Miei giovani amici, vi presento i Guns n’ Roses: Manuale di svezzamento alla Reunion del 2016

guns n' rosesIn un’epoca in cui il panorama musicale era dominato dalla musica dance elettronica, i Guns N ‘Roses portarono il loro rock metallico a schiantarsi in cima alle classifiche. Non erano dei “nice boys”; i “nice boys don’t play rock & roll” come recitano i versi di una loro famosa canzone. Erano sporchi, misogini, violenti, ma in rare occasioni anche tanto teneri che si tagliavano con un grissino, come ci dimostrò la loro “Sweet Child O ‘Mine”, e volenti o nolenti avevano tutto ciò che una buona hard rock e heavy metal band doveva avere.
Il pubblico si divideva tra chi li odiava e chi li adorava, ma tutti erano consapevoli di stare ascoltando un gruppo di musicisti in lotta per il loro fottuto pezzo di torta. Una torta per troppo tempo negata e che, a loro avviso, gli spettava di diritto.
Come gli anni ’80 diventarono i ’90, di gruppi disposti a fare ancora quel tipo di musica ne rimasero pochi, ma i Guns n’ Roses erano tra quelli e resistevano, perdendo pezzi e tra mille tensioni interne continuavano a suonare. Non erano più i Guns n’ Roses di prima, certo, i membri che si erano sparati l’overdose di soldi non si erano sparati l’overdose di eroina e viceversa, di certo si erano rammolliti, e Axl Rose aveva preso il timone della band, asserragliandosi nella cabina di pilotaggio senza riconoscere più altra autorità se non la sua. Il gruppo gradualmente si disintegrò, fino a che, come in Highlander, ne rimase solo uno, con le sue cazzo di treccine a cantare in solitudine.

Questo articolo riassume i contenuti trattati nella prima puntata del Podcast de I CUGINI DEL TERRIBILE.

Poche band come i Guns N’ Roses sono riuscite nella storia della musica rock a lasciare un’impronta così profonda, e poco importa se leggendo quello che ho appena scritto starete pensando che a partire dalla metà degli anni ’70 sarebbe cosa buona e giusta tracciare una linea di demarcazione bella grossa. I Guns N’ Roses sono stati il gruppo con cui ho consumato per la prima volta il mio amore per il rock, un rock che si distaccava dalle cotonature degli Europe e dei Bon Jovi, dai testi che parlavano sempre e solo di amori irrealizzabili per ragazze irraggiungibili, un rock che sì, era forte, ma era suonato da gente con il rossetto.

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L’importanza della lacca nelle rock band anni ’80

Per questo motivo a me, come a molti altri, la loro imminente reunion ha suscitato un mix di emozioni contrastanti e molte perplessità. In pochi, nella storia del rock, sono stati in grado di prendersi a schiaffoni e male parole come Slash e Axl, e adesso che succede? È tutto finito? Si rimettono insieme dopo vent’anni, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato? È come quando si accende la luce azionando l’interruttore, CLICK, e siamo di nuovo amici?

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Questo qui accanto a me è scappato dal centro accoglienzaaa

Voi, corridori miei, lo sapete che io ai Guns n’ Roses gli voglio bene. Gliene ho sempre voluto per la verità, tant’è che qui sul blogghino, quando non ci sono tette e culi, qualche articolo ai Guns gliel’ho pure dedicato, quindi, per un evento di tale portata sembrava giusto farci sopra un podcast. Allora ecco che I Cugini Del Terribile sono tornati come a 16 anni, quando vedevano questi tizi tosti e incazzati che menavano forte i loro strumenti e sparavano fuori un roccaccio di quelli potenti dalle frequenze della defunta VideoMusic. Come due fanboy sedicenni abbiamo voluto sviscerare l’argomento dall’inizio, guardando i Guns dalla prospettiva del brufoloso che li percepiva condizionargli la vita, giorno dopo giorno sempre più influenti, sempre più presenti sui media, sempre più protagonisti, in bene e in male, durante la sua pubertà.

la percezione del brufoloso
 

In questa occasione abbiamo ritenuto opportuno farci supportare dal musicista VERO e fervente retrogamer, ZipKid Faster aka Andrea Lasi. Tecnicamente io ed Emiliano saremmo due musici pure noi, ma serviva la consulenza di uno che, al contrario di Emiliano, fosse ancora sul pezzo tutt’oggi e, al contrario di me, non si vergognasse come un ladro delle sue passate performance musicali. Signore e signori, a voi i Guns n’ Roses.

Guns n' Rose line-up originale

Guns N’ Roses line-up originale

Non entrando troppo nel merito delle loro origini, di quando nel 1985 Axl Rose e Izzy Stradlin degli Hollywood Rose si fusero agli L.A. Guns con gente che poi se ne andò via subito, possiamo tranquillamente dire che il nome Guns N’ Roses cominciò a insinuarsi nei padiglioni auricolari di noi brufolosi intorno al 1987, anno in cui il gruppo pubblicò Appetite for Destruction, ovvero il loro primo vero album e uno dei più bei album rock di sempre.
Ovviamente chi era già nell’ambiente, cioè i metallari e rocchettari che in quell’epoca di odio paninaro avevano ancora un ruolo sociale ben definito, e i gestori dei negozi di dischi che in un tempo senza internet avevano ancora una ragione di esistere, già li avevano captati sui loro schermi radar l’anno prima, pescandoli nella sezione dei dischi bootleg con l’EP “Live ?!*@ Like a Suicide“, oppure sentendo una registrazione su cassetta dello stesso EP passata da qualche amico intenditore.

Il vero rock di sudare

Il vero rock di sudare

Comunque, dicevamo, i Guns impattarono la terra italica come un meteorite dall’oltrespazio quando i TG nazionali cominciarono a fare marchetta per quello che poi fu l’ultimo film dell’ispettore Callaghan al cine, “Scommessa Con La Morte“, in cui il nostro amato Clintone Eastwooddone appariva già afflitto dal morbo della vecchiaia e decisamente in affanno.
In quel film, oltre a prestare il pezzo “Welcome to the jungle” per la colonna sonora, i Guns apparvero anche come comparse nella famigerata scena del funerale che potete vedere qui sotto.

I Guns N’ Roses e il funerale
 

Inoltre, gli spettatori poterono ascoltare direttamente la loro canzone scimmiottata in un pietoso lip-synch da un impopolare Jim Carrey (che al tempo si firmava ancora come James Carrey) nel ruolo della rock-star che poi viene seccata e gli fanno, appunto, il funerale.

 

La storia di questo pezzo è arcinota. Scritta da Slash con Axl, il testo fu ispirato dagli accidenti che un barbone aveva tirato dietro a quest’ultimo quando lo incontrò a New York City. Una leggenda narra che pure il governo degli Stati Uniti D’America l’apprezzò a tal punto che la usò per stanare Noriega dall’ambasciata Vaticana durante l’invasione di Panama del 1989. Dice Noriega detestava il rock e allora l’esercito yankee piazzò tutt’intorno all’ambasciata degli altoparlanti per bombardarla di una speciale playlist rock dalla mattina alla sera.
Comunque il video di “Welcome to the Jungle” entrò in rotazione su VideoMusic e da quel momento, PEM! Nessuno in Italia riuscì più a fare a meno di ascoltarla, anche perchè era una specie di manifesto della band stessa: testo graffiante, tema scottante ed esecuzione carismatica. In America, su MTV, il video della canzone fu giudicato troppo aggrassivo e messo in rotazione nella fascia notturna, solo dopo che la rete ebbe ricevuto una valanga di richieste da parte degli spettatori si ritenne opportuno (e lucroso) programmarla h24.

E dopo aver debuttato sul panorama musicale italiano col frastuono di un pallone di Maradona, i Guns si giocarono il loro uno-due di singoli estratti pubblicando “Sweet child o’mine“, una di quelle turbo-ballad che funestarono gli anni ’80 come solo a quel tempo poteva succedere. Ovviamente anche di questo genere musicale nei ho parlato sul blogghino, e sì, corridori miei, è proprio una gran bella ballad.

 

Con questo pezzo, nato per puro caso da un cazzeggio tra Slash e il batterista Steven Adler, i Guns n’ Roses si fecero notare anche dal pubblico femminile, perchè dovete sapere che fino a quel momento le ragazze li avevano considerati brutti, sporchi, e cattivi, ma dopo una ballad così, signori miei, dopo una ballad così…Si accorsero che erano brutti, sporchi, cattivi, e col pipo.

A quel punto, dopo aver assestato al grande pubblico l’uno-due di cui sopra, ai Guns non rimase altro da fare che stendere tutti con un potente montante al mento rappresentato dalla pubblicazione del singolo “Paradise City“. Un singolo che quando venne estratto sul calendario correva già l’anno 1988, e andò a consolidare ulteriormente la fan base che si stavano velocissimamente creando.

 

Il video della canzone ci regalava i Guns N’ Roses nella loro nuova veste di super rockstar. Basta clubbini pieni di gente pigiata e sudata, basta videoclip curati dove i nostri comparivano da soli laccati e incipriati, adesso i Guns riempivano gli stadi, fomentavano folle oceaniche, erano “arrivati”, e poco importava se quelle folle oceaniche erano accorse principalmente per assistere al gruppo degli Aerosmith ai quali loro facevano da supporter, tutta quella gente lì stava ballando le loro canzoni ed era giusto farlo sboronamente vedere al mondo intero. Per la cronaca, all’inizio del tour americano i Guns n’ Roses facevano da spalla agli Aerosmith, alla fine del tour gli Aerosmith sembravano la spalla dei GNR.

Neanche il tempo per lasciar diradare il polverone che avevano alzato con “Appetite for Destruction” che i Guns, con una brillantissima mossa commerciale, tornarono immediatamente sul mercato l’anno successivo, il 1988, con un album nuovo-nuovo. Oddio nuovo-nuovo, diciamo DIVERSO da quello che c’era già, perchè alla fine “Lies” raccoglieva le 4 canzoni che nessuno si era filato di “Live ?!*@ Like a Suicide” pubblicato 2 anni prima, più altri 4 inediti acustici. Quello che ne venne fuori fu un ottimo album esattamente diviso in due, in cui il primo lato del vinile (già, perchè a quei tempi si vendevano principalmente i vinili) con i pezzi vecchi, opportunamente denominato “Guns”, ci faceva ascoltare la band delle origini, belli rustici, affamati, e a tratti perfino punkeggianti. L’altro lato, quello “Roses”, raccoglieva gli inediti acustici della band contemporanea, quella orgogliosamente avviata al successo, quella che cominciava la metamorfosi che l’avrebbe condotta a partorire i 2 album successivi e si trovava troppo comoda a suonare in modernissimi studi musicali possibilmente muniti di enormi frigobar e pusher. Per cui, in soldoni, non si era ancora smaltita completamente la fotta per “Paradise City” che su Videomusic ci ritrovammo a vedere “Patience“.

 

“Patience” fu uno di quei pezzi che, come “Sweet Child o’ Mine” prima di lui, fecero breccia nel cuore dei fans e in particolare nel pubblico femminile, e se, come dicevo prima, i Guns erano brutti, sporchi, cattivi e col pipo, dopo l’uscita di quel singolo per tutte le ragazze del mondo divennero quelli brutti, sporchi, cattivi, col pipo, e con un anello di fidanzamento grosso così.
Per la cronaca il video è anche l’ultimo in cui compare il batterista Steven Adler, che da lì a un anno verrà silurato dalla band perchè, a detta di Axl, “si drogava troppo“, che è un po’ come se Bruce Lee si risentisse con Chuck Norris perchè è troppo manesco. Inoltre nell’album “Lies” è presente la versione originale di “You’re crazy“, che non era quella speed ascoltata sull’album precedente, bensì quest’ultima.

Dopo la sbornia di popolarità a seguito dei loro primi 2 album, i Guns trovarono un posto fisso nel paradiso del rock metallaro insieme agli altri grandi e lì rimasero, onorati e intoccabili, fino al 1991, anno in cui pubblicarono il loro lavoro successivo, “Use Your Illusion“, che nelle intenzioni della band doveva essere un unico album doppio (composto da 4 vinili a 33 giri) ma, per raggranellare più soldi, la loro casa discografica decise di pubblicare come due lavori separati.

Molte voci si rincorsero riguardo al nuovo album fino al settembre del ’91, mese in cui venne pubblicato. Quello che risultava chiaro ai fan era che nel gruppo c’era maretta e i soldi avevano dato alla testa a qualcuno. Adler, come detto prima, era stato cacciato e sostituito con il batterista dei Cult, Matt Sorum, ma anche il posto di Izzy Stradlin scricchiolava. Fatto sta che tra notizie più o meno vere di risse e abusi di droga, tensioni di formazione e capricci da miliardari, la fotta dei fan era schizzata a mille e mezzo globo planetario si chiedeva come caspita sarebbe mai stato il nuovo album dei Guns N’ Roses.
Un assaggio di quello che poteva essere ce lo dettero con la cover del pezzo di Bob Dylan, “Knocking on heaven’s door“, incluso nella colonna sonora del film “Giorni di Tuono”(1990). Le voci dicevano che la canzone sarebbe stata presente nel nuovo album per cui Videomusic cominciò a passare a nastro il video di una performance live dei nostri che la eseguivano.

 

Ciò che ne seguì fu impressionate, ovvero, una generazione intera si convinse fermamente che quel pezzo fosse originale dei Guns N’ Roses e c’era in giro questo vecchio ricciolone e anche un po’ rincoglionito chiamato Bob Dylan che ne aveva fatto subito una cover per andare a rimorchio del successo dei Guns, inoltre successivamente all’uscita dell’album, sempre la solita generazione di prima cominciò a cercare la maglietta che Axl indossava nel video sopra, cioè la famigerata T-shirt “Kill your idols” col Cristo disperato.

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Un rene per te

Altro assaggio del nuovo album arrivò agli affamati fan nel giugno del 1991, quando fu pubblicato il singolo “You Could Be Mine” incluso nella colonna sonora del film “Terminator 2”.

 

Il brano in questione era un inedito a metà, in quanto scritto anni addietro dalla coppia Rose/Stradlin e già rimasto fuori dalla selezione di “Appetite For Destruction”. Per cui, musicalmente parlando, si poteva parlare apertamente di riciclo e di vecchi cassetti riaperti, ma il sound comunque c’era, il pezzo convinceva abbastanza e il video ci presentava la nuova formazione dei Guns provvisti di un tastierista, Dizzy Reed, e il sostituto di Adler entrato a pieno titolo nei ranghi. Purtroppo è anche l’ultimo video dove compare Izzy Stradling in quanto abbandonò il gruppo per divergenze artistiche nel corso di quello stesso anno e venne sostituito ufficialmente da Gilby Clarke.

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Quegli amici burloni che lo perculano nel video di Don’t Cry

Una volta usciti sul mercato i due album, quello che ne seguì fu una lunghissima tournèe planetaria contraddistinta da risse, resse, sold-out, ritardi e lamentele di Axl Rose che diventò progressivamente sempre più capriccioso.
Per la prima volta calpestarono il suolo italico con il famigerato concerto tenuto allo stadio delle Alpi nel giugno del 1992, e in tutta risposta generarono un’inarrestabile proliferazione di cloni di Axl Rose. Non so come andò esattamente corridori, ma ci fu un periodo preciso collocato nell’estate del 1992, in cui ogni singolo giovane, ripeto, ogni singolo giovane italiano si ritenne in diritto/dovere di conciarsi come Axl Rose. Bandana in testa, pantaloncini da ciclista e orpelli vari, TUTTO pur di assomigliare al beniamino.

Ah, se poi qualcuno si sta chiedendo come faccio a non toccare quell’importante tasto chiamato “November Rain” è perchè l’ho di già premuto su questa pagina del blogghino e non mi sembra il caso di perseverare.Queste son cose di cui non si può abusare.

Dopo la conclusione del trionfale “Use Your Illusion Tour”, nel 1993, i Guns N’ Roses pubblicarono “The Spaghetti Incident?“, una raccolta di cover dei musicisti che avevano particolarmente ispirato la band. Nell’economia della loro produzione questo è forse l’album meno incisivo, e pur essendo composto da pregevoli versioni di canzoni più o meno note, per certi versi spiazzò ulteriormente i fans che videro una conferma in quello che ormai sospettavano nel profondo della loro anima, ovvero, i Guns erano musicalmente alla deriva e stavano smarrendo definitivamentela loro identità. Non rimaneva altro che incrociare le dita e sperare (inutilmente) che quel fosco presagio di fatalità incombente non si realizzasse.

Nella parte del mimo diavolo ridanciano potete ammirare Gary Oldman

L’ultimo canto del cigno per la band minimamente attinente al nome di Guns N’ Roses fu l’ennesima cover, “Sympathy for the Devil” degli Stones inclusa nella colonna sonora di “Intervista Col Vampiro”(1994), poi l’oblio. Slash smise di suonare con Axl quello stesso anno e si separò ufficialmente dalla band 2 anni dopo, nel 1996, seguito a ruota dall’amico Duff McKagan che lo raggiunse anni dopo nei Velvet Revolver insieme a Matt Sorum.

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Velvet Revolver

D’ufficio i Guns N’ Roses continuano a esistere, legalmente parlando Axl Rose detiene i diritti del marchio e non ne vuole dichiarare la morte. Negli anni successivi la band cambiò costantemente formazione, con musicisti che entravano e uscivano in continuazione confermando il loro ruolo di “turnisti” più che di membri attivi di un progetto musicale, e con questo tipo di assetto Axl Rose pubblicò quello che risulta essere l’ultimo album ufficiale dei Guns N’ Roses, quel “Chinese Democracy” tanto agognato, poi smentito, poi rimandato, poi revocato, e infine uscito sul mercato nel 2008.
Un album tutto sommato buono, con canzoni che rimandano a echi lontani di quello che erano i Guns N’ Roses vent’anni prima. Un album sicuramente sovra-prodotto in studio con pezzi che risultano all’orecchio come dei veri e propri patchwork di copia-incolla ottenuti dalle varie performance dei diversi musicisti che si sono avvicendati per eseguirle. Un album che, per quanto apprezzabile, rimane inesorabilmente eseguito da Axl Rose e la sua band, non dai Guns N’ Roses.

E tutto questo ci porta ad oggi, 22 febbraio, anno del Signore 2016.
Dopo i tentennamenti dei mesi scorsi, la famigerata Reunion Guns n’ Roses è stata finalmente annunciata, anzi, diciamo pure strombazzata ai 4 venti. In questo momento dei fantastici 5 solo 3 sono confermati, ovvero: Axl, Slash, e Duff, mentre Izzy Stradlin ha fatto sapere che sarebbe disponibile alla rimpatriata ma senza un impegno continuativo e solo a patto che si riunisca la line-up originale al completo, senza nessuno escluso. Questo automaticamente significherebbe che per poterli vedere tutti e 5 su quel fottuto palco occorrerebbe che Steven Adler rientrasse alla batteria, cosa questa abbastanza problematica visto le questioni personali che ha in sospeso con Axl, reo di averlo espulso ai bei tempi che furono.
Si preannuncia quindi una formazione ibrida composta dai soli 3 membri originali più i diretti sostituti dei mancanti, cioè Matt Sorum alla batteria e forse, ma non è ancora detto, Gilby Clarke alla seconda chitarra.

Insomma, in questi giorni la situazione è parecchio “mobile” ed è impossibile escludere qualsiasi possibilità, anche perchè i soldi in ballo sono parecchi; si parla di un cachet per la band pari a 3 milioni a concerto che andrebbero necessariamente coperti dal costo del biglietto che si aggirerebbe intorno ai 250 paperdollari.
Ma se niente si può sottoscrivere riguardo alle date del tour e alla line-up sul palco, di sicuro quello che aleggia nell’aria è una tremenda puzza di operazione commerciale, dove ogni musicista si turerà il naso per tutta la durata della tournèe, dopodichè passerà alla cassa intascandosi il suo grasso assegno e good riddance a tutti.

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