È arrivato il momento di parlare di INVADERS

TEMPO DI LETTURA: 6 minuti

invaders

Invaders e io abbiamo una bromance alle spalle. Ci siamo visti per la prima volta al cinema nel 1986 ma io l’ho dimenticato subito. Non doveva finire così. Tuttora trattengo ancora in mente scampoli del film originale del 1953. Con quello sì che mi sono divertito, altro che quel dimenticabile remake di Tobe Hooper.
GLI INVASORI SPAZIALI, così si chiamava la versione originale di William Cameron, lo passavano di brutto sulle emittenti locali nei pomeriggi estivi dei primi anni ottanta e io, come ci cascavo sopra, me lo riguardavo sempre… SEMPRE… A nastro… Sempre e comunque.
E allora, viste le premesse, cosa mai mi poteva aver fatto di così male questa versione dell’86 per farsi rimuovere radicalmente dall’ippocampo? Boh? Come vi ho già detto, non me lo ricordo. Fatto sta che io e Invaders From Mars ( questo è il titolo originale ) di Tobe Hooper, da quella volta al cinema non ci siamo più visti. Questo fino a ieri pomeriggio, quando ci siamo incrociati di nuovo su Youtube e gli ho dato una seconda chance per conoscerci meglio.
Lo sapete. Invecchiando le facoltà mentali si indeboliscono, i ricordi amari si attenuano, e il passare del tempo ( più di trent’anni ) ci porta a pensare: «
Questo film come diavolo era? Era veramente brutto o ero io ad essere un adolescente con il senso critico non ancora completamente formato? Forse-forse se lo riguardo …».
Intanto beccatevi il trailer della versione originale.

 

Dopo la grande abbuffata di successo degli anni 70/80, la maggior parte dei grandi cineasti horror riuscì a confermare il proprio successo anche durante i primi anni ’90. John Carpenter passò a budget sempre più risicati riscuotendo vari gradi di successo. David Cronenberg sperimentò tantissimo conquistandosi la critica. Wes Craven annaspò un po’ ma alla fine mise a segno uno dei più grandi successi della sua carriera: Scream.
Purtroppo, lo stesso destino non tocca a Tobe Hooper che, dopo aver diretto Non Aprite Quella Porta nel 1974, vive una carriera perennemente sulle montagne russe. Tobe ha sempre problemi con la realizzazione dei suoi progetti: ostacolato dalla produzione (Quel Motel Vicino Alla Palude), rimosso dall’incarico a riprese iniziate (Venom),  impaciato alla regia (Poltergeist). Insomma, una carriera professionale vissuta per lungo tempo con il coltello tra i denti finché qualcosa accade: la svolta. Approcciato dalla Cannon Pictures subito dopo il successo di Poltergeist, Hooper firma un contratto per fare 3 film e per lui questa è una vera e propria benedizione. Gli viene data carta bianca su tre progetti a sua completa discrezione; quale regista non vorrebbe firmare un accordo del genere? Hooper ci si fionda al volo e il primo film nato dalla collaborazione con Cannon è Space Vampires del 1985.
Ora considerato da molti un cult, Space Vampires è una produzione costosa che all’epoca vale ben 25 milioni di paperdollari. Purtroppo, lo sapete come è andata a finire, no? Nei cinema americani raggranella soltanto 12 milioni e quindi.. Ahia.

Tutto Space Vampires in una foto sola

 

Il sodalizio di Hooper con Cannon non si interrompe certo dopo il primo inciampo, ed eccoci arrivare a questo remake di un classico della fantascienza, Invaders from Mars, appena l’anno dopo.
Con un costo di circa la metà di Space Vampires, 12 milioni di paperdollari, Invaders sembra una scommessa blindata. Sulla carta è veramente difficile padellare il colpo. C’è tutto quello che ci dovrebbe essere per riempire la sala alla metà degli anni ’80: bambini protagonisti, alieni cattivi, militari salvatori dell’umanità, effetti speciali gestiti da chi sa fare bene il suo mestiere, gente che spara e fa saltare in aria cose. Tuttavia, il destino è spesso cinico e baro. Quando Invaders raggiunge i cinema si rivela come il secondo flop consecutivo di Tobe Hooper, e in America raggranella solo 5 miseri milioncini. Doppio ahia.
Oggi, a distanza di 33 anni, Invaders di Tobe Hooper merita nuovamente la mia attenzione, sicuramente molta di più di quanto ne abbia ricevuta in passato (nulla). La maggior parte della critica sembra etichettarlo come un decente rifacimento del film originale con effetti speciali (meravigliosi) aggiornati. C’è qualcosa in più sotto la superficie? Adesso vediamo perché io non me lo ricordo.

invaders

Gente interessante dallo spazio

Scritto dal solito Dan O’Bannon ( già comparso sul blogghino con numerosi film ) e il fido compare Don Jakoby, questo remake è più che altro un horror di fantascienza indirizzato ai bambini; ma non tutti i bambini, eh?! Solo quelli che non hanno paura di spaventarsi un po’. La trama, che poi è esattamente la stessa del film originale, vede il giovane David unico testimone dell’atterraggio di un veicolo alieno nella cava dietro casa sua.
Mentre tutti quelli che lo circondano, a cominciare dai suoi genitori, lo prendono per visionario, David si accorge che chiunque si avvicini alla cava viene sistematicamente assoggettato dagli alieni che, in breve, tengono in pugno mezza città. L’unica che crede a quello che dice il bambino è l’infermiera della scuola: Linda. Grazie a lei, David riuscirà a mettersi in contatto con un generale dell’esercito raccontandogli tutto e lasciando, di fatto, l’onere della salvezza del mondo nelle mani sapienti dei Marines degli Stati Uniti D’America. Seguono scoppi e mitragliate contro i fottuti alieni da Marte. Luridibastardifiglidiputt…

invaders

«Vedi David, ‘sta mano po’ essè fero e po’ essè piuma»

Nell’economia di questa ingenua quanto giusta trama, i marziani vengono progettati e creati dagli Stan Winston Studios, che all’epoca si stanno occupando anche della messa in scena un altro filmetto che impatterà sonoramente nella cultura pop di quegli anni: Aliens. Fortunatamente, quando viene girato Invaders, Aliens è ancora nelle prime fasi di lavorazione e nessuno dei due progetti interferisce con l’altro, ma questo non impedisce a Stan Winston di ispirarsi pesantemente al design biomeccanico di H.R. Giger (o riciclare delle scenografie già fatte, credo) per l’interno dell’astronave aliena. Inoltre progetta gli alieni in modo tale che il pesante costume di scena venga indossato da una combinazione di due differenti persone: uno stuntman con dei bastoncini da sci avrebbe dovuto camminare ricurvo all’indietro, mentre una persona molto piccola ( preferibilmente un nano) sarebbe dovuto stargli imbracato sulla schiena tipo zaino per gestire i movimenti dell’enorme bocca dell’alieno. Questo conferiva alla creatura una camminata inumana e decisamente spaventosa.

I marziani nel film sono guidati dall’Essere Supremo, un cervello mostruoso con una lunga coda che quando si fa vedere si va a sistemare su un piccolo altare. È oltremodo inquietante guardarlo, ve lo assicuro, e sembra impossibile che sotto a quella faccia animatronica, farcita di vesciche artificiali che si gonfiano e sgonfiano per dare l’effetto della respirazione, ci siamo intorno a manovrare ben tre burattinai.

«Parlami di Bibbianooo»

A prescindere dai suoi indiscutibili meriti tecnici, però, Invaders inizia ad andare fuori dai binari non appena si entra nella sua seconda parte. È lì che iniziano una serie di scene di inseguimento che coinvolgono la sinistra insegnate di David, la signora McKeltch, interpretata dalla cattivissima per eccellenza, Louise Fletcher ( l’infermiera che lobotomizza Jack Nicholson in Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo). La Fletcher non si fa mancare proprio niente per togliere ogni dubbio sulla sua malvagità; dal servire in pasto agli alieni un intero scuolabus pieno dei compagni di classe di David, all’estrarre lo stesso David dal finestrino di un’automobile tirandolo per i capelli per poi inseguirlo per strada urlandogli dietro «Me la pagherai per questo!». Insomma, se nel 1986 eri un bambino e i tuoi genitori ti portavano al cinema a vedere Invaders, o ne uscivi traumatizzato, o ne uscivi esaltato a bestia perché vedevi un giovane eroe tuo coetaneo sconfiggere una grandissima stronza e un’invasione aliena nello stesso film.

Tutto Invaders in una foto sola

Il finale è esattamente come uno si immagina debba essere. David salva i suoi genitori, l’infermiera, la città, e l’umanità tutta facendo distruggere ai Marines la minaccia aliena. Dio è ancora nel suo paradiso, e va tutto bene per il mondo, almeno fino a quando David non si sveglia e gli orrori della realtà lo tormentano ancora una volta.
Invaders from Mars cade esattamente nel mezzo del ciclo Cannon di Tobe Hooper. Lontano dal suo meglio, certo, ma non è malaccio come la maggior parte della sua produzione che ne è seguita. Alla fine è un debole tentativo di aggiornare un classico della fantascienza per un pubblico di bambini, e risulta altrettanto dimenticabile come molti dei remake che vengono fatti ai giorni nostri.
È evidente che per il pubblico odierno sia troppo banale, a meno che, ovviamente, non apprezziate Louise Fletcher che si ingolla una rana e che viene ingollata a sua volta dagli alieni.

GNAM!

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

You may also like...

3 Responses

  1. Lorenzo ha detto:

    L’ho visto qualche mese fa, è stato difficile rimanere sveglio. Ti dà quella sensazione di cheap (ma un cheap strano, quasi farsesco) simile ai low budget della Empire. Ecco, come atmosfera mi ricorda film come “Terrorvision”, non so se lo ricordi 😀

    • Simone Guidi ha detto:

      No, dai, come TerrorVision, no. TerrorVision è troppo oltre. Irraggiungibile per il suo livello di trash. Questo Invaders è più una grossa baracconata. Una specie di circo equestre delle banalità ma non si può neanche colpevolizzarlo più di tanto per quello che è. Il film originale è del 1953 ed essendo in linea coi suoi tempi è di una semplicità imbarazzante. Hooper lo ha riproposto pari-pari nella trama e l’unica innovazione che ha introdotto sono stati gli effetti speciali e un finale con cliff-hanger, quest’ultimo, per altro, in linea con i finali che vedevamo negli horror anni ’80; tutto resto è rimasto uguale. Capisci che se scegli di percorrere questa strada ne viene fuori una banalità pirotecnica coi mostroni di gomma e basta.
      Tobe ha proprio sbagliato peccando di pigrizia. Se decidi di riproporre un classico della fantascienza 30 anni dopo e non lo attualizzi o perlomeno introduci nuovi elementi di trama che lo possano rendere più coinvolgente al pubblico che lo deve fruire, poi fai il botto, ma in senso negativo. Dice: ma lui lo voleva fare per i ragazzini. Ho capito. Ma i ragazzini del 1986 erano abituati a ben altro. Avevano già visto Giochi Stellari. Navigator lo stavano vedendo quell’anno. In Invaders c’è pure un protagonista goffo come pochi. Troppi punti a sfavore.

      • Lorenzo ha detto:

        Sì, hai ragione, intendevo più che altro dal punto di vista visivo, le produzioni minori erano tutte un po’ omologate perché usavano gli stessi camuffi per risparmiare.
        A parte i mostri gommosi, c’era un unico set curato decentemente, con le solite luci viola/blu e il fumo che davano un che di lisergico e nascondevano la povertà dei props, poi attori con trucco poco curato e sguardi allucinati (la donna con la rana in bocca è un esempio perfetto).
        E l’80% del minutaggio (se andava bene) erano economiche ed inutili ciance.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *