La leggenda del vento: Lo zio King ti riporta nel medio-mondo e ti ci lascia anche

TEMPO DI LETTURA: 3 minuti
The wind through the keyhole

The wind through the keyhole

Già l’avevo preso di mira e mi ero ampiamente preparato il campo , quindi tutti quelli che adesso penseranno: “Ma che caspita di libro è questo?” riceveranno un calcio nel popò con lo stivalone meccanico di Zio Paperone e verranno sparati lontanissimi nel web, in una regione virtuale dove è possibile consultare solo portali calcistici di squadre zebrate truffaldine e i video su youtube sono solo di gente baffuta che urla con le vene di fuori perchè ha fatto gol IL FARAONE.

Quindi, tornando a noi, l’ottavo libro del ciclo della TORRE NERA l’ho gradito assai. Chiariamoci. Non è il massimo dello zio King ma ti trasporta benissimo e non si fa odiare quando leggi il finale.
WARNING: Se qualcuno malauguratamente decidesse di iniziare a conoscere le vicende della torre proprio da questo tomo, si troverebbe davanti parole tipo “KA-TET” oppure “DINH“, senza contare i numerosi riferimenti alla città di GILEAD e compagnia cantante che un bel “WHAT THE HELL” gli scapperebbe garantito. Anche se la storia narrata è a sé stante, non può reggersi senza la conoscenza delle precedenti. Su questo non ci piove. Fidatevi.
Il libro è stato infatti etichettato come il numero 4.5 perchè, nella cronologia della Torre Nera, si andrebbe a collocare tra il il quarto libro “La sfera nel buio” e il quinto “I lupi del Calla”.
A prescindere dalla storia, molto coinvolgente e a tratti anche abbastanza leggera, la cosa che mi ha colpito di più di questo libro è stata la sua struttura annidata.
Mi spiego: In realtà non viene narrata una sola storia ma bensì 3, e il tutto viene fatto utilizzando un escamotage alla “INCEPTION” (o anche alla Caruso Pascoski se sei un vecchio come me). Siamo infatti di fronte a una storia principale dove a un certo punto un personaggio inizia a raccontare un’altra storia di quando lui era giovane. In questa storia di gioventù a un certo punto il personaggio giovane racconta un’altra storia ancora, che sarebbe una specie di favola per bambini che le madri del medio-mondo narravano ai loro figli per farli addormentare e che poi è quella che da il titolo al libro.

Proprio la favola in questione è quella che occupa il maggior numero di pagine rispetto alle altre 2. È la classica novella di cuore e ardimento alla King, dove il protagonista è un rEgazzino di nome Tim con una situazione familiare drammatica, che si ritrova ad affrontare enormi pericoli in una regione impervia e sconosciuta del medio-mondo, lottando contro la morte. L’ho trovata molto bella come storia anche se, sono sicuro, King la deve aver scritta dopo aver visto “Il ritorno dello Jedi” perchè, a mio avviso, il popolo delle Fagonard ha un po’ troppe affinità con gli Ewoks.

Eccoci! Stavamo giusto aspettando qualcuno da adorare come un Dio e aiutare nella sua missione contro la Disney (IL MALE)

Concludendo, posso dire tranquillamente che Roland di Gilead è tornato alla grande e gli rendo omaggio. Aye a te pistolero, e aye anche al tuo ka-tet. L’esperimento dello zio si può dire riuscito e apre PRATERIE di nuove possibilità per eventuali prequel.
Finire questo libro è stato come risvegliarsi da un lungo sogno. Dopo, per riaddormentarsi, sono state necessarie 3 TAVOR, una per storia ovviamente.

Giudizio:

arroganza

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *