I Guerrieri della notte e il teorema del film picchiaduro a scorrimento orizzontale

I guerrieri della notte

«Ti infilo quel bastone nel culo e ti sventolo come una bandiera»

Ecco. Questa dichiarazione di rara bellezza è una delle tipiche frasi che, a noi delinquentelli che la ascoltavamo seduti in poltrona per la prima visione su Italia 1, ci faceva mancare il fiato. A noi novelli Attila che eravamo nati nei ’70 ma ci stavamo spolpando gli ’80, da quel momento in avanti, se incontravamo uno di notte in un bosco che ci voleva pestare con una mazza da baseball, quella frase gliela potevamo ridire bene perché sembravamo proprio dei duri e facevamo anche un po’ paura. In fondo poteva succedere no? Sai quanta gente si pitturava in faccia come uno dei KISS e scorrazzava per le periferie di città ultra-violente tipo VIAREGGIO difendendole dagli assalti delle bande rivali? Uuuh, non avete idea di quanti erano. Un sacco di gente.
E allora dovevamo farci trovare preparati. Dovevamo sapere come comportarci che sennò a casa ci tornavamo in un barattolo di pelati. Si poteva cominciare con il dare un nome minaccioso alla banda e comprarci un bel gilet di pelle, ma di solito più in là di quello proprio non si riusciva ad andare.

Effettivamente nei fotogrammi di questa pellicola forse un filino(tanto) di esasperazione c’era. Ma giusto un capello, niente di vistoso eh?! (LOL). A parte i soliti trentenni che si spacciavano per diciottenni, ci sono tante di quelle improbabili gang variopinte che, se fossero state vere, ci avrebbero messo più tempo di mia moglie per truccarsi prima di uscire, e quindi sarebbero arrivate sempre in ritardo per vandalizzare la città.
Però tutto questo era solo coerente con i tempi che stavano arrivando. Il machismo esasperato degli anni ottanta, consacrato dai vari Rocky, Rambo e Conan, si stava delineando e amalgamando con il cattivo gusto nel vestire. Cominciavano gli accostamenti di abbigliamento sconcertanti che poi, nel bel paese, avremmo tanto apprezzato nel “Drive In” del Burlesconi prima della metamorfosi.
Questo film era l’ideale per quei tempi di confine. È del 1979, metteteci pure una colonna sonora che pompava e il “cult” era servito.

La gang dei crudelissimi MIMI si bulloneggia entrando nella metro senza pagare

La trama de “I guerrieri della notte” ( titolo originale “The Warriors” ) è talmente simile ad un videogame picchiaduro tipo “Double Dragon” o  “Final Fight”, che potrebbe anche commuovervi. Ed è talmente semplice da farvi frugare le tasche alla ricerca delle fantomatiche 200 Lire.

8 anni dopo…

Il giocatore/spettatore inizia la partita con la sua squadra collocata in un punto A, e deve portarla, il più integra possibile, fino a un punto B. Lo scenario dove si svolge l’azione è una New York buia e deserta al limite dell’assurdo e i livelli da superare sono i suoi quartieri.
Ogni quartiere è caratterizzato da una diversa tipologia di gang nemiche che hanno tutte una propria estetica coloratissima ben distinguibile nel grigiore tenebroso della grande mela, a parte questi…

I CANOTTATI con la canotta buona NERA, quella delle grandi occasioni.

Lungo la strada del ritorno sarà sempre più difficile conservare la salute dei propri guerrieri, qualcuno naturalmente non ce la farà. Ci sarà chi morirà sotto i colpi del nemico, ma altri cadranno semplicemente in tentazione e questo li rovinerà.
Per strada potrete anche raccogliere delle vite extra, sotto forma di nuovi elementi prostituti che andranno a rimpinguare il vostro gruppo.

EXTRA LIFE…and fun

La fine del viaggio coinciderà con la fine della notte e della fuga. I guerrieri rivedranno la luce e si giocheranno la vittoria finale con il Boss di fine partita…

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E con una faccia così, buona camicia a tutti

Dopo questa analisi videoludica del film, passiamo alla visione reale della pellicola e scopriamo che il casus belli è un convegno indetto in un parco del Bronx anzi, forse è meglio definirlo IL convegno.
Cyrus, capo dei RIFFS, una delle gang più forti e numerose di New York, ha la brillante idea di stipulare una tregua tra tutte le restanti gangs. Scopo della tregua: fondare un’alleanza generale per il dominio della metropoli.
Il piano di Cyrus non è campato in aria. Ha fatto due conti e ha capito che nella città ci sono meno poliziotti di quanti possano essere tutti i componenti delle gangs alleati insieme.
Per questo invita nove rappresentanti di ogni banda, e cerca il loro consenso mettendosi una coperta di ciniglia sulle spalle e facendo un discorso che prende di tacco anche il più esaltante William Wallace.

Ma proprio sul più bello ecco il guastafeste. Qualcuno spara a Cyrus uccidendolo e nel fuggi-fuggi generale, alimentato anche dall’arrivo della polizia, l’assassino incrimina del misfatto colui che lo ha visto sparare, cioè uno dei guerrieri.
Da qui inizia l’avventura dei “Warriors” che dovranno percorrere più di 50 miglia attraverso New York per tornare laddove c’è la ruota panoramica più ripresa nella storia della cinematografia amerrigana, Coney Island. Un bel quartierino che risolleva l’animo e ti rimette in pace con Dio.

Una delle cose bellissime di questo film è quella specie di filo rosso che unisce TUTTE le gangs di New York: LA RADIO. Come fosse una specie di “Radio Londra”, tutti i teppisti e i delinquenti di New York ascoltano la stessa emittente radiofonica, che fornisce aggiornamenti sullo stato dell’inseguimento dei Guerrieri e impartisce direttive su come braccarli meglio. Il tutto tramite la voce felpata di LABBRA DI MICCIO. La DJ ufficiale della micro-criminalità nonchè controfigura di un personaggio noto nei film di SHREK.

LABBRA DI MICCIO in azione
E siccome a noi giovani squatters degli anni ’80 ci piacevano i cattivi anche di più. A molti è rimasta bene impressa la gang delle Baseball Furies. Gente che si colorava in faccia tipo i soldati della regina HIMIKA e rappresentavano il sogno di tutte le cubiste perchè anche quando correvano (o prendevano i cartoni)  il trucco non gli colava mai.

In quanto a popolarità tra i Ggiovani, le furie del baseball se la giocavano testa a testa con i Guerrieri, e da quelli che avevano la memoria appannata (dagli oppiacei), questo film veniva rammentato come “Quello coi tipi ganzi vestiti da Baseball“.

Il fatto era che il regista Walter Hill aveva diretto un capolavoro magistrale sotto quasi tutti i punti di vista: fotografia, montaggio, ritmo. Solo il realismo della trama era quello che era, e vacillava. Nonostante tutto tentò di trasmetterci lo stato della degradazione urbana e della gente che ci viveva tutti giorni. Una New York notturna che non aveva niente a che fare con quella che viveva di giorno, e il fatto che al calare del buio i comuni mortali lasciano il campo ai “personaggi da film”.

Il Boss di fine partita. Tra l’altro, l’unico con la pistola
Forse era anche una specie di western metropolitano, dove venivano messi in risalto determinati valori: il legame profondo che si crea fra i più disagiati per superare le situazioni difficili, la caccia alle streghe basata sui pregiudizi e senza nessun elemento di colpa, e la voglia di ottenere quello che si vuole usando qualsiasi mezzo.
A tutto questo si aggiunsero delle musiche vertiginose che ci avvolgevano per tutta la durata e lo resero un “CULT”.
Che poi alla fine, nel 2005, un videogioco sopra ce lo fecero per davvero, e il cerchio finalmente si chiuse. Girava su PS2 ed era parecchio legnoso a vedersi, ma in fondo fottesega, l’importante era pestare duro.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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