Il buono, il brutto, il Mandaloriano : La rece di The Mandalorian

TEMPO DI LETTURA: 6 minuti

Quanto può essere difficile realizzare un buon film di Star Wars?
Visti i recenti accadimenti, la risposta, a quanto pare, è che è davvero difficile.
Dopo che Il Risveglio Della Forza ha cavalcato l’ondata del fan service, il franchise è improvvisamente diventato un posto precario e imprevedibile. Tanto imprevedibile che a un certo punto è arrivato Rogue One e siamo stati tutti contenti come Pasque; è un peccato che l’anno dopo ci abbiano rifilato Gli Ultimi Jedi.
Già, Gli Ultimi Jedi. Che lo abbiate amato o l’abbiate odiato, probabilmente lo avete fatto per lo stesso motivo, ma io ancora non riesco a farmene una ragione. Perché vi è piaciuto?
C’era una grande personaggio “cattivo”? No. È morto.
Vi hanno spiegato la discendenza di Rey? No. Manco per sogno.
Luke è uscito dal pensionato dei Jedi per prendere a calci in culo qualcuno che se lo meritava in stile John Wick? Insomma… Neanche più di tanto.
Mi spiace soltanto che Rian Johnson non abbia resuscitato Han Solo per fargli scoprire che Chewbacca era solo un parto della sua fantasia.

Il problema è che Gli Ultimi Jedi non racconta una sua storia; è solo la parte centrale raffazzonata della storia di qualcun altro.
Solo – A Star Wars Story non mi è dispiaciuto, ma sembra che la maggior parte del mondo occidentale non sia della mia stessa opinione.
E allora che facciamo? Pare ovvio che al cinema il piano originale stia andando a farsi benedire, no?
Niente paura. Il Piano B consiste in The Mandalorian su Disney+. 

Non solo i droidi, ma anche queste sono le serie che stiamo cercando

La prima serie televisiva di Star Wars è finalmente arrivata. Mi sembra ieri quando lessi di Lucas che ci stava lavorando e aveva chiuso in qualche cassaforte supersorvegliata dello Skywalker Ranch qualcosa come 100 sceneggiature scritte da un sacco di gente famigerata.Si doveva chiamare Star Wars: Underworld e non è mai arrivata.
Poi il vecchio George ha venduto tutto a Disney e i nuovi film sono comparsi istantaneamente al cinema calando su noi fan con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno. Sono passati quasi sette anni dal funesto giorno della vendita a Topolinia e stasera ho visto il primo episodio di una serie televisiva di Star Wars. Incredibilmente, ma come è giusto che sia, l’episodio è stato diretto da Dave Filoni, che non è altro che la mente dietro ai sottovalutatissimi cartoni animati di Star Wars: The Clone Wars e Rebels. Grazie tante Disney+, ho gradito.
Mentirei se non vi dicessi che la cosa che mi è piaciuta di più di The Mandalorian è l’evidente influenza dei nostri film spaghetti western. Ma altrettanto lo farei se dicessi che amo gli spaghetti western quanto amo l’idea degli spaghetti western mixati a Star Wars. Dave Filoni è stato molto bravo a prendere il meglio dei due generi e condensarlo in quei 38 minuti in cui si dipana il primo episodio. Il risultato è qualcosa di divertente quel tanto che basta per non diventare noioso, e funziona a meraviglia.
La conferma ci arriva già dalla prima sequenza in cui il nostro “uomo senza volto e senza nome” entra in una piccola taverna, viene provocato da un delinquente che lo accusa di aver rovesciato il suo drink, e lui comincia a menare tutti i presenti nella stanza con un’efficienza a dir poco chirurgica, marchiando a lettere infuocate nella testa dello spettatore la tesi che l’intera serie sembra sostenere: “Non siamo qui per dire battutine sceme, ma per fare il pieno di botte e azione tosta a Star Wars!“.

 

Ho trovato molto gradevole la presenza di Brian Posehn in un piccolo ruolo da tassista, ma ci sono rimasto male nel vederlo scomparire così in fretta. Povero Bert. Tuttavia, è stata un’uscita di scena abbastanza divertente e inoltre stava guidando uno speeder. Quando uno riesce a guidare uno speeder su un pianeta alieno può dire di aver fatto tutto nella vita.

Il tuo tassista di fiducia

Avevo sei anni quando vidi “Guerre Stellari” per la prima volta al cinema. Non avevo idea di cosa aspettarmi e mi ricordo che mio padre non ci capì letteralmente un cazzo. Per me fu un’esperienza rivoluzionaria e una delle cose che mi colpì più di tutti fu quando Luke Skywalker e Obi-Wan entrano nella cantina di Mos Eisley. Ecco. Credo che in quell’istante qualcosa nel mio giovanissimo cervello abbia fatto “click”. The Mandalorian ha un paio di quei momenti in stile cantina di Mos Eisley nell’arco dei primi dieci minuti. Il bambino in me li ha adorati, e il fan di Star Wars adulto ha goduto vedendo gli alieni classici senza maschere in CGI.
Che dire, poi, di Carl Weathers? Il suo personaggio è il capo della gilda dei cacciatori di taglie, Greef Karga. Non compare abbastanza a lungo quanto avrei desiderato ma il suo contributo alla trama è perfetto. È lui che innesca tutto ed io ho potuto vedermi Action Jackson, Dillon di Predator, e Apollo Creed di Rocky IV in una produzione di Star Wars. La nostalgia scorre potente in questo telefilm.

Non fa male, Carl. Non fa male.

I primi due terzi dell’episodio sono dedicati a definire il contesto. Vediamo uno sporco speeder, dei paesaggi desertici e città degradate. Ci sono perfino un paio di bei mostroni in CGI che sono degli investimenti sicuri se si vuole fare fantascienza nel 2019. Del resto, Star Wars era all’avanguardia ai suoi tempi, adesso cerca di fare del suo meglio dignitosamente anche se, là fuori, c’è sempre un James Cameron che guarda. Ma è l’ultimo terzo dell’episodio quello che mi ha colpito di più. Aggiunge il calore che mancava a una produzione che fino a quel momento si era preoccupata solo di piazzare didascalie e citazioni per mettere comodi i fan.
Scopriamo che il nostro “Mando” (così viene apostrofato The Mandalorian quando se ne va in giro) ha delle vulnerabilità ed è lungi dall’essere intoccabile. Ha difficoltà a fidarsi dei droidi e preferisce andare a piedi piuttosto che imparare a cavalcare una bestia aliena (abbastanza brutta, per altro). Dà l’impressione di essere un abile guerriero prigioniero di una vita solitaria. Pedro Pascal non può certo essere espressivo e versatile come lo abbiamo visto in Game Of Thrones con tutta quella ferraglia addosso, deve necessariamente fare molta recitazione fisica con quell’armatura, e il cambio di passo tra i momenti di tranquillità e l’azione a sorpresa sono impressionanti e affascinanti.
Un’altra cosa che ho realizzato solo successivamente è che questo primo episodio di The Mandalorian si svolge su tre pianeti diversi, ma io non l’ho mai percepito veramente. I pianeti non sono tanto differenziati tra loro, è vero, ma ognuno di essi ha una cantina o una città che rimanda allo stile della prima trilogia classica di Star Wars. In pratica, a parte il cambiamento di clima e della fauna, tutte e tre le società si somigliano molto.

Posti un po’ così

La produzione, nel suo complesso, è impressionante. I trailer visti fino ad ora non rendono l’idea della grandiosità dell’investimento, la realtà è per lo più migliore di quanto sembrasse in promo. Si parla di 15 milioni di paperdollari a episodio. Una roba vista solo nelle ultime stagioni Del Trono Di Spade.
E il finale?
Beh, il finale non è né confuso né particolarmente duro, anzi, il termine giusto da usare è: “efficace”.
Ho trovato il primo episodio di The Mandalorian molto gradevole. Ha qualche breve momento di pausa ma nel complesso è una divertente avventura nell’universo di Star Wars con un sacco di spazio per crescere. Se voglio cercargli un difetto lo posso trovare nel tempo che perde a definire tutti quei tropi familiari che i fan si aspettano di vedere, ma prendo questa cosa come un dovere tipico di tutto ciò che riguarda i grandi franchise, figuriamoci uno planetario come Star Wars. Mancano ancora altri sette episodi. Io sarò lì ad aspettarli.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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3 Responses

  1. MikiMoz ha detto:

    Beh, alla grande, allora!
    Spero che questa produzione faccia ricredere un po’ tutti sulla gestione Disney del marchio, che viene vista come se il Male (anzi, il Lato Oscuro) avesse preso possesso di chissà invece quali altre idee geniali, plasmandole a immagine e somiglianza e regole del Topo.

    Moz-

    • Simone Guidi ha detto:

      Ma sì, ma sì. La trilogia sequel is for boys, i film della Anthology e le serie Tv are for men. È così che dovrebbe essere per riprendere saldamente in mano il timone e non fracassarsi sugli scogli. Lasciamo Kylo Ren alle mascherate di carnevale e prendiamo il mandaloriano come MEME di onore e rispetto. 😉
      Oh, Moz, oggi Disney+ ha rilasciato il secondo episodio. Già stasera sono in Pole Position. 😉

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