JOKER : Welcome to the Martin Scorsese fan club

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Quando pensi a uno come Todd Philips sicuramente i termini “cinecomics” e “tragedia” non ti vengono necessariamente in mente. Quando pensi a Todd Philips pensi a personaggioni come Frank “La Tanica” Ricard o Alan Garner perché non potrai mai dimenticarli dopo aver visto “Old School” o la trilogia de “Una Notte Da Leoni”. E allora cosa c’entra un regista come Todd Philips con le origini di uno dei supercattivi più pazzi e violenti della storia dei fumetti? Beh, ecco. Niente! Todd Philips non c’entra niente con il Joker, e invece ha realizzato un film che non solo giustifica perfettamente la sua esistenza all’interno delle due categorie menzionate all’inizio, ma fa un bel clistere al genere che Marvel e Dc Comics ci hanno abituato a fruire da dieci anni a questa parte. Per questo motivo Joker al cinema guadagnerà poco. Per questo motivo Joaquin Phoenix vincerà l’Oscar come miglior attore protagonista.
E ora beccatevi il matrimonio di Frank.

 

Nei fumetti, nei cartoni animati, nei film, Joker è la nemesi di Batman ed è sostanzialmente un agente del caos. Al cinema, Jack Nicholson, Heath Ledger e (purtroppo) Jared Leto ce l’hanno messa tutta per rappresentarlo come l’angelo distruttore interessato unicamente a divorare l’anima di Gotham City.
Per essere chiari: il caos che intende Joker non è il gran casino che intendiamo tutti, è un caos meticolosamente pianificato, calcolato. Quel discorso che Heath Ledger fa ad Harvey Dent nell’ospedale durante il secondo film di Nolan è una grossissima balla perché sotto quel ghigno terrificante si nasconde la mente criminale più astuta e spietata della storia del disagio.
La cosa divertente del Joker è quella di essere stato l’unico tra gli arcinemici di Batman a non aver avuto una vera e propria origin story. Il Pinguino l’ha avuta, Enigmista l’ha avuta, Catwoman l’ha avuta, Poison Ivy l’ha avuta, lo Spaventapasseri l’ha avuta, ma Jocker, no. Il lettore lo incontra nel 1940, nel primo numero del fumetto, e lui è già lì, bello e che definito. Non si sa il suo vero nome, non si sa il suo background e il motivo per cui è così determinato e fulminato nel cervello. Semplicemente esiste, è una minaccia, e Batman ci deve fare i conti.

Nel 1951, a 11 anni di distanza, qualcuno abbozza una storia sulle sue origini. Vi mentirei se scrivessi che non sono troppo ignorante e pigro per andare a fondo nella questione, ma la vicenda contempla un inseguimento finito male e un tuffo non programmato in un vascone di acido che gli dona il ghigno inquietante che tutti ben conosciamo.
Ci pensano Alan Moore e il disegnatore Brian Bolland, nel 1988, a raccontare una origin story ben definita nella graphic novel “The Killing Joke”, ed è esattamente a quel punto che siamo rimasti. Qualcuno non apprezzò quella storia, molti la gradirono, ma tant’è. Alla fine le origini del Joker non sono molto importanti, lui è un vettore del disordine, è la violenza allegra e incurante, non ha bisogno di giustificare nessuna delle sue azioni. Se Batman è l’incarnazione dell’ordine a tutti i costi, allora Joker è quella del caos sadico a oltranza. È l’altra faccia della medaglia. È, semplicemente, l’Avversario.

The Killing Joke live action cover

In questo nuovo film di Todd Phillips si cerca di dissipare ogni alone di mistero intorno al personaggio, e si cerca di rendere le sue motivazioni perlomeno comprensibili. A qualcuno piacerà, a qualcun’altro non fregherà niente. La cosa interessante è che, proprio come da intenzioni, il film funziona.
Incontriamo Arthur Fleck (Joaquin Phoenix), un pagliaccio sfortunato che non riesce a far ridere. È uno degli ultimi della società, vive nella Gotham City più degradata, ed è afflitto da una patologia che lo fa scoppiare a ridere quando meno se lo aspetta, il che, se va bene, tende a spaventare la gente. Se va male, tende a farlo picchiare. Tanto picchiare. Un sacco.

DUAHAHAHAAH…coff…coff

Joker è, molto prevedibilmente, la storia di una caduta. Di come un uomo difettoso si sia irrimediabilmente rotto. E per rendere avvincente questo tipo di storia, per mantenere l’interesse del pubblico quando si sa già che la conclusione è scontata, si deve rinunciare a ciò che il pubblico si aspetta di vedere. E cosa si aspetta il grande pubblico? Beh, si aspetta essenzialmente un cinecomic con grosse esplosioni e camionate di comparse che vanno al macello nei modi più creativi. Todd Phillips decide di non farlo e di scommettere su una visione più intima e autoriale dell’intera faccenda. Quindi, troviamo Arthur a ricoprire il ruolo di vittima, spinto a diventare un mostro dalla sua stessa malattia mentale e dalla cattiveria del mondo che lo circonda, esattamente come Travis in Taxi Driver va lentamente alla deriva finché non esplode e diventa qualcuno che non avrebbe mai immaginato di diventare. Di più, diventa addirittura un simbolo di lotta di classe.

Mangia il ricco, baby

Lo so cosa state pensando, potreste trovare questa prospettiva molto pericolosa ma lasciamo l’ardua sentenza agli scienziati sociali che pontificano su facebook. Quello che posso dirvi è che Joker è un film molto interessante. Non è assolutamente un cinecomic nel modo in cui Marvel e Dc Comics ci hanno abituato a vedere da 11 anni a questa parte. È più un film tragi/drammatico di stampo classico (anni 70) con sullo sfondo la tematica supereroistica.
Allo stesso modo di Split, tutto il film poggia sulle spalle del protagonista che, devo ammetterlo, è immenso. Non mi stupirei se ai prossimi oscar Phoenix si guadagnasse la candidatura a migliore attore protagonista, ed è sicuramente un film da vedere perché originale nella sua proposta che, onestamente, non si è mai vista prima nell’ambito dei film di supereroi.

Con una faccia così, ci puoi fare tutto

Costato 2 lire 2 ( in confronto alle mega-produzioni Marvel e DC, ovviamente) ha al suo interno zero esplosioni e i morti si contano sulle dita di una mano. Chi è andato a vederlo aspettandosi un classico cinecomic è rimasto molto deluso. Giusto accanto a me, ieri sera, c’era una coppia che dalla fine del primo tempo in avanti non ha fatto altro che sbuffare e commentare quanto il film facesse schifo ( credo lo trovassero molto noioso e scevro di scoppi), ma certamente come film è teso, cupo e claustrofobico, con una performance di Phoenix stellare.
Joker si sforza così disperatamente di respingere le trappole dei cinefumetti che più semplicemente cita il tono, lo stile e il contenuto dei migliori film spigolosi e provocatori degli anni ’70, quelli polizieschi o di denuncia sociale come Taxi Driver in primis, ma anche all’inizio, con un inseguimento per marciapiedi affollati in stile IL BRACCIO VIOLENTO DELLA LEGGE e SERPICO, rende un giusto tributo ai suoi maestri. Ci sono proprio delle inquadrature e dei contesti che ti fanno pensare a quei film lì, e anche le luci, con quei freddi neon in contrasto con ambienti ocra, ti fanno pensare al viaggio in metro de I Guerrieri Della Notte. Quei film avevano il loro punto di vista e, soprattutto, qualcosa da dire: ci hanno coinvolto con la loro violenza sullo schermo, con le cattive scelte dei loro personaggi, esattamente come fa questo Joker del 2019.
Joker parte dalla premessa, ampiamente annunciata, della trasformazione di Arthur in un assassino di massa. Non è, però, una scelta; è qualcosa che il mondo fa per lui. Ma al film non importa. Paradossalmente invece che “Joker” si sarebbe potuto intitolare “Arthur” e avrebbe avuto ugualmente senso. Alla fine del film, la trasformazione di Arthur in Joker è completa e il pubblico non sa bene per chi fare il tifo. In un certo senso è traumatizzante perché provoca una specie di battaglia morale. Ti fa pensare. Dopotutto, i momenti “divertenti” del film sono talmente pochi e strategici da provocare solo risate amare, e quando infine scorgi gli atteggiamenti del Joker visto nel secondo capitolo di Nolan capisci che Todd Philips è riuscito, per due ore, a strapparti via dai fumetti ed affogarti nella cruda realtà. È un film controverso questo Joker ma di sicuro rischia di essere vincitore di più di un premio. Da vedere.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. MikiMoz ha detto:

    D’accordissimo con te, ma penso che incasserà -e tanto-.
    È un cult nato già tale, si porta dietro la vittoria a Venezia e quindi vedrai che incassi.
    Meritati.
    Hai detto bene, il Joker è la follia del caos, mentre Batman è la follia del controllo.
    Due pazzi. E infatti ora mi aspetto un film su Batman, allo stesso modo.
    Così, d’autore. Niente esplosioni, poca azione, solo follia in una città caotica.

    Moz-

    • Simone Guidi ha detto:

      Lo sai perché ho scritto che per me incasserà poco, Moz? Perché mi sono calato nei panni di un teenager americano che entra al cinema travestito da Joker e si mette a sedere aspettandosi la risposta DC ad Avenger Endgame. Credo che quel tipo di spettatore lì sia molto numeroso in USA, ma anche da noi qualcuno lo abbiamo.

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