Il cinema dei Coiti interrotti e i film che secondo te dovevano sfondare e invece si sono afflosciati

Una serie di sfortunati eventi

No. Siccome a me è piaciuto “Quella casa nel bosco” non è che su facebook se ne può fare un caso, eh?! Voglio dire…Dopotutto, nella vita, mi sono piaciuti tanti altri film che però non se li è filati nessuno. Magari li avevo attesi con trepidazione e dopo che sono uscito dal cinema mi sono vergognato come una spia per aver pagato il biglietto. Oppure mi sono anche piaciuti assai, però poi ho scoperto che ad averli visti eravamo stati solo in tre: io, l’addetto al proiettore e il regista quando presentò alla prima. 
Certe cose sono difficili da capire. Questi film potevano dare inizio a delle serie, a dei franchising veri e propri. Avevano tutte le carte in regola per farlo, avevano il budget, talvolta avevano anche solide basi letterarie o fumettistiche eppure…VAVAVUMA! Vuoi alla prova del botteghino, vuoi alla prova della critica, alla fine erano stati mazzolati da SANDRINO IL MAZZOLATORE.

Sandrino, il recensore ufficiale del blog

 

UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI


Titolo basato sui primi tre libri della enormemente popolare (in America) serie per bambini, “Lemony Snicket”. Sembrava dovesse essere un successo assicurato, tipo un calcio di rigore battuto da Totti in una porta difesa da Peppa Pig, anche e soprattutto perché tra i protagonisti c’era un GIGANTESCO Jim Carrey appena reduce da due grandi successi per famiglie che erano “Il Grinch” e “Una settimana da Dio”. Oltre lui, che interpretò uno stronzissimo Conte Olaf  TUTTORA presente nella mia personale lista dei 20 cattivi più malvagi della terra (subito dopo l’ex-amico spacciatore sovrappeso), c’erano una Maryl Streep in ottima forma e pure un veloce cameo di Dustin Hoffman.

 

Il film si fece apprezzare dalla critica e guadagnò qualcosina anche al box office, ma non riuscì a bissare il successo di altre pellicole del genere come “Harry Potter”, e il creatore della serie, Daniel Handler, si dichiarò estremamente insoddisfatto di come i suoi libri erano stati adattati alla pellicola. Al momento ci sono ancora un certo numero di libri che potrebbero essere adattati e un sequel è ancora una possibilità, ma probabilmente, se mai arriverà, non avrebbe nè il cast nè lo stile del primo film.
A me piacque molto, e i suoi titoli finali erano uno spettacolo.

 

PRINCE OF PERSIA: LE SABBIE DEL TEMPO

Quando mi dissero che la Disney e il produttore Jerry Bruckheimer avevano acquistato i diritti dello storico videogioco per farne un film di cappa e spada, pensai: Beh…con il videogioco non c’entrarà una cippa ma almeno farà divertire come i  Pirati dei Caraibi. Mi sbagliavo. Riuscirono a fare peggio e anzi, da lì la Disney non si fermò più, infliggendoci sofferenze tipo Tron Legacy, John Carter e infine Lone Ranger.
Nonostante tutto speravo in un sequel riparatore, ma non fu possibile. Il problema di questo film era prettamente economico. Costò circa 200 milioni di dollari realizzarlo e ne riportò a casa a malapena 300. Il guadagno non fu così imponente, e la sua tiepida accoglienza di critica fece il resto. GAME OVER.

 

GODZILLA

Dopo “Independence Day” che aveva frantumato il botteghino in tanti piccoli pezzi da 100 milioni ciascuno, il team regista-produttore Roland Emmerich e Dean Devlin sembravano essere la scelta giusta per far passeggiare il lucertolone giapponese sulle macerie di New York. La Sony ci investì un grosso budget e in cambio voleva la versione hollywoodiana del mostro cinematografico più famoso del Giappone.
Il mio hype era alle stelle, sia prima della visione che dopo. Il film non era male. Voglio dire, la trama era quella che era, certo, ma non mi sembra che anche adesso i filmoni spaccatutto siano scritti da premi Pulitzer. Gli effetti speciali erano ottimi e Godzilla faceva il suo dovere: SPACCAVA TUTTO. E allora cosa non funzionò?
Anche se fece i soldi al botteghino (sia negli Stati Uniti che a livello internazionale), il film ottenne una pioggia di recensioni negative, soprattutto dai fan hardcore di Godzilla, e ciò impantanò la produzione hollywoodiana. Naturalmente il franchise cinematografico giapponese sopravvisse tranquillamente, e solo oggi, a distanza di 15 anni, la Legendary Pictures sta progettando di riavviare nuovamente il lucertolone per il pubblico yankee.

In pensione non vuole andarci nemmeno Stallone, perchè dovrebbe andarci Godzilla?

In pensione non vuole andarci nemmeno Stallone, perché dovrebbe andarci Godzilla?

 

 

MYSTERY MEN


Concepito come uno spin-off del fumetto “Flaming Carrot Comics” di Bob Burden, Mystery Men miscelava la commedia al genere supereroistico, e a molti in quel momento sembrò una formula vincente visto che poco prima “The Mask” e “Men in Black” avevano sfruttato quella combinazione con successo.

The Flaming Carrot Comics

Purtroppo, anche se il film beneficiava di un cast d’eccezione che contemplava Ben Stiller, Janeane Garofalo, Eddie Izzard e Greg Kinnear, non riuscì proprio a farsi digerire dal pubblico. Incassò solo 33  milioni di dollari in tutto il mondo e ne costò più del doppio, diventando uno dei più grandi flop dell’anno. Ma visto che le vie del Signore sono infinite, “Mystery Men” diventò un cult in home video, anche se questo non fu sufficiente per evitare che rimanesse un film una tantum.
La colonna sonora però, quella sì che spaccava di brutto.

 

 

LA GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI

Niente Panico!

Niente Panico!

Questo è uno di quei casi che proprio non capisci. Un adattamento dalla famigerata “Trilogia in cinque parti” di Douglas Adams che milioni di appassionati di fantascienza aspettavano da decenni. Una storia buona, valida, che aveva fatto vendere al suo autore ZILLIONI di libri.
Il film uscì nelle sale nel 2005 ed era veramente, ma veramente ben fatto. Con un cast di attori di tutto rispetto che contemplava Sam Rockwell, Martin Freeman e la tua fidanzata segreta. “La Guida galattica per autostoppisti” tuttavia inciampò, non si sa come, combinando insieme il suo umorismo anticonvenzionale con i suoi attori eccentrici e stravaganti. Il grande pubblico generalista, quello degli spiegoni per ritardati e di Vin Diesel BADABUM, non gradì molto lo stile “Monty Python” e tarpò le ali del successo a questa pellicola che rimane comunque di ottima qualità.
La serie meriterebbe davvero una seconda opportunità al cinema, ma proprio non riesci ad immaginarti altra rappresentazione dopo aver visto un film che inizia con questa canzoncina qui:

 

BALLE SPAZIALI

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Mel Brooks è e sarà sempre il maestro dei film parodia e Balle Spaziali, per me, sarà sempre la sua più grande realizzazione. A differenza dei moderni film demenziali per ggiovani amerrigani carichi di ettolitri di sburra come “Scary/Epic/Horror Movie”, Brooks sapeva quello che ci voleva per fare un buon film parodia, ovvero barzellette e un sacco di scherzi divertenti.
Balle spaziali ci ha donato personaggi memorabili e senza tempo come Lord Casco, Stella Solitaria e, soprattutto, RUTTOLOMEO, il canuomo miglior amico di se stesso.

Inspiegabilmente il film non ebbe il successo sperato. Coprì le spese ma guadagnò molto poco rispetto al pianificato e anche la possibilità di un sequel, che era stata inclusa nel finale con un annuncio abbastanza esplicito: “We’ll all meet again in Spaceballs 2: The Search for More Money”, non poté essere presa in considerazione perché i “More Money” non arrivarono mai.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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