I figli so’piezz’e’core

TEMPO DI LETTURA: 3 minuti

Ancoa!

Chi ha figli saprà che i nostri giovani virgulti, specialmente in tenera età, amano fare sempre le stesse cose. Ripetere meccanicamente le stesse azioni, gli stessi rituali. In pratica sono abitudinari, e se si soffiano il naso devono controllare quello che hanno prodotto, quanti chili pesa, e se c’è pericolo per l’ascensor.
Nell’ottica di questo potenziale loop infinito, si dipana la vita del genitore odierno.
Ed ecco quindi che, con il mio mini-me di sesso opposto, mi cimento in un classico evergreen della paternità: la narrazione della prima favola.
Dopo un primo imbarazzo iniziale, con la mente in confusione sull’opportunità di raccontare le vicende accadute in una galassia lontana lontana oppure qualche avventuretta del bullo col ciuffo in un posto dove nessun uomo è mai giunto prima, decido di andare sul sicuro e mi affido alla potente e basilare narrazione di CAPPUCCETTO ROSSO.
Eh si, cappucceto rosso. Tutti conoscono cappuccetto rosso. Chi non la ricorda? Chi non la sa a menadito? Uno a caso? IO!
Comincio verbosamente ad illustrare la novella davanti allo sguardo estasiato di mia figlia. La meraviglia e lo stupore si riflettono nei suoi bellissimi occhi azzurri che mi seguono con attenzione.
Intanto però, dentro la mia testa saltella Mino Damato, è come se camminassi sui carboni ardenti anch’io. Non sono sicuro di quello che dico. Mi ricordo si…e no. Dovrebbe essere così a grandi linee, ma è anche vero che mi dimentico tutto!
La mia dolcissima signora, nota maestrina dalla penna rossa che non esiterebbe a fare le pulci anche a Michael Phelps sulla corretta esecuzione dello stile farfalla, tace.
Bene. Questo è un buon segno penso, continuando nella narrazione. Piano piano mi convinco che, in fondo, le favole sono come andare in bicicletta, una volta imparate non si dimenticano più.
E infatti in bicicletta io ci vado e, a parte una buchetta a metà strada scavata dalla signora Guidi per il solito motivo VITALE tipo la presenza o meno nella foresta di un abete anziché un faggio, arrivo alla conclusione della storia con il fatidico “e vissero felici e contenti” ( che poi il lupo SBUZZATO non sarebbe poi tanto allegro )

Una volta il lupo andava via come il pane, adesso il lupo el va no

La bimba è contenta, ride felice. Anch’io rido con lei e la copro di baci. Mi guarda e dice: “ ANCOA!
E qui casca l’asino.
L’ancoa di mia figlia si è ripetuto per 4 volte quella stessa sera, e altrettante il mattino dopo, senza contare poi la sera successiva e i giorni a seguire.
In queste condizioni di narrazione massiccia e continuativa, Cappuccetto rosso ne ha pagato le conseguenze. È cambiata di volta in volta, si è evoluta, ha subito un reboot e un restyle, sto già pensando a un prequel e il sequel è quasi pronto, manca solo un produttore.
Al momento ho già pubblicato Cappuccetto Rosso venuta dal futuro per suonare Jonny B. Good  durante l’Incanto sotto il mare e salvare la nonna; Cappuccetto rosso allenata dal cacciatore per combattere contro il lupo; Cappuccetto rosso che devasta la foresta perché litiga con il lupo, e solo la nonna riesce a fermarla.
Questo e altro per la mia bambina. Del resto i figli so’piezz’e’core.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

You may also like...

2 Responses

  1. Silvio Donà ha detto:

    Come ti capisco! Anche io andavo fuori di testa al pensiero di raccontare sempre la stessa storia. Così mi è stato proprio impossibile non cominciare a ideare una serie di “variazioni sul tema”. Per fortuna i miei figli non erano di quelli iperprecisini (molti bambini non ammettono deviazioni dal testo originale e pretendono “sempre la stessa storia raccontata con le stesse parole e le stesse intonazioni”, altrimenti sono crisi di nervi!). Il problema è che oggi, ormai adolescenti, Francesco e Andrea si ricordano meglio Cappuccetto Grosso, Cappuccetto Rozzo o Cappuccetto Zozzo piuttosto che l’originale :-)))
    Che dici: la vogliamo scrivere una raccolta di “favole alternative”? ;-P

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *