La Casa di Sam Raimi e tutti i film tarocchi che sono venuti dopo

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È proprio vero. Uno non può avere una buona idea che subito gliela copiano. È sempre stato così, da quando ho memoria. Appena entra sul mercato qualcosa di rivoluzionario, esattamente cinque minuti dopo è gia disponibile un clone cinesato che costa la metà.
Accadde per il cubo di Rubik, quando ci ritrovammo tra le mani praticamente tutte le forme mobili della geometria. Accadde con “1997: Fuga da New York” quando al cinema ci fregarono con “1990: I guerrieri del Bronx”. Ma anche in tempi più recenti, ci basti pensare al feroce mercato delle APP per iPhone per capire che al mondo esiste sempre un surrogato dell’originale di qualsiasi cosa.
Accadde anche a Sam Raimi con il suo primo lungometraggio horror “Evil Dead”, ribattezzato qui da noi con il titolo “La Casa”.
Niente di strano allora? Non direi. Il caso di Raimi è un po’ diverso perché ebbe direttamente a che fare con noi. Ma proprio NOI-NOI. Noi italiani. E quando ti ritrovi a dover fare i conti con il popolo che per poter eludere i controlli sulle cinture di sicurezza si è inventato le magliette bianche con la banda nera trasversale…Beh, le cose si fanno abbastanza complicate.


Quando, nel 1981, Sam Raimi realizzò il primo film della sua brillante carriera, “Evil Dead”, fece veramente qualcosa di nuovo mai visto prima. Oltre alla forte connotazione splatter, con secchiellate di sangue a destra e a manca, teste scoppiate e arti amputati come se piovesse, lo stile registico di Raimi riuscì a sposare quello dei cartoon di Tex Avery grazie alle veloci zoomate sul dettaglio e alle situazioni che si concatenavano tipo le trappole di Wile Coyote. Era un film realizzato con 4 soldi ma un sacco di idee. Idee che piacevano soprattutto ai giovani ventenni come lui che, dopo l’iniziale sconcerto, si sarebbero riversati a frotte nei cinema e nelle videoteche, e una volta usciti avrebbero ripensato 1000 volte, sotto la doccia, alla famigerata scena degli alberi stupratori, perdendo parecchie diottrie e facendo la fortuna degli ottici.

E adesso BIFOCALI PER TUTTI!

E adesso BIFOCALI PER TUTTI!

Qui in Italia il suo film arrivò nelle sale con ben 3 anni di ritardo. Essendo un titolo così particolare, i distributori italiani non se la sentirono di osare la pubblicazione in un paese dove il Vaticano e la sua controparte politica avevano così tanto potere. Addirittura tanta era la sfiducia nei suoi confronti che, per promuoverlo nelle locandine, venne usata l’immagine più popolare di una casa a due piani tipo “Psyco” invece di quella dello chalet dove si svolgeva realmente la storia.
Dopo tante esitazioni, però, il film in Italia si rivelò un enorme successo soprattutto tra i ragazzini brufolosi come lo ero io, e gli avvoltoi volarono via lontano dal nome di Raimi, anzi, nel belpaese iniziò una spasmodica attesa per il sequel che il giovane regista sembrava aver già messo in cantiere ma non si decideva ad iniziare. Ma che aspetta Raimi? Che fa? Perché non si da una mossa?

Il grande ritorno

E alla fine, nell’autunno del 1987, ecco che arrivò il tanto sospirato sequel che venne salutato dal popolo death metal italiano con le fumanti sgommate dei loro “Sì”.
Questa volta Raimi fece le cose ancor meglio. Il budget concessogli era molto più alto e decise di realizzare un altro film atipico, a metà strada tra un sequel e un remake del capitolo precedente. Con il suo amico attore/produttore di sempre, Bruce Campbell, riuscì a dare un’impronta comica più marcata che, nonostante gli effetti speciali truculenti spingessero il GORE-GASMATRON a valori di fusione, riusciva addirittura a far abbozzare un sorriso allo spettatore.

 

Anche questo capitolo si rivelò un gran successo, ed è qui che scattò la mossa dell’italica furbacchionata.
Solo e unicamente per il mercato italiano, Filmirage, la casa di produzione del poliedrico e pornazzaro regista Joe D’Amato, si comprò i diritti del nome “LA CASA”, con tanto di logo costituito dalla famigerata lettera “C” a forma di falce insanguinata, cominciò a produrre film horror incentrati sul tema della casa maledetta e li distribuì nelle sale con il nome di “La casa 3”, “La casa 4”, “La casa 5”, in modo da sfruttare il brand e ricalcare lo stesso successo del film originale. Questi film non hanno assolutamente nulla a che fare con il lavoro di Raimi/Campbell e sono considerati sequel apocrifi. Inoltre sono anche scollegati tra loro, con registi diversi, attori e protagonisti diversi, storie diverse, case diverse.
Ma andiamoli a vedere uno per uno questi tarocchi:

 LA CASA 3

Interamente girato negli Stati Uniti nel 1988 con cast e troupe americani. Solo il regista era dei nostri, tale Umberto Lenzi con pseudonimo di Humphrey Humbert. Il vero titolo per il resto del mondo era “Ghosthouse”.

LA CASA 4

Anche questo del 1988 e di produzione amerrigana ( oh yeah ) con a capo il regista italiano che si fingeva yankee, tale Fabrizio Laurenti con pseudonimo Martin Newlin. Questo film ha la particolarità di riproporre  due volti ben conosciuti al pubblico italiota, ovvero: mister supercar David Hasselhof, e l’esorcistica Linda Blair. Nel resto del mondo venne distribuito con ben 3 nomi diversi: Ghosthouse 2, Witchcraft e Witchery. Il chè fa pensare che neanche la produzione avesse le idee molto chiare sull’effettiva qualità di questa pellicola.

LA CASA 5

Anno 1990, solita storia. Cast e troupe a stelle e strisce, regista italianissimo che si fingeva parente dello zio Sam, Claudio Fragasso ( si proprio QUEL Claudio Fragasso. Quello di vedi “TROLL 2” e poi muori )  aka Clyde Anderson. Questa volta la qualità fu talmente elevata che perfino negli USA preferirono rilasciarlo direct-to-video. Un capolavoro.

Pensavate fosse finita? MA NEANCHE PER IDEA. Una volta che Joe D’Amato ebbe finito di spremere il limone, ci pensò la distribuzione italiana a cavarne fuori anche le ultime goccie.

LA CASA 6

Meanwhile in America, dal 1985 in poi, pure lì i cloni di “Evil Dead” avevano figliato ed era partita una nuova saga horror intitolata “house”, che nell’arco di 5 anni sfornò ben 4 film. Quando nei primi anni ’90 i distributori italiani decisero di lanciarla anche sul nostro mercato; quale titolo più familiare e foriero di spettatori potevano scegliere se non “LA CASA”? Ecco quindi che il film “House II” venne tradotto con un più confidenziale “LA CASA di Helen” e spacciato per il sesto capitolo della serie (inesistente) de “LA CASA”.

LA CASA 7

image1994, ultimo film tarocco legato a “LA CASA”. Questo era “House III”, il sequel di quello precedente intitolato da noi “La Casa di Helen”. La locandina italiana non è altro che un’immagine speculare della locandina (sempre italiana) usata per “LA CASA” di Raimi, ovvero una vista dal basso verso l’alto della casa usata in “PSYCO”, che è poi stata assunta come simbolo delle case maledette. Unica cosa di un qualche insignificante rilievo è che come protagonista aveva Lance Henriksen (CHIII?), l’androide sezionato nel film “ALIENS”

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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