I Dominatori Dell’Universo: Inseguire il carro dei vincitori o morire provandoci

TEMPO DI LETTURA: 9 minuti

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, credevo che tutte le cose fighe che trovavo al cinema, in tv, sui fumetti, generassero giocattoli dedicati solo dopo essere diventate popolari.
«Guarda quel cartone di successo!» immaginavo si dicessero gli scienziati dei giocattoli. «Scommetto che se vendessimo giocattoli raffiguranti i suoi personaggi potremmo guadagnare un sacco di soldi!» Ovviamente non era così, e infatti spesso accadeva esattamente il contrario: i giocattoli precedevano i cartoni animati, i film, e i fumetti. He-Man E I Dominatori Dell’Universo, Gi Joe, i Transformers erano solo alcuni di essi.
Per me fu una rivelazione. Era come se la delinquenza di New York fosse stata un’enorme messa in scena nel tentativo di vendere meglio il film de I Guerrieri Della Notte. L’apprendimento di questa nozione e il cinismo che ne derivò sono probabilmente la più grande tragedia della mia gioventù, quasi più della pubertà. Ovviamente questa cosa dei giocattoli non venne fatta in maniera spudorata. Era subdola, segreta, strisciante, e mentre noi ignari brufolosi anniottantari diventavamo voraci consumatori di spazzatura pop, i produttori di fumetti, di cartoni animati, di film, guadagnavano palate di paperdollari e anzi, ci davano sempre un contentino per legittimare le loro produzioni sotto forma di piccole morali o “lezioni di vita” inserite alla fine di ogni vignetta, di ogni cartone animato, di ogni film.
È in questo modo che la mia generazione ha appreso la morale sul non bere, non drogarsi, e rispettare gli anziani. La trovò inserita dentro a qualcosa di commerciale e abbastanza trash! Ed è probabilmente il motivo per cui oggi sono così diffidente nei confronti dei vecchi soprattutto nel caso si mettano al volante.

Poiché questo elemento della mia infanzia è stato così malamente deformato e maltrattato, e su consiglio del mio psicologo come un modo per chiudere questa intera, sordida faccenda, ho deciso di prendere uno di quei prodotti fatti apposta per vendere i giocattoli e riguardarlo con gli occhi di adesso. Di seguito ho riportato le lezioni di vita che I Dominatori dell’Universo mi hanno impartito.

Guardando I Dominatori Dell’Universo non si può non notare l’enorme sforzo che la produzione ha profuso nell’inseguire e provare a riproporre tutti quei cliché che si erano dimostrati vincenti nei grandi blockbuster sci-fi/fantasy degli anni ’80. A cominciare dai suoi titoli di testa, così simili a quelli del primo Superman con quell’iconico effetto tridimensionale che si lascia godere con epica leggiadria mentre l’imponente musica di John Williams sembra sostenerli nello spazio, qui vengono riproposti in maniera simile ma con meno eleganza e con le musiche di Bill Conti che fanno di tutto per ripercorrere le vie tracciate da Williams.
Certo, questi sono piccoli dettagli, ma durante il film ci si accorge subito che qualcosa non va. La verità è che siamo più dalle parti di Star Wars che su Eternia, ma con un budget super-risicato, sicuramente ridicolo per giustificare le intenzioni della produzione, la Cannon Films, di volere proporre agli spettatori: «IL Guerre Stellari degli anni ’80». Dimenticandosi, per altro, che c’erano già stati ben due film di Star Wars piuttosto buoni negli anni ’80 e il confronto sarebbe stato arduo a prescindere. Nonostante questo, non si può davvero farne una colpa al duo Golan e Globus per averci provato. La loro Cannon Films era messa male sul fronte finanziaro, ed erano alla disperata ricerca di un grande successo per salvare la società dalla rovina. Già reduci dal fiasco di Space Vampires, decisero di puntare tutto su I Dominatori Dell’Universo e Superman IV,  e quando entrambi fallirono fu l’inizio della fine.

Con tutte queste robuste premesse alla Star Wars, una severa iniezione di pistole laser, e la trama ambientata sulla Terra per ovvi motivi economici, il più grosso problema che ha il film de I Dominatori Dell’Universo è certamente la poca somiglianza con la famosa serie a cartoni animati a cui doveva essere direttamente ispirato.
He-Man e compagnia cantante, lo sapete tutti, erano una linea di giocattoli prodotti da Mattel che divennero popolarissimi tra i più giovani durante i primi anni ’80. Ogni pupazzo veniva venduto insieme a un mini-comic che raccontava le avventure di He-Man: una specie di Conan errante per le lande di Eternia che viveva avventure sempre diverse incontrando i personaggi più variegati. Fu il cartone animato della Filmation a dargli spessore e conferirgli un background regale ed epico nel senso stretto della parola, aumentandone la popolarità oltre le più rosee aspettative. Per i brufolosi del periodo, pareva quindi normale ritrovarsi davanti alle trasposizioni live action dei propri beniamini cartonati, ma non fu così.
I Dominatori Dell’Universo e tutte le sue pistole laser fumiganti finisce per essere una sorta di fantascienza ibrida con personaggi conosciuti in forme che non si riconoscono. Non c’è da meravigliarsi se ai bambini degli anni ’80, dopo un primo momento di confusione, non andò bene. Come film è una stranezza da apprezzare solo piegandosi a rigide condizioni.

