I Prototipi Atari: Potenzialita’ sprecate e disastri scampati negli anni ’80

TetteAtariE dopo gli sperimentali anni ’70, eccoci catapultati a bomba dentro agli sfavillanti anni ’80.
L’inizio del decennio vide tutte le  divisioni di Atari espandersi oltre ogni rosea previsione. Soprattutto la divisione arcade si diede un gran daffare, bulleggiandosi e mettendo un sacco di prototipi e carne al fuoco che però i giocatori riuscirono a gustarsi solo parzialmente in sala giochi.
Molte strade vennero battute, dai lasergame ai touchscreen, dagli sparatutto in prima persona fino, addirittura, a una versione arcade di quel GIOCONE di “E.T.”. Ma prego, accomodatevi che vi illustro come andarono le cose…

Anni '80

Anni ’80

I giochi di labirinto e gli shooters erano di gran moda nei primi anni ’80. Atari diede il suo contributo a queste due categorie con il gioco “Maze Invaders”(1981). Ed Logg lavorò al progetto che si guadagnò la fase di test, ma non riuscendo a superarla il gioco venne liofilizzato, inscatolato, pressurizzato e sparato in un’orbita molto lontana dalla terra e da tutti quelli che se ne sarebbero potuti ricordare. Usava lo stesso hardware di “Centipede” e sembrava essere stato molto influenzato dal “Berzerk” di Stern.

 

Poi c’era “Qwak” (1982), un gioco di Mark Cerny che fu il primo a testare la tecnologia touchscreen per un gioco di puzzle (e portava lo stesso nome di un gioco realizzato da Atari nel 1974, famoso per essere stato il primo ad usare una light-gun). Il giocatore doveva far scorrere i pezzi sullo schermo e formare un percorso in modo da aiutare mamma anatra e i suoi anatroccoli a raggiungere il fiume.

 

Un altro puzzle-game che proprio non riuscì ad approdare alla fase di rilascio fu “Runaway” (1982). Si doveva spostare sezioni di binario in modo da permettere al treno di prendere i sacchi della posta, evitando ostacoli tipo altri treni in movimento. Il grosso problema di questo gioco fu che era troppo facile, e i controlli e la grafica giudicati insoddisfacenti.

 

Sempre nel 1982, uscì uno strano gioco di tiro con torretta, con un nome talmente assurdo da sembrare una di quelle imprecazioni che mi lanciava contro mio padre quando ero piccolo, prima di sfilarsi e tirarmi LO ZOCCOLO© : “AKKA ARRH” ( successivamente ribattezzato “Target Outpost”). Questo gioco soffrì del problema opposto rispetto al precedente, ovvero venne ritenuto troppo complicato per il giocatore medio. Gli effetti sonori erano molto “Pokey sound”, simili a quelli che si sentono in “Missile Command”.

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Restando in tema di stranezze mai viste, “Jammin” fu il primo tentativo di gioco di ritmo, e “BMX Heat” era un gioco di corse che utilizzava un 3D tipo ” Hard Drivin’ ” in cui il giocatore si sarebbe dovuto sedere su delle VERE bici BMX e pedalare come un ossesso per muoverle virtualmente attraverso la pista.

BMX HEAT

 

Nel 1982, uno dei grandi giochi hit di Atari che per poco non ebbe un sequel diretto fu “Missile Command”. Il suo successore affrontò la fase di test con tutta la buona volontà ma semplicemente non funzionò, anche dopo le modifiche apportate in seguito a quello stesso test l’esito non cambiò. “Missile Command 2” avrebbe consentito il gioco cooperativo e competitivo ma non se ne fece di niente. In un certo senso però, “Missile Command” ebbe un seguito non ufficiale nello stesso anno con “Liberator”, che in sostanza era un MC in prima persona ma invertito.

liberator_poster“Liberator” era un gioco arcade basato sulla serie a fumetti “Atari Force” che venne pubblicata dalla DC Comics tra il 1982 e il 1986. Il fumetto intitolato “Code Name: Liberator” descriveva la premessa del gioco arcade nel dettaglio e venne incluso come inserto speciale in due albi pubblicati nel gennaio 1983.

220px-LiberatorComicI personaggi e i concetti illustrati nella storia erano gli stessi che si incontravano durante la partita. Nella schermata di apertura, il comandante Champion di “Atari Force” ti chiedeva di aiutare la galassia contro il malefico esercito di Malaglon.
“Liberator” è comunemente considerato l’opposto di “Missile Command” perchè mentre in quest’ultimo l’obiettivo era quello di difendere le proprie basi da un attacco spaziale, in “Liberator” era l’esatto contrario: distruggere le basi nemiche mentre si ruotava intorno al loro pianeta. Alla fine della fiera, “Liberator” non divenne molto popolare e solo 762 macchine arcade vennero realizzate.

 

Per quanto riguarda “Missile Command II” invece, sembra che qualche prototipo sia in circolazione, ma è considerato un gioco rarissimo.

 

Prima del 1985, anno in cui Atari decise di abbandonare definitivamente i giochi vettoriali, ci fu “Tomcat”, un simulatore di combattimento aereo in prima persona molto più avanzato rispetto al buon vecchio “Red Baron”. Il gioco venne progettato da Jed Margolin che a un certo punto dovette mollare tutto perchè dirottato a lavorare su “Firefox”. Atari voleva assolutamente uscire sul mercato dei Lasergames con il gioco ispirato al film di Clintone Eastwoodone, e così questo rese “TomCat” l’ultimo gioco vettoriale prodotto dall’azienda. Quando venne sospeso il progetto era comunque all’inizio, tantoché non riuscì neanche ad avere un cabinato proprio e utilizzava quello di “Star Wars”, comunque avrebbe dovuto avere un sedile mobile e il giocatore poteva scegliere se pilotare un elicottero o altri aerei ad ala fissa.

 

Intorno a quel periodo (1983) Atari rilasciò il suo primo gioco arcade pienamente 3D, “I, Robot”. Anche se non incassò per una cippa, era un concept molto strano e in anticipo sui tempi, la cui tecnologia consentì ad Atari di realizzare successivamente altri notevoli progetti. L’esempio più famoso fu l’inedito gioco basato sul film “The Last Starfighter” (in Italia “Giochi Stellari”). L’hardware utilizzato in questo gioco venne chiamato “System IV” e poteva produrre una grafica più complessa rispetto a quella di “I, Robot”, comprendente anche poligoni ombreggiati. Soprattutto “The Last Starfighter” sarebbe stato un grande simulatore spaziale e sicuramente un sacco di ragazzetti brufolosi (io in primis) sarebbero stati felicissimi di giocare al cabinato che si vedeva nel film. Purtroppo il gioco venne abbandonato perché una volta completamente sviluppato, avrebbe avuto un costo di vendita di circa 10.000 paperdollari, troppo alto e difficile da vendere nel mercato in crisi del 1984, ma anche al culmine della Golden Age sarebbe stata dura lo stesso. In ogni caso, virtualmente i giocatori Atariani stavano godendo di giochi 3D all’avanguardia, in anticipo di 7 anni buoni sul normale sviluppo del mercato. Tenete conto che l’ “Hard Drivin” di Atari uscì molto dopo, nel 1990.

 

Poi arrivarono i Lasergames, o meglio, PER FORTUNA arrivarono i Lasergames! Senza di loro il mercato dei Coin-op sarebbe sprofondato ancora più a fondo nel baratro della crisi e la loro venuta funzionò come una sorta di salvagente. Atari pubblicò il suo primo gioco laserdisc nel 1983, si chiamava “Firefox”. In realtà, quasi tutti i produttori di videogames cercarono di cavalcare l’onda euforica di questa nuova tecnologia, e fecero uscire una Laser-qualcosa sul mercato. Il problema fu che la smania da Lasergames arrivò rapidamente ma sfumò altrettanto alla svelta, e fece sì che molti laser-prototipi rimanessero incompiuti. Questo fu il caso del lasergame di “Battlestar Galactica” che venne lasciato a impolverarsi. Era stato fatto applicando un kit di conversione al gioco “Firefox” e, ad onor del vero, la sua prematura dipartita fu facilitata anche dai cambiamenti interni di Atari, che nel 1984 subì la divisione della sezione arcade da una parte e quella dei computer e console dall’altra. Ecco alcuni filmati di quel gioco, che inizia con una presentazione e poi si trasforma in una raccolta di clip che avrebbe dovuto usare. Atari aveva anche testato un concept di “Knight Rider” ( in Italia “Supercar”) su laserdisc e anche un gioco su Indiana Jones con la stessa tecnologia.
Inutile dire che nella baraonda generale e con il riflusso dei Lasergames, questi progetti vennero cestinati e solo “Indiana Jones e il tempio maledetto” venne portato a termine nel 1985, ma su hardware tradizionale.

 

Rimanendo in tema, anche il gioco dedicato a “Road Runner” avrebbe dovuto usare l’hardware laserdisc. Per i soliti motivi elencati sopra venne abbandonato, e solo un paio d’anni più tardi trovò la via della sala giochi, ma in versione tradizionale e con le scene live tagliate. Probabilmente anche la versione laserdisc del gioco di Indiana Jones sarebbe dovuta essere molto simile.

 

Un progetto che si sarebbe dovuto realizzare non molto tempo dopo la fine della laser-era era un gioco arcade basato sul film “Gremlins”. Atari aveva già creato alcune versioni di “Gremlins” per le sue console 2600, 5200 e anche per le piattaforme a 8 bit. Questa versione arcade non venne ritenuta meritevole di essere immessa sul mercato.

E con questo gli ’80 sono andati. Per i ’90 ne riparleremo in un altro post.

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