Alla festa del partito atarista: It’s JagFest 2019

TEMPO DI LETTURA: 7 minuti

Quando sei l’autore di uno dei blog di nerdaggini più importanti dell’intero universo, oppure sei il tenutario di uno dei più competenti ed equilibrati canali youtube dedicati al retrogaming che si siano mai visti nella storia digitale dell’uomo, ovviamente la tua vita è fatta di soddisfazioni incredibili ma anche di grandi responsabilità. Non ci credete? Vi faccio un esempio così poi capite quanto irte di difficoltà siano le nostre vite. L’altro giorno io e il prode Gianluca Santilio siamo stati invitati a Forlì, all’edizione 2019 del JagFest: una mini manifestazione riservatissima ed esclusivamente a invito dedicata alle console per videogiochi più sconosciute e bistrattate mai comparse sugli scaffali dei rivenditori da 40 anni a questa parte. Ma come mai, vi chiederete voi? E, soprattutto, come accidenti ci siamo riusciti? È preso detto: l’evento è smaccatamente dedicato alla console Jaguar; l’ultima e fallimentare console prodotta da Atari prima di andare a signorine allegre che fanno la vita, e, si sa, quando qualcuno parla di Atari, in qualsiasi lingua si stia esprimendo, in qualsiasi luogo lo stia facendo, non può pretendere di ignorarci e tagliarci fuori. Quando c’è Atari di mezzo, nessuno può mettere il Guidone e Santilio in un angolo.

E allora, VIA! Con il vento fra i capelli

Forlì è una metropoli, infatti non dovrebbe sorprendere trovarci gli eventi più insoliti. C’è un solo problema: tutti i negozi aprono alle 16 (come in tutte le metropoli che si rispettino, del resto. prendete New York e vedrete che fanno lo stesso anche lì) , il ché si traduce nel fatto che nel centro storico c’è il deserto, è difficile trovare qualcuno che ti possa vendere anche solo un panino, e se per caso decidi di morire accasciato su una panchina poi ti ritrovano solo dopo le 16.
Il JagFest inizia alle 14 ed io e Santilio arriviamo all’appuntamento precisi precisi. Sull’autostrada, tra Bologna e Imola, qualcuno ha concentrato tutto il parco veicoli della penisola e per fare quel tratto di strada, tra brusche frenate e ripartite, ci abbiamo perso un’ora in false speranze ( di andarcene) e imprecazioni. Io che sono smart, prima di partire ho chiesto alla app del meteo la temperatura di Forlì, e quando mi ha risposto che ci sarebbero stati 31° ho optato per un look minimal in pantaloni corti e sandali. Gianluca, invece, lui con la app del meteo non ci parla per motivi suoi privati ed essendo il solito elegantone, è partito con indosso jeans lunghi e scarpe da tennis; di questo grave errore avrà modo di pentirsene amaramente.
In ogni caso, belli come due divinità greche, raggiungiamo il luogo dell’evento venendo scortati dai Bit-elloni, il fighissimo gruppo di retrogamers emiliano ci conduce dietro una sagrestia dove si stava aprendo la sezione del Partito Atarista, il cui manifesto deve assolutamente essere letto da chiunque si voglia definire un sano e onesto retrogamer.

Il manifesto del Partito Atarista

 

Una volta all’interno ci rendiamo conto che il posto è stato riempito di tante bellissime macchine video ludiche dalle provenienze più remote e sconosciute. Carichi di uno strano entusiasmo, ci accorgiamo che c’è anche un’altro incredibile servizio a disposizione. Lo citiamo perché essenziale: c’è Gianmarco Esposito posizionato all’ingresso, fornito di un efficientissimo set di matite e pennarelli, che appena ti vede ti caccia giù una caricatura da farti mettere esteticamente in discussione (grazie Gianmarco, mi hai fatto troppo bello).

