Sala Giochi anni ’80 : Dentro al tunnel del tempo

thumb_imgp6701In un attimo sei tornato indietro di trent’anni, di colpo è il 1983. È inverno, fa freddo e piove. Lo spettacolo pomeridiano è finito e quando esci dal cinema ti accoglie una domenica buia, figlia dell’ora solare e di un cielo plumbeo. Non hai l’ombrello. Diamine! Nessun ragazzino della tua età si porta mai dietro un ombrello. Ingombra. Dà solo fastidio e poi gli altri deboscia ti tartufano i maroni dandoti del frocetto.
Le gambe trottano svelte mentre cerchi di evitare le pozzanghere, zigzagando tra la moltitudine dei passanti infagotatti dentro a scuri giubbotti imbottitti, anonimi come gatti nei cassonetti.
Cerchi di bagnarti il meno possibile ma alla fine non è che te ne freghi poi tanto. Vuoi arrivare in sala giochi il più in fretta possibile, poi una volta lì si vedrà. Magari quando ne uscirai il tempo si sarà rimesso e avrà anche smesso di piovere. Chissà?
La sala giochi è una caverna luminescente chiusa da porte a vetri appannate e venate da lacrime di condensa. Entri dentro urtando un marcantonio che presidia l’ingresso. Ha una faccia da 41 BIS e ti spedisce un’occhiata minacciosa, ti fa capire che ti concede la dignità e il rispetto che si addice a una cacata di mosca. Prosegui a testa bassa e ti accorgi che non erano solo i vetri, era l’aria stessa ad essere opaca. Più della metà delle persone presenti sta fumando.
L’aria viziata ti fagocita penetrandoti nei polmoni, impregnandoti i vestiti e i capelli. Avverti un leggero formicolio agli occhi. Già ti immagini tua madre quando rientrerai a casa. Ti dirà che puzzi, di andarti a cambiare e mica fa la lavandaia che è sempre a sgobbare per te, eh?!
Non hai una lira ma poco importa, ti diverti anche guardando gli altri che giocano. Se non altro potrai imparare dai loro errori e scoprire qualche trucco interessante.
Tutto intorno è un turbinio di suoni e colori. Una cacofonia psichedelica ti avvolge, ti penetra e in qualche modo ti estranea dal mondo reale. Ogni tanto riesci a distinguere il jingle di quel gioco piuttosto che il motivetto di quell’altro, ma appena lo focalizzi nella mente ecco che se ne fugge, scalzato da un’altra musichetta più familiare o da un record che attende solo l’inserimento delle iniziali.
Con gli occhi scorri i cabinati, adesso di Dragon’s Lair ce ne sono addirittura 6!
È indubbiamente il gioco dell’anno e il gestore della baracca ha intenzione di cavalcare l’onda finchè può. Ti avvicini a uno di loro e ne sfiori il joystick. Neanche ti accorgi dell’arco voltaico azzurrognolo che scocca tra te e lo chassis della macchina.
La realtà è che sei bagnato fradicio e stai scaricando a terra un contatto indiretto. La mano, percorsa da un amperaggio sicuramente sopra i livelli di guardia si serra immediatamente intorno al joystick, imprigionandoti in una mortale presa che non riesci a sciogliere.
Lì per lì non ti rendi conto di quello che sta succedendo. Pakkun è nascosto da qualche parte in sala giochi ed ha fermato il tempo.

Pakkun

Assiste alla lenta cottura di un ragazzino alla griglia

L’unica cosa che riesci a percepire adesso è la cacofonia psichedelica, quel guazzabuglio di musichette che il tuo cervello si ostina ad analizzare senza soluzione di continuità, senza trovare dove finisce l’una e dove inizia l’altra, imprigionato in un loop infinito di tentativi di riconoscimento da cui non lo libererebbe neanche Shazam, e i tuoi denti battono. Battono come se la temperatura fosse precipitata a livelli artici.
Cosa sta succedendo? Ti domandi per un tempo che sembra infinito.
Poi d’un tratto, come si era serrata, la mano riesce a sfilarsi dal joystick e la prima cosa che fai e trarre un gran respiro. Per tutto il tempo che eri rimasto attaccato non l’avevi fatto.
Quella notte, prima di addormentarti, l’unica cosa che avevi nella mente era quella cacofonia. Esattamente la stessa che puoi riascoltare cliccando sul link qui sotto. Buon divertimento, e porta l’ombrello.

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