Gli americani sono un grande popolo con tante bombe atomiche

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burnsIo amo l’America, e lo posso dire con ragionevole certezza dopo che nel mio remoto passato da scapolaccio ho potuto amare alla follia una delle sue figlie.
Amo l’America e gli americani perchè fanno le cose con un’incoscienza talmente grande che è pari solo alla loro potenza di fuoco. È il luogo di Dio, patria e famiglia, dove la prima majorette viene inevitabilmente traforata nei suoi anfratti dal capitano della squadra di football, e ne rimane incinta a 16 anni. È il luogo dove il 10% della popolazione è muscolosa e gonza come Stallone e il restante 90% si porta appresso un culo di proporzioni bibliche. È il luogo dove chi ha i soldi si cura e chi non ce l’ha si attacca (e rompe pure i coglioni ). È il luogo dove alberga il bene mentre il resto del mondo, se esiste, è popolato dai malvagi ignoranti.
Si, io amo l’America che ha fatto Schwarzenegger governatore e un nero presidente. Amo il loro modo di risolvere i problemi spendendoci una caterva di paperdollari, nuclearizzando qualsiasi cosa che si muove e magari, alla fine, accorgendosi di aver raggiunto l’indirizzo sbagliato.
La amo proprio quest’America, e laggiù da ormai diversi anni ci abita il mio vecchio amico Marco che scrive un blogghino niente male.

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Io a Marco lo conoscevo dai tempi dei pantaloni corti, da quando cioè scorrazzavo per le strade del mio quartire in compagnia dei debosciati come me. Però Marco era diverso dagli altri piccoli delinquentelli che bazzicavano in giro. Sì, sì. Marco già da piccolo aveva quella grande qualità di cui noi tutti ignoravamo l’esistenza: L’INTELLIGENZA.
Con lui, in fin dei conti, ho condiviso poco se non la prima visione di “Cobra” al cinema, e proprio in quella sede udii la battuta più sagace di tutto il film, solo che la disse lui.
Ovviamente Marco, essendo intelligente, in città rimase poco. Appena gli fu possibile, mandò a quel paese la fine logica della provincia, con le sue partite di campionato e le canne a go-go, entrando all’accademia militare di Livorno.
Da quel momento non lo rividi più. Ogni tanto mi arrivava qualche chiacchiera rimbalzata per conto terzi che lo innalzava a un rango superiore, quasi mitologico. Si diceva in giro che fosse imbarcato sull’Amerigo Vespucci e che facesse il giro del mondo tipo 700 volte al mese. Che avesse avuto la meningite quando stava doppiando Capo Horn ma l’aveva superata con le Zigulì. Che fosse diventato SuperGeneralissimo di fregata e fumasse solo sigari cubani.

Europa_secondo_gli_americaniInsomma, Marco era nel pantheon degli eroi metropolitani locali e in quanto tale era uno e trino, effimero ma ben presente, venerabile ma deprecabile.
Poi te lo ritrovo su Feisbuc. Ah quant’è potente questo feisbuc. Dio lo benedica.
Scopro che lavora per la NATO, che vive negli USA e si è fatto una famiglia laggiù, e soprattutto scopro che scrive un blog. E cosa scrive su questo blog? Beh, essendo una persona INTELLIGENTE scrive le sue impressioni sulla società americana. Impressioni di un italiano trapiantato in un posto dove quando la gente non sa cosa fare fa esplodere qualcosa e ci fa la battuta sopra. Impressioni molto acute quindi. Ed ecco perchè vi raccomando di visitarlo questo blog che, se pur spartano che sia, contiene molte cose interessanti tipo quella che ha scritto QUI, che ci fanno capire che non c’è limite al peggio.

http://italianonegliusa.blogspot.it/

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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