I Prototipi Atari: Potenzialita’ sprecate e disastri scampati negli anni ’70

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Se c’era una cosa per cui Atari divenne famosa nel corso degli anni erano i suoi giochi prototipo. A 41 anni di distanza dalla fondazione della casa videoludica più ganza della via lattea, voglio esplorare a fondo questa interessante sezione occulta della sua storia. Molti di questi prototipi non andarono mai oltre la progettazione concettuale e qualche sessione di brainstorming, ma qualcuno riuscì a guadagnarsi un cabinato tutto suo e dei test sul campo. Proprio l’esito negativo di questi test rappresentò la mannaia finale che decapitò il progetto.
Signori, qui non si parla di console 2600 o 7800, così come non si parla di computer a 8 bit. Qui trattiamo di prototipi atari di giochi arcade e vi conviene seguirmi ché c’è un sacco di strada da fare. RAUS!

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Anni ’70

Tra i primi prototipi di giochi che non vennero mai rilasciati c’era sicuramente “Snoopy Pong”. Una specie di “Pong variant”  dove si cercava di sfruttare il famoso personaggio dei fumetti “Peanuts” di Charles Schultz.

118124217030Dal punto di vista dell’attrattiva sui più giovani, il progetto era decisamente interessante. Unica pecca: non venne presa in considerazione la reazione di Schultz a riguardo. Il buon Charles s’incazzò come una bestia e negò ad Atari qualsiasi autorizzazione per l’uso dei suoi personaggi. Solo dopo che il disegnatore mise in moto gli avvocati e minacciò una querela, il progetto venne apparentemente accantonato.
Tra parentesi, il fatto di sfruttare l’immagine dei Peanuts era una cosa puramente estetica. Il gioco in sè non era altro che un normalissimo “Pong”, solo il cabinato si ispirava direttamente al fumetto.
Ma secondo voi, Atari sarebbe stata capace di gettare nel tritarifiuti quel concept dopo tutto il lavoro che ci avevano già dedicato? Naaa, macchè. Chi conosce un minimo l’azienda di Sunnyvale sa perfettamente che dalle sue parti i braccini sono sempre stati molto corti e spesso si tendeva a riciclare tutto.

puppy pongEcco allora che lo “Snoopy Pong” venne riconvertito in “Puppy Pong”. Via tutti i riferimenti ai fumetti di Schultz, una mano di vernice gialla, et voilá, il gioco era fatto (in tutti i sensi).  Lo misero in prova all’interno di una pizzeria “Chuck E. Cheese Pizza Time Theatre” ma non se lo filò nessuno.
Dice: perché?
Perché l’idea originale si doveva chiamare “Dottor Pong” ed era stata concepita per essere posizionata nelle sale d’attesa delle pediatrie. Scopo: tenere i bambini occupati e spillare spiccioli ai genitori. Doveva essere il gioco perfetto per i più piccoli, ma all’interno di un “Pizza Time Theater” i clienti non sono necessariamente COSÌ piccoli, e se devono scegliere se giocare a “Pong” nella sua versione standard o nella versione “Puppy Pong”, ovviamente optano per la prima.
Dopo questo test fallimentare, il progetto “Dottor/Puppy/Snoopy Pong” fu definitivamente chiuso. Per altro, come a sigillarne la bara, Schultz tirò nuovamente per la giacchetta Atari e minacciò ancora querele perché il “Puppy Pong” somigliava troppo allo “Snoopy Pong”, e anche stavolta aveva ragione da vendere.

barrelpongQuesti non furono gli unici prototipi di Pong. Atari trovò il modo di offrire lo stesso gioco in cabinati molto particolari e graditi agli americani (beoni). Il primo era il “Pong-In-A-Barrel”, un Pong infilato direttamente dentro a una botte del vino. La leggenda vuole che fosse stata un’idea di Nolan Bushnell e che la produzione non entrò mai a regime perché le botti dovevano essere reperite da fornitori esterni che fecero problemi. Questo particolare tipo di Pong è reputato un’autentica reliquia, con lo stesso livello di sacralità, e i pochi collezionisti che lo posseggono lo conservano gelosamente.

barrelpong2 Stesso discorso per questo “Barrel-Pong”, appositamente studiato per i beoni radical-chic. Fu rilasciato in ristrette quantità anche se, grazie al suo diverso design, non incontrò particolari problemi di produzione.

A volte però succedeva che le idee per i nuovi giochi fossero semplicemente poco divertenti, oppure che le limitazioni della tecnologia dell’epoca non consentissero di realizzarle. Un gioco chiamato “Boxer” seguì quel percorso. Gli vennero apportati vari aggiustamenti hardware perché i controlli tendevano a scassarsi dopo poco, ma una volta che il cabinato venne posizionato per essere testato non guadagnò abbastanza per passare alla fase di produzione in serie. L’idea però non era male e alla fine il gioco venne rilasciato lo stesso ma non da Atari, bensì da quei traditori dell’Activision per girare su piattaforma 2600. Perché, come ogni buon atariano ben sa, quelli di Activision erano i protestanti che avevano fatto lo scisma e che rimanevano sugli zebedei, ma avevano anche un bel po’ di ragione nell’averlo fatto.

Quello che però mi piace di più dei prototipi è il loro design innovativo, le decorazioni curate e le nuove tecnologie che si cercavano di implementare. Prendete per esempio un gioco come “Wolf Pack”.

wolfpack

Il fighissimo Wolf Pack

“Wolf Pack” a vederlo in questa foto sembra un’ enorme fornellino da campeggio di quelli a butano, ma vi assicuro che, MAREMMA BUTANA, utilizzava un visualizzatore di periscopio VERO che ruotava attorno a un monitor che si trovava installato nella parte inferiore del cabinet. Il giocatore scrutava dal periscopio e, grazie a degli specchi, osservava il monitor che era DENTRO la torretta, nella parte sotto. Questo gioco fu realizzato nel 1978 e, se il progetto fosse andato avanti, sarebbe stato il primo a presentare l’uso di una voce digitale due anni prima di “Stratovox” della Taito.

Poi c’era Sebring (1979) che era un gioco di corse che prendeva di tacco “Pole Position” 4 anni prima che “Pole Position” uscisse.
Aveva molteplici caratteristiche hardware uniche per quel momento. Il giocatore si metteva a sedere DENTRO il cabinato e poi, come prima cosa, doveva mettere in moto il motore. Uno specchio curvo rimandava l’immagine del monitor a colori che stava in un pozzetto, dietro al volante. Questo per creare un modo diverso di visualizzare l’immagine. Si giocava in prima persona, come se si fosse veramente seduti al volante del bolide e sotto il sedile c’era un altoparlante per dare la sensazione del brontolio del motore.

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Sebring

E con questo ci lasciamo alle spalle gli anni ’70. Gli ’80 sono già all’orizzonte e si meriteranno un altro post.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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