Date un premio a quest’uomo : ho finalmente visto SPLIT

Oh, grazie a Dio, l’ultimo film di Night Shyamalan è venuto bene. Lo so. Adesso state pensando a come si pronuncia il cognome di questo regista, vero? Ve lo dico io: si pronuncia SCIAMALAN, me l’ha detto in confidenza Google Traslate. È un regista sopravvalutato, è vero. È un regista che ha vissuto tempi migliori, è vero anche quello. Io, ad esempio, ero uno di quelli che quando leggeva i titoli: «Shyamalan è il nuovo Spielberg!» quasi quasi ci credeva, poi il tempo è passato, i passi falsi sono stati innumerevoli, e nel mio immaginario Shyamalan è diventato una figura sempre più simile a LENTINI ( o DONNARUMMA, se torna meglio a voi giovani), cioè: più che altro un fenomeno montato dai media che purtroppo delude sul campo.
FERMI! Non sto cercando di convincervi che SPLIT sia il thriller psicologico più spaventoso di sempre, perché semplicemente non lo è. Dico solo che, dopo il convincente THE VISIT, il grande talento di James McAvoy riporta in serie A un regista che si era un po’ appannato.

Intanto, nel 2002…

PREMESSA: Arrivo ad Agosto decisamente stanchino. Tutti i progetti extra-lavoro che ho portato avanti nel corso dell’ultimo anno mi hanno debilitato, primo tra tutti: I Cugini Del Terribile. Mi ritemprerò in quelle che vengono comunemente riconosciute come LE FERIE ESTIVE. Durante questo splendente periodo il blogghino sarà aggiornato secondo coscienza ma, tranquilli, su Atom Radio qualcosa di prodigioso si sta già preparando per Settembre. Un’intero mese dedicato a un grande evento. State bene, state modesti, buone vacanze.

FINE PREMESSA

Allora, io ve lo dico subito. C’è un solo, grande motivo per vedere questo film ed è la performance di James McAvoy. Riesce a spostarsi attraverso le varie identità del suo personaggio con una facilità disarmante. E tenete conto che il suo personaggio, appunto, di identità ne ha ben 24. Una roba allucinante a vedersi. È tipo una donna con il ciclo mestruale perpetuo che litiga col parrucchiere e prende una multa perché ha parcheggiato in divieto di sosta per comprarsi una borsa in saldo che qualcun’altra le ha soffiato all’ultimo momento.

Tesoro, sono a casa! Com’è andata la giornata?

Di personaggi ne porta in scena un certo numero (tutti e 24 sarebbe stato impossibile) e lo fa con un misto di umorismo e inquietudine che mette i brividi. Seriamente ragazzi, questo è il tipo di performance che ha bisogno di un riconoscimento, un premio, una pacca sulla spalla, fate voi, perché se lo merita proprio. Il resto del film è inutile dato che è semplicemente costruito sulle spalle di McAvoy.

Vi ricordate lo Psycho di Alfred Hitchcock? Se ritenete che la fine di quel classico fosse insoddisfacente o si potesse rendere più audace con un pizzico di qualcos’altro, allora significa che di cinema non ne capite una beneamata mazza, ma sappiate che con Split il nostro Night Sciaicoso prova a farsi un giro nel parco giochi di Hitchcock e, addirittura, rilancia. Il suo attore protagonista (James McAvoy) interpreta Kevin, un uomo che soffre di una malattia psicologica conosciuta come “disturbo dissociativo dell’identità “, una cosa che, tra l’altro, sembra abbia fondate radici nella psicologia moderna, e non è che il Kevin sia combattuto con se stesso e la madre stecchita in soffitta, no-no, ha ben 23 personalità diverse che gli corrono nella mente. Personalità diverse in età, sesso, attitudine, e una di loro rapisce un trio di ragazze adolescenti. Questo mette in moto il resto del film, ma non basta. Kevin deve affrontare l’emergere di una personalità finale che si impone su tutte le altre. Come storia sembra sorprendentemente semplice per un film di Shyamalan, vero? Vero.

Il trucco che escogita Sciamalaman-din-don per rendere la storia coerente e interessante è quello di intrecciare tre narrazioni diverse. La prima si svolge nel presente in cui il trio di ragazze rapite e terrorizzate conosce Kevin e si rende conto del gran casino che ha in testa.
La seconda è il punto di vista scientifico sulla vicenda, di fatto fornito dalla psichiatra di Kevin, la Dottoressa Fletcher, che con un cognome così non po’ fare altro che andarsene in giro per tutta la trama a ficcare il naso. Attraverso le sue tesi riesce a certificare il disturbo psicologico che affligge il suo paziente.
La terza, e più intima, è una serie di flashback riguardo la storia di una delle tre ragazze rapite, Casey. Ovviamente la più scaltra, ovviamente non bionda, ovviamente quella che nasconde qualcosa di altrettanto orribile rispetto alla situazione in cui si ritrova. Disposto in questo modo, il film si sviluppa per rivelare le risposte che lo spettatore desidera sapere, e che, onestamente, già a metà film intuisce chiaramente.

Ma, come vi ho detto prima, questo film è fortemente McAvoy-centrico. Non si può discutere a riguardo senza apprezzare le sue qualità di attore. Tutto converge su di lui; gli altri personaggi gli sono funzionali e per questo motivo stereotipati. La performance di McAvoy è una maschera che cambia velocemente in modo brillante. Ogni personalità che occupa la mente di Kevin esprime alcune caratteristiche uniche. È un attore al suo meglio. Dà tanto al suo ruolo che diventa la cosa migliore di tutto il film. È UN MATTO VERO!

La paura del matto VERO

L’altra cosa che stupisce di questo film è il fatto che abbia in sé tutti i connotati di un cinecomics sulle ORIGINS.
Mi spiego meglio: inizia con tutte le buone intenzioni di essere un thriller psicologico e poi, man mano, per strada, CAMBIA,  introducendo degli elementi fantastici (ma neanche tanto) che lo rendono similissimo a un qualsiasi cinecomics di avvio per un qualsiasi super-tizio, in questo caso un villain.
La ventiquattresima personalità di Kevin non è altro che il MacGuffin necessario a farlo evolvere in qualcosa di diverso, un po’ come il ragno radioattivo lo è stato per Peter Parker o la morte dei genitori lo è stata per Bruce Wayne.
Credo di potermi fermare qui, se lo guarderete troverete un piccolo cameo dopo i titoli di coda che si collega a uno dei film più antichi di Shyamalan. Si tratta di un lampo che rende tutto più chiaro.
È un film sul quale si può essere divisi, certo, proprio come il significato del suo titolo, ma sicuramente non avrete dubbi sul fatto che Shycoso abbia fatto un passo nella giusta direzione…questa volta.

E, comunque, leggete più fumetti

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