Il posto tranquillo di Francesco Tedeschi: Troppi Dylan Dog nuocciono gravemente alla salute

Il posto tranquillo

Il posto tranquillo

E dopo essermi sparato una settimanella di ferie su una spiaggia assolata dell’Isola d’Elba piena di uomini con i baffi a manubrio, costumi interi a righe orizzontali, bilancieri con le palle laterali con su scritto “100KG”, donne con cuffie e lunghe sottovesti di cotone, eccomi ritornato a casa a bordo della mia BUGATTI con carica a manovella frontale per recensire alla volè uno dei libricini della MIA estate.
I pochi afecionados della prateria internettiana forse si ricorderanno che il mese d’Agosto il sottoscritto lo passa in ferie, e quindi, di conseguenza si dedica strenuamente a non fare un beneamato SWANSTUCK, o perlomeno fare il meno possibile in modo da permettere al colesterolo di incrostare le arterie perbenino (che è destino beffardo di noi fancazzisti).
Tra i pochi svaghi che mi posso concedere in questo delicatissimo periodo dell’anno c’è quindi quello di leggere…FINALMENTE. Leggere tutto quello che mi passa per la testa e sottomano. Leggere quello che gli altri mi regalano o mi sponsorizzano. Ed eccomi quindi arrivare a questo libro che penso abbia una delle copertine più ORRIBILI della letteratura moderna, ma anche che lo spacciatore di fumetti truculenti mi ha regalato con amore e con ardore, parlandone un gran bene. E allora leggiamocelo ‘sto libricino che sotto l’ombrellone è la morte sua.

Distruggi i fottuti pappagallini

Sullo spacciatore di fumetti truculenti devo però fare una veloce premessa: anche se ancora non riesce ad ammetterlo a se stesso, è un ANTRISTA incallito. Segue con estrema ammirazione il blog di ALESSANDRO APREDA, (cosa questa, per altro, buona e giusta) ma se ne fa prendere un po’ troppo la mano, e quel giorno che Alessandro scriverà un post dal titolo “L’utilità di spappolare i pappagallini stritolandoli nel proprio pugno”, state sicuri che lui, il giorno dopo, starà già navigando sui siti degli allevatori di pappagallini, valutando le offerte più convenienti per l’acquisto.
Detto questo, un dì non troppo remoto, il buon Apreda scrisse che, secondo lui, “Il Posto Tranquillo” era il miglior libro che avesse mai letto negli ultimi 6 mesi. Da quel momento lo spacciatore di fumetti truculenti è partito in quarta per l’acquisto e la lettura, definendolo anche lui “Molto, ma molto bello”. E infine giunsi io, curioso animale ciondolante sulla spiaggia dell’isola d’Elba, che si lesse il libricino e che invece non si entusiasmò come gli altri ebbero a fare. Ma lasciate che vi spieghi:

L'esperto ti insegna

L’esperto ti insegna

Questo libro ha una buona idea di fondo, una buona storia da raccontare, di quelle abusate da molti (compreso me) ma che nonostante tutto riescono sempre a toccare il cuore del lettore, a farlo pensare. Sono tematiche importanti quelle che tratta Francesco Tedeschi: l’amicizia, la rispettiva riscoperta dopo anni, il tempo che passa inesorabile e ci cambia nel profondo, senza poi contare l’ultimo tema, il più importante di tutti, che non sto a dire ma che comporta profonde riflessioni anche teologiche.
Quello che non perdono al Tedeschi è la sua immensa, sproporzionata, incommensurabile PARACULAGGINE nella stesura del romanzo.
“Il posto Tranquillo” fondamentalmente è un libro di 200 e rotte pagine molto ben scritto (il manico dell’autore c’è tutto) ma che, a mio avviso, se fosse stato lungo una cinquantina di pagine meno avrebbe funzionato anche meglio. Dopo le 50 pagine iniziali, al termine di un’introduzione leggermente intricata ai vari personaggi, parte come una palla di cannone raccontando le origini del rapporto che li lega. Sono solo altre 50 pagine (circa) ma valgono tutto il libro. In questo lasso il lettore è trascinato via dal Tedeschi con una prosa scorrevole e vicende fluide e concatenate. È come se uno avesse tentato inutilmente di mettere in moto il motore della propria macchina per 15 minuti, nutrisse più poche speranze, e di colpo la macchina partisse a razzo lanciata a 100 all’ora.
Il problema è che l’euforia non dura e, man mano che la lettura procede, la benzina si esaurisce lasciando il lettore a piedi in mezzo a una giungla di riflessioni interiori, dita che sollevano menti per poi baciare bocche trepidanti, e talmente tanti mostri personali in forma fisica da far pensare a una fuga in massa dallo zoo della psiche malata.
Il lettore tira avanti in attesa che la storia si sblocchi nuovamente, ci spera e assume pressappoco questo atteggiamento qui:

Prima o poi succederà qualcosa no?

