Tutto cio’ che tu fa e’ male. Io voglio che tu sa cio’: Quello che resta di Ghostbusters II

Ghostbusters IILa notizia di un reboot di Ghostbusters tutto al femminile certamente non vi sorprenderà, e in certi angoli di internet è stata accolta con reazioni decisamente contrastanti. Che io sia a favore o contro lo scoprirete solo vivendo, e dopo che lo sarò andato a vedere con gli amichetti di Mondo Nerd. Quasi nessuno però ha una buona parola da dire riguardo al sequel del film originale, Ghostbusters II, e questo è per me francamente intollerabile. Anche se universalmente percepito come un fallimento, il sequel è un film che ha fatto il suo dovere incassando molto, e forse, con la giusta predisposizione d’animo, è possibile trovarci qualcosa di molto più apprezzabile di quanto suggerisca la sua reputazione.
Il fatto è che ben cinque anni erano passati dal fenomenale successo dell’originale, e Ghostbusters II si sforzò di ricomporre tutti gli elementi creativi e l’intero cast del capostipide con rara affettazione. Anche se qualcuno fosse stato riluttante a riguardo, il primo capitolo aveva ammucchiato una quantità così esageratamente ridicola di denaro e generato uno spin-off a cartoni animati di così tale successo che il follow-up era inevitabile. E allora riguardiamoci questo Ghostbusters II in Blu-ray, e vediamo di trovarci qualcosa di buono se riusciamo.

Ghostbusters II è stato un film problematico. Non fraintendetemi, non significa che non mi piace; ci ho trovato diverse cose positive dentro e non posso fare a meno di nutrire dell’affetto per lui, ma è stato, mi ripeto, un film problematico.
Lo stesso Bill Murray non ne fu molto convinto e poco prima del lancio disse cose poco carine tipo: «Volevo dargli un altro nome per essere sicuro che non ci sarebbe stato nessun “Ghostbusters III”», oppure, « All’inizio delle riprese lo script non era pronto e, alla fine, le idee che doveva contenere quando dissi “OK, facciamolo!” non c’erano più» e infine, « Oh, che diavolo. Anche se è da schifo, questo sequel farà sicuramente i soldi. Ci sono troppe persone là fuori che vogliono vedere se abbiamo rovinato il franchising o se ci è venuto bene». Quest’ultima, se mi permettete, è una vera e propria chicca di speranza, e se pensate che queste frasi venivano pronunciate per promuovere un film a un paio di mesi dal suo rilascio, capirete anche perchè non è stato esattamente un successo di critica.

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È arrivata la rata della TARI

Beh, che Ghostbusters II avesse qualche problemuccio già prima della sua uscita pareva ovvio, ma anche dopo averlo visto al cine (perchè ovviamente un vero fan come me certe cose le vide, le vede, e le rivedrà mille volte) devo purtroppo confermare che il film ha diverse pecche sulle quali è difficile passare sopra.

Tanto per incominciare lo script è essenzialmente un remake del film originale, dal cattivo (un essere malvagio che sta cercando di irrompere nella nostra realtà) agli archetipi dei personaggi (lo scagnozzo del male è un secchione imbarazzante che cerca di trombarsi Dana, e i Ghostbusters sono sempre minacciati da un governativo idiota che cerca di distruggere la loro credibilità). Addirittura vengono inseriti degli eventi a dir poco audaci per poter ripercorrere a livello narrativo la stessa strada del primo film, vedi i Ghostbusters fuori mercato che fanno la fame in modo che noi spettatori si possa ammirare la loro “risalita alla gloria”, oppure Dana e Peter che rompono in modo che possiamo assistere a due ore di Peter Venkman che corteggia Dana con il suo fascino eccentrico. E nel bel mezzo di tutto questo ci sono le musiche rap. Musiche rap carine, è vero, ma neanche tanto memorabili.

 

Ma parliamo un po’ della storia: cinque anni dopo gli eventi del primo film, i Ghostbusters non esistono più, sciolti dal sindaco e schiacciati dalla colpa di aver scatenato la divinità “Gozer” sulla città di New York. Peter Venkman e Dana Barrett non stanno più insieme ma lei ha un figlio neonato avuto da un musicista scandinavo uscito a comprare le sigarette. Ovviamente il figlio di Dana diventa il bersaglio di sgradite forze misteriose che rispondono al nome di Vigo, il flagello della Carpazia, uno spirito malevolo normalmente residente in un dipinto del XV secolo. Vigo si vuole reincarnare in questo piano temporale e ha bisogno del pupo per far quadrare il cerchio.
A Dana non resterà altro che rivolgersi ai suoi vecchi amici Ghostbusters, i quali rispolvereranno gli zainetti protonici non solo per lei ma per tutta la City. Ah, quasi dimenticavo, un fiume di melma rosa è apparso in un cunicolo della metropolitana, che sia collegato alla resurrezione di Vigo o serve soltanto per far vivere ai nostri protagonisti degli scomodi momenti di melma?

 

Il punto era che dopo il folgorante successo dell’originale Ghostbusters, la sceneggiatura di Ghostbusters II venne concepita per poter vivere di rendita senza osare. Gli effetti visivi della Industrial Light and Magic erano superlativi ma l’umorismo non altrettanto. È vero, la recitazione era solida e Ivan Reitman alla regia staccava il suo solito biglietto che garantiva qualità, ma in pratica per i fan fu principalmente una gioia poter rivedere i loro personaggi preferiti sul grande schermo dopo così tanto tempo, anche se ripercorrevano vecchi canovacci. Purtroppo, proprio questo estremo tentativo di clonazione del film originale aveva fatto scappare la magia, e beh, l’effetto che ne derivò fu tipo quello che si provò paragonando “Fuga da New York” con “Fuga da Los Angeles”, e più recentemente “Il Risveglio della Forza” con “Una nuova speranza”. Bello sì, ma che tristezza per l’occasione mancata.

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Provate a non pensare a quell’altro film, se ci riuscite

C’è inoltre da dire che, sempre a livello di sceneggiatura, furono inseriti dei rimandi all’altrettanto famosa serie animata “The Real Ghostbusters”. A partire dal fiume di melma per arrivare all’entità imprigionata nel dipinto, che erano temi presi da due puntate distinte della serie animata, si arrivò a riconcepire l’immagine di Janine per renderla più somigliante a quella del cartone, e ad inserire la presenza di Slimer come fantasma mascotte. Tutti questi rimaneggiamenti fecero in modo che il film perdesse di personalità e lo facessero assomigliare, ahimè, a una minestra riscaldata.

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Questo però è geniale. Devo riuscire ad averne uno uguale con Emiliano Buttarelli e i Bit-elloni

Non fraintendetemi, non voglio darvi l’impressione che a me il film non sia piaciuto, tutt’altro, ma come vi dicevo all’inizio, Ghostbusters II è un film problematico.

Se il primo Ghostbusters aveva goduto di un gigantesco Bill Murray che si mangiava tutto, qui lo ritroviamo sotto tono, con battute mediocri e mai brillanti. Si ride poco, questo è forse il problema più grosso, quel tipo di umorismo graffiante e a tratti esplosivo del primo film resta in contumacia. In generale il tono è blando, forse fu una scelta precisa per entrare in sintonia con la serie animata, forse l’alchimia originale tra i protagonisti non c’era più, forse qualche altra ragione che io non so, fatto sta che di pancia non si ride mai e l’umorismo osé è totalmente assente. Nel primo film avevamo visto Dana Barrett posseduta da un demone che con indosso un abitino di raso rosso cercava di sedurre Venkman. Nel secondo, Dana Barrett ha un bambino e questo cambia tutto. Sposta il focus conducendo lontano da quel tipo di gag in cui Dan Aykroyd veniva molestato nel sonno da un fantasma, e ci precipita in una selva di scene sulla genitorialità di come sono carini i bambini, come sono dolci i bambini, e come sono indifesi i bambini, in pratica entriamo baldanzosi in una fabbrica di pannolini. Ovviamente non muovo nessuna polemica verso questo aspetto, sono un padre anch’io, ma di fatto si ottiene che l’umorismo sia meno graffiante, il finale meno apocalittico, e il cattivo Vigo non riesca a neanche a legare le stringhe a Gozer.

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La noia e l’imbarazzo

Come film a sé stante, Ghostbusters II è perfetto. Come secondo episodio, purtroppo non ci restituisce molto di tutto ciò che il primo ci aveva dato.

Concludendo, non c’è niente che Ghostbusters II faccia particolarmente male; è un film divertente con un sacco di gag che restano nella media. Anche la colonna sonora non è memorabile con la sua deriva rap. Il mitico sottofondo di Elmer Bernstein è tristemente assente, sostituito da qualcos’altro di anonimo, e il tema principale di Bobby Brown “On Our Own” non riesce proprio a reggere il confronto con l’iconica canzone originale di Ray Parker Jr.

Se tutto questo non vi dispiace, allora Ghostbusters II è ancora una commedia di moderato successo con un sacco di attori di talento che ci recitano dentro. Non può vantarsi di essere un buon film come il suo predecessore, ma sai che, in giro ci sono tanti altri film peggiori senza la parola “Ghostbusters” nel titolo.

Rick Moranis Ghostbusters II

No, grazie Rick. A posto così. Non abbiamo bisogno di altro

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2 risposte a Tutto cio’ che tu fa e’ male. Io voglio che tu sa cio’: Quello che resta di Ghostbusters II

  1. Ste84 scrive:

    Sottoscrivo tutto. Di molto inferiore all’originale, che è un capolavoro, questo alla fine è comunque un buon film e ogni volta che rivedo il primo la mia insaziabile voglia di Ghostbusters mi spinge sempre a vedere anche il sequel appena dopo. Le mie scene preferite rimangono sempre quelle delle gallerie della vecchia metro, quella dell’eco e del treno fantasma, non so perchè ma sono le uniche che mi trasmettono la magia del primo film. Invece reggo poco quella della statua della libertà che si incazza e fa il mazzo a quel comunista di Vigo, ma chi l’ha scritta, gli sceneggiatori di Rocky IV? 😀
    Tra l’altro devi avermi letto nel pensiero, proprio in questi giorni avevo deciso di rivedermi entrambe le serie animate, alcuni episodi sono davvero belli!
    Invece mi sa che al cine a vedere ghostbusters 3 non ci andrò, il trailer mi ha troppo abbattuto… aspetterò la tua recensione 😉

  2. Simone Guidi scrive:

    Ma no, dai. Dobbiamo essere ottimisti per Ghostbusters 2016. Io cercherò di non ascoltare le sirene della disfatta (sono tante e forti) e andrò al cine con ottimistica rassegnazione. Certo, sì, il presagio di catastrofe incombente è fastidioso, ma io tirerò diritto andando incontro al futuro radioso, un po’ come feci quando andai a vedere PIXELS, che infatti fece dignitosamente cagare. 😉

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