Gianmarco Esposito

Io, però bello

 

Insieme a Gianmarco c’erano tante bellissime macchine video ludiche dalla provenienze più remote e… ah, no: l’ho già detto. Siccome, il Bit-ellone Magnum CD-i (Federico Gori) è praticamente BFF con i capi supremi del JagFest e si è trasferito per 4 giorni a Forlì per aiutare nell’allestimento della manifestazione, io & Santilio ( più io, per la verità, perché Santilio è una persona seria e la sua fama lo precede) siamo stati messi a nostro agio tramite l’abuso di Spritz da tutti quei retrogamers che hanno capito benissimo qual’è il senso della loro passione.

I Bit-elloni in posa con Gianluca Santilio durante la sua prima lezione di tromba, mentre Alberto Semprini guarda male gente a caso

RetroApes

 

Dopo aver fatto incetta di Gin Tonic e pizzette, io e Santilio abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare in quel posto per divertirci: abbiamo approfittato di tutte quelle console e home computer giocando ai giochi più ricercati e sottovalutati, ci siamo fatti una finta foto nel deserto con i Bit-elloni facendoci disegnare lo sfondo del deserto da Gianmarco Esposito, abbiamo parlato dei nostri giochi preferiti e delle nostre passioni a delle bellissime ragazze in bikini tigrato che… No. Quello non l’abbiamo fatto ma forse abbiamo bevuto troppi Spritz. In ogni caso abbiamo giocato con tante bellissime macchine videoludiche dalla provenienze più rem… Ve l’ho già detto? Non mi sembrava. Scusate.

Starfox che gioca con un Apple/Pippin

Un Coleco ADAM

Una NUON con TEMPEST 3000

Una OUYA

Prototipo della PSX e una brasiliana ZEEBO

Mentre eravamo intenti a capire se la gente ci avrebbe notato di più se stavamo in disparte o se non fossimo mai venuti, siamo stati interrotti da un evento bizzarro quanto inatteso. Un robusto ragazzo dal pelo fulvo, vestito con una maglietta del JagFest, s’è avvicinato e, così, dal nulla, ha cominciato a urlare a squarciagola: « INIZIA IL TORNEO AD ATARI KAAART! CHI SI VUOLE ISCRIVEREEE? ». Io non ho capito il situazionismo della cosa e ho reagito d’istinto alzando la mano. A quel punto è scattato un mega torneo con tanto di padri che incitavano sguaiatamente i propri figli e li istigavano alla violenza pur di farli prevalere su persone a modo tipo me e Santilio. Dopo aver capito che non era un semplice torneo di Atari Kart ma una dimostrazione di arti marziali organizzata appositamente, ci siamo rilassati e abbiamo fatto finta di perdere perché siamo persone altruiste e pacifiche. Poi, ci siamo messi a vedere le mazzate degli altri dicendoci tra noi robe tipo: «Ah, però quello lo facevo anch’io» oppure «Questo l’avrei battuto a occhi chiusi». Alla fine del torneo, si sono spente le luci a causa dei troppi Spritz, ma è durato solo un attimo che è sembrato infinito. Quando si sono riaccese era passato mezzo secondo ma era già tempo di tornare a casa.

Atari 5200 e 7800

Atari quanti ve ne pare

Sir Clive Sinclair ringrazia

Santilo, distratto, non risponde alla chiamata

Giochi porcelloni per Atari VCS

Giochi belli per ColecoVision

L’albero dello Spectrum

A quel punto, io e Santilio volevamo prendere un’altra di quelle bibite birichine che avevamo bevuto con i Bit-elloni e accompagnarci a una coppia di quelle ragazze in bikini tigrato ma, stranamente, non ne abbiamo trovate più nessuna. Sicuramente erano già andate tutte a casa pure loro. Abbiamo fatto in tempo a ringraziare l’organizzazione del Brain Fusion, i fratelli Pasquali e Matteo Turchi, i quali vedendoci ridotti in quella maniera hanno chiamato i vigili ma noi siamo riusciti a dirgli cose tipo: « Lei non sa chi siamo noi…» e ci siamo dati alla fuga scomparendo nella serata forlivese.
Che avventura, amici! Il prossimo anno andate al JagFest. Non potete perdervelo.

OOOH! INIZIA IL TORNEO DI ATARI KAAAAART!

 

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *