I Langolieri : una recensione senza reggiseno

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i langolieri

Arriverà un giorno in cui gli scienziati cureranno tutte le malattie dell’umanità, ricongeleranno la calotta polare, elimineranno la povertà su scala globale e poi, inevitabilmente, si concentreranno sul perché questo adattamento de I Langolieri dal racconto di Zio King sia venuto lungo 180 minuti.
Sono serio. Non sto scherzando. Questa cosa proprio non si spiega. Che poi “Langolieri” sia un termine inventato da Stephen King per descrivere dei Pacman giganti con delle seghe circolari al posto dei denti che divorano il nostro passato quando abbiamo finito di viverlo, è un altro discorso. Il succo della trama rimane il seguente: dieci persone su un aereo vengono rimandate indietro nel tempo e devono trovare un modo per tornare nel presente prima che i Pacman assassini se li mangino, o prima che il matto di serie che viene fornito in tutti i racconti dello Zio King gli trasmetta il morbo della morte. Tutto questo merita 180 minuti?

 

Vi ho già spoilerato la miniserie? Se è così me ne scuso. Però, oltra a quello, mi scuso profondamente anche per il fatto che Kimber Riddle, una delle attrici protagoniste, praticamente reciti tutto il tempo senza reggiseno. Non mi prendete per un maschilista sporcaccione. Vi assicuro che il sottoscritto è fermamente convinto che le donne siano fantastiche. In quasi tutti gli scenari esse si applichino sono superiori agli uomini. Se ci fosse una petizione per trasformare la nostra società in un matriarcato, l’avrei già firmata da tempo. Non intendo mancare di rispetto. Tuttavia, insieme alle donne, anche le loro tette sono fantastiche. Questo è un fatto, ed è anche piuttosto semplice, e non potete incolparmi per questo più di quanto possiate incolparmi per il fatto che Plutone non è abbastanza grande per essere considerato un pianeta. Voglio dire, quando hanno declassato Plutone non sono stato consultato e le regole sono regole. Quindi non datemi la colpa di aver notato dei seni che mi sono sfilati davanti per quasi tre ore durante la visione de I Langolieri. Erano lì, li ho notati, mi annoiavo, che altro potevo fare?

i langolieri

«Ehi! Ma tu sei senza reggiseno!»

La miniserie dedicata a I Langolieri viene presentata divisa in due parti sulla ABC americana nel maggio 1995. In quegli anni gli adattamenti televisivi dei romanzi di Stephen King vanno abbastanza forte: Tommyknockers nel 1993 era andato bene; L’Ombra Dello Scorpione nel 1994 fu un successo; e I Langolieri seguì a ruota quell’anno.
Non è difficile capire perché la scrittura di Stephen King funzioni così bene in televisione. In effetti, lo Zio quando scrive un romanzo ha già uno stile di per sé televisivo. Onestamente, però, quasi tutti, se non tutti gli adattamenti TV dei suoi romanzi non fanno proprio impazzire. Si lasciano guardare, quello sì, ma non sono certo destinati ad essere ricordati nella storia della televisione.
I Langolieri è uno di questi ed è un prodotto TV a buon mercato, di quelli che non è neanche il caso di inserire nella programmazione di un’emittente per troppo tempo e troppo spesso, anzi, forse è meglio non mettercelo proprio. Per questo motivo ho sempre creduto che il master della sua bobina, nella migliore delle ipotesi, fosse stato nascosto nel caveau profondissimo di qualche studio televisivo dell’area 51, ed ero relativamente certo che non sarebbe mai più stato reso di dominio pubblico.
Ma questo l’ho creduto fino a quando non mi sono casualmente imbattuto in Tommyknockers su YouTube scrivendoci un articolo sopra, e dopo aver messo nero su bianco i miei ricordi abbozzati di un telefilm visto più di due decenni prima, ho notato che molti commentatori si facevano vivi sul blog. Leggendoli, invece di annuire educatamente con gli occhi velati di gioia, mi sono detto: Caspita! Perché non controllo su YouTube se c’è anche I Langolieri? E… Sì. C’è.
Grazie. YouTube, grazie. Di solito ci propini video di uomini colpiti all’inguine con varie cose, donne che cadono malamente o qualsiasi cosa con i gatti , in questo caso mi hai dato l’opportunità di rivedere I Langolieri e… sorridere.

 

La prima cosa da dire de I Langolieri riguarda il fatto che sia realizzato in maniera totalmente anonima, rispettando rigidamente i canoni di qualsiasi prodotto televisivo destinato alle masse tipico dell’epoca. Il suo regista, Tom Holland, aveva fatto numerosi film horror / thriller tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Il primo da ricordare è sicuramente La Bambola Assassina (1988), ma anche l’Ammazzavampiri (1985) ha ricevuto una dignitosa recensione sul blogghino.
La seconda cosa da dire è che uno dei volti riconoscibili nel cast sia Dean Stockwell, noto principalmente per il suo ruolo al fianco di Scott Bakula nel film “Quantum Leap”, ma anche per aver recitato in quella signora serie di fantascienza che è stata il reboot di Battlestar Galactica, oltre che in numerosi film di carismatici registi come Wim Wenders, David Lynch, e Robert Altman.
Qui Stockwell recita la parte di uno scrittore di romanzi gialli, Bob Jenkins, molto William Shatner Style come personaggio, e che è essenzialmente lì al posto di un narratore in terza persona per fare gli spiegoni agli spettatori e agli altri protagonisti riguardo a cosa stia succedendo. Dopo tutto, chi altri se non un romanziere potrebbe capire che la ragione per cui non ci sono più i passeggeri a bordo di un aereo è che i protagonisti sono scivolati attraverso uno strappo temporale e adesso sono in un universo passato che presto cesserà di esistere?

i langolieri

«Sì. Sì, certamente. So qualcosa. O, per essere più precisi, PENSO di sapere qualcosa»

Stockwell è aiutato nella sua funzione esplicativa da una ragazza cieca con poteri psichici (e qui lo Zio ricorda a tutti di aver scritto Shining), che non solo è in grado di vedere nella mente squilibrata del matto di serie, ma si rende anche conto che I Langolieri stanno arrivando molto prima che diventino visibili. Dinah, questo è il nome della ragazzina, è spesso incaricata di recitare le battute più ovvie da dire in un film come questo, tipo: «Qui è davvero tutto sbagliato», oppure l’evergreen «Moriremo tutti!».
Sebbene a tutti i personaggi vengano date opportunità per informarci riguardo al proprio passato, questo avviene molto raramente e quando avviene sono sempre le info essenziali giusto per abbozzare le caratteristiche principali e dare la possibilità allo spettatore di categorizzare in qualche modo. C’è il sicario militare britannico delle operazioni speciali devastato dal rimorso per le sue azioni, un bravo pilota che stava andando a Boston per prendere parte al funerale della ex-moglie ( e quello ci vuole per forza perché qualcuno dovrà pur pilotare l’aereo per tutto il tempo, no? ), un uomo anzianotto che si preoccupa più di mangiare che di ritornare al suo tempo, una coppia di giovani virgulti che troveranno l’amore durante l’esperienza, la milf dignitosa che prende subito di mira il militare, e un uomo di colore che, ovviamente, è il primo personaggio del film ad essere ucciso.

Purtroppo, il budget che la ABC dedica a I Langolieri non è certo pari a quello utilizzato da Cameron in Terminator 2 o da Spielberg in Jurassik Park. Alla fine I Langolieri sono solo uno stormo di creature in CGI che si moltiplicano rapidamente e riempono progressivamente lo schermo, trasformando un dramma narrativo relativamente convenzionale (anche se a tema soprannaturale) in qualcosa di simile alla videoarte d’avanguardia. Compaiono solo verso la fine della miniserie e inseguono i nostri eroi che devono decollare alla svelta con l’aereo, nella speranza di poter tornare indietro nel loro tempo prima che l’intero universo venga divorato da mostri partoriti da una Playstation 1.
Ma in tutto questo delirio da overdose di Ai Confini Della Realtà, un altro membro del cast rigorosamente da menzionare è lui:

Zio King happy hour

Stephen King compare in un delizioso cameo in cui entra a far parte dell’allucinata immaginazione del matto di serie, Graig Toomy, poco prima che I Langolieri se lo pappino e gli altri fuggano via. A giudicare dalla foto, lo Zio sembra abbastanza contento della situazione. Ma è proprio da questo punto in avanti che la mia memoria mi ha tradito. Ero convinto che la miniserie si concludesse lì, e invece, dopo averla vista di nuovo ho scoperto che c’erano altri quaranta minuti di girato in cui i sopravvissuti atterrano sani e salvi all’aeroporto di L.A. solo per scoprire, con loro somma disperazione, che è deserto anche quello. Fortunatamente c’è sempre il solito Dean Stockwell che ipotizza cose, e visto che adesso i suoni sono più risonanti e il cibo è gustoso, capisce che tutti loro sono stati sbalzati nell’immediato futuro. Tutto ciò che devono fare è fermarsi e aspettare che, per così dire, il presente li raggiunga.

Infatti sarà così. I nostri eroi si sincronizzeranno con il tempo attuale e ciò li renderà felicemente euforici, tanto felici e tanto euforici che, in barba ai quattro morti del loro gruppo  (inclusa la cieca Dinah che si è beccata una coltellata dal matto di serie) e alle diverse centinaia di passeggeri disintegrati sul loro volo, regaleranno agli spettatori un happy end degno di un glorioso telefilm degli anni ’90. Godetevelo qui sotto:

 

E così il mio viaggio di nostalgia lungo tre ore con I Langolieri si è concluso. Per le persone di una certa età (vale a dire LA MIA), semplicemente pronunciare il titolo di questo racconto di Stephen King equivale a lanciare un potente incantesimo di malinconia per un passato perduto. Peccato che del relativo adattamento televisivo rimangano bene in mente soltanto due cose:

«Ciao. Hai mica visto il mio reggiseno?»

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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4 Responses

  1. Cassidy ha detto:

    Ricordo che lo mandarono in prima serata, alla moda di “IT” (quello del 1990) nell’arco di due giorni, però davvero qualcosa non quadra se un librone come “IT” e una storiella come “I langolieri” si beccano lo stesso minutaggio nell’adattamento televisivo. Bisogna dire che la miniserie in due puntate era un classico Kinghiano, ne hai citate molte, aggiungo solo “La tempesta del secolo”. Lo ricordo divertente e scemo, abbastanza fedele alla storia originale, quasi quasi me lo riguardo per fare un salto indietro nel tempo (d’altra parte la storia di questo parla no?) negli anni ’90. La protagonista poi ha interpretato a suo modo la canottiera da “Final Girl” ecco, diciamo così 😉 Cheers

    • Simone Guidi ha detto:

      Voglio uscire dal tunnel di Stephen King ( manca poco, ormai. Vedo la luce dei defunti 😉 ) ma devo trovare anche il coraggio di rivedermi la mini serie dedicata a “L’ombra dello scorpione”. Quella si che è un’impresa. È lunga 6 ORE! 366 minuti di vita immolati sull’altare dell’adattamento televisivo anni ’90. Mi devo sentire particolarmente ispirato per cominciare a farlo.
      Non so se troverò mai il coraggio. Cmq qui la signorina senza reggiseno è proprio carina. Diciamo che uno dei pochi motivi che ti spinge ad avere pazienza per vedere la fine della storia.

      • Ste84 ha detto:

        La signorina senza reggiseno sprizza anni ’90 da tutti i pori, ogni volta che mi capita sotto tiro I Langolieri (eh si, confesso di averlo visto almeno 3 o 4 volte nel corso dei decenni) mi ricorda sempre una versione più carina di Linda Perry periodo 4 Non Blondes. Comunque io non lo trovo così malaccio, un po’ annaquatello forse, questo si, però la trama mi ha sempre intrigato.

        • Simone Guidi ha detto:

          Ma lo sai che hai ragione? Lei è la versione ripulita di Linda Perry! Accidenti, ecco chi mi ricordava! Ste, hai un’occhio di falco!
          Riguardo ai Langolieri, sì, soffre terribilmente di narcolessia proprio perché il materiale di base calza larghissimo in 3 ore di show. Per il resto si può vedere tranquillamente al pari di un episodio de La Signora In Giallo. Infatti, l’altra settimana io e la signora Guidi ce lo siamo visti in tutta tranquillità e, anzi, a lei è piaciuto molto. Avere l’approvazione di una fan accanita della Fletcher e di Magnum P.I. è abbastanza indicativo.

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