La delusione e’ un sentimento che non delude mai: Il punto su Atari Box

Ne ho già scritto a giugno, quando tutti si pensava che Atari Box meritasse un’analisi più approfondita che in quel momento, con quei dati a disposizione, proprio non si poteva fare. Lo pensavo io. Lo pensavate voi. Lo pensavano tutti. È difficile prodursi in valutazioni sulla base di una fotografia. Sulle fotografie si fanno ipotesi, non valutazioni che possano andare oltre all’applicazione di un criterio estetico.
E in effetti l’idea di Atari Box contiene tutti i miei ingredienti preferiti (morboso fanboysmo, esaltazione per la novità, nostalgia e voglia di rivivere antiche emozioni, dubbio che sia una perculata), tuttavia è talmente insensata e di difficile realizzazione che arrivo alla giornata di oggi cercando di non pensarci, di distrarmi ipotizzando cose ugualmente improbabili e nonsense tipo “modi di uccidere Feargal Mac facendolo sembrare un incidente ed evitando che mi venda un Atari Watch“, oppure, “primarie del centrodestra” e robe del genere. Tutto pur di non dover prestare attenzione alle ultime novità pubblicate riguardo Atari Box, che mettono tanta carne al fuoco e poi la lasciano bruciare senza ritegno mentre Atari cerca inutilmente di capire come usare un barbecue.
E adesso una Sigla a tema.

Fin dall’inizio, questa storia dell’Atari Box mi ha preso una cifra. L’idea che sul mercato ricomparisse una console con il marchio che tanto aveva rappresentato nella storia dei videogiochi mi ha esaltato non poco. Fottesega se Atari di adesso non è neanche per scherzo quella di allora. Lo so. A questo punto della vita forse non c’è persona che sappia questa cosa meglio di me. Ma Atari Box mi titillava lo stesso. Era un richiamo del sangue. Il retaggio della mia gioventù.
Poi, dopo l’iniziale polverone e la conseguente euforia, arriva la prima tegola: «La console cercherà finanziamenti via crowdfunding» PEM!

PEM!

Come crowdfunding? Che significa crowdfunding? Perché? Cazzo fai, Atari? Prima ti presenti all’E3 a fare il proclama (all’E3!), i media di mezzo mondo ti ascoltano e ne parlano, i fan dell’altra metà orgasmano, e poi viene fuori che non hai i soldi per produrla? È come se uno porta la sua ragazza a cena nel miglior ristorante della città, le regala un anello con un brillante grosso così, e poi le confessa di essere gay.
Dice: «Ma il crowdfunding ormai è il canale più utilizzato per lanciare i progetti nell’era di internet (vecchio di merda che non sei altro)». Esticazzi. Ma tu dovresti essere Atari.
No, dico: ATARI!
Vabbè che quel nome l’hai comprato, ma lo dovresti comunque portare con fierezza. E che fai? Vai all’E3 ad annunciare un progetto al quale tu per prima non credi e non ritieni valga la pena investirci un capitale per svilupparlo? Bene. Brava. Che bello.

Ma nonostante Atari avesse pestato questa fragrante merda di cane, tutto era ancora da vedere. Come ho scritto qualche riga più su: c’era una foto, c’era un video, c’era un annuncio, that’s all. Le si concede il beneficio del dubbio e si continua a sognare, tanto almeno quello, per il momento, non costa niente.
Bene.
Questo fino a martedì scorso, quando i signori che stanno dietro al marchio Atari un prezzo a quel sogno gliel’hanno trovato. Da ora in avanti sognare Atari Box costerà tra i 250 e i 300 paperdollari, a seconda che nel sogno ci vogliate più o meno RAM o un Hard Disk più capiente. Un sogno abbastanza caruccio se si pensa che una Switch nuova sull’amazzone sta a 328 euri, e quella non occorre sognarla, quella è già qui tra noi. Ma la cosa più equivoca è che Atari Box sarà una bestia strana. Non entrerà in diretta competizione con le tre madri del videogioco (Sony, Microsoft e Nintendo) ma, anzi, andrà a cascare in una strana terra di nessuno dove risiedono le console nuova ma retro (?). Un posto che, per amor di correttezza, vi dico già di non sapere dove cazzo sia, e suona terribilmente pericoloso.

Nuovo router con frontalino in radica

Continuando a sognare, il suo sistema operativo sarà Linux, il che potrebbe essere visto come un bene per tutti quelli come me che già stavano pensando a come irrompere al suo interno buttando giù la porta d’ingresso con un gran calcione. Disporrà di un processore AMD e una scheda grafica Radeon, facendola facilmente assomigliare ad un PC di fascia media, e verrà venduta con un set di vecchi giochi oldschool precaricati (probabilmente tramite un emulatore tipo STELLA) che di per sé era il minimo sindacale considerando quanto già accaduto in operazioni commerciali simili. Infine, il comunicato fa riferimento al fatto che Atari Box sarà in grado di far girare anche titoli nuovi, appositamente prodotti da sviluppatori ancora non ben definiti ma che presto, tranquilli, non vi agitate, verrano resi noti. È proprio qui che casca l’asino.

