Intermezzo romantico: DR.CREATOR SPECIALISTA IN MIRACOLI

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Dr. Creator Specialista In MiracoliDr. Creator Specialista In Miracoli

Prima di guardare Dr. Creator Specialista In Miracoli:

Penso di aver visto questo film al cinema. Era il 1985 e non ricordo con chi fossi e perché fossimo lì, ma dato che era sicuramente di domenica pomeriggio, probabilmente era l’ennesima applicazione del nostro solito giro domenicale che sarebbe culminato in sala giochi. Penso di averlo rivisto successivamente su Italia 1, a notte fonda, probabilmente ubriaco, e ciò deve aver influenzato la mia comprensione della trama. Comunque, mi sembrava un film carino, anche interessante, nel quale, in quel momento, ero troppo giovane per coglierne le mille sbavature e l’overdose di saccarina che poteva procurare.
Non avevo mai visto al lavoro Peter O’Toole prima, non sapevo nulla di lui tranne che fosse stato usato come base somatica da Magnus quando disegnò per la prima volta il personaggio di Alan Ford, quindi non provavo nessuna soggezione nei suoi confronti, solo la consapevolezza che per un qualche motivo recondito fosse un grande. In compenso c’era Virginia Madsen, che nel corso dei ruggenti anni ’80 ha sempre rappresentato per me una fonte inesauribile di autoerotismo. Ero già innamorato di Virginia da un anno buono, da quando, per essere precisi, la vidi in tutta la sua magnificenza recitare ( ah, ma in fondo serviva veramente che recitasse?) in Electric Dreams. La adoravo e speravo fortissimamente che se mai in futuro avessi generato una progenie, sarebbe potuta essere con un suo clone italiano assolutamente non autorizzato. Ti amo, Virginia. Per te sarei disposto a tradire anche Ally Sheedy. Chiamami appena puoi…

 

Dopo aver guardato Dr. Creator Specialista In Miracoli:

Potrebbero esserci dei vantaggi nel guardare Dr. Creator Specialista In Miracoli piuttosto che fissare, per esempio, un muro bianco per due ore, ma nessuno di questi è immediatamente evidente. Con la coscienza del 2020 è semplicemente inconcepibile che un film del genere possa essere stato realizzato con così tante ingenuità e melassa al suo interno, ma tutto ciò è comprensibile proprio alla luce del fatto che, anche in questa recensione, posso bullarmi con voi ripetendovi per la milionesima volta che erano altri tempi, altri modi, altra gente.
Quello che vi posso subito dire è che stiamo parlando di un adattamento del primo e più venduto romanzo del signor Jeremy Leven, scrittore e successivamente regista e sceneggiatore di molti titoli che ancora ci ricordiamo. Roba tipo:  Don Juan De Marco Maestro D’Amore e Real Steel, per esempio, sono due di quelli che ci si rammenta di più, ma dovendo tornare nel merito di Dr. Creator Specialista In Miracoli, devo anche specificare che la trama è infinitamente più semplice e romantica di quella dei film citati poc’anzi:
Harry Wolper (Peter O’Toole), oltre ad essere un biologo vincitore del premio Nobel, è anche un vedovo che ha mantenuto in vita per 30 anni le cellule staminali della moglie nella speranza di riuscire a clonarla nella baracchina dietro casa sua. Per portare a termine questa missione, assume un giovane assistente di ricerca, Boris (Vincent Spano), che lavora duramente con lui giorno e notte.
Il cattivo della situazione è il collega e avversario, Sid, interpretato da un magistrale David Ogden Stiers buonanima che, come al solito si distingue particolarmente calandosi nei panni dello stronzo e pensa che Wolper sia pazzo. Ma oltre al fatto della presunta pazza pazzia, la cosa che infastidisce davvero Sid di Wolper è il fatto che abbia il vizio di tirare sempre in mezzo Dio, la religione, e qualcosa che chiama “il quadro generale” nelle loro conversazioni. Boris, invece, è sempre più incuriosito dalla figura del suo mentore che vede più simile a un surrogato di padre e/o una caricatura anziana di Jack Sparrow perennemente in botta (e quindi divertentissimo). Alla fine Boris scopre, con gioia, che il tanto citato “quadro generale” non è nient’altro che l’amore. Ah, l’amore! Che bella cosa è l’amore quando hai davanti una come Virginia Madsen…

Dr. Creator Specialista In Miracoli

In particolar modo l’amore per questa bella figliola qui

In questo film, la mia bella Virginia ha un ruolo puramente marginale, è poco più di un MacGuffin necessario a Boris per entrare pienamente in empatia con il Dottor Wolper e poter vivere una storia d’amore molto simile alla sua. Quindi, mi dispiace, corridori. Niente spessore in questo personaggio, niente spunti oltre a quello di indurre alla licantropia i giovani spettatori come lo ero io, ma in compenso posso darvi un piccolo zuccherino dicendovi che c’è una scena in cui Virginia esce le tette. Quindi, bah, ditemi voi se ne vale la pena ( per me, sì).

Dr. Creator Specialista In Miracoli
Dr. Creator Specialista In Miracoli tira fuori dal cappello innumerevoli metaforoni ( neanche tanto velati) che spingono lo spettatore a riflettere sul fatto che gli scienziati debbano o non debbano interpretare il ruolo di Dio. Wolper, soprattutto, è un vero e proprio quote-maker in quel senso, e dispensa animatamente aforismi per tutta la durata del film. Roba come: «Si dice che quando la scienza riuscirà finalmente a scrutare oltre la cresta della montagna, scoprirà che la religione era rimasta seduta lì per tutto il tempo», oppure la famosa “legge dell’amore” che cercherò di mettervi alla fine di questo paragrafo. E mentre ciò accade, c’è sempre Boris con gli occhi sudati lì nei pressi che lo guarda in estasi.
Ovviamente, il modo in cui viene eseguita la clonazione della moglie rimane sempre un mistero sullo sfondo, perché i personaggi trascorrono la maggior parte del loro tempo nel profondo dei propri cuori, camminando sulla spiaggia e pedalando in bicicletta attraverso paesaggi naturalistici, discutendo dei massimi sistemi dell’amore, facendo assomigliare il tutto più a uno spot pubblicitario di un profumo che ad altro.
Nonostante questo, O’ Toole è meraviglioso da guardare. Si mostra come un saggio ironico ed eccentrico così consumato dalla sua stessa filosofia e dal “negoziare con Dio” che non realizza un concetto scientifico che proprio il suo dottorando riesce con forza a fargli notare. Vale a dire: cosa la cloni a fare tua moglie a 30 anni dalla sua morte? Ammesso e non concesso che le cose ti vadano nel verso giusto, tu hai già 60 anni suonati e con molta probabilità non potrai mai vederla ritornare donna. Non capisci che è un gigantesco, madornale errore? Portati a letto le diciannovenni ninfomani! Cosa Aspetti?

 

E infatti, nella trama si inserisce una ragazza ninfomane di 19 anni interpretata da quel bel tocco di Mariel Hemingway che, sì, prima che stiate lì troppo a chiedervelo, è la vera nipote del celebre scrittore col pallino per il Daiquiri. Meli, questo è il nome del personaggio, ha una cotta gigantesca per O’Toole e acconsente a qualsiasi sua richiesta. Va da sé che ben presto si trasforma in un mero erogatore di ovuli freschi per l’esperimento del dottore, senza mai ricevere soddisfazione sessuale. E così il film si trasforma in un tremendo inseguimento senza senso con O’Toole che insegue il suo obiettivo di far risorgere Lucy ( la moglie), la Hemingway che insegue O’Toole per sposarlo, Spano che insegue la Madsen per trombarla ( e ci riesce), e Sid che insegue le prove della pazzia di Wolper per farlo cacciare. Durante tutte queste scene, O’Toole sviluppa molto fascino; ha un calore e una dolcezza nati da un grande desiderio di perdonare gli altri ora che lui si è perdonato da solo per quasi tutto quello che ha fatto nella vita.

Dr. Creator Specialista In Miracoli

SPOILER: anche la Hemingway esce le tette

 

A parte le frivolezze, alla fine devo dirvi che Dr. Creator Specialista In Miracoli è quel genere di film che ti coglie alla sprovvista. Nel 1985, quando uscì nei cinema, passò praticamente inosservato e non credo abbia guadagnato molto, ciò nonostante è abbastanza profondo. Più profondo di quanto mi aspettassi. Fonde bene la scienza della clonazione con la caduta nella follia dell’amore, combinandole entrambe in una piccola storiella divertente, intelligente, e a tratti commovente sul cosa significhi essere umani.
Certo, tutto è ricoperto da una grassa patina anni ’80 che lo pone direttamente nella parte della lavagnetta dedicata ai film anacronistici, ma non è da solo. Insieme a lui possiamo tranquillamente elencare Electric Dreams e mille altre commediole romantiche anniottantare che come tali rimangono un gioiello vincolato a quel contesto temporale, ma riguardalo ( soprattutto in dolce compagnia) non vi dispiacerà, ed è sempre meglio che fissare un muro bianco per due ore.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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