In principio era TRON, e non e’ che si stesse poi cosi’ male

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Nell’anno del signore 2012 produrre un film di fantascienza costa ¼ di quanto veniva a costare 30 anni fa. Nel 1982, computer e cinema avevano poco in comune. La stragrande maggioranza degli effetti speciali venivano fatti artigianalmente grazie a modellini in stop-motion, ma nonostante ciò un film esplorò nuovi territori con tecnologiche pionieristiche. Di lui, e di tutto quello a cui ha dato origine, torniamo a parlare oggi, per celebrarne degnamente il suo 30esimo anniversario e il fatto che me lo sono comprato in blue-ray ( che è bello una cifra. Sissì ). Tenendo ben presente che è anche una delle 5 pellicole NON ORRIBILI al mondo che parlano di realtà virtuale, rendiamo omaggio al vecchio TRON.

TRON: se per voi questo nome non significa granché, io che l’ho rivisto da poco provvederò con gran letizia a diradare le oscure nubi di ignoranza che si addensano sopra i vostri capoccioni.

Riunione al Ministero dei cappelli ridicoli

Riunione al Ministero dei cappellini ridicoli

Tron è un film prodotto nei primi anni ’80, tempi in cui i brufolosi tipo me tenevano ancora ben lontano lo spirito della vecchiezza e avevano come unico scopo nella vita quello di raggranellare 200 lire da spendere in sala giochi o al bar all’angolo.
Proprio sull’onda della crescente popolarità dei videogames, la Walt Disney Production mise in cantiere un progetto per quei tempi avveniristico: ispirare un lungometraggio direttamente al mondo degli arcade da sala giochi. Oggi questa è una pratica abbastanza rodata e consueta, e di operazioni di questo tipo ne sono state fatte a badilate, alcune riuscite e altre ANCHE NO. Basti pensare alle trasposizioni cinematografiche di Super Mario Bros., Street Fighter, Double dragon etc. fino ad arrivare al recentissimo e più riuscito, Resident Evil. Ma quando pensate a TRON dovete paragonarlo al grande vecchio, al guru, AL GRAN MAESTRO MOCCOLO della computer grafica.

Maestro, insegnami tutto quello che sai sulla CGI

La trama all’osso: Il protagonista è uno sbarbato Jeff Bridges ( lontano anni luce dall’appesantito amatissimo freakkettone Lebowski  ) che interpreta un designer di videogames al quale vengono rubati i progetti di 5 videogiochi di successo da un collega disonesto. L’unico modo che ha per recuperarli è quello di entrare direttamente nella rete aziendale con il suo intero corpo e liberare i files dei giochi protetti dalla malvagissima unità centrale MCP. L’accesso alla rete si verifica come tutti i migliori colpi di genio: per caso, grazie all’aiuto di una macchina che trasforma il suo corpo fisico in corpo elettronico, e lo spara in un universo parallelo dove coloro che stanno davanti al PC sono denominati “users” e i programmi che ci vivono dentro sono i “programs”. Un mondo che poi non è altro che la rete aziendale stessa.

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Ahia!

Tron è il primo film realizzato principalmente con la computer grafica che tratta di REALTÀ VIRTUALE. È stato il precursore di quell’idea di universo ( ricordatevi che siamo nel 1982, il massimo della tecnologia sono l’atari 2600 e il commodore vic-20 ). Lo stesso romanzo “Neuromante” di William Gibson, primo vero e proprio romanzo cyberpunk che getta le basi dell’idea di virtualità, venne scritto due anni dopo.
Nonostante queste ottime premesse, però, TRON non fu molto apprezzato né dal pubblico né dalla critica. Venne rivalutato negli anni successivi. Come già successo per Blues Brothers e Fantasia, anche a Tron è stato riconosciuto il suo innovativo valore a babbo morto, molti anni dopo. Basti solo pensare che nell’anno della sua uscita non venne candidato a nessun academy awards per gli effetti speciali perché la commissione ritenne che “ barava “ usando la computer graphics.
L’evoluzione era però cominciata e Tron fece proseliti già l’anno successivo con la produzione di un telefilm che sfruttava le sue stesse tecnologie: AUTOMAN.

Dopo lunghi tentennamenti, due anni fa, la Disney decise di rigiocarsi la carta TRON producendo il sequel iper-tecnologico, TRON LEGACY, il quale è rimasto nella memoria dei molti solo per la sua bellissima colonna sonora composta dai Daft Punk ( che spacca di brutto ) piuttosto che per la faccia plasticosa di Jeff Bridges malamente rielaborata al computer per farla sembrare più giovane. L’effetto non riuscì molto bene e l’attore sembrò una via di mezzo tra SOLANGE e WAYNE ROONEY.

Con la consapevolezza che adesso per elaborare un film qualitativamente uguale al primo TRON basterebbero 5 persone con i loro PC chiuse in un garage, ne consiglio la visione tanto per dimenticare lo scarso sequel e per prepararvi alla visione di quel mirabolante trip visivo che è TRON UPRISING. La serie animata ancora inedita in Italia che narra di eventi accaduti tra il primo TRON e TRON LEGACY. La cosa promette bene.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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