Prima o poi succederà di nuovo qualcosa no?

Ma succede ben poco, anzi, in diverse occasioni il romanzo perde proprio la bussola per poi ritrovarla al volo e inciampare in un paio di personaggi TELEFONATISSIMI, puramente funzionali alla storia («Ah Francè, ora dimmi che la tipa dell’hotel che poi si sbatte Falco non lo era e mi offendo»).
Questo non significa che il romanzo sia pessimo. Come ho già detto prima, il manico dello scrittore c’è tutto e riesce a tenere il lettore magnetizzato fino al finale.
Però, però, però.
Forse sono io il problema. Io che sono stato un accanito lettore di Dylan Dog per ben 100 numeri prima di accorgermi che erano fatti tutti allo stesso modo, seguivano tutti il medesimo canovaccio e la musica mi aveva ormai annoiato.

dylandog74

Sì, perché questo “Posto Tranquillo” in realtà mi sembra proprio una specie di frullato di quel fumetto. Un mix shakerato tra “Il Lungo Addio”, “Johnny  Freak” e qualcos’altro. Proprio non so definirlo con esattezza ma sicuramente è qualcosa che mi era appartenuto quasi 20 anni fà e con il crescere mi sono lasciato alle spalle, proprio come hanno fatto i protagonisti del romanzo di Francesco Tedeschi.

Giudizio:
MEH

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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7 Responses

  1. Francesco Tedeschi ha detto:

    Ciao Simone (mi permetto di darti del tu). Mentre mettevo insieme una cartella stampa per il mio libro, mi sono imbattuto nella tua recensione… E devo dire che – ovviamente – mi ha colpito molto. E attenzione, non per il giudizio negativo che ne emerge, ma piuttosto per il punto di vista differente – anzi, opposto – da quello a cui quasi tutte le altre recensioni uscite mi avevano “abituato”. Anche qui, non differente in quanto negativo contrapposto a tutte le altre positive, piuttosto mi riferisco al modo di vedere la vicenda raccontata. Ho riletto il tuo post più volte, e devo riconoscere che si tratta di una buona analisi. Quindi, la presente è per ringraziarti di avermi dato quest’altro punto d’osservazione, che senz’altro mi sarà molto utile nella stesura dei miei prossimi lavori. Ah, e sì, di Dylan Dog c’è molto nel mio libro.

    • Simone Guidi ha detto:

      Ciao Francesco, ti ringrazio per il commento, nella vita è raro trovare qualcuno che abbia voglia di leggere quello che non si aspetta di veder scritto. Il mio giudizio sul tuo libro non è prettamente negativo. Se i pezzi critici sui libri potessero essere rappresentati dalla luce di un semaforo, il tuo colore sarebbe il giallo, e mi fa piacere che tu abbia capito che qualche vulnerabilità l’ho scovata. In questo modo, se ti pare, il mio punto di vista ti potrebbe tornare utile per il prossimo tomo che sicuramente leggerò. Ma tu questo l’hai già capito vero? Che te lo dico a fare?
      Come hai letto, la cosa che mi ha un po’ stuccato è stato il taglio alla Dylan Dog che hai dato alla vicenda che, per carità, NON è una cosa negativa, altrimenti Dylan Dog non sarebbe quello che è, cioè uno dei fumetti più popolari e soprattutto VENDUTI in Italia. Però, per un soggetto come me che è andato OLTRE Dylan Dog con lo spartiacque del numero 100, capisci che la cosa assume i connotati della “solita minestra”.
      Per contro, ci sono molte più persone che Dylan Dog ancora lo adorano, che lo aspettano ogni mese o che magari non lo aspettano ma lo comprano ugualmente perchè sono collezionisti. Il mio spacciatore di fumetti truculenti qui, ad esempio, è un Dylandogaro tuo fervente fan e niente potrà mai accadere perchè questa cosa cambi.
      È giusto così, credo.
      Ma tu mi dirai: ” PARACULO A CHI?”. Eh…Qui la discussione sfiora il filosofico perchè per me paraculaggine significa una summa di cose. L’uso della via più sicura da percorre per conseguire l’effetto sul lettore. Il premere su certi meccanismi narrativi ormai “classici” per stimolare l’emozione. In pratica quello STUDIO dietro allo scritto che viene fatto da ogni scrittore ( me per primo) ma necessita di rimanere occulto, non deve essere palesemente alla luce del sole come invece traspare in alcuni punti del tuo libro.
      Personalmente mi piaci. Scrivi molto bene e quando vuoi riesci anche a premere l’acceleratore per trascinarti dietro il lettore a forza, con tanto di sgommata. Però dovresti andare anche tu oltre Dylan Dog, scollarti di dosso la scimma Sclaviana, per così dire.
      Questo, ovviamente è il mio pensiero personale e vale per tutti i debosciati come me che, ti assicuro, sono pochissimi. Però devo ammetere che quando ho letto il numero 325 di DD e a un certo punto mi sono trovato davanti questo:
      Arlecchino è proprio lui!
      Ho pensato subito a te e sono andato a vedere se la storia l’avevi scritta tu 😉

  2. Francesco Tedeschi ha detto:

    Grazie per la lunga risposta. Alla fin fine, un qualche complimento me lo porto a casa comunque 🙂
    Già, Arlecchino nell’ultimo Dylan. Non l’ho scritto io, la mia unica storia è uscita sul color Fest di quest’estate. Però sí, l’ho letto, e, come ormai ogni mese, dimentico la storia dopo pochi minuti che l’ho chiuso. Temo proprio di essere uno di quelli che tu definisci coloro che lo comprano per collezionismo.
    Avevo grossomodo immaginato il significato che attribuisci a “paraculismo”, e sí, mi rendo perfettamente conto che leggendo il mio libro si possa pensare che sia stato scritto con l’intento di calcare un sentiero sicuro, che io abbia scritto cioè la storia facendo leva su un tema di impatto certo. Non è stato così, ma so anche che, in qualità di scrittore, avrei detto le medesime parole anche se avessi applicato questo criterio nello scrivere, giusto per pararmi il culo, appunto. Della tua recensione, però, che comunque, come ti ho detto, ritengo un’analisi azzeccata e parecchio approfondita, non riesco a capire due cose: la prima è il commento negativo sulla copertina, che io invece amo moltissimo (è opera di Camuncoli, uno dei fumettisti più importanti in Italia: tra le altre cose è disegnatore di Spider-Man). D’altro canto, i gusti sono gusti. La seconda è la preferenza che mi sembra tu esprima del flashback rispetto alla narrazione presente… Pensa che sia prima, che durante, che dopo la stesura, è sempre stata la parte che mi ha convinto meno!
    Ad ogni modo, dal tuo blog ho saputo che anche tu scrivi. Mi potresti dire titoli, editori e luoghi di reperibilità dei tuoi romanzi o racconti? Sono davvero curioso di leggerli.
    Attendo tue.

    FT

    • Simone Guidi ha detto:

      Guarda Francesco, riguardo alla copertina, come tu hai già chiarito con lungimiranza, la cosa è parecchio soggettiva. D’istinto, quando lo spacciatore di fumetti truqulenti mi ha passato il libro gli ho chiesto: “Ma che è? UN HORROR?” Perchè lì per lì è quello che trasmette la visione di un volto femminile con gli occhi rigirati e uno pseudo-feto che gli alberga nella bocca, non so se mi spiego. Poi, ovviamente ho letto la quarta di copertina e ho capito che la trama non era prettamente horror, anzi, era la storia di un amicizia che si evolveva nel tempo.
      Un’altra ulteriore conferma mi è venuta da mia figlia che ha 3 anni. Devi sapere che in casa mia, vuoi per la bambina, vuoi per il papà, C’È SEMPRE UN CASINO. Io lascio spesso in giro libri e fumetti, cartucce di giochi, CD e tutta quella roba varia che allieta la mia vita da VECCHIO nerd post-atomico 😉
      Così succede che la bimba prenda in mano un DVD di Star Trek, veda in copertina un Klingon e mi chieda: “Papà, chi quel tato con la cioccolata in testa?”. Ecco. Si dice che la verità stia nella bocca dei bambini e io son già contento che abbia detto cioccolata invece che un’altra cosa, però quando ha visto il tuo libro s’è presa paura e mi ha chiesto di portarlo via dicendo: “Via! È brutta la strega che urla!”
      Vedi, delle volta non conta chi è che fa le cose ma come le fa. Probabilmente Camuncoli, in questo caso qui, non è stato particolarmente ispirato dalla storia del libro. Io te lo dico così eh?! Non lo so come lavorano i copertinisti e spesso dico un sacco di bischerate. La mia è solo una delle tante opinioni su una copertina.
      Cmq, volevo farti anche un esempio di una giallista delle mie parti. Lei si chiama Francesca Monica Campolo e scriveva per la mia stessa precedente casa editrice ( i cialtroni ).
      La toscana è terra di giallisti, sposti una pietra e ci trovi sotto un giallista. Lei, in ambito locale ( si parla della provincia di Lucca e Pisa, ovviamente ) è abbastanza conosciuta. Bene, fin qui ci sei no? Succede che scrive un giallo molto BELLO. A me lei piace, sono di parte quando te lo dico, però devo dire che la apprezzo molto. Dicevo, scrive questo giallo bello-bello e cerca una copertina che sia altrettanto bella-bella. E che fa? Va da un noto pittore pisano, molto conosciuto in zona per le sue opere, e gli chiede di poter usare una sua tela come copertina del libro. L’artista acconsente e gli concede di usare questa: http://www.viareggino.com/public/news_foto/200808051303500.jpg
      Bene. Fino a qui tutto bene, se non che a Pisa c’è la fiera del libro e la casa editrice ci porta tutti allo show, e che succede? Alla fine della fiera ( nel vero senso della parola) il suo libro è risultato uno dei meno venduti. Perchè? Perchè la gente diceva che la copertina gli faceva PAURA. Ti rendi conto?
      Ora scappo che è arrivata la bimba. Poi ti rispondo anche agli altri punti. Se sono prolisso dimmelo che mi contango. Ciao-ciao

  3. Francesco Tedeschi ha detto:

    Dimenticavo… Mi piacerebbe avere un tuo parere anche sul booktrailer, che trovi qui: http://www.youtube.com/watch?v=r4ei51MyH6w

    Grazie!

    • Simone Guidi ha detto:

      Visto adesso. Minimalista il giusto, serioso abbastanza. Si, credo che per il libro si adatti bene. Se proprio dovessi modificarlo (giusto per fare il solito saccentino rompipelotas) lo farei più corto. Cmq un buon lavoro.

  4. Simone Guidi ha detto:

    Per quanto riguarda la parte del flashback in Riviera, l’ho proprio gradita per la sua linearità e la sequenzialità RITMATA. Mi spiego:
    Il lettore non salta più da un personaggio all’altro come ha fatto all’inizio, ma finalmente comincia a fare il punto leggendo la storia di un viaggio. Sa che stai gettando le fondamenta della storia e ti segue in una vacanza in riviera che ha un inizio, uno svolgimento e una conclusione. Durante questo piccolo viaggio il ritmo che hai usato nell’avvicendarsi degli accadimenti è proprio ben calibrato. Vai in progressione sempre più accentuata, trascinandoti dietro il lettore che si chiede: “E ora? Che succederà adesso?”. I personaggi sono tutti abbastanza limpidi, nel bene e nel male, a parte quello che poi diventarà criminologo che nonostante agguanti una fia è ambiguo e fa un po’ la carta da parati. I riflettori sono puntati sul duetto FALCO e quell’altro che adesso non ricordo il nome, ma che poi sarà la molla per far scattare tutta la storia. Le donne influiscono, certo. C’è la stronzissima stronza, c’è la buona ma CRETINA, ma alla fine anche loro stanno un gradino sotto e il lettore sa sempre da dove è partito, con chi è partito e soprattutto in che direzione sta andando. Poche riflessioni, pochi momenti in cui i protagonisti rimembrano, sicuramente meno di quanto non facciano in tutto il resto del libro. Tanti momenti in cui i protagonisti agiscono di conseguenza a qualcosa o d’istinto, si scazzano, si arrabbiano, ridono, VIVONO così come viene. Ecco. Per questi motivi la parte flashback mi è piaciuta più di tutto il resto.
    Per quanto riguarda le opere di questo modesto scribacchino, c’è un link in testata che dice “Eravamo soltanto amici”. È il titolo della mia ultima produzione e credo/spero che sia anche la migliore. La casa editrice è la 0111 Edizioni ed è abbastanza cialtrona ma almeno non mi hanno fatto pagare niente e, come penso già saprai, nello stronzissimo mondo dell’editoria è già un successone. Il librino è in formato cartace o ebook. Se anche tu sei un lettore elettronico come me, ti posso mandare il pdf. Te lo dico contro il mio interesse perchè dall’anteprima che ho scaricato dall’ibookstore, la versione elettronica del mio libro sembra proprio unammerda. Ciao grande 🙂

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