Grosso Guaio A Chinatown: nato pronto per sconfiggere Lo Pan

TEMPO DI LETTURA: 6 minuti

grosso guaio a chinatownChi mi conosce, lo sa. Se avessi un centesimo per ogni volta che ho pensato ai grandi eroi action degli anni ’80, adesso almeno un atollo personale me lo potrei permettere. Quindi, fidatevi di me che sono sempre sul pezzo quando vi dico che uno dei più grandi eroi d’azione mai concepiti nella storia del cinema è Jack Burton. Chi? Avete capito bene. Ho detto JACK BURTON!
Interpretato da Kurt Russell nella sua quarta collaborazione con il maestro John Carpenter, Grosso Guaio A Chinatown, Jack Burton è stata solo la naturale evoluzione di un eroe Old West come John Wayne (il che è molto appropriato visto che la sceneggiatura del film era stata originariamente scritta per essere un western) costantemente minato dalla sua inettitudine e dalla mancanza di comprensione di ciò che gli sta accadendo intorno.
Grosso Guaio A Chinatown era, e rimane, un sacco di cose, ma di sicuro non un successo al botteghino. Nell’anno dell’uscita al cinema di Aliens e Top Gun, il pubblico ebbe molta difficoltà ad accettare un film che il suo stesso regista definiva come d’azione/avventura/commedia/kung fu/fantasmi/mostri. E così, costato alla Twentieth Century Fox circa 25 milioni di paperdollari, venne subito etichettato come una stranezza, lasciando i cinema dopo averne raggranellati poco più di 11.
Ahimè, la verità era che come spesso succedeva ai lavori del buon Carpenter, Grosso Guaio A Chinatown era avantissimo rispetto al suo tempo, la gente del 1986 semplicemente non era pronta per Jack Burton, e in particolare per un film ambientato in un mondo moderno pieno di gente che praticava (bene) antiche arti marziali, magia nera, e dove i mostri emergevano dal sangue nero della Terra. Erano ancora tempi molto noiosi.

Quest’anno, per il santo Natale, mi sono voluto fare un bel regalo. Ho chiesto all’amazzone di portarmi la Midnight Classics Limited Edition di Grosso Guaio A Chinatown e lei è stata così gentile da farmela avere appena prima della nascita del boss. Ne consegue che per prima cosa vorrei ringraziare l’amazzone per l’eccellente servizio, il bellissimo cofanetto, e per avermi fatto passare (di nuovo) un’ora e 40 minuti di buonumore, esattamente  come feci nel 1986 quando andai a vedere questo bel film al cinema e, anzi, adesso che ho 46 anni mi è piaciuto anche di più.

grosso guaio a chinatown

Come vi ho già detto in testata, Grosso Guaio A Chinatown prende inizialmente vita come un western. La prima bozza degli scrittori Gary Goldman (scriverà la sceneggiatura di Atto Di Forza quattro anni dopo) e David Z. Weinstein ( non combinerà più niente dopo questo solo, unico one shot) fa cavalcare Jack Burton nel Vecchio West alla ricerca di una Chinatown nel 1899. Jack Burton, nella sua proto-versione firmata Goldman/Weinstein, è un incredibile pistolero che può sparare fra gli occhi alla gente anche ruzzolando giù da un dirupo ma non riesce ad assestare un pugno che è uno nel mezzo di una rissa. Una specia di versione low-fi del Trinità di Terence Hill ma con il grosso handicapp di non saper fare a botte. Carpenter non gradisce questa prima proposta e cerca subito qualcuno capace di modificarla per renderla più abbordabile dal pubblico generalista di metà anni ’80.
A portare Jack Burton ai tempi moderni ci pensa W.D. Richter, già produttore/regista di quel filmone da ultra-nerd che è Le avventure di Buckaroo Banzai Nella Quarta Dimensione, il quale viene ingaggiato per una riscrittura radicale. Goldman e Weinstein, però, non la prendono per niente bene, tant’è che lo citarono in giudizio davanti all’Ordine degli Scrittori Americani, e proprio grazie alle disposizioni di quest’organo riescono a conservare la paternità dello script, relegando Richter a semplice “adattatore” per il grande schermo.

Ma questo non è l’unico problema che il film incontra prima della sua uscita al cinema. È cosa nota agli addetti ai lavori che proprio durante il corso di quell’anno, il 1986, sarebbe uscito nelle sale un’altro film a tematica marziale e misticismo asiatico: Il Bambino D’Oro con protagonista Eddie Murphy. Eddie al tempo non è la star sfiammata che è adesso, non ha ancora 10 figli sparsi per il mondo ed ex-fidanzate che lo citano in giudizio per fargli riconoscere i suoi stessi pargoli, è, invece, sulla cresta dell’onda e il suo nome in cartellone significa già di per sé un notevole afflusso di spettatori. Per questo motivo la produzione della Fox preme sull’acceleratore ed esige che la pellicola sia pronta e in uscita nell’estate del 1986, cinque mesi prima di quella di Eddie. Tutta quella pressione e l’incapacità di gestire la promozione del film portano Carpenter a ricordare quell’esperienza presso la grande major come la più brutta di tutta la sua carrira, e lo spinge ad allontanarsi dal circuito mainstream per la produzione delle sue opere successive.
La cosa certa è che la Fox si trova in serio imbarazzo con Grosso Guaio A Chinatown. Teoricamente, dopo le prime proiezioni di prova ampiamente positive e con un simile budget investito, il film dove essere per forza un blockbuster. Praticamente, dopo aver visionato i primi raw cut, nessuno ha idea di come classificarlo e gestirlo. Niente di simile si era mai visto prima, e c’è anche un “problema” con il suo personaggio principale, il non-eroico Jack Burton, il quale rischia di risultare sgradito al pubblico americato così abituato alle macchine da guerra tipo Stallone e Schwarzenegger. Nel corso degli anni, sia Carpenter che Russell parleranno spesso dell’inettitudine generale di Burton, menzionando quanto sia interessante il fatto che in un film come Grosso Guaio A Chinatown la spalla di Jack, il Wang Chi interpretato da Dennis Dunn, sia in realtà il vero eroe action del film.

 

Nei contenuti speciali del Blu-ray, Carpenter spesso sottolinea quanto Jack Burton abbia la particolarità di vivere costantemente convinto di essere molto più capace di quanto effettivamente sia, mentre Kurt Russell non esita ad affermare tranquillamente che sia un personaggio inutile per la stragrande parte della storia. Quello che è certo è che la Fox comincia a innervosirsi, e l’allora capo supremo, Barry Diller, obbliga Carpenter a filmare un prologo introduttivo dove il personaggio di Egg Shen dichiara a gran voce al pubblico che l’eroe della situazione è Jack Burton al quale l’intera Chinatown «deve tutto».
L’apprensione dello studio sul personaggio cresce esponenzialmente con l’avvicinarsi della data di uscita, e i responsabili del marketing decidono di puntare sulla sua figura cercando di farlo entrare nella coscienza del pubblico americano. A distanza di tre settimane dal debutto compaiono per le strade della nazione poster come quello che potete vedere sotto.

grosso guaio a chinatown

«Jack Burton sta venendo per salvare la tua estate» è un altro degli slogan usati nei poster, ma il punto è che realmente NESSUNO sapeva chi diavolo fosse Jack Burton in quel momento. La confusione più totale, però, non impedisce al marketing Fox di imbarcarsi in una campagna pubblicitaria da 3 milioni di dollari chiedendo al pubblico quella domanda alla quale Carpenter e Russell rispondono deliziosamente all’inizio del commento audio al film con un bel « a chi cazzo frega? ».
Nel frattempo, veniva lanciato un trailer forviante che minimizzava gli aspetti comici del film e spingeva sul pedale dell’azione, mentre John Carpenter, all’apice della sua vanità, costituiva al volo un super-gruppo musicale, i Coupe De Villes, composto da Tommy Lee Wallace ( regista di Halloween III e della miniserie di IT) e Nick Castle (l’interprete di Michael Myers nell’originale Halloween e regista di Giochi Stellari) pubblicando il video musicale per la title track del film.

 

Il primo di luglio 1986, Grosso Guaio A Chinatown esce nei cinema americani e le recensioni sono disastrose, ma a parte il pasticciaccio brutto del marketing Fox che non ha capito cosa stava rilasciando, quali altre ragioni possono essere attribuite al fallimento del film? Che è in anticipo sui tempi lo abbiamo già detto, ma anche la feroce concorrenza di quell’estate fa il resto. In quella settimana Grosso Guaio si trova a combattere contro calibri come Karate Kid II, Labyrinth, Corto Circuito e, tipo due settimane dopo, deflagrerà l’atomica di Aliens che diventerà il film più visto dell’anno, così la pellicola scompare dal radar velocissimamente per ricomparire soltanto dopo, con la sua uscita in home video, e in questo caso ricomparirà per restare fino ad oggi.
La disponibilità nelle videoteche e le frequenti trasmissioni televisive fanno sì che Grosso Guaio A Chinatown trovi finalmente il suo pubblico e sempre più gente conosca Jack Burton. Il passaparola, gli articoli sui magazine di cinema, le recensioni positive aiutato il film a trovare ancora più fan. Il culto cresce, e con lui anche il suo universo espanso.
Nel 1986 l’unica cosa collaterale disponibile è una colonna sonora, un poster che nessuno riconosce e, stranamente, UN VIDEOGIOCO per Commodore 64 e altre piattaforme che è un mash-up bruttissimo tra Kung Fu Master e gli eventi del film.

 

Adesso abbiamo bamboline Funko PoP! e un fumetto sequel edito dalla BOOM! Studios nel 2014 che sta andando ancora forte e fa un lavoro impressionante nel catturare l’essenza della lucida follia di Jack Burton.
Di sicuro Grosso Guaio A Chinatown è una stranezza cinematografica rispetto al suo tempo, una gioiosa fusione di vari stili e generi con al centro un eroe non tradizionale, un cattivo iconico ( Lo Pan è il soggetto preferito degli artisti di strada negli Stati Uniti) ed un sacco di battute memorabili.
Da qualche tempo The Rock sta minacciando di farne un remake ma fortunatamente non se ne sa ancora nulla, per ora abbiamo il genio indiscusso dell’originale che, prima o poi, riesce a fare breccia nel cuore di ogni spettatore. È quasi criminale che questo film abbia guadagnato solo 11 milioni di paperdollari quando la cocaina scorreva per le strade americane a fiumi. Rivedendolo adesso non potrete imbrigliare il vostro bisogno di far capire alle persone le cose belle della vita consigliandolo agli amici.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

You may also like...

5 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Io invece non riesco proprio a spiegarmelo l’insuccesso di questo film, per me è inconcepibile. Anche il fatto che fosse avanti coi tempi, e lo era certamente, non riesce a darmi pace sul suo fallimento, anzi. Se ripenso a quando l’ho visto la prima volta nei primi anni ’90, ricordo che mi ha esaltato a livelli atomici. Non era più il 1986, è vero, ma data la mia limitatissima esperienza cinematografica di allora, per me era come se lo fosse e la stranezza di quel film un po’ pasticcione a cui non ero abituato, esattamente come il pubblico dell’86, mi conquistò totalmente. Addirittura mi ricordo che per qualche mese, dopo quella visione catartica in tv, ogni santo giorno prima di cena guardavo speranzoso sul televideo alla ricerca di Grosso Guaio A Chinatown che, ovviamente, non c’era mai! Solo qualche anno più tardi, in pieno fomento per il cinema, sono riuscito a recuperarlo in vhs e a consumare la cassetta a furia di visioni conpulsive. Insomma, dopo Il Maestro (e ai suoi finanziatori!), quello a esserci rimasto più male dell’insuccesso del film credo di essere io! E a proposito, fossi stato nei panni di Carpenter io avrei già abbandonato il cinema nel 1982, perchè vedere un capolavoro totale e grandioso come La Cosa essere stritolato al botteghino dal puccioso E.T. mi avrebbe fatto perdere completamente la fiducia in me stesso e nell’umanità.

    • Simone Guidi ha detto:

      Caro Ste, gli insuccessi di Carpenter sono quelle cose che danno la misura dello sfasamento tra qualità e commercio. Se ci pensi bene i suoi film più iconici non hanno mai brillato al botteghino. Roba tipo La Cosa (come giustamento hai detto tu), Grosso Guaio, Essi Vivono, sono tutte gemme della cinematografia moderna ma recuperate solo con gli anni, dopo aver floppato di brutto. Mentre robetta tipo Starman e Memorie Di Un Uomo Invisibile sono quelli che gli hanno dato il pazzo cash e pure l’attenzione degli Academy Award. La spiegazione è solo una, e non mi stancherò mai di ripeterla: Carpenter era troppo avanti rispetto a un pubblico che in quel momento voleva tipi alla Stallone e Swarzy che spaccavano cose. Con Carpenter le cose le spaccavi ma ti faceva anche pensare, ti faceva riflettere, anche solo per un attimo, su tematiche un po’ più alte e, al momento, totalmente ignorate. Tu rivedi Essi Vivono adesso e pensa quante cose attuali tipo il controllo subliminale, il condizionamento tramite fake-cose, i poteri occulti, ci ritrovi dentro. Però a quel tempo chi se le inculava? Peccato davvero. Anche l’ultimo suo film, The WARD, è uscito nello stesso anno di Sucker Punch. Tutti si ricordano bene o male di Sucker Punch, nessuno di The Ward. Eppure le trame si somigliano moltissimo. E che ti devo dire…

      • Ste84 ha detto:

        Essi Vivono come tematiche è clamoroso, all’epoca ci rimasi male perché pensavo fosse un horroraccio di spettri\mostri\zombie e mi ritrovai invece un film super politico e, ahinoi, molto profetico su quello che stava e sarebbe successo a livello di controllo sociale. Ero troppo giovane per capirlo e non mi disse molto, oggi l’ho chiaramente rivalutato con tutti gli onori che merita. Ma un floppone su Essi Vivono lo capisco, è un film che sotto la maschera horror\sci-fi vuole far passare tanti concetti seri reali e inquietanti e non è certo adatto per passare un paio d’ore di svago col cervello in modalità off. Ci sta. Grosso Guaio A Chinatown invece non lo capirò MAI. E’ divertente, è cazzone, ci si picchia, c’è il soprannaturale, è pieno di battute memorabili, le musiche sono fighissime in pieno stile Carpenter, c’è Kurt Russell con il mullet… ma cosa volete di più da un film?? 😀
        E a proposito di musiche, devo ringraziare Il Maestro perché con le sue colonne sonore, e di recente con i suoi Lost Themes, mi ha introdotto per primo alla synthwave e questo suo spunto in seguito mi ha davvero aperto un mondo! Insomma, grande fonte di ispirazione come sempre.

  2. Luca ha detto:

    Mamma mia che film! Ancora oggi quando mia moglie mi chiede “sei pronto?” io rispondo “sono nato pronto”. Le battute di quel film mi sono rimaste dentro come fossero sempre state mie. Eppure non era certo perfetto. Un montaggio caotico, una sceneggiatura semplicistica e piena di salti e vuoti, ma aveva dentro una magia che me lo ha fatto amare e trovate talmente geniali da essere riprese in produzioni videoludiche future (guardatevi Raiden di Mortal Kombat e ditemi a chi somiglia).
    Ho amato molto John Carpenter, anche se forse non avrebbe avuto lo stesso impatto sul nostro immaginario se non avesse trovato quell’incredibile anti-eroe che è stato Kurt Russell.

    • Simone Guidi ha detto:

      Carpenter e Russell lo ho visti entrambi in una recente intervista. Condividono lo stesso scazzo e la stessa consapevolezza di non aver più bisogno di dimostrare qualcosa a qualcuno, e Hanno la stessa complicità e comunione di pensieri che potrebbero avere due soldati dello stesso battaglione sopravvissuti all’assedio di Saigon. Uno spettacolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *