HACKERS: Un film che inizia male, finisce peggio, e di solito non pulisce il water

tumblr_mlzp3qgHss1s5xo13o4_r1_540Angelina Jolie, in vita sua, ne ha fatte di cotte e di crude, ma la cosa più importante di tutte è stata quella di arrapare in maniera assoluta almeno un paio di generazioni. Non è che adesso quel vizio lo abbia perso, intendiamoci, e a parte il fatto che si taglia le tette da sola rimane comunque un gran bel tocco di signora. A Bred non possiamo che fargli i complimentoni.
Ad Angelina Jolie poi, oltre ad essere una topa siderale, dobbiamo riconoscere che abbia cominciato in sordina, facendo capolino in piccole produzioni spesso infime e, pensate, addirittura in un video di Venditti che già nel 1991, quando lei aveva 16 anni (Cristo, 16 ANNI!), ce la mostrava per quello che era e che sarebbe stata per tutto il trentennio successivo: una gran gnocca con le tette e le labbra da paura.
Angelina Jolie, infine, l’abbiamo consacrata sull’altare delle fige olimpioniche quando la vedemmo per la prima volta nelle vesti di Lara Croft, ché per tutti rimarrà per sempre Lara Croft, perchè già di per sé Lara Croft titillava la fantasia dei nerd sporcaccioni, quando poi hanno scelto lei per impersonala è stata l’apoteosi dell’arrapamento.
Angelina Jolie è quello che è, su questo non ci piove, ed è l’unica cosa per cui vale la pena ricordare un film come HACKERS. SIGLA.

Io sono un rompicoglioni. In generale, dico. Non riesco a fare a meno di pensare al perché le cose accadono, al come, al quando. Certe volte mi comporto proprio come gli umarelli davanti al cantiere edile, solo che sono da solo a lamentarmi e ciò rende la cosa un filo meno conviviale e un filo più tristarella. Sono perennemente insoddisfatto e non perdo occasione per spulciare le cose. Una di quelle su cui mi rompo di più le scatole sono i film che trattano di videogiochi e di informatica, tant’è che gli ho dedicato pure la rubrica dei film videogiocosi sul blog.
In generale sono filmettini che stanno insieme con lo scotch e mirano a fare presa sui ragazzetti brufolosi di un tempo in cui pronunciare la parola “internet” equivaleva a schiacciare un moccolo in svedese. Devo dire la verità, non sempre mi soddisfano, ma vanno presi per quello che sono e gli riconosco l’attenuante di voler scendere a patti con una generazione di spettatori informaticamente ignoranti come una cassaforte che precipita dal sesto piano, e pregni di aspettative come uno che rimedia un appuntamento con Sasha Grey.
In generale è così, appunto, ma con HACKERS no. HACKERS è veramente un film ingiustificabile sotto tanti punti di vista e l’unico valido motivo, ripeto, l’unico valido motivo per vederlo è quello di ammirare un’Angelina Jolie esteticamente in stato di grazia, capace di indurre qualsiasi maschio SANO alla licantropia.

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Ammiccante giusto in po’

Trama a parte (che su quella ci andremo tra poco) questo film è veramente una perfetta capsula del tempo degli anni novanta e delle sue sottoculture. Non solo ci mostra degli hacker adolescenti interpretati da attori venticinquenni, ma abbraccia anche altre divertenti (anche se ormai datate) mode del tempo come i rollerblades, i videogiochi (no, è vero, quelli non sono datati) e non dimentichiamoci forse la più importante tendenza alternativa degli anni novanta: indossare TUTTO in pelle. Questo conferisce ai protagonisti l’aspetto di tanti punk rockers e/o comparse di Star Trek, a voi la scelta.

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In realtà Hackers è un film preconfezionato per essere dato in pasto al brufoloso degli anni novanta. Un film fatto di luci al neon, musica techno, montaggio serrato da videoclip, incoerenze narrative e MACCOSA a frammentazione che si abbattono sullo spettatore senza soluzione di continuità, anzi, con l’unico scopo di far credere all’adolescente medio che se sai usare un computer hai fondate possibilità di fare una crepa sul fondoschiena di Angelina Jolie, e visto da questo punto di vista indubbiamete funziona.

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Uno dei cardini della sceneggiatura

Ma veniamo finalmente alla trama: nei primi 60 secondi del film ci viene fatto sapere che “Zero Cool” è un hacker bambino molto molesto. All’età di 11 anni ha creato un virus che ha fatto incasinare di brutto Wall Street, e una volta arrestato gli è stato proibito di toccare un computer fino all’età di 18. Poi di colpo lo vediamo a 18 anni con il volto di Jonny Lee Miller, il Sick Boy in quel filmone che è Trainspotting, e PEM! È già lì che spippola sulla tastiera per prendere il controllo di un’emittente televisiva.

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Pronto? È lì per caso la coerenza narrativa?

Beh, diciamo che la maggior parte della trama è impostata su Sick Boy che ritorna alle sue radici, incontra un gruppo di hackers giovani e diversamente effeminati con i quali entra nel “mondo sotterraneo dell’hacking”. Un ambiente dove la gente si veste in pelle stile Mad Max, ha comportamenti antisociali e non tromba neanche a pagare. Su questi stereotipi il film si gioca i suoi successivi 30 minuti. Ah, tenete a mente che si era nel 1995, e la maggior parte delle reti informatiche ruotavano intorno a sistemi basati sul testo, email, USENET, e sistemi di BBS che ovviamente nel film non vengono neanche lontanamente accennati. Si preferisce invece mostrare filmatoni grafici di realtà virtuale a tutto schermo, roba in stile “Il Tagliaerbe“, per fare impressione sui Ggiovani quando non sono abbastanza magnetizzati dalla disarmante bellezza della Jolie.

 

Detto questo capirete che scene tipo quella dello scontro tra “Zero Cool” (aka Crash Override) e “Acid TOPONAJOLIE Burn” possano essere divertenti per dieci secondi o giù di lì, ma tagliano le vene a qualsiasi parvenza di realtà per tutto il resto del film. Ripensandoci bene, però, probabilmente tutto il film nella sua interezza non è proprio stato basato su qualcosa di reale, e disquisizioni come questa possono essere tralasciate tranquillamente.
Comunque, dicevo, durante le loro scorrerie piratesche, Sick Boy e i suoi amici inciampano in un piano di insider-truffa messo su dal responsabile della sicurezza di una grande società e, per farla breve, i nostri eroi dovranno:
A) Dimostrare la loro innocenza perché vengono accusati di essere loro ad aver fatto l’insider-truffa.
B) Cazziare il Cattivone che si vanta di essere l’hacker supremo sindaco del mondo ma invece è brutto dentro e vecchio.
C) Smutandare Angelina Jolie, ma di quello se ne occuperà esclusivamente Sick Boy perchè tutti gli altri sono chiaramente gay.

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Chiaramente gay

Ora credetemi corridori, io vorrei tanto alzarmi dalla sedia e affacciarmi alla finestra dello studiolo per gridare al mondo: « MI PIACE HACKERS! » Ma credo proprio che sia l’ultima cosa che sarei in grado di fare anche sotto la minaccia di un’arma automatica mentre scavo una fossa in un campo sperduto nella campagna. Escludendo la Jolie, il film non mi ha né divertito né impressionato, però riesco a capire che è più facile fare spettacolo con un bel filmato CGI e un paio di tizi conciati come i DEVO seduti a una console con intorno delle torri di cristallo sulle quali scorrono parole indecifrabili, piuttosto che con un debosciato chiuso in una cameretta che lancia comandi bash UNIX su un grigio terminale. Questo lo capisco. Veramente! Ma a tutto c’è un limite.

Cioè oh, questo film inanella una serie di cazzate sull’hacking e l’informatica veramente scandalose. Roba tipo:

1) Dove mai si è visto un sistema informatico aziendale al quale si possa accedere solo con una password? Da che mondo è mondo serve un utente da associare a una password.

2) Mi rendo conto che i crimini informatici possono avere conseguenze molto gravi, ma gli agenti della SWAT in tuta anti-sommossa e armati di M-16 mi sembrano un tantinello eccessivi per andare ad arrestare un nerd senza uno straccio di vita sociale. Voglio dire, se quel nerd è Schwarzenegger magari sì, ma per tutti gli altri anche no.

3) Come tutti sapete benissimo, l’esecuzione dei virus informatici è normalmente anticipata da un video in cui un attore che interpreta il virus stesso annuncia al mondo che sta per essere eseguito, e dopo sono volatili per diabetici per tutti. Ve lo ricordate no? Sono le basi dell’informatica.

Ricordati che devi morire

Ricordati che devi morire

4) I monitor dei computer possono essere usati anche per abbronzarsi, oppure all’occorenza come video-proiettori per vedere un film sul viso degli utilizzatori.

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5) Nessun virus, nessuno mai, è stato debellato o comunque ritardato semplicemente digitando una parola. Mai. Giuro. Se veramente esistesse un virus così, sarebbe stato creato da un hacker gravemente affetto da demenza senile.

6) Dio Cristo, alla fine del film Angelina Jolie sembra un pagliaccio! Qualcuno mi spieghi perchè conciare una figa del genere come un mimo francese sotto acido. Perchè? PERCHE???

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E vabbè oh, più di così che vi devo dire? A parte il product placement sfrenato, Hackers rimane comunque un film rimarchevole per aver regalato ai giovani degli anni novanta una visione, una prospettiva, quella voglia di avventurarsi in luoghi e posti fino a quel momento sconosciuti ai brufolosi nerd : LE TETTE DELLA JOLIE.

E dopo questa ho concluso, vostro onore.

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Esiste un altro mondo oltre a questo, ed è bello

P.S.
Dimenticavo di dirvi che la colonna sonora è bella. Roba techno malata che picchia giù duro e tante canzoncine TUNZ-TUNZ. Ascoltatela, depravati!

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Sam ha detto:

    Se non lo confondo con un altro film , alla fine quello che risolve tutto nel finale non è neppure Zero Cool , ma uno del gruppo che tutti trattavano come l”ultimo degli str0nzi.

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