Johnny Mnemonic: quando il mondo era convinto che gli hackers sarebbero diventati padroni di tutto

jm 1Per quanto non smetta mai di meravigliarmi, gli americani sono sempre un passo avanti. Hanno inventato questo modo di vedere i film che si chiama Hecklevision. Tu ti siedi lì, in platea, e ti colleghi con lo smartphone tramite una app, un social, o che cappero ne so, al server del cinema, poi, mentre guardi il film puoi inviare i tuoi commenti che compaiono IN TEMPO REALE come sottotitoli.
Ovviamente questa cosa non viene fatta per le prime visioni ma per quei millemila film agée moralmente e socialmente discutibili che ci hanno segnato l’esistenza. Quei film che, quando siamo entrati in sala al tempo, eravamo anche un filino eccitati di vedere, magari perchè ci avevano impennato l’hype, perché c’era l’attorone, perché si vedeva la ciuffa della tipa, o più semplicemente perché l’argomento ci intrigava.
Ecco. Adesso immaginate se una cosa così la facessero anche in Italia e, soprattutto, immaginate se la facessero per Johnny Mnemonic.

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Il 1995 si conferma un’annataccia per i film fantacosi. Il terribile virus della tecnologia bubbolonica che Il Tagliaerbe aveva inoculato in tutti i film che trattavano di realtà virtuale non era ancora stato debellato, anzi, raggiungeva il suo massimo picco di contagio proprio quell’anno, con pellicole come Hackers e questo Johnny Mnemonic qui nelle sale di tutto il mondo.

Che dire di questo film? Niente. Johnny Mnemonic è un film strano, ma non è strano nel modo: «Raga, è brutto!», è strano nel modo: «Raga, cosa diavolo stiamo guardano?». Potenzialmente non gli manca niente. È dotato di un delfino che parla con la gente tramite le onde cerebrali; un Dolph Lundgren predicatore da strada cyborg; un Ice-T con dei dreadlocks mitici e William Gibson che adatta la sceneggiatura. È il tipico fantafilm da anni ’90, con distopiche visioni del futuro che adesso risultano comicamente obsolete, e alcune cose fuori di testa che devono assolutamente essere viste per essere credute, possibilmente in compagni di amici e una cassa di birra.

Tipo questa, per dire

Tipo questa, per dire

La trama segue Johnny, un sorprendentemente vispo Keanu Reeves che, grazie ad un impianto nel suo cervello, trasporta fisicamente una grande quantità di preziose informazioni. I dati sono accessibili e scaricabili solo immettendo una password di tre foto che sono state scelte a caso durante il processo di caricamento. Lungo la strada Johnny incontra il classico figone, Jane, (interpretata da Dina Meyer che rivedremo in Dragonheart e Starship Troopers pochi anni dopo), che lo aiuta a capire il codice necessario per scaricare i dati. Il resto del film ruota intorno a Johnny che cerca costantemente di liberarsi delle informazioni prima che il suo cervello collassi o qualcuno gli tagli direttamente la testa.

 

Tutto il film si può quindi riassumere in una lunghissima fuga di Johnny da un mondo affamato della sua testa, tuttavia, il vero eroe protagonista sconosciuto qui è sicuramente Dolph Lundgren nei panni del predicatore senza nome. A occhio sembra un appassionato Gesù biondo parzialmente cibernetico, ma in realtà è LETALE. Si porta appresso i chiodi per crocifiggere la gente ed ha un fighissimo coltello a forma di croce. Se non lo avete ancora capito, LUI è una delle mie parti preferite in questo film, aggiunge un’ulteriore nota di follia a una pellicola che vola decisamente basso.

 

Altra cosa che mi piace e che si verifica puntualmente in questi filmetti anni ’90 è la loro ridicola visione di internet e della realtà virtuale, che vengono sempre liquidati con uno spettacolare filmato CGI molto più simile al trailer di un videogioco che ad altro. Johnny attinge al web un paio di volte nel film e ne vengono fuori dei bei filmati che a quei tempi là ti smascellavi, ma adesso rimani un po’ così.

Ora, dovete sapere che questo film si basa su un racconto di William Gibson, “La notte che bruciammo Chrome“. Per dare maggior credito al tutto, i produttori reclutarono direttamente Gibson per adattare la storia in una sceneggiatura full-length. Teoricamente lui sarebbe stato la persona più affidabile per una traduzione di successo da pagine a schermo, ma, ahimè, la sceneggiatura che ne derivò fu un miscuglio di luoghi comuni, dialoghi terribili, idee eccentriche e banali.
Questo fu il primo film sia per Gibson che per il regista, Robert Longo, (proveniente dal mondo dei video musicali), e la loro inesperienza è palesemente evidente.

Privo di cuore, intelligenza e, soprattutto, anima, Johnny Mnemonic fu un disastro di proporzioni catastrofiche al botteghino americano, si riprese un po’ con gli incassi mondiali e alla fine riuscì a guadagnare 52 milioni di paperdollari contro i 30 impiegati per produrlo. Tuttavia, se si percepisce il film come un film d’azione cyberpunk anni ’90 molto effeminato e a tratti comico, beh, non è tutto questo disastro. Come detto all’inizio, in quegli anni la moda era questa, e Johnny si trovava in ottima compagnia.

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effeminato e a tratti comico

COSA SI IMPARA IN QUESTO FILM

1) Il cervello umano ha la capacità di immagazzinare 80 GigaBytes, ma se si applica un compressore software (una specie di WinZip dei neuroni) è possibile raddoppiarla a 160 GB.

2) Se volete fare gli sboroni potete caricarvi dentro ben 320 GB, va bene lo stesso, solo che dopo un tot di tempo vi si resetta il cervello e dovete morire. Il modo migliore per scongiurare questa cosa è fare un po’di yoga, che quello fa sempre bene a tutto, e poi mangiare verdura e bere tanto, ovviamente.

3) Nel 2021, nel caso vogliate rifiutare la tecnologia, vi toccherà conciarvi come dei sopravvissuti di Mad Max, tingervi la faccia come un gattino e uscire con Ice-T. Non so se il gioco valga la candela.

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Così impari ad uscire con Ice-T

GIUDIZIO

È difficile odiarlo. Se siete alla ricerca di un film di fantascienza buio che corre sul filo tra sensato e insensato ma senza Keanu Reeves che fa Mr. Kung-Fu, beh, forse un’occhiatina a questo Johnny Mnemonic la potete anche dare, giusto per farvi quattro risate in compagnia. Tuttavia, se si desidera un film che abbia un senso e senza i MACCOSA tipici dello sci-fi anni ’90, spendete il vostro tempo su qualcos’altro, tipo Matrix.

IL VIDEOGIOCO

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In concomitanza con il film, nel 1995 la CINEACTIVE produsse un videogioco su CD-ROM per Macintosh e PC Windows, poi distribuito dalla SONY IMAGESOFT. Il gioco consisteva in un filmato live-action a sequenze interattive, alcune delle quali potevano contenere semplici puzzle, mentre altre erano più orientate all’azione. Il gioco si rifaceva alla trama del film, anche se i personaggi NON erano interpretati dagli stessi attori. Gli episodi di combattimento erano gestiti da Jane, la ragazza di Johnny; mentre il giocatore poteva controllarla per farle dare pugni e calci.

IL FLIPPER

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Nel 1995, Williams Electronics si accaparrò i diritti della conversione e ne tirò fuori un flipper più che dignitoso. Fu creato da George Gomez con le artworks di John Youssi.
Il flipper segue la trama del film abbastanza bene; è necessario eseguire vari compiti pertineti alla storia, come ad esempio trovare una cura per il NAS e sbarazzarsi della Yakuza.
Forse la cosa più interessante del gioco è il suo gadget principale: un guanto magnetico che cattura le palline e deve essere guidato per farle cadere in determinati punti ottenendo così una ricompensa.
Il flipper, con le sue belle artworks, il guanto e tutto il resto, è talmente stimato dagli appassionati da essere generalmente tenuto in maggior considerazione rispetto al film. È noto anche per essere terribilmente abbondante con i punteggi, a volte portando lo score a cifre nell’ordine delle CENTINAIA DI MILIARDI.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Me lo vidi alla fine degli anni ’90 e il ricordo che ne ho è pari a zero. Sul serio, non ricordo nulla, neanche una sequenza, il ché è strano dato che mi sono sempre vantato di avere ottima memoria per i film e mi ricordo sempre un sacco di nomi, dialoghi, ecc. Comunque sono ormai un paio d’anni almeno che vorrei recuperarlo ma il poco tempo che mi rimane dopo il lavoro ancora non me l’ha permesso, ho una lista talmente lunga di cose che vorrei fare\vedere\leggere\giocare che qualcosa gli passa sempre davanti! Infatti mi sono fatto una promessa (che ovviamente ho già violato più volte..), non comprerò più giochi\film\libri fino a che non avrò visto e finito tutto quello che ho accumulato negli ultimi anni. Morale.. per i prossimi 10 anni sono a posto così! 😀

    • Simone Guidi ha detto:

      Come a te, anche a me Johnny Mnemonic non ha lasciato niente. Lo vidi al cinema a quei tempi e poi non l’ho più incrociato, neanche per sbaglio, neanche in televisione. Di lui non mi ricordavo più niente fino a che, preso nella ricerca dei film videogiocosi/tecnologici, non me lo sono ritrovato davanti per colpa dell’algoritmo di google. Così, un pomeriggio d’agosto sono andato a pesca nel torrente e me lo sono riguardato, rivisto per la seconda volta dopo 20 anni. Devo dire che ora, se ci ripenso, non credo di ricordarmelo ancora bene ma sono sicuro che nel giro di 2 mesi me lo sarò completamente dimenticato. Mi toccherà aspettare il 2035, quando lo riguarderò per la terza volta. 🙂

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