Amiga mia, torna a casa tua : It Came From The Desert il film

Mi guadagno subito la vostra attenzione: IT CAME FROM THE DESERT è il film ispirato all’omonimo gioco per Amiga. Figata, no? Guardate qui di fianco, c’è il poster con un tizio che fa elegantemente le penne con il KTM. Proprio così: uno che fa le penne su questo poster proprio come su quello dell’ultimo film di Star Trek; solo per questo motivo tremano le vene nei polsi. Scommetto state già tentando di vederlo su SKY come ho fatto io, vero? VERO?
E invece no. Lo so che ci vuole cuore per credere in un film come questo. Lo so. Però capitemi, cari lettori: io sono troppo intelligente per fare una semplice, mera recensione di un horroruccio di serie Z con le formiche assassine. Io voglio farvi vedere che sono smart. Voglio titillare le vostre sinapsi, farvi sbavare scrivendo “AMIGA” nella terza riga di questo articolo buttando lì at cazzum definizioni tipo “RETROGAMING CINEMATOGRAFICO”, e ve lo scrivo anche tutto maiuscolo, tò. Siam mica qui a pettinare le bambole, eh? E allora rilassatevi. Respirate. Non fa male. Quello che non uccide, fortifica. Guardiamo questo cazzo di film.

Non sbuffate, dai. Dategli una chance a questo film. Se ci pensate bene sul blogghino avete sempre trovato recensioni interessanti. È per questo che siete qui: perché quella volta, per caso, avete letto quell’articolo che vi ha fatto sorridere e interessare nuovamente a un argomento familiare. Che cosa vuol dire: «Ha tutta l’aria di essere un film di merda»?! Certo che lo è! Che domande. Ma io vi ho detto che è ispirato a un famoso videogioco per Amiga, e solo questo dovrebbe renderlo degno della vostra attenzione. Mi state ancora leggendo, vero?

La cosa meravigliosa di questo It Came From The Desert è che il suo regista voleva fare una commedia sul motocross ambientata nel deserto in pieni anni ’80, e alla fine ha realizzato questo film ispirato a un classico del gaming su Amiga ambientato nel 2017. È l’apoteosi del fraintendimento.
Marko Mäkilaakso, regista finlandese con la passione per il motocross, non aveva certo l’intenzione di sporcarsi le mani con un horroraccio a basso budget.
Quindi cosa fa? Fa un horroraccio a basso budget, naturalmente, però ci infila anche i ragni giganti dentro perché ritiene “Arac Attack” uno dei suoi capisaldi del genere. Confeziona un’idea di massima cercando un buon titolo per presentarla in giro, e cosa ti va a ripescare il buon Marko? Gli torna in mente quel giochino con cui si è divertito tanto ai tempi del brufolo, quando aveva l’Amiga e indossava le magliette metallare: It Came From The Desert.

 

Fatto questo va al festival del cinema di Berlino e propone l’idea a dei produttori che sì, dai Marko, scrivi una sceneggiatura e vediamo di farci qualcosa. Lui, gasato a bomba, torna a casa e comincia a scrivere come un pazzo. Nel frattempo il suo produttore contatta la Cinemaware, la software house che ha realizzato il videogioco alla fine degli anni ’80, e chiede se può usare il titolo del loro gioco per il film di motocross coi ragni. Con sua grande sorpresa, non solo i diritti vengono concessi, ma gli chiedono direttamente di sviluppare un adattamento cinematografico del videogame!
A quel punto, visti gli interessi in ballo, il progetto cambia quasi del tutto. La sceneggiatura viene riscritta per adattarsi al vecchio videogioco dell’89 ma con un occhio sempre rivolto alle esigenze del pubblico giovane del 2017. I ragni giganti diventano formiche giganti. La storia viene ampliata con nuovi, giovanissimi personaggi per entrare meglio in empatia con gli spettatori cerebrolesi adolescenti. Gli anni ’50 vengono sostituiti dai giorni nostri. In pratica, una storia indipendente con nuovi protagonisti ma nello stesso universo del vecchio videogioco.

 

Quindi, ricapitolando, il film di IT CAME FROM THE DESERT si presenta più o meno così: formiche giganti assassine, adolescenti ubriachi idioti, formiche giganti assassine ubriache, adolescenti ubriachi idioti che fanno motocross, armi futuristiche che gli adolescenti ubriachi che fanno motocross non sanno usare, motocross, ballerine di lap dance che muoiono male nel deserto, motocross.

Da notare la mano morta sulla bobina

Se uno qualsiasi degli ingredienti menzionati sopra vi provoca anche il più piccolo sospiro, beh, potete pure accomodarvi fuori dal blog perché il film che vi ha preparato Marko Mäkilaakso ce li ha dentro tutti. È un pastiche incredibilmente stupido imperlato di tutti gli stereotipi da film horror che siamo abituati a vedere da 40 anni a questa parte. Quelle antiche meccaniche già opportunamente parodiate in film come Quella Casa nel Bosco e inopportunamente rivalutate in produzioni milionarie tipo quelle dell’ultimo Ridley Scott. Quelle, insomma, dove c’è il belloccio di turno che suggerisce al gruppo di dividersi, oppure, sente un rumore in una stanza buia e non può fare a meno di andare a vedere senza neanche un accendino per illuminare, e il tutto a un costo più basso di quanto un moderno film di mostri vi abbia già fatto vedere da quando vive allo stato brado su un DVD targato Asylum.

It Came From The Desert, lo avrete capito, si concentra su una festa di adolescenti nel deserto, una gara di motocross alimentata a birra e (probabilmente indovinate anche questo) finisce per andare completamente fuori dai binari quando compaiono le formiche giganti.

 

Potrebbe essere un onesto film horror se solo non ne avesse le pretese, e butta tutto in caciara tentando di nobilitarsi con citazioni nerd assolutamente gratuite accompagnate da battute e siparietti che non riuscono mai, ma proprio mai a far ridere.
La sua stessa struttura inciampa troppo spesso nel già visto: i due buddy caratterialmente opposti che scoprono un segreto, salvano la ragazza, vincono la gara, uccidono le formiche, e la lista continua conducendo lo spettatore a un finale in cui nessuno muore veramente e ridono tutti sorseggiando birra. Perché tra i combattimenti con le formiche, le armi da battaglia di Starship Trooper, e la colonna sonora di metallo pungente, It Came From The Desert è coinvolgente come una versione di latino, e interamente usa e getta.

 

Che vi devo dire. Questo film rimane sempre all’interno della sua piccola area di idiozia e il prodotto finale è qualcosa di leggero, senza cervello, e del tutto inoffensivo. Stupido con la “S” maiuscola e orgoglioso di esserlo.
Per i più giovani completamente allo scuro anche solo dell’esistenza del videogioco potrebbe andare bene. Per i vecchi gamer come noialtri c’è soltanto lo sconcerto.
C’era veramente la necessità di un’operazione del genere? Credo di no. Nessuno sente il bisogno di vedere un film per poi pregarlo ardentemente per tutta la sua durata di smetterla con le cazzate e cominciare a raccontargli qualcosa che non sa già. E questo lo so io, lo sapete voi, lo sa Mäkilaakso, lo sa pure l’Amiga.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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