Questa citta’ puzza di vampiro : Gli Ultimi Giorni di Salem

Non so se ve ne siete accorti, ma in questo blogghino apparentemente anonimo che galleggia sull’internet mi sono preso la libertà di recensire, tra videogiochi vecchi e robe di fantascienza, ben 4 (QUATTRO!) film di vampiri, portando il valore intrinseco dei contenuti su un livello troppo alto per essere effetivamente compreso o spiegato a voi umani, e convincendomi ad interessarmi, nel futuro prossimo venturo, a più o meno qualsiasi altra storia di vampiri uscita al cinema e in televisione, eccetto Twilight.
I film di Twilight non troveranno mai spazio nel mio database perché, nel frattempo che scrivevo le recensioni di cui sopra, ho maturato un senso critico e della dignità che mi impediscono di guardarli senza sentire la necessità di conficcarmi degli aghi nelle pupille. Per questo motivo ho scelto di rivedermi Gli Ultimi Giorni Di Salem, la miniserie del 1979 con protagonista il collega furbo di Starsky. Twilight nuoce gravemente alla mia salute ed eviterò di vederlo. Vi ringrazio per l’applauso. Adesso spiegatelo voi al signore qui sotto che vi piace Twilight.

Quando, nel 1975, il libro Le Notti Di Salem venne pubblicato, Stephen King non era al livello di fama in cui si trova ora, e nel 1979, quando un adattamento televisivo ne venne sviluppato, come scrittore aveva appena sfondato. A quel punto, dei suoi precedenti 4 libri, solo uno aveva ricevuto un trattamento cinematografico; quel “Carrie” diretto da Brian De Palma che era stato un discreto successo commerciale, ma non abbastanza grosso da rendere il nome di King familiare al grande pubblico.
Di certo eravamo ancora ben lontani dai tempi in cui il solo fatto che ci fosse King di mezzo era sufficiente per garantire il successo di un progetto. E, infatti, lo Zio non c’entra niente con la miniserie Gli Ultimi Giorni Di Salem, la quale venne messa in sviluppo in seguito al successo del Dracula di John Badham e di Nosferatu di Werner Herzog.
Gli Ultimi Giorni Di Salem, comunque, non è solo una miniserie sui vampiri firmata da Tobe Hooper, ma anche un pretenzioso adattamento del libro dal quale se ne discosta molto. Viene ricordata come un classico, ed è piuttosto sorprendente che lo sia perché, in fondo in fondo, non c’è una vera ragione per cui lo dovrebbe essere.

 

Flashback di 40 anni: Gli Ultimi Giorni Di Salem non viene concepito come una miniserie e la Warner Bros. incarica di sviluppare il soggetto un giovane promettente di nome George A. Romero, il quale confeziona una sceneggiatura molto fedele al materiale originale, incredibilmente tetra, ma indubbiamente castrata dalla ristretta durata di un film standard in confronto alla portata narrativa del romanzo.
I signori di Warner visionano il lavoro di Romero e lo elogiano alquanto, ma decidono che il progetto sarebbe stato più adatto alla lunghezza di una miniserie dedicata. Dal canto suo, Romero, forse inebriato dal contemporaneo successo del suo ZOMBIE (Dawn of the Dead), forse credendo che non sarebbe stato in grado di realizzare il film all’interno delle restrizioni televisive con la censura e tutto il resto, abbandona la produzione.
A quel punto, con il progetto già avviato, la Warner Bros. cerca semplicemente un altro professionista che sia in grado di portarlo a termine, e lo trova in Tobe Hooper, il quale accetta prontamente.
Hooper ha precedentemente diretto Non Aprite Quella Porta nel 1974, che è uno dei film horror più famosi mai realizzati, ma sta attraverando in brutto momento e con i nuovi film non riesce più a bissare il successo raggiunto quattro anni prima.
Col senno di poi, si può dire che Gli Ultimi Giorni Di Salem rappresenta una svolta durante un periodo negativo nella carriera di Hooper, ma le premesse non erano affatto così. Il Libro di King è un romanzo molto cruento, adulto, e pieno di scene forti, è facile capire perché un adattamento televisivo significasse renderlo monco dei suoi elementi viscerali. Censurare troppo avrebbe potuto rappresentare la rovina.

«…e laggiù metteremo una gabbia dove rinchiuderemo tutta la censura»

Proprio per questo Tobe Hooper insiste per alcuni drastici cambiamenti, uno in particolare molto importante. Vuole rappresentare il vampiro principale, Kurt Barlow, come un personaggio silenzioso, strisciante, più simile al Nosferatu di Herzog. Nel libro di King, Barlow è un tipo abbastanza loquace e soave, di quelli che, anche se parla poco, gode nel sentire il suono della propria voce. Qui, nella versione di Hooper, sarebbe stato muto. La ragione sta nel fatto di voler inseguire il successo del Dracula di John Badham, che inaugura l’era del vampiro romantico, e del Nosferatu di Herzog, che punta sul look orrorifico del mostro e la personalità travagliata.
Così facendo, Hooper confeziona un mix dei due vampiri e ottiene uno dei pochi mostri iconici mai apparsi in una produzione televisiva. In effetti, prima di vedere il Pennywise di Tim Curry nell’adattamento di IT, Barlow si stampa nell’immaginario degli spettatori per un decennio buono.

Trama: Lo scrittore Ben Mears, qui interpretato da David Soul, torna nella sua città natale, Salem’s Lot, per scrivere una storia su Casa Marsten, un’abitazione signorile ma molto spettrale che ha segnato la sua gioventù. Mears tenta di affittarla ma scopre che la casa è già stata presa da un altro, tale Richard Straker, che sta aprendo un negozio d’antiquariato con il suo socio, Kurt Barlow. Presto Mears comincia a sospettare che i due siano colpevoli della strane morti di anemia perniciosa che si stanno verificando, iniziate, guarda caso, da quando Straker e Barlow sono arrivati in città.

 

Hooper adotta uno stile minimale che funziona magnificamente per il romanzo di King, opprimendo lo spettatore con un costante senso di minaccia sotto il cielo blu del Maine. Il suo stile gotico americano evoca alla lontana Alfred Hitchcock e, con esso quella sensazione di pericolo imminente. I tempi sono dilatati e la lentezza di alcune scene pare adesso intollerabile, ma è una cifra stilistica del tempo e lo spettatore scafato la può accettare senza criticare.
Una volta rilasciata, la miniserie Gli Ultimi Giorni Di Salem è lunga più di 3 ore ed ha un tale successo in patria che viene tagliuzzata e sforbiciata per farne una versione adatta alle esigenze cinematografiche dei cinema europei. È, tuttora, l’unica miniserie televisiva al mondo ad aver subito un trattamento simile.
Sulla carta Gli Ultimi Giorni Di Salem doveva essere un disastro. A Hollywood nessuno aveva il coraggio di confrontarsi con il libro di King a causa delle scene truculente e, alla fine, le idee contenute nell’adattamento di Hooper non erano per niente originali, eppure tutto ha funzionato a meraviglia pur soffrendo delle ristrettezze di un budget televisivo.

Gli Ultimi Giorni Di Salem non è così cruento come il romanzo, ovviamente, ma tutto quello che gli manca viene compensato dall’atmosfera e dalla vista di un vampiro svolazzante con gli occhi scintillanti che graffia la finestra chiedendo di entrare, ed è stata l’iniezione di NOS di cui la carriera di Tobe Hooper aveva bisogno. Anche se poteva vantare un film come Non Aprite Quella Porta in curriculum, è ragionevole pensare che senza il successo della miniserie la carriera di Hooper avrebbe rischiato di arenarsi, e invece, proprio per il modo in cui aveva fatto funzionare questo progetto impraticabile, arrivò a regalarci Poltergeist.

Hooper + Spielberg = BFF

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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3 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Io che sono un amante dell’horror e del Nosferatu di Herzog ancora non riesco a capacitarmi di come questo film possa essermi sfuggito per tutti questi anni. Lo conoscevo solo di nome ma se non fosse stato per il tuo consiglio forse l’avrei visto tra 10 anni o magari mai! Dura 3 ore ma io non le ho sentite assolutamente, anzi. Fantastici gli interni della casa, sudici come la tana di un animale, scelta quanto mai azzeccata. Graditissima scoperta quindi e ti dirò, a me piacciono i vampiri vintage ma questo è uno di quei film che non mi dispiacerebbe vedere rifatto oggi senza alcun freno di censura, davvero spietato al massimo.

    • Simone Guidi ha detto:

      Sono contento che tu abbia gradito Ste, questi articoli che scrivo sono figli del mio tempo e della fascinazione che ho sempre avuto per i vampiri. Da brufoloso c’era la possibilità di vedere queste produzioni incrociandole sulle emittenti private a tarda notte o nei pomeriggi estivi, e io, ti assicuro, ero uno di quelli che le guardava sempre. Dispiace un po’ constatare che, almeno sul mio blogghino, la tematica non sia molto gradita.
      In generale gli articoli sui vecchi film vintage (soprattutto a tema vampiro escludendo i Quentin Tarantini e le tette di Mathilda May) non sembrano essere molto graditi. In verità, essendo questo un blog a fortissima trazione personale e quindi variegato come pochi, non ho ancora capito cosa piaccia veramente al “mio pubblico”. Videogiochi? Cartoni animati? Film? Eventi? Musica? Boh. Di solito scrivo di cose che mi ricordo o che mi colpiscono al momento. Gli Ultimi Giorni Di Salem è una di quelle cose che mi porto ancora dentro da quei tempi: la scena del bimbo vampiro svolazzante alla finestra mi fece proprio cagare addosso quando la vidi, e poi c’è tutta la parte tradizionale coi vari paletti di frassino, la cosa che se non inviti il vampiro in casa lui non può entrare ( contraddetta dall’ingresso spettacolare di Barlow nella cucina dove affronta il sottovalutato padre Callaghan, ma forse Barlow, essendo l’arcivampiro, è in qualche modo immune dal rispettare la regola. Boh?), il servo diurno che protegge la bara. Insomma, è quel tipo di film tradizional-romantico sui vampiri che gradisco almeno quanto non gradisco Twilight.
      Felice che ti sia piaciuto il ricordo di questo vecchio. 😉

  2. Ste84 ha detto:

    Per quanto mi riguarda, tutti gli argomenti trattati sul blog mi interessano molto. Ce ne sono alcuni che mi interessano più di altri, questo si, ma in genere mi leggo quasi tutti i tuoi pezzi. Purtroppo per questioni di tempo a volte ne salto qualcuno e non commento ogni volta che vorrei, ad esempio l’altro giorno il pezzo su Marble Madness mi ha provocato un effetto Ego incredibile perchè l’avevo su NES, poi una cosa tira l’altra non sono più riuscito a commentare (e neanche ricordato infatti mi è venuto in mente adesso!). I pezzi su cui di solito non dico mai la mia sono proprio quelli sul retrogaming, più che altro perchè le mie conoscenze sono limitate quindi mi limito a “imparare” in sacro silenzio 🙂
    Per il resto, tutto quello che riguarda cinema (specialmente horror e fantascienza), serie, musica (specialmente metal e affini) e le tette di Mathilda May, mi interessa e mi stimola sempre moltissimo. Continua così!

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