La Corsa Più Pazza D’America: il superotto di una gita fra divi

TEMPO DI LETTURA: 5 minuti

la corsa più pazza d'americaNegli anni ’70, quando un’auto a guida automatica significava mettere un mattone sull’acceleratore, le persone gareggiavano da una costa all’altra degli Stati Uniti D’America per protestare contro i limiti di velocità nazionali, godersi un’abbuffata della tanto decantata libertà americana e, soprattutto, avere qualcosa di divertente di cui parlare davanti a una pinta di birra.
Nel 1981, qualcuno riuscì a radunare un gruppo di stelle hollywoodiane più o meno sulla cresta, un finanziamento, e l’uomo che aveva inventato quel tipo di corsa, riuscendo a farci un film sopra. Lo intitolò,  La Corsa Più Pazza D’America, e iniziava così…

 

Ricordando il cinema dei miei anni verdi – quei giorni belli degli anni ’80 in cui si rischiava l’estinzione nucleare un giorno sì, e l’altro anche – posso dire di aver visto un numero sorprendente di film che vennero considerati super-divertenti. Alcuni li ricordo ancora con precisione, quasi come una poesia a memoria. Di altri ricordo solo degli spot, delle sequenze di gag, dei flash momentanei collegati. Questi film magari li ho visti solo qualche volta, su Italia Uno, senza incrociarli mai più neanche per sbaglio nel corso della vita, ma conservandone comunque quel tipo di ricordo positivo che li classificava ancora tra i grandi classici della gioventù. Uno di questi film è La Corsa Più Pazza D’America con Burt Reynolds.
Ecco. Di questo film ricordavo soprattutto i bloopers finali in cui c’era Dom DeLouise che non riusciva a smettere di ridere e rimediava sovente schiaffoni da Reynolds; Il tiro iniziale della Lamborghini Countach con lo spoiler davanti e dietro ( quello davanti messo lì solo per fare scena ); Cane Pazzo (Rick Aviles) che entra col furgone nella hall dell’hotel dei cannonballisti e la prima cosa che chiede quando esce è: «Dove sono le puttane?»;  le tette di quella che al tempo era la moglie di John Carpenter (Adrienne Barbeau).

la corsa più pazza d'america

La moglie di John Carpenter

Nel rivedere di nuovo La Corsa Più Pazza D’America, dopo quasi 40 anni, sono rimasto sorpreso da alcune cose che avevo sempre ignorato:

Le solide basi

  • Il Film si basa su una corsa illegale che si è realmente tenuta per 4 volte nel corso degli anni ’70.
  • L’ambulanza usata nel film è la vera ambulanza che il regista, Hal Needham, e lo sceneggiatore, Brock Yates, hanno truccato e usato per correre nell’ultima edizione della vera Cannonball Run del 1979. Aveva il motore pimpato e poteva raggiungere i duecentotrentatre chilometri orari. Era dotata di quattro fori per il rifornimento del carburante in modo che i necessari trecentoquarantuno litri potessero essere erogati nel serbatoio più rapidamente utilizzando più pompe. Needham e Yates non riuscirono a vincerci la gara perché la trasmissione scoppiò all’altezza di Palm Springs, in California, ma comunque Needham la conservò in deposito per diversi anni, fino al momento in cui venne realizzato il film.
  • Lo sceneggiatore Brock Yates, oltre che a partecipare alla Cannonball Run ne è stato l’ideatore insieme a un suo collega, editore di un magazine dedicato alle automobili, Steve Smith. La prima edizione del ’71 non fu una vera gara competitiva, ma era intesa come protesta contro le rigide leggi sul traffico in vigore all’epoca.

La vera gara aveva una sola regola: «Tutti i concorrenti guideranno qualsiasi veicolo di loro scelta, su qualsiasi percorso, a qualsiasi velocità giudichino pratica, tra il punto di partenza e la destinazione. Il concorrente che termina con il tempo trascorso più basso è il vincitore.»
Serve altro per costruirci sopra una commedia demenziale/slapstick? Non credo.

 

Partendo dal presupposto che la trama è praticamente inesistente, e se proprio la si vuole riassumere in una semplice frase potrebbe essere: «I partecipanti al Wacky Races devono attraversare l’America per arrivare in California in meno di 32 ore», in effetti, l’intero film non è altro che una serie di gag che coinvolgono i vari concorrenti a turno, più il finale corale con mega rissa a fare da antipasto. Contando, poi, che si vedono un bel po’ di incidenti d’auto e inseguimenti della polizia, vengono pronunciate con nonchalant battute razziste e discriminatorie, e una sottile vena di sessismo striscia prepotente per tutta la durata dello spettacolo, capirete che La Corsa Più Pazza D’America lambisce pericolosamente quella categoria di film anni ’80 invecchiati male, e che a causa del politically correct di adesso non possono essere più riproposti al grande pubblico, venendo precipitati nel pozzo della dimenticanza dove già aspettano Convoy o Schegge Di Follia.

la corsa più pazza d'america

Vari stereotipi razziali sono presenti in molte scene del film, tipo Jackie Chan che fa il pilota giapponese alla guida di un’auto computerizzata insieme al suo assistente nerd, e, ovviamente, è bravissimo a menare col kung-fu; due redneck americani completamente idioti e ubriachi che impazzano per le strade; Lo sceicco arabo pieno di soldi con mogli multiple, una Rolls Royce e i cammelli. Dispiace che manchi un mafioso italiano e un tedesco nazista.
Il sessismo è quasi secondo al tema della guida veloce, con Adrienne Barbeau che mostra le sue impressionanti bocce in ogni scena in cui si trovi, e le usa per ipnotizzare i poliziotti ed evitare le multe. Farrah Fawcett, invece, in quel momento sulla cresta dell’onda per il telefilm delle “Charlie’s Angels”, è semplicemente una bambola bionda che parla solo di alberi, viene rapita da Burt e Dom, drogata contro la sua volontà e corteggiata incessantemente.

Il parcheggio sportivo
 

Giratela come volete ma La Corsa Più Pazza D’America è proprio quel tipo di film che non fanno e non faranno mai più. Al tempo fu un successo al botteghino e anche qui da noi, in italico volgo, riscosse un dignitoso apprezzamento. Personalmente è un film che ho adorato e rientrava nei must-see di quando ero diversamente vecchio. Adesso, il revisionismo americano lo bistratta e gli rende merito solo per la potenza stellare del suo all-star cast.
A me dispiace, ma ai critici moderni tocca dare un po’ di ragione; non tutte le gag sono ancora risibili e l’intero film pare solo il superotto di una scampagnata/campeggio tra vecchi amici che, casualmente, erano anche tutte star super carismatiche dell’epoca. Ciò che i critici millenial proprio non comprendono è che La Corsa Più Pazza D’America è una commedia più anni ’70 che ’80, ed è quindi fisiologico che non sia invecchiata bene. Nel 1981, al tempo in cui venne rilasciata, c’era ancora parecchia gente che trovava divertente anche solo sentir parlare Jackie Chan in cinese mentre fingeva di essere giapponese senza uno straccio di sottotitoli.
Io non ho mai avuto nessun problema con questo film, e mai ne avrò. Riconosco che non sia la miglior commedia mai fatta e, adesso che lo so, mi dispiace un po’ che una vera gara che a un certo punto contò quasi 50 team diversi, con macchine diverse, e STRATEGIE diverse, sia stata trasformata in una versione live-action del Wacky Races. Sarebbe potuta andare molto meglio se l’approccio scelto fosse stato diverso, sto dicendo solo quello.
Ci sono macchine fantastiche, come la Lamborghini Countach, la Ferrari 308 GTS, la Aston Martin DB5, le macchine della polizia Pontiac e Firebird e… E, niente! La Corsa Più Pazza D’America è ancora un film divertente che merita di essere recuperato, se non altro per la sua durata contenuta di appena un’ora e mezza che lo rende facilmente fruibile. So che ci sono progetti in corso per realizzarne un remake moderno. Non ne sono tanto convinto. Aspetterò di vedere chi metteranno nel cast.

 

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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4 Responses

  1. vik ha detto:

    Lo vidi al cinema con tutta la mia famiglia quando uscì qui in Italia: uno dei migliori film comici mai visti di allora. L’ho rivisto ogni volta che mi è capitato in TV. E’ stato e rimane uno dei miei preferiti (come ad es. Mezzogiorno e mezzo di fuoco). Francamente, e scusa l’espressione forse un pò forte, me ne frego di tutto questo bigottismo e polically correct cieco dei giorni nostri, secondo cui dovremmo quindi cestinare il 50% delle barzellette di allora come il tedesco, il francese, l’ìnglese e l’italiano etc. Per me e’ solo satira ed ironia su quelle caratteristiche di provenienza, sesso e così via, che in fondo sono anche basate su di un minimo di verità: alla fine, nel caso nostro, è vero che siamo mangiaspaghetti e che in America siamo diventati famosi più per la mafia che per la moda, e via discorrendo. Volerlo negare è ipocrita, ma tant’è… Per me rimane un gran film, girato con un cast stellare, poppe incluse (che sparaflasharono pure a me le retine e insaporirono l’adolescenza) e non è invecchiato male . Tutto dipende dai punti di vista.

    • Simone Guidi ha detto:

      Anch’io intimamente amo questo film. Nella sua ingenuità di fondo ha segnato profondamente la mia gioventù, e per un breve lasso di tempo è stato anche fonte di citazioni all’interno della cerchia degli amici del tempo. Non dico che lo amo, ma gli voglio bene. Tanto bene. È proprio spensierato e goliardico vecchio stile, tipo un Animal House su gomma, per dire.
      Per scrivere l’articolo ho fatto qualche ricerca in giro per il net e quando ho capito che molti recensori ( soprattutto americani ) lo stroncavano, ci sono rimasto un po’ male. Poi, pensandoci bene, ho capito. I recensori erano tutti millennial. Avevano semplicemente rivisto il film adesso, a distanza di 39 anni, e con la coscienza critica di oggi lo avevano stroncato. Noi che invece questo film lo abbiamo anche “vissuto”, possiamo essere molto più indulgenti e perdonargli tutte le sbavature. La differenza generazionale conta molto quando si va a giudicare La Cosa Più Pazza D’america, così come Convoy, così come Filo Da Torcere. Quel mondo non esiste più e noi siamo dei sopravvissuti. 😉

  2. Vik ha detto:

    Ciao Simone, sono completamente d’accordo con te. La mia non era una critica all’articolo che mi è piaciuto e trovo equilibrato ma proprio alla mentalità di questi ragazzotti che non trovano di meglio da fare che scavare in musica, giochi, films ed altro. Roba che non gli appartiene, che non hanno vissuto, che davvero non capiscono e che soprattutto dimostrano di mancare della sensibilità necessaria per calarsi in un tempo che non è stato il loro e cercare di vedere le cose da una prospettiva quanto meno più equilibrata e che, infine, non mancano mai di cogliere l’occasione per star zitti quando davvero non hanno idea di che parlano. Non ricordo che nella nostra generazione ci fossero così tanti critici improvvisati su roba dei tempi dei nostri genitori o nonni, ma forse è stato solo perchè non avevamo a disposizione gratuita un canale youtube dove un qualunque co**one poteva sparare a zero su qualunuqe cosa si sentisse in diritto di dire la sua. Si, siamo dei sopravvissuti, dei dinosauri forse, ma, altrettanto forse, era meglio quando era peggio. Internet è stata una gran cosa ma ha fatto anche tanti danni 🙂

    • Simone Guidi ha detto:

      Uuuh come ti comprendo. Pensa solo che l’80% dei blogger che stanno trattando gli anni ’80 in questo momento sono tutti nati NEGLI anni ’80, il che significa che nei novanta avevano intorno alla decina d’anni e nei primi 2000 raggiungevano orgogliosamente i venti e la figa. Adesso che te l’ho detto mi sento più leggero e posso andare dal fisioterapista con serenità. Ci rivediamo davanti al solito cantiere, oggigiorno gli operai non sanno proprio come lavorare 😉

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