersi in proprio. E fu un’altrettanto grande colpo di fortuna che sia la Columbia Pictures che la Metro-Goldwyn-Mayer avessero bisogno di effetti speciali per le loro produzioni, e accettassero di finanziare congiuntamente la nuova società di effetti visivi di Edlund, la Boss Film Studios. A seguito di questo, vennero quindi reclutati anche i designer e gli artisti che avrebbero dovuto concepire i props, i mostri, e tutto quello che ci sarebbe stato di soprannaturale in un film che non era ancora stato scritto.

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In corso d’opera il personaggio di Dana cambiò mestiere passando da modella a musicista su suggerimento di Sigourney Weaver, così come il personaggio di Louis Tully, inizialmente concepito per il comico John Candy, dovette essere profondamente ristrutturato su Rick Moranis. I primi storyboard per il film raffiguravano Tully rotondo, con un fisico distintamente John Candyano, purtroppo, quando Reitman mostrò la sceneggiatura a Candy, questi pretese di interpretare la parte solo se avesse potuto parlare con l’accento tedesco e disporre di due grossi cani da compagnia. «Mi dispiace, John, forse la prossima volta.» Rispose Reitman rivolgendo le sue attenzioni a Rick Moranis che stava avidamente aspettando dietro le quinte per la parte.

Perirai nella fiamma!

Perirai nella fiamma!

A quel tempo, New York non era esattamente quel posto di primo piano che è adesso. La città stava emergendo da un decennio di disastri fiscali, scandali, e violenza. Nei primi anni ’80, per tutti era ancora l’orribile, sporco centro del crimine dove le persone oneste preferivano non andare, e in più già da tempo l’epicentro dell’industria dell’intrattenimento si era trasferita in pianta stabile a Los Angeles.
Eppure molti impiegati nel settore scelsero di dare credito alla città del Saturnday Night Live e in seguito, a Ghostbusters, scegliendola come location ideale per lo svolgimento di numerosissime storie. Proprio in quegli anni, si parla del 1984, si consumava il contropiede culturale di New York e l’inarrestabile rimonta della città nella classifica dei favori degli americani. Fu come un secondo sbarco sulla luna; l’America riscoprì New York e ci piantò una bella bandierina sopra. Tutto ricominciò con il Saturnday Night Live, e Ghostbusters fu una convalida e un’ulteriore celebrazione di quello che stava succedendo. Questo sentimento venne incapsulato nell’ultima battuta del film, gridato da Winston Zeddemore mentre osservava le macerie del disastro intorno a lui: ” Ti amo New York!”.

 

Durante il making, il team guidò in giro per tutta la città, le riprese vennero svolte in diversi locali iconici. New York diventò uno dei personaggi principali del film nel quale appaiono molti punti di riferimento ormai perduti come, ad esempio, gli edifici del World Trade Center, e caratteristici come Tavern on the Green.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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