L’ASINOOOUUAAAHHH

Chiarendo in partenza che tutto il resto del comunicato rientra tecnicamente nella definizione della parola “fuffa” ( […] una console in grado di supportare streaming, installazione di applicazioni, accesso ai social, navigazione in internet, ascoltare musica, e BLABLABLA.[…]), l’elefante in mezzo alla stanza sono sicuramente gli ipotetici nuovi giochi che Atari Box offrirebbe ai suoi utenti, anzi, alla luce delle informazioni comunicate, il discorso “Nuovi Giochi” diventa l’unico fattore, ripeto, L’UNICO FATTORE determinate per poter valutare seriamente l’acquisto di un dispositivo del genere.
Considerando che stiamo vivendo tempi in cui sono disponibili sul mercato decine e decine di accrocchi per potersi giocare a casa i retrogiochi a prezzi molto inferiori ai 250 paperdollari, e su youtube sono disponibili altrettanti tutorial per potersi assemblare tranquillamente un Raspberry Pi a fronte di una modica spesa di poco superiore ai 40€, mi chiedo quale sia l’utilità di acquistare Atari Box se non per delle eventuali nuove proposte videoludiche.
Sapete cosa si può comprare oggi con 300 euro? Beh, se entrate in un store GameStop, una PlayStation 4 la potete benissimo acquistare con tanto di gioco in bundle, e vi avanzano anche i soldi per comprarvi un Amiibo. Diamine, se non vi scandalizza comprare una console ricondizionata vi potete portare a casa una Xbox One con meno di 200 euro. E allora di cosa stiamo parlando? Può Atari Box competere con questo tipo di concorrenza offrendo Minecraft, oppure sarebbe il caso di procurarsi qualche titolo più succoso?

Tipo questo, per dire.

Per il momento sembrerebbe proprio di no, e l’appetibilità di Atari Box resta inchiodata sulla linea di partenza a causa delle mediocri prestazioni del suo motore e della totale assenza di benzina.

 

Come se tutto questo non bastasse, Atari prevede di lanciare la campagna di crowdfunding su IndieGoGo entro la fine di autunno per poi procedere alle prime consegne nella primavera del 2018. La domanda che ne consegue è molto semplice: perché è stata scelta proprio IndieGoGo e non Kickstarter per un iniziativa del genere?
Kickstarter è notoriamente la piattaforma per il lancio dei progetti hi-tech, e allora perché IndieGoGo. Perché Kickstarter effettua una preselezione dei progetti e, soprattutto, restituisce i soldi indietro ai backers se la campagna non raggiunge il goal, IndieGoGo invece no. IndieGoGo può prendere i soldi comunque vadano le cose, sia che il goal venga raggiunto o meno. Dipende da cosa vuol fare il promotore. Se Atari dicesse «voglio i soldi man mano che arrivano», ecco che chi ha contribuito difficilmente li riavrebbe indietro.


Non sappiamo ancora se Atari Box verrà venduta con i classici joystick Atari, ma sarebbe una pazzia non includerli. Tutti sanno che in caso di guerra atomica sopravviverebbero solo le blatte, Keith Richards, e i joystick del VCS con console annessa. Se Atari finisse per vendere separatamente i joystick, la puzza di Nintendata si propagherebbe nell’aria fino a posti sconosciuti e apparentemente lontanissimi dalla civiltà umana tipo Piombino, e sarebbe un ulteriore punto a suo sfavore.
Quello che pare evidente è che senza nuovi giochi, senza una partnership con sviluppatori rispettabili, Atari stia proponendo un qualcosa che molti altri stanno già offrendo a prezzi molto più bassi, e nessuno sarà disposto scommeterci sopra a queste condizioni.
In fondo, se proprio sentite il prurito alle mani per giocare i vecchi giochi Atari con un joystick, l’Atari Flashback 8 Gold è lì che vi aspetta per 90 euro, e il prezzo mi pare già abbastanza alto.

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2 risposte a La delusione e’ un sentimento che non delude mai: Il punto su Atari Box

  1. Lorenzo scrive:

    Avranno speso tutto il budget per la sponsorizzazione del nuovo Blade Runner 😀

    • Simone Guidi scrive:

      Tu scherzaci. Bene o male, per un motivo o un altro, siamo sempre a parlare di Atari ad intervalli regolari. Come al solito il marketing funziona, è il prodotto che sembra non esserci, come al solito, appunto.

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