Anche un po’ Flash Gordon, se vogliamo.

He-Man è interpretato dal gigantesco svedese Dolph Lundgren, qui nel primo film da protagonista assoluto dopo il suo strepitoso esordio in Rocky IV. Dolph è certamente in formissima dal punto di vista fisico, tanto da far sembrare tutti gli altri interpreti una stravagante banda di lillipuziani, peccato che la sceneggiatura non sia particolarmente interessata a lui. Il personaggio di He-Man ha una presenza quasi impalpabile e gli vengono riservati due dialoghi in croce assolutamente dimenticabili. Forse la colpa fu dell’incapacità di Lundgren (al tempo) di esprimersi in un inglese convincente e senza accento, non so, fatto sta che la sceneggiatura di David Odell non gli dà un minimo di spessore. He-Man rimane un personaggio del cartone animato ma rappresentato dal vivo, motivato da poco più che un senso di giustizia e un profondo odio per Skeletor (Frank Langella), niente più. Insensibile a tutto, pure il cambiamento di ambiente (il salto dal salone del castello di Grayskull a una città su un pianeta sconosciuto) lo lascia totalmente impassibile. È una specie di Scrappy-Doo sotto steroidi e questo lo rende involontariamente adorabile. Non meraviglia poi tanto il fatto che la produzione abbia decurtato il nome “He-Man” dal titolo del film.

I film fantasy vivono o muoiono del carisma dei loro cattivi. In questo caso l’eccezione è lodevole e lo Skeletor di Frank Langella è assolutamente convincente. Irriconoscibile sotto uno spesso strato di trucco e gomma, Langella regala memorabili punch-line come se non ci fosse un domani. È proprio il classico cattivo Shakespiriano; quello epico e logorroico che gode del suono della propria voce nel momento di massimo trionfo, e non si rende conto che proprio grazie al suo pesantissimo monologo di autocelebrazione il buono è riuscito a liberarsi e lo sta per trafiggere. Ruba e ricicla le battute anche al Riccardo III. Non gliene può fregare di meno. L’importante è glorificarsi della sua malvagità nel modo più plateale possibile. Che Langella sia chiaramente a palla lo si capisce bene quando ci mette ben più di due minuti per autocompiacersi di fronte a tutta Eternia e trasformarsi in un incrocio tra un nemico di Megaloman e un cavaliere dello Zodiaco. Vedete sotto.

 

La cosa veramente impressionante è, devo ammetterlo, che il film sia stato realizzato con soli 22 milioni di paperdollari. Era una somma ridicola per le pretese che rivendicava il film, e un affare dannatamente buono se la si valuta confrontandola con il prodotto finito. Era previsto un budget di almeno il doppio per la realizzazione: 22 milioni da Mattel, la quale contava sul traino pubblicitario che il film avrebbe generato per rilanciare la sua linea di giocattoli, e 22 milioni da parte di Cannon Film che però non arrivarono mai e costrinsero il regista, Gary Goddard, a fare letteralmente i salti mortali per riuscire a confezionare qualcosa di presentabile. Il budget limitato mise delle restrizioni alla trama del film, rendendo necessario l’esclusione di alcuni personaggi della serie (Battle Cat e Orko che sarebbero stati incredibilmente costosi in un’epoca pre-CGI) così come il salto di trama sulla Terra per risparmiare sui costi del set-building.
Contro ogni pronostico, Goddard riusce a mettere i soldi dove conta, offrendo scorci allettanti di Eternia e costruendo un’impressionante sala del trono nel castello di Greyskull, piena di statue torreggianti e pozzi mortali. Anche i costumi e il make-up sono fantastici, spesso stravaganti ma altrettanto spesso impressionanti.

E grazie all’amore di Goddard per i fumetti, il film spesso sembra una vecchia storia di Jack Kirby in versione live action.
In effetti, su segnalazione del buon Andrea Pachetti, ho verificato che le opere di Kirby furono riferimento e paragone per Goddard, il quale cercò addirittura di assumere Kirby stesso come scenografo del film ma la sua iniziativa venne bloccata dallo studio che rimosse anche una dedica a lui piazzata nei crediti finali.
Non serve dirvi che I Dominatori Dell’Universo fu un fallimento al botteghino e un’apocalisse della critica. Cosa abbia trascinato il film così in basso è l’insieme di tanti difetti la cui somma è risultata maggiore di quella dei singoli addendi.
Forse la delusione di impostare la maggior parte del film sulla Terra; forse il fatto di aver scelto come veri protagonisti Tom Paris di Star Trek Voyager e Monica di Friends accompagnati dal preside Strickland; forse gli echi Star Wars con tutti quegli anonimi soldati d’assalto nell’armata dei cattivi e la morte di Skeletor nel pozzo come quella dell’Imperatore; o forse l’aver inserito uno pseudo-Yoda come Gwildor al posto di Orko. È un film bizzarro che sembra girato alla convention mondiale dei blockbuster anni ’80 nel bel mezzo della premiazione della gara di cosplay.
Quella che poi sarebbe dovuta essere la sua parte più interessante subì un repentino taglio sul finale: la rivelazione che Eternia era stata colonizzata per la prima volta da astronauti provenienti della Terra. Una roba che faceva molto “Pianeta delle Scimmie” ma che venne recuperata nell’adattamento a fumetti del film ad opera della Marvel/Star Comics.

Il fallimento commerciale de I Dominatori Dell’Universo, Superman IV, e Space Vampires, contribuì alla chiusura definitiva della Cannon Films ma nelle intenzioni della produzione era già previsto di girare un sequel. Alla fine del film, dopo che tutti i titoli di coda sono sfilati, Skeletor riemerge dalle acque del pozzo minacciando gli spettatori con un glaciale: «I’ll be back» in stile Terminator.

 

Ovviamente, poco prima che Cannon Films fallisse, e poco dopo che Dolph Lundgren si rendesse conto della caratura del film e ne prendesse le distanze, il ruolo di He-Man era stato riassegnato al surfista Laird Hamilton. Nel sequel del film, He-Man sarebbe tornato sulla terra per viverci facendo il quarterback professionista, mentre anche Skeletor sarebbe tornato sotto le mentite spoglie di un amministratore delegato di una malvagia multinazionale.
Nel sequel, intitolato “Masters of the Universe 2: Cyborg” doveva apparire per la prima volta She-Ra e il budget sarebbe stato bassissimo: circa 4,5 milioni di paperdollari. Ovviamente, il progetto venne abbandonato quando fu chiaro che il primo film de I Dominatori Dell’Universo aveva fallito e, soprattutto, quando Mattel sguinzagliò gli avvocati per quella vecchia storia del budget non pagato. La Cannon Films ripiegò utilizzato i costumi e le scenografie già realizzati per un film low budget con Jean-Claude Van Damme.

Rilasciato in un momento in cui i film fantasy si avvicendavano alla gogna (per ogni film di Star Wars, gli anni ’80 hanno visto affannare o fallire una marea di Willow e Krull), I Dominatori dell’Universo non è memorabile ma neanche lo si può definire brutto. Imbarazzante, quello sì, ma brutto no.
È una di quelle pellicole figlie del suo tempo che a rivederle adesso fanno il giro e a tratti rispuntano dal lato opposto della scala di valori. È AMMIREVOLE da quanto sia ridicolo, e abbraccia le sue stesse lacune con benevolenza. Rimane una stravagante avventura fantascientifica con un cattivo memorabile, il che non è male, ma una cosa è certa: non è sicuramente: «IL Guerre Stellari degli anni ’80».

I VIDEOGIOCHI

Molti videogames ispirati a I Dominatori Dell’Universo vennero rilasciati nel corso degli anni. A partire da una primo videogioco, “Masters Of The Universe – The Power Of He-Man”, edito dalla stessa Mattel (la diretta proprietaria del franchise) nel 1983 per il suo Intellivision e commercializzato anche in versione per Atari 2600 durante il periodo della prima console war, fino a un ultimo gioco del 2012 per le più recenti piattaforme mobili iOS e Android.

 

Ma è nell’anno di pubblicazione del film che si concentrano il maggior numero di uscite per sfruttare, ovviamente, il traino pubblicitario. Il gioco che più ci interessa al momento, però, è quello direttamente ispirato al film che è un’avventura-action pubblicata dalla Gremlins Graphics nel 1987.
“Masters Of The Universe: The Movie” è quello più strettamente legato al lancio del film e venne reso disponibile per le più diffuse piattaforme del periodo: Commodore 64, ZX Spectrum, MSX, e Amstrad.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *