Meco Monardo e la colonna sonora di Guerre Stellari: Obi-Wan portava i pantaloni a zampa d’elefante

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Star Wars Disco

Io sono uno di quelli che da piccolo lo portarono a vedere “Guerre Stellari” e siccome avevo 6 anni ne rimasi rapito per i successivi 3, tempo durante il quale contai i giorni all’uscita del fantomatico sequel. Quando finalmente fu il gran momento e depositai il mio giovane popò in sala per ammirarlo, mi ritrovai a scoprire che quello non era il secondo film della saga ma bensì l’episodio V. Va bene, OK. Io ne aveva già visto uno ma i precedenti 3 che fine avevano fatto? Non me ne interessai più di tanto perchè poi arrivarono i cammelloni meccanici sulla neve e c’ero di nuovo dentro, prigioniero inconsapevole di un sogno fantastico del diabolico George, insieme a milioni di altri spettatori.
Avevo undici anni quando al cinema arrivò il terzo e conclusivo capitolo della trilogia, l’episodio VI, ma anche lì c’erano gli orsetti nani che facevano ridere e non gli detti importanza. Poi, un imprecisato giorno tra il 1983 e il 1996, “Guerre Stellari” cessò di esistere. Sparito, dimenticato, scordatelo subito, PUFF! Semplicemente niente più “Guerre Stellari”. Al suo posto c’era “Star Wars”. Dannazione ragazzi. Queste sono cose che fanno pensare!

 

Il primo film di “Guerre Stellari” fu un evento epocale che sconvolse dalle fondamenta il mondo della cinematografia moderna. Partito in sordina e osteggiato da tutti quelli che di cinema dicevano di intendersene, diventò un successo di dimensioni planetarie, sconvolgendo la vita dei suoi creatori e di fantastilioni di fan sparsi praticamente ovunque.
Prima di quel film, George Lucas era considerato semplicemente come: «Quel tizio barbetta che ha fatto un film tipo Happy Days». Dopo divenne: «Quel tizio barbetta che il terzo giorno poi è risorto».

Non avrai altre trilogie all’infuori delle mie

Oltre ad essere stato il più grande incasso cinematografico della decade in termini di biglietti venduti, poi successivamente scalzato da “E.T.” di Spielberg ma solo 6 anni più tardi, “Guerre stellari” fu un vero e proprio fenomeno che investì vari settori commerciali con l’esercizio del merchandising applicato all’ennesima potenza. Il mercato venne praticamente inondato da una moltitudine di prodotti ispirati al film, e ognuno di loro vendette benissimo proprio per questo motivo.

Tutto compreso? No eh?!…vabbè

Anche la colonna sonora non fu da meno e John Williams piazzò il suo album con la London Symphony Orchestra nelle prime 10 posizioni della classifica.
Ora, come tutti sapete, gli anni ’70 furono gli anni della musica disco, e quindi accade che il 25 MAGGIO 1977 uno sconosciuto signor Meco Monardo si unì a un sacco di persone per entrare in un cinema di New York City. Erano tutti in fila per vedere la proiezione di un nuovo film di superfantascienza, interpretato da Mark Hamill, Carrie Fisher e Harrison Ford. Come fecero milioni di persone vedendo quel film di George Lucas per la prima volta, Meco pensò che quello fosse il massimo nella vita. Ne rimase estasiato e ne amò particolarmente la musica anche se non pensò neanche per un secondo che il tema principale della colonna sonora sarebbe potuto rientrare nella Top 40 dei singoli più venduti. Inoltre, sempre come milioni di altri come lui, tornò a vedere il film tipo 11 volte, e alla fine di tutte quelle visioni aveva già concepito delle versioni da discoteca di circa 15 minuti per i vari temi del film tra cui la musica suonata dalla band nella cantina su Tatooine. Voleva inoltre includere nei pezzi anche gli effetti sonori di R2-D2 (o C1-P8).

Così chiamò Neil Bogart della Casablanca Records e gli spiegò la sua idea. Sulla base del grande successo di “Guerre Stellari”, Bogart accettò di produrla senza neanche sentirne una sola nota. Quei pezzi avrebbero portato il brand riportato in copertina il brand più in voga del pianeta e di conseguenza avrebbero funzionato PER FORZA (il gioco di parole non è premeditato).
Meco non perse tempo. Assunse 75 musicisti per interpretare le sue versioni e suonò personalmente il trombone e le tastiere. La composizione completa del tema principale venne rilasciata, inclusa in un album e anche su un singolo unico della durata di 12 minuti per le discoteche. Intanto, per la cronaca, il tema originale di John Williams suonato della London Symphony Orchestra veniva pubblicato dalla Twenty Century Records ed entrava nella Hot 100 il 9 luglio del 1977, meno di due mesi dopo che il film era uscito nelle sale. Monardo si era sbagliato sulla sua commercialità, l’album di Williams arrivò fino al numero 10, ma l’altra versione, la sua versione, schizzò direttamente al numero uno.

Niente Marijuana né pasticche. Noi assumiamo solo LA FORZA

“Guerre Stellari” continuò la sua scalata diventando il film di maggior incasso di tutti i tempi. Meco spadroneggiò in vetta alla classifica per un bel po’ di tempo. Successivamente registrò altri temi cinematografici nel suo stile disco. A “Star Wars/Cantina Band” fece seguire la sua versione del tema di “Incontri ravvicinati” che si piazzò seconda dopo la versione originale di John Williams (che arrivò al numero 13, mentre Meco era proprio dietro di lui, al numero 18). Poi fece un medley del tema de “Il mago di Oz”, un altro medley dei temi da “L’Impero colpisce ancora” e “Shogun”.
Insomma, l’idea fu vincente e fece incassare a Meco Monardo cifre da paura. Il tutto, fondamentalmente, grazie a canzoni come questa:

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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