Il signor White contro Godzilla: La recensione ritardata e anche un po’ immatura

godzilla___teaser_by_ivangriscenko-d6f6z74Generalmente m’incazzerei, ma non in questo caso perché c’è di mezzo mia moglie. “Godzilla” rientra in quella categoria di film che, una volta superati i quarant’anni, risulta difficile andare a vedere. Non tanto perché non lo si trova più interessante, badate bene, ma perché ci si vergogna come dei ladri davanti alle occhiate cariche di pregiudizio che la gente rifila quando si dice in giro di volerlo andare a vedere.
Godzilla non è Pacific Rim, che si può far leva sul fattore tecnologia per giustificarne la curiosità. Godzilla ha una tradizione, una storia alle spalle che lo precede, un buon nome da difendere. Il tutto inesorabilmente legato a doppio nodo agli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, ai pantaloni corti e ai pomeriggi anniottantissimi passati in casa davanti al televisore a valvole per vedere un tizio con la tuta in lattice che spacca un enorme plastico cittadino.
Per cui quando vai da tua moglie e gli proponi: «Tesoro, andiamo a vedere Godzilla?»  A lei le prende un flash mentale tipo Egò quando mangia la ratatouille e tu, dinnanzi a lei non sei più il manzo di 100 chili per un metro e 90 con il quale ha generato una figlia, ma bensì un bambino sporco di fango con il pallone sotto braccio e un candelotto di moccio pendente dalla narice.


Io ero uno di quei ragazzi che hanno sprecato la gioventù a guardare alla TV i giapponesi rivestiti in lattice. Ultraman, Megaloman, Mothra, Gamera e, appunto, Godzilla, erano degli abituè del mio salotto. Mentre guardavo questi finti colossi che calpestavano una Tokyo di cartone, pensavo a quanto male potessero fare le radiazioni a noi essere umani e a quanto caldo potevano fare quelle stramaledette tutone.
Sono passati 16 anni da quando Hollywood aveva provato a rifare uno di quei mostri, no anzi, IL RE DEI MOSTRI. Quel Godzilla di Roland Emmerich che per altro a me non è dispiaciuto affatto ma sembra che abbia fatto incazzare l’intero popolo giapponese fino alla discendenza del terzo samurai Fudo. Adesso ci riprova con un registra poco più che esordiente, Gareth Edwards, e con Bryan Cranston nel cast, che per me e mia moglie sarà sempre il Signor White di Breaking Bad ed io ho fatto voto di seguirlo fin nel profondo dell’inferno.

GODZILLA

Oh, eccola lì la RICINA

Quindi mi gioco la carta “Signor White” con la signora Guidi e riesco a convincerla della bontà di questa pellicola che, se fosse stato per lei, poteva benissimo essere segregata direttamente nel cestone del “mai nella vita“, accanto al banco dei “film per bimbiminkia” nell’autogrill di Casalpusterlengo.
Peccato che il signor White mi è uscito di scena dopo una trentina di minuti e questo, oltre che incontrare la mia personale disapprovazione, non ha fatto altro che accrescere l’odio viscerale che la mia amata già nutriva nei miei confronti.

Signora Guidi: «Ma come? È già morto il Signor White?»
Io: «Eh sì, cazzo. È già bell’e che andato»
Signora Guidi: «Che stronzata. E allora che ce l’hanno messo a fare?»

Ecco. E adesso cosa gli potevo rispondere a ‘sta donna? Che l’avevano messo per dare profondità al protagonista? Che era servito per sottolineare il classico contrasto padre/figlio di tutti gli stramaledetti prodotti americani televisivi e cinematografici da 30 anni a questa parte? A lei non fregava niente. A ME NON FREGAVA NIENTE. Il Signor White non c’era più, questo era l’importante. Al suo posto rimaneva solo un enorme vuoto pneumatico e noi che piangevamo la sua prematura dipartita. Vaglielo a spiegare tu a mia moglie adesso, che a lei il film già stava sulle palle prima.

Wow! Proprio un bel film mi hai portato a vedere

Wow! Proprio un bel film mi hai portato a vedere

Ma intanto, continuando a guardare, abbiamo l’opportunità di approfondire la conoscenza con la spalla comica del film. Perché voi direte: «C’è una spalla comica nel film?» Certo che sì, e come potrebbe mancare? Del resto è una produzione Hollywoodiana no? Eccola:

_KF12136.dng

Nooo. Ho dimenticato Le persiane aperte!

Guardatelo bene. Lui è Ken Watanabe, attore cinematografico e teatrale giapponese, candidato all’oscar nel 2004 per la sua intepretazione ne “L’ultimo samurai”, ma anche in “Lettere da Iwo Jima” ha fornito una prestazione maiuscola. Ecco. Guardatelo bene, dicevo. Guardatelo perché quell’espressione lì che vedete in fotografia sarà la sola e unica che sarà in grado di fare per tutta la durata del film. E sono 123 minuti, cazzo!

Signora Guidi: «Ma lui lì a che cosa serve? A fare le faccine?»
Io: «Ehm…Sì, amore. Ma sai cosa? Deve essere tutto fatto apposta. Fa ridere. Vedrai serve a stemperare la tensione»
Signora Guidi: «Aaah Ecco. Ora ho capito.»

Poi, come d’incanto, o come se qualcuno lo avesse attaccato con lo scotch, decidete voi, inizia un altro film. Inizia finalmente la parte dedicata ai bestioni in CGI che spaccano le cose e la fiera dei MACCOSA in cui il protagonista, ovunque si trovi, qualsiasi cosa faccia, riesce sempre a vincere un incontro ravvicinato col mostro.

godzillapartyhard

Oh ragazzi, il tipo non padella un colpo. Un tiro, un centro. Va in Giappone, ci trova il mostro. Va alle Hawaii, ci trova il mostro. Va a casa, ci trova il mostro. E il tutto accade mentre l’attore esprime le emozioni di un passaggio a livello, però chiuso, perché se fosse stato aperto avrebbe trasmesso quella certa profondità che invece non è mai pervenuta.

Godzilla-Lt.-Ford-Brody

Sopra: Passa il treno

Signora Guidi: «Certo che lui lì è veramente scarognato. Porterà mica sfiga?»
Io: «Sì, tesoro. Invece di provare ad ammazzare il mostro farebbero meglio ad ammazzare direttamente lui. Capace il mostro va via.»

Ma proprio mentre si ragionava di questi futili MACCOSA di sceneggiatura, finalmente arriva LUI. Ecco Godzilla! Madonna quanto è grosso, ed è pure incazzato nero! Che impressione!

tumblr_n5p7czCu491rxvu3no1_500E pensare che saranno passati si e no una cinquantina di minuti. Vabbè oh, era giusto farcelo sudare. La suspance è quella che tiene alta l’attenzione durante un film, giusto?

Signora Guidi: «Ma come? Non si vede quando si picchiano?»
Io: «Sembrerebbe di no»
Signora Guidi: «E perché? Ma non è un film di Godzilla questo?»
Io: «Sì. Dovrebbe»
Signora Guidi: «Che stronzata!»
Io: «Ecco. Appunto.»

Ovviamente poi Godzilla salta fuori per benino, ma solo per il gran finale con royal-rumble in quel di Los Angeles. Titoli di coda. FINE.

DOMANDA: Ma allora? Ti è piaciuto “Godzilla”?

RISPOSTA: Sì, dai. Mi è piaciucchiato. Ha meritato gli 8 euri della proizione 2D ma se devo dirvi che mi ha divertito, beh, quello un po’ meno.
Pacific Rim mi ha gasato molto di più, ma il fatto è che Godzilla non gli lega neanche le scarpe a Pacific Rim, e lo sapete perché? Perché in questo Godzilla, alla fine, di vere e proprie scene dove l’ESALTATRON va a fondo scala ce ne sono solo 2, che poi corrispondono alle 2 dipartite mostroidi sul finale. In Pacific Rim, invece, di momenti orgasmo con balzo sulla sedia e pugni stretti rivolti al soffitto (e fottuto rock’n roll) ce ne sono parecchi, tutti legati alle varie sberle inter-robot/mostro che si susseguono fino alla fine. Ecco. Godzilla pecca proprio lì. È un film ben fatto, per carità, complimentoni a Gareth Edwards, però è SOFFERTONE come i film dei personaggi DC. Invece, con un soggetto come Godzilla si doveva (e si poteva) stare un po’ più sul caciarone, come succede nei film MARVEL.
Godzilla però vince su Pacific Rim quando ci mostra i suoi mostri senza nasconderli dietro a un velo di pioggia o un mantello di oscurità. L’emozione del film sta nella possibilità di poter feticizzare le dimensioni e la fisicità dei mostri, godere mentre strappano le linee elettriche e demoliscono gli edifici. Il tutto chiaro e limpido, sotto un cielo plumbeo o alla luce del sole. Ecco. Nell’esigua manciata di momenti come questi, Godzilla quasi ti fa tornare bambino. Poi sai…de gustibus.

Questa voce è stata pubblicata in Al cinema e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Il signor White contro Godzilla: La recensione ritardata e anche un po’ immatura

  1. Ste84 scrive:

    Questa recensione capita giusta giusta infatti avevo una mezza idea di andare a vederlo mercoledì con un amico che si è gentilmente prestato come cavia dato che non mi sono sentito di infliggere un simile patimento alla mia ragazza (che già deve fare i conti quotidianamente con la mia nerdaggine anniottantiana ed evito di descrivere la sua espressione di terrore l’altro giorno davanti alle parole STICCON 2014 🙂 ). Comunque vedo che non sono il solo a non aver disprezzato il film di Emmerich, non dico che sia un capolavoro ma ovunque mi giro leggo solo stroncature forse un po’ esagerate a parer mio. In fondo è un onesto filmaccio che sa intrattenere piacevolmente per un paio d’ore con pop corn a volontà e rutto libero. Di quest’altro invece ne ho letto bene quasi ovunque quindi la tua è un po’ la recensione che non mi aspettavo, speravo in un giudizio più positivo. Mumble mumble adesso sono indeciso se andare o meno…

    • Simone Guidi scrive:

      Oh no, guarda che GODZILLA è un bel film. Nel senso che è fatto bene, ottima fotografia, musiche azzeccate, qualche attore cane ma tant’è. Il CGI poi è da urlo. Quando te lo fanno vedere è fatto proprio bene, cioè si vedono i mostri proprio bene-bene, senza tanti fronzoli alla luce del sole. Però non è caciarone, e a me questi film qui mi piace vederli caciaroni. È sicuramente un prodotto originale che merita di essere visto ecco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *