I SIGNORI DELLA TRUFFA: guida su come gestire la tecnologia informatica nel modo corretto

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i signori della truffa

Guardare I Signori Della Truffa nel 2020 mi ricorda quanto è cambiato il mondo e quanto sia rimasto fondamentalmente lo stesso.
Diretto dal regista di quel film dove Kavin Costner si costruiva un campo da baseball a mani nude, I Signori Della Truffa riunisce un team eclettico di “specialisti” sotto la guida di Robert Redford per eseguire una rapina nell’interesse della sicurezza mondiale.
I computer non sono mostrati per quello che sono veramente, rimanendo scatole misteriose capaci di fare magie elettroniche, e le spalline dei protagonisti sono talmente grosse che necessitano di un proprio codice postale. Tuttavia, la chimica tra i personaggi è ottima così come il loro cameratismo, e i temi riguardanti la sicurezza informatica e i dati personali sono ancora attualissimi. Talmente attuali che per certi versi paiono scritti nel 2020 e non nel 1992. Ben Kingsley ve lo ribadisce per bene qui sotto:

 

Accuratezza scientifica e film Hollywoodiani non sono mai andati troppo d’accordo. Sia che si tratti di scavare buchi profondi fino al nocciolo, sia che si tratti di deviare asteroidi distruttori di mondi, ci sono sempre un sacco di cose che proprio non tornano. In generale, uno degli ambiti in cui il cinema tende a fare più cilecca è quello dei computer, che nei film vengono spesso trasformati in scatole magiche capaci di qualsiasi comodità di trama che uno sceneggiatore pigro non abbia voglia di sviluppare.
Il grosso di questa produzione si concentra, ovviamente, negli anni ’80, ma fa sempre piacere scoprire qualche perla degna di considerazione nei primi anni ’90, riprendersi dallo shock, e capire che è stata scritta da qualcuno consapevole di cosa stava raccontando, curandolo abbastanza da renderlo credibile.
Negli anni ’80 uno di questi meravigliosi film fu sicuramente WarGames, ed è bello vedere che quasi 10 anni dopo lo stesso team creativo ci ha regalato I Signori Della Truffa.

i signori della truffa

Una delle sorprese de I Signori Della Truffa è che, nonostante abbia ventotto anni sul groppone, rimane un film accessibile al pubblico moderno. Di fondo è un heist-movie schietto e sincero, ma riesce efficacemente a sposare il genere di rapina con la benevola piacioneria di Ocean Eleven.
In questo caso, al posto di Clooney abbiamo Robert Redford che capeggia un gruppo eterogeneo di outsider (composto da uno scassinatore, una spia, un fuggitivo, un delinquente, un hacker, e un cieco) che testa la sicurezza dei sistemi informatici irrompendoci dentro. All’epoca una mestiere del genere rientrava ancora nell’ambito della fantascienza, e fa ridere il fatto che oggigiorno gente del genere muove un’industria da molti milioni di paperdollari.
Il bello de I Signori della Truffa è proprio questo: ci mostra i nostri eroi utilizzare delle tecniche hacking che sono ancora in uso tutt’oggi. Tra queste, la più ovvia e conosciuta è quella dell’ingegneria sociale che ci viene mostrata quando la donna della banda ( e che donna! Mary McDonnell! ) adesca un dipendente del luogo dove occorre introdursi grazie alla manipolazione di un sito per appuntamenti online, e alla fine riesce a rubargli il badge d’ingresso per darlo ai suoi complici.
Ma perché questa padronanza dei mezzi? Perché questa conoscenza della materia informatica in un film che tutto sommato non ha altre ambizioni che quella di intrattenere il suo pubblico per due ore e rimandarlo a casa con il sorriso sulle labbra? Beh, facendo una telefonata a Wikipedia si può facilmente capire che gli sceneggiatori sono gli stessi che hanno scritto WarGames quasi dieci anni prima e, nel 1992, sono abbastanza intelligenti da aver capito che gli esseri umani sono SEMPRE l’anello più debole di qualsiasi sistema di sicurezza.

 

Se ancora non ci aveste fatto caso, il cast de I Signori Della Truffa è quello che eleva l’intero film allo status di SuperSaiyan di 7° livello. Robert Redford e Sidney Poitier sono le due punte di diamante. Uno nei panni di un ex hacker fuggitivo e l’altro nel ruolo di un’ex agente della CIA dal passato oscuro e, molto probabilmente, dimenticabile. Ma anche il resto degli attori non si dimostra da meno, con un Dan Aykroyd teorico della cospirazione enormemente talentuoso nel furto con scasso; Mary McDonnell anni prima di essere presidentessa nella re-immaginazione di Battlestar Galactica, e su tutti River Phoenix, un anno prima della sua tragica morte, a fare meno di niente e vincere il premio dedicato al grande attore in un ruolo completamente irrilevante.
In ultimo, ma importantissimo per lo svolgersi della trama, David Straithairn nei panni dell’hacker cieco Hi-Fi; attore che, almeno fino al 2006, anno in cui conquista una nomination all’Oscar come miglior attore protagonista, rimarrà famoso in quel di Holliwoo come “Il cieco che interpretò I Signori della Truffa”.
Il tono, salvo alcuni momenti di tensione rigorosamente controllati, rimane sempre molto leggero se non addirittura goliardico. Questo è merito del regista, Phil Alden Robinson, che incoraggia l’intero cast ad improvvisare. Proprio questo cameratismo rende il film un successo, facendogli incassare più di 100 milioni di paperdollari a fronte di un costo di meno di un terzo,  mentre Steven Soderbergh è lì seduto in sala che guarda, prende appunti su un taccuino bello grosso, e si prepara per quello che sarà il suo Ocean Eleven.

L’intera trama ruota intorno ad un enorme, gigantesco MacGuffin: una scatola magica fabbricata dalla fantomatica “Setec Astronomy” che consentirebbe a chiunque di decrittare qualunque pagina criptata esistente sui computer di tutto il pianeta senza avere il bisogno di utente e password. Il super decrittatore è nascosto all’interno di una piccola segreteria telefonica che assomiglia a un Nintendo NES e, a differenza della maggior parte dei MacGuffin, è perfettamente credibile perché è qualcosa che poteva effettivamente esistere allora così come ora.
Anche se il film non si spinge mai troppo in là spiegando come funziona la crittografia, è del tutto corretto in tutto quello che ci mostra. E in effetti, il professor Len Adleman (uno degli inventori della moderna crittografia RSA) era consulente tecnico del film, spinto ad accettare quell’incarico dal fatto che sua moglie volesse assolutamente incontrare Rober Redford.
Nel 2020, I Signori Della Truffa, anche se un po’ lento nel ritmo rimane ancora un film godibile, e offre anche la possibilità di scoprire i fantasmi delle tecnologie passate. I protagonisti devono affidarsi a PC potenti quanto i pulsanti del volume di un Samsung Galaxy, fissano monitor VGA con una grafica cubitale che mostra griglie di alimentazione, radar per il controllo del traffico aereo, e transazioni bancarie. E il guanto dell’infinito di questo universo è una scatola spigolosa che assomiglia sospettosamente a un NES. Questo forse può sembrare stupido e insensato nel 2020, ma nel 1992 venne percepito come un picco tecnologico altissimo, soprattutto considerando che I Signori Della Truffa è uno di quei rari film che ha una certa competenza sui computer.

i signori della truffa

Tutta questa conoscenza informatica è per gentile concessione degli sceneggiatori Lawrence Lasker e Walter Parkes.
Parkes e Lasker, che avevano già scritto la sceneggiatura di Wargames nel 1983 , firmano un’altra opera che spinge sulla tecnologia e racconta di un pezzo di essa che a un certo punto diventa troppo potente per essere gestito nel modo corretto. Se prima era stato il W.O.P.R. il motore della storia, adesso è la segreteria telefonica/ NES che contiene un chip di decrittazione che è l’equivalente della Stele di Rosetta per superare qualsiasi software crittografato sulla terra.
Troppi segreti? Non per molto tempo.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Lorenzo ha detto:

    “Un latitante, uno scassinatore, un delinquente, una spia, un ladro e una maestra di piano… e questi sono i buoni!”
    Da quando è reato suonare il piano? XD

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