Gli effetti di WarGames sulla gente : I Ragazzi Del Computer

TEMPO DI LETTURA: 7 minuti

i-ragazzi-del-computerSarò sincero. Prima di cominciare a martoriare la tastiera risponderò alla vostra più ficcante domanda:

«Simone, perché parli de ” I Ragazzi del Computer “?»

Vi posso dare tre risposte:
1) Perché è una serie a sfondo informatico e videogiocoso che fa bene squadra con tutta quella sfilza di filmetti ai quali ho dedicato una sezione apposta.
2) Perché è uno di quei prodotti cheesy anni ’80 che ci riporta indietro agli anni della cuccagna e della lobotomia informatica in cui con un semplice micro-computer si poteva spazzar via la razza umana dalla terra.
3) Perché l’ha chiesto Luca, uno dei 3 commentatori di questo blogghino, quindi mutismo e rassegnazione, please.
E adesso vi lascio alla sigla che non potrà altro che ispirarvi fiducia in un mondo migliore.

All’alba degli anni ’80, la gente cominciò a sintonizzarsi sul canale degli home computers. Tre anni dopo, nel 1983, quel canale lo stavano vedendo tutti. Da marchingegni diabolici e oscuri, i computers divennero di moda, erano ganzi, erano nuovi, e tutti li volevano avere. Anche al cinema WarGames fu un enorme successo, un film, ve lo ricordo, in cui Matthew Broderick irrompeva nel supercomputer militare degli Stati Uniti e quasi per caso, mancava un pelo, dava inizio alla terza guerra mondiale (a tal proposito ho questo interessante pezzo in archivio, e quest’altro per infastidirvi). E allora, vista la situazione, cosa ci sarebbe stato di meglio se non una serie televisiva in cui un hacker ragazzo prodigio poteva irrompere in qualsiasi computer e fare chissà che cosa ogni benedetta settimana?
Fu così che la popolarità del soggetto e la fotta per i computers aprirono la strada alla serie televisiva ” Whiz Kids “, o come arrivò qui da noi col titolo ” 4 ragazzi per un computer “, poi ribattezzata ” I ragazzi del computer ” non so bene il perché, ma non credo mi interessi.

No. Zitto Richie. Ho detto che non mi interessa

Beh, purtroppo, nonostante avesse queste solide basi alle spalle, I ragazzi Del Computer diventò una serie televisiva abbastanza tradizionale dove un hacker nerd e la sua banda di amichetti teenager risolvevano i crimini in un qualche modo che poi finiva per ruotare attorno a un computer. Un po’ Signora In Giallo per certi versi, un po’ Scooby-Doo per altri, solo con più personaggi in giro e un computer nel mezzo.
La rete televisiva CBS non si discostò dai canoni dell’epoca e non si sforzò molto dal punto di vista creativo, prese come protagonista il diciassettenne Matthew Laborteaux, già rodato ne La Casa Nella Prateria, e gli fece ricoprire il ruolo del giovane hacker quindicenne Richie.

I suoi amici, manco a dirlo, sono lo stereotipo della ghenga amichevole anni ’80:

C’era il maschietto caucasico sporty, emblema di tutti i futuri campioni di football americano che si accompagneranno con la prima cheerleader, si sfonderanno di alcool e droghe all’università, si sposeranno 3 volte e divorzieranno 4, faranno milioni di grigliate e mangeranno trilioni di tacchini, diventeranno 1000 chili e infine moriranno con un grumo di pastrame che occluderà l’arteria. Si chiamava Hamilton “Ham” Parker.

Ciao Ham

C’era il neretto per la maggior parte dei casi inutile, il cui compito era quello di sostenere le tesi di Richie, far vedere che sapeva impennare bene con la bici, guardarsi dal suggerire qualsiasi cosa di totalmente inaspettato, giocare a basket, avere il ritmo nel sangue, la fava grossa, e tutte quegli stereotipi lì. Il suo nome era Jeremy Saldino.

Jeremy però, qui non lo vedete, gioca bene a Tempest

Poi arrivava la ragazza, Alice Tyler, che come la vera protagonista della fiaba si trovava catapultata nel movimentato mondo del gruppo hacker quasi per caso, oddio, per caso mica tanto. C’era il vecchio Ham sopra che gli voleva tirare il chitarrone per vedere se riuscivano a suonare qualcosa insieme, ma proprio non c’era verso. Quindi, ecco, diciamo che Alice serviva per stimolare quell’embrione di tensione erotica adolescenziale che forse poteva fare molto bene all’audience.

quota ormonale

E poi ecco infine una fastidiosa ragazzina, sorellina piccola di Richie, che serviva per incentivare la diffusione della serie nella fascia demografica giovanissima. Cheryl era sempre dove non doveva essere, addirittura quando non c’era riuscira a materializzarsi dal nulla in modo da poter meglio sforacchiare la sceneggiatura e frangere i maroni.

