John dies at the end: il ritorno di Don Coscarelli e la stupefacente salsa di soia

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tumblr_mbn4mwuEeJ1rw45hro1_1280Era passato troppo tempo da quando Don Coscarelli face uscire un suo film nelle sale. Il regista culto realizzatore di calibri quali “Beastmaster” e “Phantasm” mancava all’appello dal 2002, anno in cui realizzò il brillantissimo “Bubba Ho-Tep – Il re è qui”, che per altro in Italia venne rilasciato direttamente in DVD tipo 100 anni dopo, e tutti quelli che se lo sarebbero voluto vedere se l’erano di già visto (io). Dieci anni erano troppi perché un regista di talento come Coscarelli rimanesse fuori combattimento, e infatti eccolo che torna in gioco nel 2012 con questo film dal titolo spoilerissimo “John dies at the end” (Alla fine John muore) che, ovviamente, da noi non è arrivato manco per una ceppa di minchia e, se le cose continuano così, arriverà quando tutti se lo saranno scaricato dal tubo (ancora io). Mi ci avvicino con estrema curiosità dopo averlo tenuto sulla pennetta per circa 3 mesi. Adesso, così d’acchito, posso dirvi che è una storia assolutamente unica, originale e piena di demoni, morte, porte verso altre dimensioni e una droga ganzissima soprannominata “Salsa di soia”. Ma ora vediamo di scendere nei particolari prima che John muoia…SIGLA!

 

Guardare “John dies at the end” è un po’ come assumere quella droga misteriosa che lo alimenta per gran parte della sua durata. La “Salsa di soia”, infatti, è una sostanza altamente destabilizzante che se fosse una droghetta qualsiasi aprirebbe semplicemente le porte della percezione. Nel nostro caso, invece, la salsa di soia quelle porte le sfonda direttamente a calci e con un grosso martello si mette ad abbattere l’intero muro che imprigiona l’infisso.
Guardare “John dies at the end” diventa quindi anche un’esperienza metafisica oltre che cupamente comica, dove lo spettatore alienato galleggia nel vuoto in un viaggio senza senso, pronto a ricevere in faccia la prossima battuta e/o scena gore. Grazie, Salsa di Soia. Grazie di esistere e di avere tu stessa una vita propria. È storicamente noto che non siano gli uomini a sceglierti, ma bensì il contrario.

salsa

Originariamente serializzata online dallo scrittore Jason Pargin (meglio conosciuto con lo pseudonimo di David Wong, uno dei cofondatori del sito umoristico Cracked.com) l’intera storia di “John dies at the end” è stata poi raccolta e rieditata in un libro pubblicato nel 2007. Detto libro è risultato abbastanza fuori di testa da farsi opzionare da Don Coscarelli e Paul Giamatti i quali, uno regista e l’altro produttore/attore, ne hanno tirato fuori questa pellicola che suona più come un incidente in stile “Final Destination” tra diversi altri film precedenti piuttosto che un’opera totalmente originale. Mi spiego:

dave e john

È come se la “Guida galattica per autostoppisti” se ne stesse viaggiando placida in autostrada e, mentre meno se lo aspetta, venga impalata in pieno da uno dei tronchi persi dal camion di “Paura e delirio a Las vegas”. Dopo questo urto, di per sé ragguardevole, arriva da dietro la moto di “Essi Vivono” che, sparata a mille, non ce la fa a frenare e si intraversa, scivolando sulla fiancata e schiantandosi nel groviglio di lamiere in un tripudio di scintille. Intanto, però, il camion di “Paura e delirio” continua a perdere tronchi che rimbalzano qua e là sulla carreggiata. Giusto uno rimbalza strano e salta il guard rail, schiantando un furgoncino carico di Antichi Lovecraftiani che stava sopraggiungendo in direzione opposta. In una giardinetta poco dietro viaggiava anche “Donnie Darko” bello bevuto e con le lattine di birra disseminate nell’abitacolo. Di fronte al troncone rimbalzante vorrebbe frenare ma una lattina di birra si infila tra il pedale del freno e il tappetino, e allora anche lui ci si schianta contro con un’esplosione pirotecnica che neanche Micheal Bay. Il resto delle macchine riesce ad evitare l’apocalisse e quella di “Fantasmi” si ferma sulla corsia di emergenza poco distante dal luogo dell’incidente. Ne esce Don Coscarelli che, per riuscire a vedere meglio, guarda l’accaduto inforcando gli occhiali dal sole. Dall’alto del paradiso piove giù una gomma infuocata che lo coglie in pieno trascinandolo via, e lasciando dietro di sé una delle sue mani ancora attaccate alla portiera.

 

Bello no? Ecco. Questa è l’essenza di “John dies at the end” e se mi permettete posso entrare anche nei particolari, ma non prima di avervi raccontato qualcosina della trama:

I protagonisti di questa avventura sono John & Dave, due sedicenti acchiappafantasmi poco più che ventenni, e l’intero film è in forma di racconto. Dave sta infatti raccontando a un giornalista  in cerca di spunti (Paul Giamatti) la storia di come la loro “carriera” si è avviata.

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Viene fuori che è tutta una questione di “salsa di soia”, una particolare droga che permette esperienze fuori dal corpo e perfino fuori dal tempo e dalle dimensioni. Il problema grosso, peró, è che alcuni di quelli che la usano poi vedono cose che li mandano fuori di testa o peggio, tornano dal trip che non sono più umani. Il fatto è che un’invasione ultraterrena, molto, ma molto silenziosa è in corso, e l’umanità ha bisogno di eroi. Ecco quindi arrivare John (Rob Mayes) e David (Chase Williamson), una coppia di universitari che combatterà il demone Korrok e avrà a che fare con, nell’ordine: Maniglie che diventano cazzi, cani che guidano pick-up, hot-dog ricetrasmittenti, mostri di carne surgelata, mani fantasma che aprono porte fantasma, ragni famelici e giamaicani spacciatori che fanno di cognome Marley. Riusciranno i nostri eroi a fermare l’orrore e salvare l’umanità?

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Sopra: Antifurto

Ma voi vi chiederete: Perché quello spettacolare incidente di prima? (Ve lo chiedete vero? Via, su, datemi qualche soddisfazione…)

Eccovi accontantati:

1) I due protagonisti hanno un reciproco rapporto simbiotico molto divertente e simile a quello di Arthur Dent e Ford Prefect ne “La guida galattica per autostoppisti”
2) L’intero film è una successione incalzante di situazioni lisergiche e fuori di cotenna tipo “Paura e delirio a Las vegas”
3) Ricorre la tematica del vedo/non vedo di Carpenteriana memoria, stile “Essi Vivono”. I nostri eroi possono vedere gli invasori grazie alla salsa di soia. Nel film di Carpenter bastava inforcare un paio di occhiali ma il risultato è lo stesso. All’inizio del film c’è pure un esplicito riferimento al film in questione dato che Dave incontra il giornalista in un ristorante cinese denominato “They China”.
4) I cattivi sono mostruosamente orribili e degenerati come solo gli Antichi delle opere Lovecraftiane sanno esserlo. Io che gli Antichi li adoro, sono rimasto molto soddisfatto del servizio offerto dalla mensa Coscarelliana.
5) Viaggi extra-dimensionali, paradossi temporali, montaggio spiazzante. Questi sono i punti in comune con “Donnie Darko”. Quella inquetante sensazione di essere ad un passo dal capire tutto per poi prendere coscienza che non si è capito un cazzo (quello che poi diventa una maniglia).
6) ‘Sta cosa dei nemici che arrivano da un’altra dimensione a Coscarelli ci piace assai visto che è uno dei pilastri su cui si regge la quadrilogia (presto pentalogia) dei film “Phantasm”. In questo caso si autocita involontariamente trattandoli alla stessa maniera anche in questo film, ma forse è solo una delle ragioni per cui ha scelto di opzionare il libro. Probabilmente lo sentiva parecchio affine al suo stile.

dave

Sopra: 80 euro in busta paga

Ché poi il personaggio di “Marconi”, un super-mago ultrapotente capace di operare a distanza anche via telefono (non scherzo) è interpretato dall’iconico Clancy Brown, ovvero, per noi spettatori di basso profilo, il cattivissimo badassone del film di “Highlander”.

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Marconi con le sue due segretarie gemelle. Porello, bisogna capirlo. Uno a una certa età ha bisogno di essere sostenuto.

Ma merita di essere visto questo film? Ceeerto che lo merita.
Non è il migliore film di Coscarelli, è vero, e da quello che leggo sul net i fan del romanzo hanno avuto da ridire, ma è comunque abbastanza insolito e fuori di melone da meritare la visione. Per certi versi sembra un film fatto negli anni ottanta e proiettato in avanti ai giorni nostri con una macchina del tempo che ha funzionato male. Gli effetti speciali sono un misto di pupazzoni e CGI non molto brillante, ma per gli amanti del genere (ad esempio io sono uno di quelli che preferisce i pupazzoni anche nei casi in cui rendano meno visivamente) è perfettamente vedibile e non imbarazzante. Ripeto, fossimo stati negli anni ’80…AVERCENE DI FILM COSÍ! Adesso, però, le cose vanno molto diversamente.
È sicuramente un film che divide. O lo si ama o lo si odia. Alla fine lascia dentro un senso di incompiuto e di occasione mancata quasi tangibile. Per questo c’è la possibilità che abbia un futuro in versione home-video e magari diventi un CULT tra una decina d’anni.
Nel frattempo ho acquistato il libro che, guarda caso, è uscito nella sua versione italiana ebook giusto il 29 maggio scorso. Mi riservo la recensione a lettura ultimata.

Ma quanto chiacchiera 'sto Guidi...

Ma quanto chiacchiera ‘sto Guidi…

Il Super-Quote del film:
« Ho talmente voglia di spararti che mi è venuto il cazzo duro »

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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