GUNS N’ ROSES IMOLA 10/06/2017 : A che servono i giovani quando il rock lo fanno i vecchi?

C’era una cosa che tutti quanti noi assenti a Torino nel 1992 aspettavamo da tempo: un concerto che desse ai Guns N’ Roses il posto che meritano nella storia del rock.
A Imola accade proprio questo. È un grandissimo concerto che li idolatra, li mette su un piedistallo, gli fa eseguire i loro pezzi più importanti, le mosse basilari, decidere il perché e il percome la loro storia si andata a ramengo e poi ricominciata a colpi di avvocato e contratti di ferro. Per questo motivo li massacra, ma poi, di nuovo, li innalza grazie a una superba prestazione dove un astro splendente come Richard Fortus riesce a mettere in ombra Slash in più riprese.
Magnifico concerto, artisti granitici, musicisti carismatici, personificazioni della lotta.


Nella storia della musica, sono diverse le band che sono state capaci di deludere i propri fan. Può bastare un disco sbagliato, una dichiarazione inopportuna, oppure un nuovo corso musicale mal digerito, ed ecco che l’amore incondizionato che ci legava a loro si infrange contro una cortina di polemiche, insofferenze, disincanto.
Questo è proprio il caso dei Guns N’ Roses. Axl e soci (uno dei gruppi preferiti dal sottoscritto), hanno segnato indelebilmente gli anni 80/90 marchiando a fuoco il panorama musicale e un paio di generazioni. Io stesso li adoro e noialti, in quanto Cugini Del Terribile, gli abbiamo dedicato più di una trasmissione su Atom Radio.
Come potevamo non essere a Imola adesso che tornano in Italia con il loro Reunion World Tour?
La loro reunion è stata oggetto di fervente dibattito tra i fan, soprattutto le nuove generazioni, le quali mal si effezionano agli odierni Guns N’ Roses voluti da Axl, e potranno finalmente avere l’occasione per assaporare “i veri Guns”, o almeno tre membri su cinque, che già possono essere discretamente appaganti, anche se, detto tra noi, Izzy Stradlin è un tassello indispensabile per ricreare l’alchimia.
Il tour è pensato per celebrare la discografia dei Guns N’ Roses, ma soprattutto i suoi membri che, tramite l’assemble, possono ancora catalizzare buona parte del pubblico che li seguiva negli anni d’oro e incassare una baracca di paperdollari.

Una maglietta da poveracci parte da 35 euri

Per me, invece, che 25 anni fa ero a cogliere le margherite, è un’ottima occasione per fare pace con la band dopo Chinese Democracy. I fan della prima ora, o quantomeno una sostanziosa parte, non hanno mai perdonato ad Axl di aver trasformato il mito in un imprese commerciale dove i legittimi proprietari e soci venivano estromessi, mentre nuovi musicisti entravano e uscivano manco si trattasse di un albergo a ore.
Dal canto loro i soci liquidati non facevano mistero dei loro rancori verso l’unico proprietario e questo sviliva ancora di più il rapporto con la loro antica musica.
La verità è che di occasioni per rinnegare l’amore ai Guns N’ Roses ce ne sono state parecchie lungo questi ultimi 25 anni: quel progetto sbagliato che è Chinese Democracy, le carriere molto più promettenti di Duff e Slash con i loro Velvet Revolver, le macumbe a distanza inveite da Steven Adler, la carriera sperimentale di Izzy lontano dal mainstream, i Guns N’ Roses, per come sono diventati, da vent’anni non si fanno più amare. Conviene, quindi, guardare al passato aureo, fare una reunion legalmente blindata, e, in fondo, mettere tutti d’accordo.

A noi, per esempio, ci ha messi tutti d’accordo

 

Ed eccoci finalmente qui, a Imola, dopo aver acquistato il biglietto con tante speranze e con tanti euro (101 al secondary ticketing, tanto per cambiare) all’inizio di quest’anno.
Il clima è quello dei grandi eventi e fiumi di persone si sono dati appuntamento qui per ascoltarli di nuovo. Sorprende vedere un pubblico così trasversale. Si parte dai vecchi rocker incalliti, si passa dalle pseudo ragazzine pachinko con i capelli multicolore e l’ultimo modello di iphone, e si approda al vivaio del pubblico rock, ovvero, gli studenti delle superiori coi brufoli.
Respirare l’aria di questo autodromo gremito mi riporta letteralmente indietro di vent’anni, o in una stalla di chinghiali, dipende dal livello di poesia che permea la vostra anima. In ogni caso è un bel tuffo al cuore perché certe scene credevo proprio di non rivederle più. La macelleria sudata che adesso c’è qui, echeggia di ogni cosa: bestemmie, richiami, rutti, scorregge, e qualcuno che strilla la parola “Guns N’ Roses!” a intervalli regolari. È musica per le mie orecchie di quarantinquenne stanco e in licenza temporanea dagli obblighi di una vita borghese.
Una cosa è certa, le aspettative sono alte.

E te chi sei?
Cosa vedremo? Una performance offerta da degli attempati professionisti che suoneranno al minimo sindacale, oppure possiamo sperare in qualche guizzo, qualche lazzo degno dei tempi migliori?
In verità, per rispondere a questa domanda vorrei giocarmi l’aiuto da casa. Chiamerei sicuramente Zip Faster ma poi mi ricordo che anche lui è già qui, immerso nel Pit dei signoroni da 350 paperdollari comprendente anche l’aperitivo con Slash e il bacio accademico di Axl. Provo a dargli un trillo di telefonino ma Wind decide di confermarsi ancora una volta la compagnia telefonica più scarsa della penisola. Il telefono è mortissimo. No chiamate vocali, no internet, no compassione. Rinuncio a chiamarlo ma non me ne rammarico perchè poi realizzo che Zip è completamente pazzo a cose normali, adesso che è immerso nel Pit sarà già vestito da Napoleone (minimo).
Il sole picchia giù duro e la gente si sfida col coltello per un fazzoletto d’ombra. Tra una bottiglia e una baldracca, e una baldracca e una bottiglia, arriviamo al momento tanto atteso.

Ammirevole opera d’arte

Con un quarto d’ora di anticipo sull’annunciato, i Guns entrano in scena alle 20.30 e non ce n’è più per nessuno.
La formazione è un ibrido perfetto tra i vecchi e i nuovi Guns N’ Roses. Frank Ferrer alla batteria e Richard Fortus alla seconda chitarra arrivano diretti dalla nuova formazione, mentre Slash, Duff, e Axl rappresentano il vecchio core. Insieme macinano duro e fin da subito sembrano vole spazzare via ogni dubbio sulle loro capacità. Altro che vecchi professionisti attempati. Altro che performance fedele ai dischi e niente più. I nostri simpatici vecchietti suonano, e suonano bene.
Nonostante l’aumento di tonnellaggio, Axl è apparso impeccabile nell’esecuzione e inarrestabile come un motore diesel ben avviato. Sono state quasi 3 ore di musica quelle in cui ha cantato e ha fornito delle fondatissime giustificazioni al fatto che sia stato scelto come sostituto di Brian Johnson per permettere agli AC/DC di finire il tour. E anche se a vederlo appare come la costudia della custodia della custodia di sé stesso del 1992, vi assicuro che la sostanza è rimasta inalterata.

GNAM! Axl si pappa un cono alla fragola

Slash non è mai stato un gran mattatore neanche ai tempi belli ma il suo dovere lo fa, e il solo vederlo, bello piantato lì con le ginocchia flesse e la chitarra poggiata sulla punta del pipo, rievoca imagini iconiche degne dei tempi in cui si faceva ancora lo scherzo della pipetta. Onestamente è stato impreciso in qualche passaggio troppo importante, tipo due stecche consecutive sull’assolo di November Rain, ma tutto sommato, solo per il fatto che sia ancora lui, con la tuba, i capelloni, e tutto il resto, lo si può perdonare. (Anche se io gli avrei volentieri spaccato una seggiola sulla schiena nel momento in cui le ha fatte)

 

Duff McKagan, eeehh, che dire del SIGNOR Duff McKagan? Perchè di SIGNORE si deve parlare quando ci si rivolge a lui, lo sapete? Duff, da quando nel lontano ’96 il dottore gli suggerì di darsi un freno altrimenti avrebbe dovuto divorziare dal suo Pancreas e, presumibilmente, dalla sua stessa vita, è un’altra persona. È migliore, più veloce, più forte, probabilmente BIONICO come Steve Austin perché altrimente certe cose non me le spiego proprio. Un’idea me l’ero già fatta quando intravidi il suo libro, ma ieri sera ho notato un bell’adesivo di PRINCE appiccicato sul suo basso e da lì ho capito che di un uomo così non si può parlare troppo, bisogna soltanto VIVERLO. Propongo di sostituire l’immagine di Duff McKagan a quella di Vin Diesel in tutti i MEME di onore e rispetto attualmente in circolazione su internet.

Ammiratelo

Ma la sorpresa delle sorprese è arrivata dal chitarrista di supporto, Richard Fortus, un vero animale da palco spesso in contrasto con la staticità di Slash, un vero animale dello strumento spesso con la freccia accesa per sorpassare uno Slash in affanno. Tecnicamente impeccabile, non ha mai sbagliato una nota, e per i praticanti dell’arte della chitarra ha regalato virtuosismi tecnici di difficile comprensione per i comuni mortali, figuriamoci per uno come me che adesso suona solo i citofoni.
Concludo dicendovi che sono stati i 101 euro meglio spesi della mia vita e l’esperienza li è valsi tutti. Non mi dilungo troppo sul batterista Frank Ferrer che è stato una macina inarrestabile, e la corista di cui non mi ricordo il nome ma pareva figa ( almeno un minimo). Dizzy Reed invece mi è sempre stato sul cazzo e non ho ancora trovato dei validi motivi per farcelo smontare.
Saluti dal cugino terribile Simone e aspettatevi a brevissimo una puntata de I CUGINI DEL TERRIBILE sull’argomento, naturalmente su Atom Radio, of course.

MOMENTO TREMARELLA: Quando qualcuno da sotto il palco ha lanciato una bottiglia di plastica ad Axl e lui lo ha guardato malissimo.

MOMENTO FOMENTO: A fine concerto, Slash che esce dal palco sulle mani facendo la verticale.

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