A corollario di tutto stavano un giornalista così tanto sulla cresta da affidare la propria gestione professionale a un gruppo di quindicenni, e il classico agente di polizia burbero, incapace di cogliere l’evidenza sotto al proprio naso e sempre pronto a far polemica salvo poi raccogliere il frutto del lavoro degli altri. Tutto molto bello. Tutto molto Signora In Giallo style. Tutto molto eighty, comunque.

Un poliziotto tipo lui

Rimarcando ulteriormente che la serie non offriva alcunché di nuovo sia in termini di sceneggiatura che di sviluppo dei personaggi, e sottolineando con l’evidenziatore il fatto che la logica delle trame era stata incatenata e rinchiusa in una cassa di legno per poi essere gettata in fondo a un lago, perlomeno I Ragazzi del Computer evitò il trappolone di avere il gruppo dei ragazzetti a risolvere i crimini da soli, e li face affiancare da due figure che, per quanto effimere, rappresentavano una specie di bussola morale per legittimare le loro numerose incursioni (soprattutto informatiche) nel mondo degli adulti. D’altronde, al tempo, non esistevano leggi chiare e l’argomento era ancora controverso. Bisognava prendere contromisure narrative.

Severo ma giusto

E Meno male, perchè la serie è decisamente Richie-centrica. Generalmente solo il suo personaggio (Laborteaux) sembra l’unico capace di avere un pensiero indipendente, e anche se un triangolo amoroso viene appena accennato tra l’amico sporty, Alice, e lui, il nostro eroe rimane sempre e comunque una specie di autistico asessuato per tutti i 18 episodi prodotti. In diverse puntate si accenna anche al fatto che la ragazza (Alice, che rammento solo adesso essere Andrea Elson, ovvero colei che si prenderà in casa ALF per le più belle 4 stagioni della nostra giovinezza) sia in realtà piuttosto bravina in tecniche hacking, ma Richie, essendo un nerd intimamente megalomane, manco se ne accorge, anzi, lì per lì se la prende anche a male.

Qui si che ti sapevano apprezzare, Andrea.

La cosa bella de I Ragazzi Del Computer è che la serie, nonostante il suo target decisamente giovanissimo, non si vergogna a far sfoggio di alcune genuine tecniche di hacking, tipo il “War Dialing”, il cracking brutale delle password, gli attacchi “denial-of-service”, e anche l’ingegneria sociale per carpire informazioni riservate. Tutte cose ad oggi considerate atti criminali molto gravi che possono spedire chi le pratica direttamente al gabbio, mentre al tempo la legislazione faticava anche solo a individuare.

Altro aspetto molto importante era la quantità di  software e hardware dell’epoca che veniva messo in mostra. Tralasciando il super-computerone RALPH (sicuramente costruito intorno a un IMSAI 8080) che Richie sembrava essersi assemblato da solo con parti speditegli dalla sua figura paterna assenteista, e che, a onor del vero, non ricopriva mai un ruolo veramente centrale nelle storie se non l’essere una specie di deus ex machina per impedire ai ragazzi di impantanarsi nel corso delle loro investigazioni, durante i vari episodi facevano bella mostra di sé un sacco di accessori tipo un braccio robotico, diversi oscilloscopi, bitmap mostrate su schermi CRT, videocamere, scatole random piene di lucine lampeggianti e colorate, un sintetizzatore vocale, e una scacchiera!

Pure un acquario coi pesci!

Oltre a tutta questa roba che titillava l’orgasmo del giovane nerd, c’erano anche prodotti di rinomati marchi come Apple, Autodesk, Hitachi, RadioShack, Atari, Xerox, Mattel, e Commodore. Tutte aziende che fornirono il product placement e che si meritarono, sulla sigla finale di ogni singolo episodio, un bel disclaimer tanto per ribadire il concetto.

Non so esattamente in quale anno I Ragazzi Del Computer andò in onda su Italia Uno, ma sicuramente al tempo io avevo in casa il mio primo computer, un Atari 800XL con i suoi poderosi 64Kb. Arrivando sugli schermi in quegli anni di boom informatico, fu una serie incredibilmente formativa. Quasi certamente ha ispirato una generazione di giovani ossessionati dai computer a concedersi alla criminalità informatica. Non molte serie televisive possono vantare un tale risultato.
Soprattutto, però, I Ragazzi Del Computer scolpisce nel granito l’archetipo del giovane hacker anni ’80: rigorosamente di sesso maschile (anche Alice se la cava bene, è vero, però il suo ruolo viene sempre sminuito nell’economia delle storie), con gli occhiali, che siede al buio nella sua incasinatissima stanza per fare casini col suo computer. Però questa immagine ci viene trasmessa in modo benevolo, amichevole, e spesso divertente. Successivamente negli anni i vari media plasmarono l’archetipo hacker come un outsider, una specie di reietto della società, spesso solitaro, alienato, maniaco della tecnologia, incapace di avere rapporti umani.
I ragazzi Del Computer questo non lo fa. Siamo ancora alla versione 1.0 del computer maniaco, quella ferocemente anni ’80, quella col geek felice che riesce a condurre una vita sana, ben regolata, e sempre rispettosa del giusto. Una vita che rientra nei parametri della torta di mele amerrigana, e che per loro laggiù era, tutto sommato, “normale”.
I Ragazzi Del Computer non sarà forse una serie memorabile per molti, ma di sicuro ha reso bello essere un geek.

Bravo Richie. Lo sapevo che non mi avresti deluso

 

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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10 Responses

  1. luca mergoni ha detto:

    Grazie questa serie di filmetti devo ammettere che era una delle mie preferite alla tivvù, ed é anche grazie a sti filmetti che mi ero appassionato ai computers ( eh all’epoca il personal computer dell’IBM ancora non c’era) c’erano i meravigliosi computers !!!
    Poi ho comprato il Sinclair ZX 81 ed il magico mondo dei comp. mi é sembrato meno magico. No scherzo dai la passione non mi é mai più passata, anzi quando riuscivo a far girare i primi programmi la magia sembrava ancora più grande.

    • Simone Guidi ha detto:

      Credo che robe come questa, e mille altre nel decennio ’80, abbiano realmente spinto i ggiovani verso il mondo dei compIuters, convincendoli fortissimamente ( e spesso illudendoli) a trovarci una realizzazione professionale e/o soldi facili. Io stesso credo di essere figlio di questa cultura qui. Se ti ricordi bene fu un mood che andò avanti per vent’anni e culminò nella bolla della New Economy, esplodendo con essa. Prima, chiunque si intendesse di computers era considerato una specie di genio leonardiano. Dopo, eri un’altro stronzo come mille altri, anzi, forse più stonzo perché c’avevi creduto.

      • Luca Mergoni ha detto:

        Beh all’epoca altro che pensare à far soldi, mi ricordo la mia più grande frustrazione era il solito ritornello che tutti mi rifilavano, ma a cosa mai potrà servire avere un computer ? Giuro che all’epoca non sono mai riuscito a dare una risposta convincente !
        E dire che Ritchie ed i suoi amichetti facevano tutte quelle cose fighissime.

  2. Lorenzo ha detto:

    A leggere il tuo post verrebbe voglia di rivedere la serie. Eppure mi ricordo che all’epoca proprio non mi piaceva, i protagonisti mi sembravano degli sfigati in mezzo ad un palinsesto che proponeva Supercar, Manimal, Automan, Streethawk…

    • Mousse ha detto:

      E’ perché sei arrivato a vederli grazie alle repliche 😀

      • Lorenzo ha detto:

        In realtà, quando in un solo pomeriggio su Italia1 trasmettevano tutte le serie da me citate poc’anzi, avevo già smesso di seguire sistematicamente qualsivoglia programma TV. La mia era solo un’impressione, data da qualche sporadica visione. Aggiungo che non ho mai guardato nemmeno Supercar e tutti gli altri che ho elencato.

        Quando ci dedicavo più tempo passavano roba più datata, mi piacevano Hulk, Hazzard, Wonder Woman, Mork & Mindy, i Jefferson… E poi Star Trek, che penso sia l’unica serie da me seguita assiduamente!

    • Simone Guidi ha detto:

      Era roba casareccia questa. Roba che potevi guardare anche con mamma mentre lei spadellava in cucina. Anch’io però preferivo di gran lunga Automan ( che si candida a una prossima futura recensione) e Supercar. Che dire? Rivederli adesso mi fa allegria, però, giustamente, se non ci fosse stato WarGames a fare da traino, difficilmente me lo sarei andato a rivedere.

  3. luca mergoni ha detto:

    Io essendo relegato in una bolla spazio-temporale al di fuori dall’italia e dal mondo occidentale l’unica cosa che ci passava il convento erano sti qua, supercar, Magnum PI, mmh e pochi altri, vediamo se ricordo c’era super jaimie ( non ricordo assolutamente come si scrivesse), Hulk con Lou Ferrigno, quell’altro che faceva kung fu vattelapesca il titolo della serie , ah si la piccolacasa nella prateria sino allo sfinimento, una serie western che proprio non ricordo nomi e personaggi, Dallas, Magnum forse no l’ho visto poi in Italia , dovevano essere delle repliche fine anni 80 inizi 90. Altro se c’era non ricordo nulla. Ah no Miami Vice l’unico con un po’ di figa

    • Simone Guidi ha detto:

      Luca, ma dove abiti? Mi ricordo che al tempo la TV italiana riuscivano a vederla everywhere, dall’Albania alla Svizzera.

      • luca mergoni ha detto:

        Ah no da noi non beccavo nulla, anche se tutti crcavamo di mettere su degli impianti con antenne mostruose e motorizzate, amplificate ecc .Tutta colpa del Santellocco… ( padre) se mi son ritrovato in Algeria. Quelli che dicevano di vedere videolina o qualcosa del genere per me erano solo millantatori. Comunque fine anni ottanta é arrivata la rivoluzione delle parabole ed io me ne son tornato in Italy, dove ho tovato il grande lobotomizzatore euh Berlusca cioé che mi aspettava ad antenne aperte. E qualcosina son riuscito a recuperare.

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