Il Drago Del Lago Di Fuoco: a voi il drago con il nome più fottutamente metal di tutto il cinema fantasy

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Il drago del lago di fuoco

Ah, i draghi. Quante storie ti hanno raccontato sui draghi, eh?! Pensa che bello se domani ne venisse uno a casa tua. Ci pensi? Probabilmente ti porresti qualche domanda tipo:
Come è successo? Perché è successo? Perché MI è successo?
Ma non ti preoccupare, corridore. Ci sono qua io a darti le risposte che cerchi.
Allora: Come è successo? I draghi, lo sanno tutti, passano attraverso un portale nello spazio-tempo che appare, forse per coincidenza, sopra casa tua.
Perché è successo? I draghi viaggiano attraverso il multiverso, intersecando questo mondo ogni 5-6000 anni, a seconda del traffico. Questa è una realtà immutabile storicamente provata, e quasi certamente non ha nulla a che fare con qualsiasi cosa stia succedendo in quel momento a casa tua.
Perché ti è successo? I draghi ti odiano.
Oggi sorbisciti la tua dose di draghi con Il Drago Del Lago Di Fuoco.

Il drago del lago di fuoco

Oh, questi volano!

Diretto da quel gran sceneggiatore e, soprattutto, correttore delle sceneggiature degli altri, Matthew Robbins, è importante collocare Il Drago Del Lago Di Fuoco del 1981 perché quel giusto momento storico segna l’inizio assoluto della rinascita del genere fantasy nella cultura popolare cinematografica, e in particolare del fantasy medievale.
Non che prima fossero mancati i film fantasy al cinema, eh?! Per carità. Ma molte uscite erano soprattutto adattamenti del mito greco, o, guarda caso, adattamenti di fiabe realizzati dal coproduttore di questo stesso film: Walt Disney Pictures. Tuttavia bisogna arrivare fino a questo 1981 per vedere Warner Bros. mettere in gioco una discreta quantità di paperdollari su Excalibur, e la United Artists foraggiare copiosamente Scontro Di Titani. Insomma, da quest’anno in avanti, i grandi studi hollywoodiani capiscono che si possono investire grandi capitali sul genere fantasy per riottenerli indietro moltiplicati per tre. Proprio come fa Excalibur di John Boorman che, bizzarro e avvincente, viene rilasciato pochi mesi prima de Il Drago Del Lago Di Fuoco e riporta a casa tre volte il suo budget, diventato uno degli incassi più alti dell’anno.

Il drago del lago di fuoco

Ma guarda che bel Font. Indovinate quale giochino laser ne prenderà ispirazione l’anno successivo?

Sempre nei primi anni ’80, c’è Disney Pictures che sperimenta quella diversificazione dei contenuti che la porterà a realizzare idee e concetti davvero innovativi e all’avanguardia (spesso troppo) come Taron E La Pentola Magica, dove mescola il Signore degli Anelli di Ralph Bakshi con alcuni concetti troppo cupi per quel periodo, e anche se c’è il tentativo di alleggerire la situazione infilando nella trama un maiale come spalla comica, il tono resta così tetro da allontanare i bambini dal cinema.
Ma Taron E La Pentola Magica arriverà nel 1985 e, probabilmente, il film Disney meno Disney fino a quel momento è proprio Il Drago Del Lago Di Fuoco, una pellicola girata sulle vette scoscese del Galles che rompe lo schema del classico film Disney per famiglie, cerca di incassare dalla popolarità di Dungeons and Dragons e dei giochi di ruolo, e si distingue per gli effetti speciali che ne innalzano la qualità. Ricordato dai fan soprattutto per aver mostrato il miglior drago mai apparso in un film; un drago, per altro, con il nome più fottutamente metal di tutto il cinema fantasy, Vermithrax Pejor, realizzato da Phil Tippet e animato della tecnica di go-motion da lui inventata e implementata ne L’Impero Colpisce Ancora per animare i Tauntaun.

 

Come detto prima, Disney sperimenta nuovi contenuti, ma anche nuovi partner commerciali. Il Drago Del Lago Di Fuoco è infatti la seconda collaborazione diretta con Paramount Picture dopo quella fallimentare del film live-action dedicato a Popeye e diretto da Robert Altman. Per questo motivo, mentre la trama avrebbe potuto adagiarsi su una “quest” allegra, sorridente, molto simile a millemila produzioni precedenti, con canzoni, personaggi comici e tono spensierato, tende più alla ricerca tenebrosa in stile Lo Hobbit, ed è piena di vergini sacrificate, persone bruciate vive, una scena di nudo integrale, e un regno sporco e cafone dove il malvagio drago Vermithrax Pejor spadroneggia incontrastato terrorizzando la popolazione.
Ci sono perfino le sfumature religiose, con gli abitanti del villaggio che preferiscono lodare Dio per l’uccisione del Drago piuttosto che il reale mattatore, e il Re che si prende il merito della vittoria a giochi ormai fatti; tutto questo è talmente lontano dalla classica formula Disney che è quasi impossibile credere che la casa del topo abbia partecipato al progetto; piccoli draghi uccisi, persone infilzate, magia oscura. Insomma, il tutto è più adatto a un pubblico adolescente o adulto che ai bambini. Quelli scapparono dal cinema a gambe levate.

Gli adulti restarono per questa…

La trama non è un prodigio di originalità: un regno vive terrorizzato dalla presenza di Vermithrax. Attraverso una lotteria mortale, due volte l’anno viene sorteggiata una giovane vergine per mandarla in sacrificio e placarlo. Un giorno gli abitanti decidono di trovare una soluzione, e vanno a cercare il potentissimo ( si dice) mago Ulric, che pare essere l’unico ad avere abbastanza potere per sconfiggere la bestia. Per una serie di Whattafuck incredibili lo stregone muore prima di mettersi al lavoro, ed essendo accompagnato da un giovane apprendista di nome Galen, toccherà proprio a quest’ultimo prendersi in carico la difficile missione di uccidere il drago. Semplice, no? È un po’ come se, durante una fusione aziendale, l’amministrazione delegato di una grande azienda venisse colto da infarto e allora si decida di far continuare le trattative al suo stagista.
Il Drago Del Lago Di Fuoco è piuttosto costoso per l’epoca, e il maggior numero di fatture arrivano per pagare la creazione di Vermithrax che, oltre ai cristiani, brucia circa il 25% dei 20 milioni del budget complessivo. Phil Tippett e il suo team della Industrial Light and Magic costruiscono ben 15 miniature di Vermithrax, oltre a un modello bello grande da 12 metri.

Non è Fulci! Ci sono veramente dei draghetti che si stanno sgranocchiando la principessa!

Se l’ambizione di Matthew Robbins è quella di realizzare un grande film sui draghi, Il Drago Del Lago Di Fuoco riesce solo ad essere un grande drago in un film. Il resto, a parte Vermithrax, è incredibilmente poco gratificante per lo spettatore. I personaggi sembrano completamente disconnessi da una trama messa in moto da eventi complicati e stupidamente implausibili. Ed è proprio lì che il film fallisce davvero. Succedono cose terribili, la gente muore nei modi più brutti, ma non c’è mai alcun senso di conseguenza. Niente importa veramente a nessuno. Per dire: il mago mentore viene ucciso davanti agli occhi del suo apprendista, Galen, la cui tristezza dura, tipo, 3 secondi. Galen scopre di non avere alcun potere magico ed essere stato sempre manipolato per anni dall’uomo a cui si era affidato per diventare uno stregone, e non gliene frega niente. Diavolo, nemmeno al re sembra importare qualcosa se sua figlia stia morendo sgranocchiata da piccoli draghi in una grotta! Insomma, nessuno si preoccupa davvero per qualcosa.

Concludendo, Il Drago Nel Lago Di Fuoco non è orribile, né buono, né mediocre. È INSIPIDO. Accadono un sacco di cose durante il corso del film eppure ti coinvolge solo per una manciata dei suoi 108 minuti. Tutti i protagonisti sono privi di carisma e persino i personaggi cattivi (che di solito dovrebbe essere i più in palla per avere una storia coinvolgente) inciampano nella sua noia collossale. Neanche la colonna sonora, che in questo genere di film ha il compito di sferzare l’epica e gasare il pubblico, riesce in qualche modo a rivitalizzarlo, anzi, spesso è fastidiosa perché invadente e sparata a tutto volume.
Il Drago Del Lago Di Fuoco, tuttavia, ha una funzione di riscatto. Gli effetti visivi sono davvero eccezionali per il 1981. Il drago è, di gran lunga, la parte migliore dell’intero film e sicuramente non è un tipo con addosso una tuta di gomma. Nella nostra era digitale, un drago così è da prendere come esempio tanto è afficace, per giunta con un meraviglioso nome metal come Vermithrax Pejor.

Aaah, bei tempi quando si cavalcavano i draghi piantadogli le lance nella nuca

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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7 Responses

  1. Lorenzo ha detto:

    Sono riuscito a vedere questo film per la prima volta solo un paio di anni fa (a meno che non l’avessi già visto da piccolo e poi dimenticato), e sono d’accordo con la tua recensione: anche io avevo trovato interessante la critica a religione e autorità, sebbene sia accennata giusto nel finale. Secondo me comunque è un film tranquillamente vedibile da bambini e famiglie.
    Dragonslayer… Dragon’s Lair… non ci avevo mai pensato 😀

    • Simone Guidi ha detto:

      Le famiglie di adesso lo possono vedere tranquillamente, ma tu pensa alle famiglie del 1981. Per loro la scritta “Disney” in cartellone era sinonimo di pucciosità e straight kid’s oriented. Belli spensierati portarono i bambini al cinema e poi si ritrovarono davanti la principessa sgranocchiata dai draghini e una fanciulla nuda che nuotava nel lago. Cmq devo anche dire che Disney aveva già cominciato a deragliare dal suo clichè con The Black Hole. Se ti ricordi, lì c’era un’equipaggio zombizzato e Gesù nel buco nero. Negli anni ’80 per Disney si aprì un periodo di sperimentazione cupa che non sempre gli portò guadagno al botteghino, anzi, diciamo quasi mai andarono in pari. In compenso proprio questa voglia di approfondire e sperimentare cose nuove sia nella tematica che nella tecnologia ci ha regalato degli autentici capolavori tipo TRON, per dire. Dovrei aprire una rubrica riguardo a questa cosa: “La disney sperimentale degli anni ’80”. Ci sono diversi film da prendere in considerazione.

      • Lorenzo ha detto:

        Me lo ricordo sì The Black Hole, ho anche commentato il tuo post tempo addietro 😀
        Secondo me comunque sono problemi dei genitori, io e i miei amici all’epoca ci vedevamo di nascosto pure i film di Dario Argento e ci divertivamo un mondo.

        • Simone Guidi ha detto:

          Oh, quello che sia un problema dei genitori è cosa sicura. Nel 1981 l’unico mercato cinematografico di riferimento era quello americano. Se un film andava bene in casa allora era un successo. Non esisteva un mercato cinese o worlwide che ne potesse risollevare le sorti finanziarie. Quello che pensava il pubblico americano era quello che pensava il mondo. Detto questo, immaginati l’america nel 1981, Reaganiana e ipocrita. Secondo te la tipica famiglia americana della torta di mele come avrebbe potuto giudicare questo film?
          Comunque, questa cosa dei genitori che permettono di vedere cose ai figli mi manda in tilt. A mia figlia, che ha 9 anni, ho permesso di guardare Stranger Things. Netflix mi dice che è vietato ai minori di 14 ma io gliel’ho lasciato vedere lo stesso. Sono un cattivo genitore? Non so. A lei è piaciuto talmente tanto che al Comics di Lucca ha voluto che ci travestissimo tutti a tema. Non ha avuto problemi nel dormirci sopra la notte e quando gli chiedo se il Demogorgone gli ha fatto paura mi risponde: «Papà, lo so che è una persona con il costuma addosso». Spero di non stare crescendo una psicopatica.

  2. Ste84 ha detto:

    Pur non potendo negare tutti i difetti del film, devo dire che a me è sempre piaciuto molto specialmente per la particolare atmosfera (a cui prima o poi dovrò dare un nome preciso) che è magica ed epica ma allo stesso tempo scura e polverosa. E’ una descrizione molto semplificata che lascia il tempo che trova ma quando penso a questo film a me viene in mente proprio questo: magia e polvere.
    Vorrei dare un nome a questa particolarità perchè di tanto in tanto la riscontro in altri film ma anche in molti altri media. Da quei primi anni ’80 ad esempio mi vengono in mente Conan il Barbaro di Milius e I’album Into Glory Ride dei Manowar (e non posso non citare anche i Manilla Road e i Cirith Ungol), oppure Fuoco e Ghiaccio di Bakshi e, più in generale, l’estetica di Frank Frazetta. Per non parlare di leggendari giochi da tavolo come Talisman e HeroQuest.
    Insomma, a me tutta questa roba qui è sempre piaciuta da matti perchè ricevo sempre le stesse sensazioni come se ci fosse quel filo conduttore, che evidentemente c’è, che lega il tutto ma che non sono mai riuscito ad afferrare e identificare appieno.

    • Simone Guidi ha detto:

      Ma lo sai che hai proprio ragione? C’è un filo che unisce tutte le cose hai citato. Soprattutto l’estetica di Frank Frazetta rappresenta perfettamente questo stile. “Magia e polvere”: è perfetta come definizione!
      Il problema de Il Drago Del Lago Di Fuoco non è, però, l’estetica. La trama è straordinariamente efficace nella sua semplicità, il vero problema è l’approfondimento dei personaggi che semplicemente non c’è. Questa cosa che ognuno di loro procede nella storia senza fare una piega, senza avere un minimo di riflessione morale o esprimere un proprio dramma interiore non dà sostanza all’intero film. Lo mantiene sempre a un livello superficiale mentre con tutto l’armamentario tecnico messo in campo si sarebbe meritato di graffiare di più. Non so. Pare che Matthew Robbins si sia trovato tra le mani un qualcosa che non ha saputo interpretare. Forse lui avrebbe voluto veramente fare un film più “serio” sul tema e si è trovato a scontrarsi con la produzione che gli ripeteva sempre: “Deve essere roba per bambini, Deve essere roba per bambini, Deve essere roba per bambini”. Alla fine gli è venuto fuori un film tecnicamente fatto con “serietà” ma tematicamente gestito con “superficialità”. Non so se mi spiego…

      • Ste84 ha detto:

        Ti sei spiegato benissimo e non posso che concordare, infatti il film mi piace perchè amo quel genere di atmosfere ma non riesco a fare a meno di provare quella fastidiosa sensazione di occasione mancata per tutto il tempo. Peccato perchè bastava una scrittura dei personaggi quantomeno decente per essere decisamente migliore senza fare chissà che cosa, in fondo come abbiamo detto la trama è semplice ma funzionale, è tecnicamente ben fatto e l’atmosfera è quella giusta per un fantasy polveroso anni 80.

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