Il Podcast sugli HOTEL ATARI

TEMPO DI LETTURA: 2 minuti

hotel atari

Non si è ancora spento l’eco delle nuove, grandiose puntate de “L’Atariteca di vostro cugino” che già ci riprovo. L’audacia del mio progetto penso sia ormai chiara a tutti: non solo diventare tanto ricco da comprarmi addirittura un microfono nuovo, ma anche incidere il mio nome nella storia del podcasting.
Questa puntata intitolata “Perché Atari costruisce hotel”, infatti, non è che la quarta del nuovo corso iniziato nel 2020, e con il quale mi ripropongo di umiliare il gigantismo post-capitalista dei professoroni del retrogaming, sabotando gli schemi usuali di divulgazione e imponendo, di fatto, il blocco del podcasting retroludico a livello mondiale.
Lo so. È un piano perverso, ma a suo modo è illuminato dal bagliore folle e grandioso che accompagna sempre i santi, i geni, e, nel mio caso, i piromani.
Ogni puntata dell’Atariteca è concepita come la semplificazione bignami dell’argomento, ma nel mio studiolo di registrazione è realizzata con un impegno maniacale. Nascono dal connubio tra il disagio di vivere, le difficoltà digestive, e l’acre riflessione ideologica.
Qualcuno le apprezza, altri le vedono come una turpe volontà disgregativa nei confronti del retrogaming tutto. In realtà non lo sono, e la maggior parte delle volte quando le registro vorrei tanto sghignazzare, ma mi trattengo.

Ecco. Qui sotto trovate l’ultima puntata dedicata al perché Atari costruisce Hotel, argomento che è stato deciso da un sondaggio che ho lanciato sul gruppo telegram di Atariteca.
Lasciate un suggerimento per la prossima puntata nei commenti.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

You may also like...

2 Responses

  1. Lorenzo ha detto:

    Io ci andrei solo se l’arredamento fosse vintage, come quello delle pubblicità Atari degli anni ’80 😀

    • Simone Guidi ha detto:

      Ottima osservazione. Del resto, che senso ha arredare un hotel in stile moderno e poi infarcirlo di videogiochi degli anni 70/80? Con la tua proposta l’esperienza sarebbe di certo più immersiva

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *