IT 2017: La trasposizione rispettosa di un libro che non ho mai letto

L’altro giorno avevo ospiti a cena. Genitori di una bambina che ha condiviso l’asilo con la mia. Seduto a tavola mi sono ritrovato davanti a Matteo, 9 anni, forte fruitore di youtube e fratello maggiore della compagnuccia di mia figlia.
Mi conoscete, in qualsiasi situazione cerco sempre di fare il simpa, di piazzare sul tavolo uno straccio di argomento di conversazione, anche se, lo riconosco, certe volte farei meglio a starmene zitto. Questa cosa del chiacchierare, ahimé, la faccio con tutti, dagli umarelli ottuagenari che guardano il cantiere a Matteo, 9 anni, forte fruitore di youtube, che è lì con la forchetta in mano e mi osserva con lo sguardo un po’ stranito.
«Allora?» Faccio «Ci vai al cinema, Matteo? C’è qualche film che attendi con ansia?»
Matteo risponde mostrandosi interessato: «Mi piacerebbe andare a vedere IT ma sono troppo piccolo» e spedisce uno sguardo in tralice verso suo padre capotavola, il quale, sportivamente, fa finta di niente.
Io insisto: «Eh sì, Matteo, è vietato ai minori di 14 anni. Poi, sai, è pauroso. Hai idea della trama? Guarda che c’è il pagliaccio assassino, eh?! È roba che poi non ti fa dormire!»
Matteo incunea gli occhi dentro ai miei: «Sì, me l’hanno detto che è un film pieno di GIAMPSCHERS» e mentre dice quest’ultima parola piega la bocca di lato riproducendo una perfetta pronuncia anglofona.
Ecco. Lì, in quell’istante, mi sono chiesto cosa cazzo possa riuscire a spaventare questi giovani nativi digitali tipo Matteo, 9 anni, forte fruitore di youtube, che nel loro vocabolario hanno già sostituito la parola SPAVENTARELLO con JUMPSCARE.
Sigla.

Non vogliatemene ma a questo giro arrivo in sala casto e vergine come…come…come NIENTE! Non esiste più nulla di casto e vergine (tranne mia figlia che ha 7 anni, dimostra 7 anni, e avrá PER SEMPRE 7 anni) e io ho scelto una similitudine infelice. Quello che vi posso dire è che, nel frattempo, ho evitato accuratamente di leggere qualsiasi tipo di recensione, mi sono tenuto lontano dalle tendenze di youtube come avrebbe fatto un laziale da un libro di storia, ho dribblato le discussioni con i colleghi di lavoro manco fossi stato Messi. Così facendo sono trascorsi cinque giorni. I cinque giorni più lunghi della mia vita. I cinque giorni in cui ho perso il google trend e il top delle probabili letture dell’articolo. I cinque giorni in cui ho affinato i miei superpoteri.
«Quali superpoteri?» direte voi.
Come quali? Non l’avete ancora capito? Posso cambiare discorso in un attimo!
«Ma non è un superpotere!» potreste controbattere.
«Dove andate in vacanza, quest’anno?» vi risponderei.
Altresì, per un’ analisi più approfondita ci sono sempre i numi tutelari della nerdocrazia tipo il Dottor Manhattan oppure i sacrosanti 400 calci, e sul tubo trovate gli amici OrediOrrore e L’Impero del Cinema.
Qualcuno di voi si chiederà quale sia l’utilità di scrivere una recensione di IT a 6 giorni di distanza dalla sua uscita nelle sale senza sviscerare l’argomento con la dovuta perizia, io a quel punto potrei rispondergli: «Come lo vedi il Napoli campione d’Italia?»

 

«Sono passati vent’anni. Credo che potremmo definire scongiurato il rischio spoiler!» Questo mi disse una volta il Cummenda dei Bit-elloni parlandomi di Neon Genesis Evangelion, figuriamoci cosa potrebbe dire adesso con questo nuovo IT che arriva a ventisette anni di distanza dalla sua ultima trasposizione filmica. Ventisette lunghi anni che sono, guarda caso, quelli necessari a IT per rigenerarsi e tornare sulla scena più brioso e assetato di sangue di prima.
La storia la conoscete tutti, immagino, e se non la conoscete vi dovreste almeno un minimo vergognare. Non occorre che ve la racconti di nuovo, dai. Quello che deve essere chiaro da subito è che questo remake si basa sulla prima parte del celebre romanzo di Stephen King, quella in cui i protagonisti sono bambini, quella in cui combattono e sconfiggono il pagliaccio cattivo che incarna le loro più terrificanti paure. E per ovvi motivi di marketing questa lotta è stata traslata in avanti di trent’anni, per cui se nell’originale si svolgeva negli anni ’50, nella nuova versione del 2017 siamo in quegli anni ’80 che ormai sono tornati di moda e non se ne vanno via più, come i risvoltini.

 

Quello che può dirvi il sottoscritto, da spettatore neutro e desideroso di trascorrere una tranquilla serata di terrore, è che l’obiettivo è stato raggiunto con successo. Houston NON abbiamo un problema! Andreas Muschietti è riuscito laddove molti registi falliscono miseramente: far funzionare una storia di Stephen King al cinema.
La formula che ha usato è stata la più classica di tutte: LO SPAVENTARELLO.
IT 2017 è una lunga sequenza di spaventarelli, buoni effetti visivi e atmosfere cupe messe in scena impeccabilmente, ma il tutto è sapientemente miscelato, dosato da un abile cuoco che vi serve la ricetta perfetta per una gustosa serata di terrore. Se gli spaventarelli sono tanti e con frequenza crescente man mano che ci si avvicina al finale, non riescono a rendersi indesiderabili e sono ben distribuiti, piazzati nei punti giusti, magari successivamente a una scena in cui la tensione è stata allentata. Con questa logica del “bastone e la carota”, Muschietti porta lo spettatore fino al finale rendendolo addirittura liberatorio, il che penso sia la cosa ideale per un perfetto film horror. Del resto, se non mi sbaglio, qualcuno ha detto che dopo l’inferno bisogna uscire a riveder le stelle, no? Credo sia stato Malgioglio.

 

Le caratterizzazioni dei personaggi, soprattutto della banda dei perdenti, sono minime. Al loro background viene dedicato poco spazio, addirittura la storia di qualcuno di loro viene completamente ignorata. Maggiore attenzione viene invece dedicata a Derry, la cittadina dove si svolgono gli eventi, che viene presentata quasi come fosse una “protesi” di IT stesso. Così come Fantozzi È inferiore; Derry È IT. Su questo non ci piove, e la sua presenza si percepisce in ogni singola inquadratura che viene dedicata alle strade, agli edifici pubblici, ai cittadini.
Anche la storia di IT ci viene appena accennata. Non è importante. IT esiste e ogni 27 anni ha fame, questo allo spettatore deve bastare. Tutta la storia della tartaruga, il multiverso, il ka-tet dei perdenti, la luce dei defunti, viene tranquillamente by-passata (come già accadde nella versione del 1990, del resto). L’ho detto prima, non è importante. Il film vive tranquillamente anche senza queste nozioni che, molto probabilmente, verranno approfondite nel sequel che inizieranno a girare da gennaio 2018. Un brevissimo accenno alla tartaruga viene fatto nella scena del bagno nel fiume, ma è una roba tipo: «Mi è semblato di vedele una taltaluga». FINE.

Cosa resta di questo nuovo IT? Beh, una seratina horror ben goduta dopo aver visto l’eccellente riproposizione di una storia CULT, ben conosciuta, e risalente a più di trent’anni fa. La musica sarà differente quando andremo a vedere il sequel, necessariamente ambientato ai giorni nostri con tutti i gingilli tecnologici che caratterizzano la nostra epoca. Riuscirà Muschietti a ripetere il miracolo facendo muovere IT in un mondo che conosce internet, smartphone e saluta Andonio? Quella sarà la vera sfida, nel frattempo andate a vedere questo IT 2017. Non rimarrete delusi.

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2 risposte a IT 2017: La trasposizione rispettosa di un libro che non ho mai letto

  1. Ste84 scrive:

    Oh, finalmente ieri pomeriggio ho visto IT! Ti dirò, ci penso da quando sono uscito dal cinema… ma ad oggi non sono ancora riuscito a capire se mi è piaciuto o meno e di solito non è un buon segno. Ecco, mi sento un po’ supercazzolato da questo film… insomma sono confuso, c’è qualcosa di indefinibile, di inafferrabile che non mi ha convinto appieno ma fatico a metterlo a fuoco. Ci provo analizzando (da persona che non ha letto il libro e ignorante di cinema quindi considerazioni a pelle da fruitore “della domenica”) i tre protagonisti principali; IT, i perdenti e Derry.
    Partiamo dal pezzo grosso, sua maestà IT in persona. Dicevano che quello di Curry era troppo scemo ma a me questo è sembrato ancora più scemo e quel che è peggio, imbranato. Possibile che 7 ragazzini “sfigati” riescano a prenderlo a calci, pugni e sprangate per tutto il film? A Curry nessuno ha mai tirato pizze in faccia e faceva una fine molto più dignitosa nella sua versione pagliacciesca. Poi ecco, il finale di questo IT 2017 al limite mi ha ricordato la fine del ragnone nella miniserie che veniva picchiato a sangue (e infatti è una scena che ho sempre trovato ridicola). Insomma, per quanto gruppo affiatato mi sembra che alla fine diventino un po’ troppo sboroni, sei pur sempre un ragazzino e davanti hai un’entità sovrannaturale vecchia come il mondo che si nutre di bambini, non può finire a cazzotti, i perdenti della miniserie ne erano molto più terrorizzati giustamente. Per quanto riguarda l’aspetto estetico invece mi stanno bene i nuovi vestiti ma la faccia no. Mi è piaciuta l’idea degli abiti antichi per far capire che viene da lontano ma se poi ha quella faccia da giovanotto mi rovina un po’ l’effetto, idem per la voce, non ho sentito l’originale ma il doppiaggio non mi è piaciuto, voce troppo da giovane. Il viso di Curry e quel suo sorriso balordo per me rimangono imbattuti e anche quel doppiaggio mi piaceva molto.
    Perdenti: Beverly super, attrice perfetta e interpretazione idem, i ragazzi un po’ meno. Stan inutile, molto meglio quello della miniserie più in fissa con gli scout e la logica, Bill ci sta, direi a parimerito con quello del ’90 o anche un pelo meglio, Richie non mi ha convintissimo, l’altro aveva una faccia più da burlone che preferivo ma comunque non lo boccio assolutamente, Mike anche benino, Eddie mi è piaciuto abbastanza ma è davvero troppo ipocondriaco prima e poi quando si smarca dalla madre diventa di colpo uno che sguazza nelle fogne come ridere, cambiamento troppo repentino, Ben tremendo. Davvero, il bambino ispira tanta simpatia ma è troppo fantozziano sembra il bambino pacioccone di Babbo Bastardo e poi per nulla approfondito, si sa che è l’ultimo arrivato in città e basta. Quello del ’90 per me era perfetto.
    Aggiungo una considerazione su Henry Bowers, come bullo anni ’80 con quegli smanicati e il mullet è perfetto ma anche lui compie secondo me un cambiamento troppo repentino, ok che c’è l’influenza di IT in mezzo ma passare da essere un teppistello che tormenta i ragazzini ad assassino in tre fotogrammi l’ho trovato eccessivo.
    Derry. E’ messo in evidenza come la cittadina sia roba di IT e questo è bene ma del resto questa cosa veniva puntualizzata anche nella miniserie. Diciamo che la Derry del ’90 mi sembrava più inquietante, deprimente, più marcia dentro, qua sarà l’effetto anni ’80-Stranger Things ma durante la visione mi sono trovato più volte a pensare che se non fosse stato per IT in quella cittadina sarebbe stato figo abitarci. E questo non va bene.
    Che dire di più… devo riguardarlo con calma a casa, da solo (senza mocciosi che ridono e parlano per tutto il film, che odio… ora ricordo perchè vado poco al cinema) e ripensarci. Ma così su due piedi dovessi dargli un voto più di 6,5 \ 7 non mi sentirei di dargli. Dico solo meno male che non ho mai dato retta alla fazione del “è un capolavorooh” e non sono partito con aspettative troppo alte, e in questo mi ha aiutato anche il buon orediorrore che non ne era rimasto folgorato, anzi, e la cosa mi puzzava. Sono invece più fiducioso sulla futura seconda parte perchè la parte della miniserie con gli adulti è davvero poca roba e migliorare non dovrebbe essere difficile.
    Per ora giudizio rimandato, magari con una seconda visione potrebbe salire.

    • Simone Guidi scrive:

      Ciao Ste, con IT io e te abbiamo un problema: non abbiamo letto il libro e dobbiamo basarci sulla miniserie precedente che era già di per sé lacunosa. Sai che? L’effetto “coglionazzo” che rimanda IT nei confronti dei Perdenti è dovuto allo stesso motivo per cui lo rimanda anche in quella vecchia miniserie, ovvero, non viene spiegato niente del discorso riguardante la luce dei defunti, la tartaruga, il multiverso e tutta quella roba lì. Se il film ce ne avesse messo al corrente, noi spettatori avremmo capito da subito che IT non può uccidere i perdenti perchè sono protetti dalla Tartaruga (infatti c’è quella scena apparentemente senza senso in cui i perdenti fanno il bagno nel fiume e una tartaruga comincia a nuotargli intorno). Lui può solo spaventarli per indurli al suicidio o alla fuga. Concordo col fatto che alla fine ‘sti ragazzi diventano troppo sboroni, manco fossimo in un film anni ’80 con Swarzy.
      La figura di IT per me è passabile. In fondo lui può diventare ciò che vuole (come Gozer il gozeriano) e, anzi, mi piaciuto il fatto che abbiano introdotto lo strabismo nel suo sguardo. È una nota inquietante che ricorda allo spettatore che nonostante la sua apparente perfezione, It nasconde sotto qualcosa di anomalo.
      I perdenti li ho trovati generalemnete poco approfonditi. Credo sia stata una scelta volontaria del regista. Esteticamente parlando, sia Beverly che Eddie li ho trovati azzeccatissimi. Stavo lì a guardarli e pensavo che se avessi scelto io il cast, avrei preso esattamente quelle due facce lì. Soprattutto Beverly l’ho trovata proprio BELLA. Ma non bella nel senso sudicione del termine. Bella proprio come apparenza, come figura, come personaggio tutto. Mi sembra di ammirare un bel quadro, ecco.
      Henry Bowers, ecco, quello si che è un personaggio tirato nel cesso. Come hai detto tu, di colpo diventa serial killer e poi esce di scena a velocità fotonica senza tanti fronzoli. Non gli hanno neanche fatto vedere la luce dei defunti e i capelli non gli sono diventati bianchi. A questo punto credo che recupereranno nel secondo film in cui dovrebbe avere un ruolo determinate.
      Comunque non è un cattivo film. È buono per farsi la seratina al cinema e anche ricomprarselo in blu-ray. Non è assolutamente il capolavoro dei capolavori, certo. Alla fine ha aggiunto veramente poco a quello che ci avevano fatto vedere nel ’90, anzi, se vogliamo dirla tutta è stato anche sottratto qualcosa. Al contrario di te sono impensierito da come potrebbero attualizzare la seconda parte ai giorni nostri. Boh? È un casino con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione oggi. Si inventeranno tantissime cose in più rispetto a quelle scritte da King.

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