Di quando Toei copio’ Disney imparando bene la lezione : Il Gatto Con Gli Stivali

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ilgattoconglistivaliAl giorno d’oggi è davvero inconcepibile credere che un bambino possa essere cresciuto adorando adattamenti anime tipo Il Gatto Con Gli Stivali. Sul serio corridori, ce ne furono talmente tanti in quegli anni che molti di loro sono diventati iconici per un sacco di gente (vecchia). In ogni caso, come con GLI ALLEGRI PIRATI DELL’ISOLA DEL TESORO, ho un bel po’ di cosette da dire su questo film che, tengo a precisare, NON è un prodotto della Dreamworks, NON è un adattamento fedele della fiaba del Gatto con gli stivali, e NON è uno spin-off di Shrek.
La fiaba originale è come il codice dei pirati, è più che altro una traccia da seguire, non aspettatevi quindi il 100% di accuratezza nella storia, anzichenò, il materiale originale è stato cambiato per rendere il tutto più accattivante, un po’ come fa sempre la Disney con i suoi adattamenti, solo che la Disney non c’entra niente perché è targato TOEI Animation, quindi, qui abbiamo la TOEI che finge di essere la Disney nel 1969. Grande annata quella.

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Il Gatto Con Gli Stivali della Toei Animation raccontava una storia semplice presa di peso dalle pagine di un classico della letteratura. Come la Disney prima di lei, Toei imparò la lezione dai boss amerrigani e si cimentò nell’adattamento della fiaba di Perrault prendendosi numerose licenze, dando vita ad un’altra storia, abbastanza diversa, che manteneva delle profonde somiglianze con Cenerentola e la Bella Addormentata (scritte da Perrault anche quelle). Alla fine della fiera quello che ne venne fuori fu un amalgama delle fiabe con i romanzi d’avventura dei più venerati autori francesi di tutti i tempi, tipo Alexandre Dumas con i suoi Tre Moschettieri, e di Edmond Rostans con il suo Cyrano de Bergerac. Nonostante questo, Il Gatto Con Gli Stivali indossa con orgoglio le sue influenze senza perdere la propria identità che rimane sempre e comunque giapponese, come da migliore tradizione.

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La pennica dopo il sakè

Basato molto liberamente sulla favola, quando Il Gatto Con Gli Stivali uscì nelle sale giapponesi divenne molto amato dal pubblico nippo, e tanto iconico laggiù quanto Il libro Della Giungla (1967) lo fu in Occidente.
Il protagonista è un gatto moschettiere di nome Pero (il cui nome è un evidente rimando a Perrault, l’autore della favola) in fuga dalla massoneria dei felini dopo aver commesso il delitto finale: non voler mangiare i topi. Inseguito da un trio DROMBO di gatti ninja, fa amicizia con il povero contadinotto Pierre e lo aiuta a corteggiare la bella principessa Rosa spacciandolo per il marchese di Carabas. Tuttavia, il principe demone Lucifero ha messo anche lui gli occhi su Rosa, che era una bella figliola, e la rapisce portandola nel suo castello da incubo. Pero/Perrault, Pierre e la loro compagnia di topi soldato partono per salvare Rosa, affrontare trappole mortali, incantesimi subdoli e gli incredibili poteri di Lucifero, il tutto mentre i gatti ninja continuano a braccarli.

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Ultima fermata Disneyland

In occidente, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, i film di animazione per bambini caddero in disgrazia, ma in Giappone no, laggiù vissero il loro periodo d’oro. Il Gatto con gli Stivali è un esempio dello splendore che rifulgeva da quelle parti. Coniugando i classici manierismi Disneyani con l’umorismo da trappolone ACME della Warner Bros., il film si dimostrò un successo colossale, tanto colossale che addirittura la Toei decise di adottare il volto di Pero come simbolo aziendale, proprio come l’impero del male aveva già fatto con Topolino. E come potevano non farlo? Il gatto Pero ci veniva mostrato come un ladro amabile, un compagno servizievole, un tutore infaticabile, il migliore amico che qualsiasi ragazzino potesse avere, solo moltiplicato per dieci.

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Originariamente pensato come una serie televisiva, il regista Kimio Yabuki ebbe a disposizione una squadra di giovani animatori molto capaci tra cui Hayao Miyazaki, il quale, ancora lungi dall’essere quella sampiterna essenza che è adesso, mise le mani sulla maggior parte delle scene d’azione. Alla guida del comparto però non c’era lui, che al tempo ancora sgomitava per farsi una posizione, bensì il leggendario animatore Yasuji Mori. Il suo tocco è evidente nell’animazione fluida, nei colori vivaci, e i personaggi stravaganti con le loro stranezze, tipo i baffi di Pero che si drizzano ogni volta che ha una grande idea, oppure il fatto che si faccia il segno della croce quando pensa che stia per morire. Tuttavia, anche come animatore di bassa classifica artisticamente ambizioso, Miyazaki fece sentire la sua presenza soprattutto in scene come quelle dei numerosi inseguimenti attraverso il castello fatiscente di Lucifero, chiari flash anticipatori di quello che varrà implementato dieci anni dopo ne IL CASTELLO DI CAGLIOSTRO.

 

La mano di Mori e i diversi stili di Miyazaki si traducono in alcuni esperimenti visivi audaci, i più celebri dei quali, tra gli appassionati di anime, sono le trasformazioni di Lucifero in una miriade di animali tra cui un elefante, un ippopotamo, un leone e, infine, un orribile drago a tre teste.

 

Il Gatto Con Gli Stivali è pieno di quei classici archetipi che resero Disney vincente fino a quel momento (e anche dopo, per la verità), come, ad esempio, i fratelli malvagi di Pierre, o, più necessariamente, i diversi accompagnamenti musicali inseriti sotto forma di canzoncine cantate dai protagonisti. Non c’è la maestosità di alcuni dei migliori classici Disney ma se ne respira il profumo, conservandone l’essenza nella qualità delle animazioni e dei piacevoli panorami europei costellati di castelli e borghi dal design accattivante.

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Meanwhile a EuroDisney…

Essendo un prodotto principalmente concepito per i bambini, vi sono una serie di lezioni morali da imparare, impartite dai personaggi che, pur essendo carenti di un vero spessore, hanno quelle buone qualità con cui potersi identificare. È sostanzialemente la solita formula Miyazaki, che poi è anche quella CLASSICA che funziona sempre, e che vede un povero abitante del villaggio gettato fuori dal proprio ambiente ed inserito in un mondo molto più grande dove può finalmente vivere il suo sogno e dimostrare tutto il suo valore; trovando la forza dentro di sé, raggiungendo degli obiettivi difficili attraverso la propria determinazione e, soprattutto, rimanendo onesto quando fa esplodere la MORTE NERA. È quella narrazione semplice, sempre uguale dai tempi di Omero ma che dà risultati sicuri, non passa mai di moda e sta bene su tutto, signora mia.

Soldi in cassa

Stipendio garantito

Il successo conseguito da Il Gatto Con Gli Stivali fu stellare e gli fece meritare ben due sequel che, di fatto, traghettarono la trilogia iniziata nel ’69 fino al 1976. Questi film definirono la formula vincente di Toei Animation per tutto il decennio Settanta fino ai primi anni Ottanta, solo allora lo studio decise di abbandonare le favole per gettarsi anima e corpo sui robottoni.

Cuccù. Rieccomi. Pensavate che me ne fossi andato eh?!

Anche in questo caso, come per Gli Allegri Pirati dell’Isola Del Tesoro, Hayao Miyazaki disegnò una serie manga in 12 capitoli come promozione Tie-in al film. La serie venne stampata a colori e uscì con l’edizione domenicale del Tokyo Shimbun, da gennaio a marzo 1969. Oplà.

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E adesso, il vostro affezionatissimo blogger di quartiere vi saluta sulle note della bellerima sigla.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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